TOM CORAGHESSAN BOYLE.

LE DONNE.

Parte 1.

Titolo originale: THE WOMEN.
Traduzione dall'inglese di: ANDREA BUZZI.
2009 Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano.
ISBN 978-88-07-01792-6.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Al diavolo il successo, l'intuizione che l'architettura deve creare un'armonia tra uomo e natura, o i progetti che hanno cambiato definitivamente il concetto di spazio vitale. Al diavolo tutto questo. Meglio parlare di sesso e di tradimenti, deviazioni dell'anima e contraddizioni, fallimenti e chiusure nel carattere del grande architetto. A innescare un percorso di memoria a ritroso  l'ironico e spesso sorprendente sguardo di un giovane studente di architettura giapponese - Sato Tadashi - che nel 1932 sbarca alla corte di Frank Lloyd Wright.
Cos, con passo di danza, fa entrare Olga, una ballerina serba che l'architetto incontra quando ha pi di cinquant'anni e lei non arriva alla trentina.
Wright la porta con s come governante a Taliesin, nel Wisconsin, il nido d'amore creato per un'altra amante, e presto diventa la terza moglie dopo Miriam. Miriam  una morfinomane, in giovent sensuale e passionale, che ha costretto Wright a divorziare, e che tenta, prima con la violenza e poi attraverso vie legali, di allontanarlo da Olga. Andando ancora indietro, emerge, vigoroso e straziante, il personaggio di Mamah, l'amante per la quale Wright abbandona Kitty, la prima moglie, dalla quale ha avuto sei figli.
Femminista ante litteram, Mamah muore tragicamente nell'incendio appiccato da un domestico infuriato per essere stato ingiustamente licenziato.
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Romanzo e biografia insieme, Le donne attinge a una vita oggettivamente ricca, ricchissima di vicende singolari - quasi da soap opera. Tom Coraghessan Boyle ci si immerge con passione e rigore: scompagina le carte e fa di uno dei pi grandi architetti contemporanei un personaggio
tolstojano, complesso e abissale, egocentrico e crudele.
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L'AUTORE.
Tom Coraghessan Boyle vive a Santa Barbara con la moglie e i tre figli, nell'unica casa in stile prairie progettata da Frank Lloyd Wright in California. Autore di venti libri tra romanzi e raccolte di racconti,  ampiamente tradotto in tutto il mondo. Le sue storie sono apparse su riviste prestigiose quali The New Yorker, Esquire, Playboy, "The Paris Review, Granta e McSweeney's". Per Einaudi sono usciti in Italia America (1997), Se il fiume fosse whisky (2001), Amico della terra (2001), Doctor Sex (2004), Infanticidi (2006) e Identit rubate (2008).
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ALCUNI GIUDIZI.
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T. Coraghessan Boyle racconta la vita turbolenta di un grande architetto, Frank Lloyd Wright, ripercorrendo a ritroso le sue relazioni
sentimentali.
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Boyle al suo meglio... una storia memorabile di donne che danno tutto a quella misteriosa banca dei sentimenti chiamata Frank Lloyd Wright... Boyle continua a scrivere la sua affascinante, imprevedibile, ilare e terrificante storia del desiderio di utopia in America.
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Esistono molti modi per raccontare la vita di un uomo come Frank Lloyd Wright. E T. Coraghessan Boyle ne sceglie uno molto particolare: le sue donne.
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Dedica: A Karen Kvashay.
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Nota dell'autore.
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Quella che segue  la ricostruzione immaginaria di alcuni eventi nella vita di Frank Lloyd Wright, delle sue tre mogli Catherine Tobin, Maude Miriam Noel e Olgivanna Lazovich Milanoff e della sua amante, Mamah Borthwick Cheney. Qui si descrivono eventi e personaggi storici, ma situazioni e dialoghi sono frutto della fantasia, tranne quando sono citate direttamente cronache dai giornali dell'epoca. Ho un grosso debito nei confronti dei numerosi biografi e memorialisti di Frank Lloyd Wright, in particolare Meryle Secrest, Brendan Gill, Robert C. Twombly, Finis Farr, Edgar Tafel, Julia Meech, Anthony Alofsin, John Lloyd Wright e Ada Louise Huxtable, e vorrei ringraziare Keiran Murphy e Craig Jacobsen,
della Taliesin Preservation, Inc., per l'assistenza fornitami, e Charles e Minerva Montooth e Sarah Logue per la cortesia e l'ospitalit.
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PRIMA PARTE.
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OLGIVANNA.
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Ben presto nella vita mi trovai a scegliere fra una schietta arroganza e un'ipocrita umilt; scelsi l'arroganza.
Frank Lloyd Wright.
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Introduzione alla prima parte.
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All'epoca di automobili non ne sapevo granch (come oggi, se
 per questo) ma fu un'automobile che nell'autunno del 1932 mi
port a Taliesin, attraverso un paese che, a tratti lussureggiante di
alberi, altrove si srotolava come un tappeto fino allo sfondo di granai,
covoni e fattorie, passando da citt con nomi come Black Earth,
Mazomanie e Coon Rock, dove nessuno a memoria d'uomo aveva
mai visto la faccia di un giapponese. O di un cinese. Ogni volta che
mi fermavo per la benzina, per un panino, una visita al bagno, sembrava
quasi che fosse sbarcato un marziano e se ne stesse al volante
di una normalissima spider Stutz Bearcat, color giallo canarino
e nero pece. (Ma che cos' poi un bearcat? Un mostro ibrido uscito,
suppongo, dalla fantasia di qualche pubblicitario, una bestia
che ruggisce, scalpita e gratta la strada, proprio come faceva la mia,
stando alla rclame.) Lungo il tragitto, in quella giornata troppo
calda per il mese di ottobre, troppo calma e serena, come se la stagione
non dovesse pi cambiare, le persone mi fissavano finch non
si riprendevano e distoglievano lo sguardo come se non avessero
registrato niente di ci che avevano visto, nemmeno una fugace immagine
sulla retina, a parte un tale (e che questo non suoni un rimprovero,
perch non era in grado di far di meglio e comunque a
quel punto ci avevo gi fatto l'abitudine) che alla mia richiesta di
un hamburger reag esclamando, la mascella pendula: Be', Ges
Cristo, tu sei un cinese, no?.
A complicare le cose, la capote non voleva saperne di chiudersi,
per cui la mia faccia era esposta non soltanto al bagliore del sole
e al getto potente di terra, penne di polli e letame polverizzato,
ma anche agli sguardi di tutti gli stolidi abitanti del Wisconsin che
incontravo sul percorso. Lo stato delle strade era disastroso, le buche
piene di acqua giallastra che sembravano zampillare da terra
come un geyser ogni quindici metri. E poi gli insetti: in vita mia non
ho mai visto tanti insetti, sembrava nascessero per generazione spontanea
uscendo dalla terra come tanti grani di polline, infiniti come
la sabbia, come la polvere. Si spiaccicavano sul parabrezza in una
colorata poltiglia di filamenti e fluidi vari tanto che si faceva fatica,
in mezzo a quello sfacelo, a vedere la strada. Cani di fattoria che
sbucavano da tutte le parti, oche ruspanti, maiali disorientati e mucche
suicide, ostacoli che comparivano nel mio campo visivo uno
dopo l'altro costringendomi a fermarmi a ogni curva e ogni incrocio.
Credo di aver superato cento carri agricoli. Mille campi coltivati.
Innumerevoli alberi. Stringevo il volante e digrignavo i denti.
Tre giorni prima avevo festeggiato solo soletto il mio venticinquesimo
compleanno sul treno notturno che parte dalla Grand
Central e arriva alla Union Central di Chicago, in valigia un telegramma
di auguri di mio padre insieme alle copie consunte dell'edizione
Wendingen e del portfolio Wasmuth, oltre a diversi capi di
vestiario nuovi che ritenevo potessero tornarmi utili dove stavo andando,
jeans, camicie sportive e cose del genere. Non mi presi mai
nemmeno la briga di tirarli fuori. Ai miei occhi, quella spedizione
era un'impresa rituale che richiedeva un abbigliamento elegante e
un comportamento formale, nonostante l'itinerario disagevole e
quella che posso solo definire la follia della campagna. I capelli, che
il vento scompigliava e io ravviavo di continuo, erano un capolavoro
imbrillantinato di studio e composizione, e addosso avevo il
mio vestito migliore, un colletto nuovo e una cravatta scelta appositamente
per l'occasione. Non avevo pensato a un paio di occhiali
e a un berretto, per mi fermai da un Marshall Field's ad acquistare
guanti da guida (grigio tortora, in pelle di capretto) e una
sciarpa di seta bianca che mi vedevo svolazzare leggiadra al vento
ma che in effetti si annod attorno alla gola come un cappio sudato
prima che avessi fatto venti chilometri.
La schiena dritta, una mano sul volante e l'altra sulla misteriosa
leva del cambio, cos come la sera prima mi aveva fatto vedere
l'uomo, gentile e premuroso, della concessionaria di Chicago dove
avevo acquistato la macchina. Era un modello del 1924, usato ma
molto scattante, mi aveva assicurato (condizioni eccellenti, un
gioiello, un vero gioiello), che avevo pagato con un assegno prelevato
dal conto corrente che mi aveva aperto mio padre quattro anni
prima quando ero sbarcato a San Francisco (e che, generosamente
e benevolmente, continuava ad alimentare il primo di ogni mese).
Devo ammettere che la trovavo bella, parcheggiata accanto al
marciapiede, movimento immobile, potenza trattenuta, quel genere
di cose, anche se mi chiedevo che cosa avrebbe detto mio padre.
Inevitabilmente faceva pensare a donne perdute e studenti universitari
con la pelliccia di procione, o peggio ancora ai gangster,
ma di fianco a lei le altre macchine sembravano banali. Funeree,
addirittura. C'era una Durant nera a cui mancava solo la scritta obitorio
sul finestrino, e c'era almeno una decina di Ford l vicino con
un'aria insignificante e quel colore sbiadito che Henry Ford definiva
nero Giappone (non capisco proprio perch, a meno che non
pensasse alle bacchette di china e ai kanji, anche se mi chiedo come
potessero lui o i suoi progettisti sapere qualcosa dei kanji negli
sperduti sobborghi xenofobi di Detroit).
Sui parafanghi, a quanto potei vedere, non c'erano fori di proiettile
e il motore scoppiettava e rombava che era un piacere. Salii, feci
un paio di giri attorno all'isolato, col venditore di fianco che sbraitava
indicazioni, raccomandazioni e complimenti al principiante,
poi me ne andai per la mia strada, scivolando fuori citt fra Ford e
Chevrolet monumentali che arrivavano rombando, sempre pi
grandi via via che si avvicinavano dalla direzione opposta o da dietro
per poi superarmi. Io non le degnavo di uno sguardo, neppure
quando gli altri guidatori dietro i loro finestrini in fuga mi rivolgevano
commenti derisori o gestacci. Ero troppo preso, leva del
cambio, frizione, freno e acceleratore richiedevano tutta la mia concentrazione.
(In teoria, guidare un'automobile era una sciocchezza,
nient'altro che un riflesso, poteva farlo chiunque, anche una
donna; in pratica per era come entrare e uscire continuamente da
un bagno pubblico surriscaldato.)
Quanto alla campagna, il posto pi simile a un ambiente rurale
in cui mi ero trovato era l'universit di Harvard, dove la mia stanza
nel dormitorio si affacciava su un prato curatissimo, qualche cespuglio
e gli scuri continenti dell'ombra proiettata da querce e olmi
che avevano vegliato sulle teste di intere generazioni prima di
me. Non ero mai stato in una fattoria, nemmeno in visita, e carne e
uova me le procuravo al mercato come tutti. No, ero un essere assolutamente
urbano, cresciuto in appartamenti vari nel quartiere
Alaska di Tokyo e a Washington D.C., dove mio padre era stato per
sei anni attach culturale presso l'ambasciata giapponese. Mi piacevano
i marciapiedi. Le strade lastricate. I lampioni, i negozi e i ristoranti
dove si poteva trovare un maitre francese e magari persino
uno chef che conoscesse la bchamel e la sauce barnaise invece della
solita salsa marrone e del pur di patate. Mi spostavo con treni,
tram e vetture a noleggio come tutti e gli unici animali che vedevo
con una certa frequenza erano i piccioni. E cani. Al guinzaglio.
Eppure eccomi l, a lottare con la leva del cambio e la frizione,
cos dura che tutte le volte che la schiacciavo rischiavo di
lussarmi il ginocchio, a districarmi in una strada sterrata dimenticata
da Dio nel profondo Wisconsin, imprigionato dietro uno strato
sempre pi spesso di polvere e poltiglia di insetti, frustrato, arrabbiato,
perso. E non semplicemente perso: irrimediabilmente
perso. Era almeno la terza volta che vedevo la stessa fattoria, lo
stesso carro sfondato con le erbacce che crescevano fra i raggi delle
ruote arrugginite, le stesse mucche dal muso tozzo dentro lo
stesso campo, che mi fissavano con l'esasperante nullit dei loro
occhi bovini, e non sapevo proprio che pesci pigliare. Evidentemente,
ero stato preso dalla trance del guidatore, braccia e gambe
che si muovevano per conto loro, il cervello in panne, e tutto
ci che potevo fare era svoltare a sinistra, poi a destra e poi ancora
a sinistra, finendo davanti al solito granaio a cui passavo accanto
nella mia rombante automobile lucida, diventata ormai il mio purgatorio
e la mia prigione.
Si d il caso che disponessi di una mappa disegnata a mano inviatami
da un certo Karl Jensen, segretario della Taliesin Fellowship,
di cui ero appena diventato membro (e socio fondatore), che
per indicava una presunta strada lungo un presunto fiume che apparentemente
non esistevano. Mi stavo chiedendo dove avessi sbagliato,
il ronzio persistente del motore che mi vibrava nella testa,
quando, a quello che doveva essere il quarto passaggio, la scena improvvisamente
cambi: c'era il granaio, c'era il carro, c'erano le
mucche, ma ora tutto a un tratto nel quadretto era entrato un elemento
nuovo. Ferma sul ciglio della strada, una donna robusta con
un semplice scamiciato grigio e un grembiule, al suo fianco un cane
chiazzato e due bambini. Non appena le arrivai a tiro, cominci
a sbracciarsi come se ci trovassimo in mare aperto e lei fosse caduta
fuori bordo in balia dei verdi marosi incalzanti, e a quel punto
agguantai la leva del cambio e saltai sul freno finch la macchina
non si ferm sussultando cinque o sei metri pi in l. La donna
aspett un momento che si posasse la polvere, poi si avvicin tenendosi
sul bordo della strada con un'espressione stoica, i bambini
(avranno avuto all'incirca sette o otto anni) che saltellavano davanti
e il cane che li seguiva abbaiando.
Salve! mi grid con una voce fievole e ansimante. Salve!
Si era portata accanto alla macchina, mentre i bambini,
ritrattisi timidamente all'ultimo momento nell'erba alta fino alla vita che
cresceva sul ciglio della strada, mi sbirciavano da sotto in su con
occhi esitanti. Ero ben consapevole della distanza fra noi, del maestoso
sedile della mia Stutz e della curva voluttuosa dei parafanghi.
Le erbacce, picchiettate qua e l dalla ruggine stagionale, invadevano
la sede stradale, larga comunque poco pi di un sentiero per
carri. Uno dei due bambini si chin e raccolse un filo d'erba, che
poi si infil fra i denti. Non sapevo che cosa dire.
Osservai l'espressione della donna mentre mi squadrava da capo
a piedi, due pallidi occhi irlandesi che studiavano la mia faccia, i
miei abiti, lo splendore dell'automobile. State cercando qualcosa?
chiese, proseguendo poi senza aspettare la risposta. Perch  la quarta
volta che passate per questa strada. Vi siete perso e qui prese nota
di quella verit che i suoi occhi le andavano dicendo fin dal primo
momento: ossia che ero forestiero, peggio, esotico o che cosa?"
Gi dissi, con un sorriso forzato. Devo aver fatto qualche
pasticcio. Sto cercando Taliesin? Lo dissi con tono interrogativo,
anche se sul momento non mi resi conto che sbagliavo la pronuncia,
non avendo mai sentito dire quel nome da nessuno. Dovevo
avergli dato un'inflessione giapponese, Tial-yay-seen invece del pi
musicale Tal-ee-ssin, perch lei si limit a guardarmi senza capire.
Lo ripetei altre due volte prima che intervenisse uno dei due bambini:
Credo che voglia dire Taliesin, Ma.
Taliesin? fece lei, mentre i tratti le si irrigidivano attorno a
quel nome aspro. E per quale motivo vorreste andarci l? chiese;
la voce si impenn sull'ultima (superflua) sillaba come un singulto
trattenuto, ma non aveva ancora finito di formulare la domanda
che gi le si poteva leggere la risposta negli occhi. Qualsiasi
idea le suggerisse, certamente non era niente di piacevole.
Ho un, mmh sotto di me, la macchina ebbe un sussulto e un
rutto un appuntamento.
Con chi?
Le parole mi uscirono di bocca senza pensarci: Wrieto-San.
Gli occhi a fessura, la bocca di nuovo irrancidita, il cane ansimante,
i bambini imbambolati, insetti ovunque. Chi?"
Il signor Lloyd Wright risposi. L'architetto. Quello che ha
costruito... Avevo sfogliato il portfolio Wasmuth fino a consumarne
le pagine e conoscevo a memoria le case, dalla prima all'ultima,
ma nel momento del bisogno non mi venne in mente altro
che l'orgoglio di Tokyo, l'Imperial Hotel.
Impressione zero, niente. Cominciavo a seccarmi. Il mio inglese
era perfettamente comprensibile e lo padroneggiavo a sufficienza
da riuscire a pronunciare senza eccessivo sforzo anche quel suono
schioccante che risultava cos problematico al palato di tanti miei
connazionali. Il signor Lloyd Wright ripetei, stando ben attento
a enfatizzare la doppia L.
Adesso toccava a me osservarla accuratamente: chi era quella
donna? Quella contadina con i due bambini cenciosi, un petto enorme
e vari menti incapsulati uno dentro l'altro come gli anelli di
un albero? Chi era per sottopormi a quell'interrogatorio? Non lo sapevo,
in quel momento, per sospettavo che non avesse mai sentito
parlare dell'Imperial Hotel o della straordinaria bellezza delle
sue linee, del progetto rivoluzionario che gli aveva permesso di sopravvivere
alla peggior catastrofe sismica della nostra storia con poco
pi che qualche ritocco cosmetico... Quanto a quello, sospetto
che non avesse mai sentito parlare nemmeno del mio paese, n dell'immenso
calderone spumeggiante dell'Oceano Pacifico che ci stava
in mezzo. Per il nome di Lloyd Wright lo conosceva. Lo vidi
esplodere come una granata nel profondo dei suoi occhi e
incurvarle all'ingi gli angoli della bocca, che si richiuse come un armadietto.
Non posso aiutarvi disse alzando una mano e poi lasciandola
ricadere, quindi si volt e si incammin sulla via del ritorno. I
bambini esitarono un momento, impressionati dalla prodigiosa visione
di quella lucente automobile sportiva gialla e nera arrivata fin
l all'imbocco del loro viottolo di campagna e della creatura esotica
che la guidava, ma poi abbassarono le spalle e le saltellarono dietro.
Rimasi l con gli insetti, le erbacce e il cane, che si accovacci
un momento nella polvere per grattarsi una pulce dietro l'orecchio
e infine li segu trotterellando.
Alla fine riuscii a trovare la strada per Taliesin, quale che fosse
il significato simbolico sotteso o ipotizzabile di tutto ci: se non ce
l'avessi fatta, non ci sarebbe ragione di mettere per iscritto alcunch.
In ogni caso, restai l un momento, sconcertato da quell'ostentata
indifferenza che magari l era normale ma che nel mio paese
sarebbe stata inconcepibile: americani, mormorai fra me, e non
potei fare a meno di pensare a mio padre, polemico e sempre brontolone,
che a quanto pare negli anni trascorsi a Washington aveva
finito per essere quasi soverchiato dalle crescenti frustrazioni, poi
portai la mano alla leva del cambio e ingranai la retromarcia. La
fattoria mi sfil accanto stavolta sulla sinistra e di l a poco presi
una serie di svolte a caso finch non scoprii altri granai, altri viottoli
e altri solchi di ruote e finalmente, mirabile dictu, il famoso fiume
si materializz e con esso anche la strada che lo costeggiava.
Sentii che il morale riprendeva quota. Le cose si mettevano per il
verso giusto.
Da un momento all'altro, continuavo a ripetermi, da un momento
all'altro, poi per, fra tanta crescente contentezza, cominciai
a farmi prendere dalle mie insicurezze. Non avevo idea di cosa
mi aspettasse. Pur essendo fino a quel punto soddisfatto dei
miei studi (dopo essermi laureato all'Universit Imperiale di
Tokyo, ero stato prima ad Harvard e poi al M.I.T. per un corso
avanzato perch volevo una prospettiva moderna sull'architettura,
una prospettiva occidentale, e per arrivarci ero disposto a lavorare
dal mattino alla sera e poi a studiare fino all'alba), quella
di andare a Taliesin era stata una decisione impulsiva. La faccenda
era semplicissima: un pomeriggio, la primavera precedente,
stavo attraversando l'atrio dell'istituto di architettura con
una ziggurat di libri sotto un braccio e la valigetta con le cose da disegno
sotto l'altro, immusonito e un po' gi (quello stato d'animo che
nella musica popolare si chiama blues, l'autentica sfumatura
dell'anomia e della malinconia, perch la mia innamorata mi aveva
lasciato per un bianco che suonava il trombone, il pi fallico
degli strumenti, e i miei studi erano ripetitivi, insipidi e antiquati
come la colonna ionica e il plinto su cui si fondavano), quando,
stanco e stufo del mondo, mi fermai davanti alla bacheca degli annunci
fuori dall'ufficio del preside.
Un avviso cattur la mia attenzione. Era stampato elegantemente
su uno spesso cartoncino color crema e informava dell'istituzione
della borsa di studio Taliesin sotto gli auspici di Frank Lloyd
Wright, presso la sua abitazione e studio in Wisconsin, per un totale
di 675 dollari che comprendevano vitto e alloggio e un contatto
con il Maestro in persona. Me ne tornai dritto in camera e
buttai gi la domanda. Cinque giorni dopo Wrieto-San mi mand
un telegramma di risposta in cui diceva che ero stato accettato e
che aspettava l'assegno.
E cos eccomi arrivato al momento della verit. Al dunque, come
si dice, e chi poteva biasimarmi se ero piuttosto agitato? Mi sentivo
come una matricola al suo primo ingresso nel campus, che si
chiede dove dormir, cosa manger, come lo vedranno i compagni
e se avr la fortuna di essere accettato e gli arrider il successo o se
invece precipiter nella disgrazia e nel fallimento. Senza accorgermene,
cominciai ad aumentare la velocit, il vento fra i capelli, la
sciarpa che mi sbatteva sulla spalla come una salvietta bagnata strappata
nel mezzo, e l'unica cosa che riuscivo a pensare era che doveva
essere stata la provvidenza a togliere di mezzo cani pulciosi e vacche
oziose e tutto il resto in quell'ultimo tratto prima di Taliesin.
Il fiume scorreva e subito accanto la strada. Passarono cinque
minuti, poi dieci. Ero impaziente, arrabbiato con me stesso, inquieto
e a disagio tutto insieme... e poi dov'era, dov'era quella meraviglia
architettonica che conoscevo solo dalle pagine di un libro,
quel miracolo di rara maestria, quel paradiso in terra in cui avrei
vissuto per tutto l'anno successivo o forse anche pi? Dove? Imprecavo
a voce alta, il motore imballato, gli alberi sul ciglio della
strada che precipitavano indietro come sferzati da una frusta invisibile,
ma continuavo a vedere sempre le stesse cose. Campi e ancora
campi, coltivazioni di granturco, un su e gi di colline in ogni
vallata che attraversavo, granai, sempre granai... Poi, a un tratto,
eccolo l. Alzai lo sguardo e si materializz come uno dei templi nascosti
del Genji Monogatari(1), come un trompe l'oeil, come quelle
forme che non riesci a vedere e poi a un tratto vedi. O meglio, pi
che apparire si mostr sulla collina davanti a me, nascondendosi e
rivelandosi e poi nascondendosi di nuovo.
Stavo andando troppo forte? S. S, stavo andando troppo forte.
Ma pigiando il freno chiss come mi dimenticai della frizione (e
del volante, che sembrava animato da vita propria) e la Bearcat emise
un ultimo gemito, sband sulla strada in un turbine di polvere
e cartacce, e si ferm con il muso dalla parte sbagliata.
Amen. Eccola l la casa, un'enorme costruzione dalla struttura
irregolare che si estendeva bassa e larga sulla collina davanti a me,
accesa dal sole pomeridiano, pi che una casa una fenice, costruita
nel 1911 e bruciata tre anni dopo, ricostruita e bruciata nuovamente,
per poi risorgere dalle ceneri in tutto il suo dorato splendore.
Non potei fare a meno di pensare al tropo di Schelling, secondo
cui la grande architettura  come musica congelata, musica
nello spazio, perch era esattamente quello, e non si trattava di un
semplice pezzo da camera, ma di una sinfonia con un coro di cento
elementi, la casa di Wrieto-San, la sua abitazione e il suo rifugio.
Dove ero stato invitato come apprendista del Maestro. Benissimo.
Mi smanacciai la giacca per toglierne la polvere, mi passai un pettine
fra i capelli, cercai soprattutto di darmi un contegno. Poi riaccesi
la macchina e andai in cerca dell'ingresso.
Non fu facile, come tutto. Tanto per incominciare, in quel dedalo
di carrozzabili e viottoli non riuscivo a capire quale fosse quella
che portava alla tenuta e una volta individuata quella che ritenevo
la strada giusta, che si snodava fra i fossi melmosi di un allevamento
di maiali, mi bloccai davanti alla proliferazione di cartelli
che vietavano l'accesso. Certo non si riferivano a me, pensai, ma
mi tratteneva un'innata incertezza, timidezza, se volete, o congenita
predisposizione culturale al rispetto delle regole o delle norme
della societ che dir si voglia. L'automobile fremeva nel fango.
Misi la leva del cambio in folle e rimasi a lungo a fissare il cartello
pi vicino. Il significato era assolutamente chiaro, anzi, incontrovertibile.
VIETATO L'ACCESSO.
Fu in quel momento che mi accorsi di una figura che mi osservava
da dietro le assi di una staccionata di legno alla sinistra del
mio campo visivo. Un contadino, immaginai, con un grembiule tutto
macchie e degli scarponi lerci. Se ne stava nello spiazzo dei maiali
con i piedi sprofondati nel letame, proprio nel centro, con gli animali
che gli grufolavano tutto attorno, producendo uno degli odori
pi intensi e sgradevoli che mi fosse mai capitato di sentire. Lo
guardai guardarmi per un attimo (ora sorrideva, mentre un che di
sardonico e sprezzante gli si insinuava negli occhi) e cos alzai la
voce per farmi sentire sopra il motore e i versi gutturali delle bestie.
Mi chiedevo se voi... cominciai, ma lui mi interruppe con
una risata secca e pungente. Andate pure disse ...lui a cose del genere
non ci fa caso. E per i turisti. Mi dette una lunga occhiata divertita.
Voi non siete un turista, no?
Scossi la testa e poi, ringraziandolo con un inchino appena accennato,
inserii la marcia pi bassa e mi avviai su per la salita che
sfortunatamente, man mano che si avvicinavano i muri di pietra
calcarea, le terrazze e gli ampi tetti della casa, si faceva sempre pi
ripida. Ora per sotto gli pneumatici c'era la ghiaia, che la portentosa
Bearcat mordeva, le ruote giravano e il motore urlava come
un animale mitologico che sbatteva le ali e vomitava fiamme.
Continuai a salire finch a un tratto alla ghiaia si sostitu una sorta
di profonda melma sassosa su cui le ruote prima stentarono, poi
fecero presa scagliando pietrisco da tutte le parti; stavo quasi per
frenare quando arrivai in cima alla salita sbucando contro il paraurti
della macchina che vi era parcheggiata. Fui preso dall'euforia,
tremavo per la fatica, la tensione, la meraviglia di tutto ci. Che
importava se per sbaglio ero venuto su per la strada posteriore, usata
soltanto dai trattori e dai cavalli da tiro? Che importava se per
un pelo non ero andato a sbattere contro il paraurti posteriore della
Cord Phaeton di Wrieto-San, la macchina pi veloce e maestosa
mai prodotta sulla terra? Ero arrivato. Ero a casa.
Le mie prime impressioni? Pace, una bellezza soverchiante, una
grazia e un'eleganza d'altri tempi. E non solo: sembrava che dalla
terra stessa emanasse una presenza spirituale con radici profonde,
come se si trattasse di un luogo sacro, un santuario dove un tempo
le trib autoctone si ritrovavano a pregare, prima che gli antenati
di Wrieto-San, i Lloyd Jones, arrivassero dal Galles, un tempo
prima di Colombo, un tempo in cui Edo2 era tagliata fuori dal mondo.
Mi sentivo come se fossi entrato in uno dei templi di Kyoto:
Nanzenji, o meglio ancora Kinkakuji, con il suo rivestimento
in foglia d'oro che catturava la luce. Tutti i miei timori si erano dissolti.
Mi sentivo calmo, immediatamente calmo.
Erano le quattro del pomeriggio. Il sole stazionava sopra le cime
degli alberi come un amuleto appeso a un filo invisibile. Spensi
il motore e tutti gli uccelli del mondo cominciarono a cantare all'unisono.
I gas di scarico si dispersero pressoch subito e cos mi
resi conto di quanto fosse pura e leggera l'aria. Si sentiva profumo
di trifoglio, di pino, di clorofilla dell'erba appena tagliata, appena
sentore di legna bruciata... e di cibo, un odore di cucina che mi ricord
che non avevo mangiato niente dopo quel disgraziato panino
con hamburger. Restai l un momento a respirare a pieni polmoni,
pensai di accendermi una sigaretta ma poi cambiai idea.
Taliesin mi aspettava.
Mentre scendevo dalla macchina, sfilandomi i guanti (intrisi di
sudore) per potermi togliere la sciarpa, da uno dei garage nel cortile,
proprio dietro il cofano luccicante della Cord, spunt una figura.
Ci misi un momento (la mia vista funzionava molto meglio a
distanza ravvicinata, diciamo la distanza di un tavolo da disegno,
che non in lontananza) per rendermi conto, col cuore che batteva
all'impazzata, di essere alla presenza del Maestro in persona.
Mi inchinai. Profondamente. Pi profondamente che in tutta
la mia vita, persino pi che al mio venerabile nonno e al rettore dell'Universit
Imperiale di Tokyo.
Mi restitu l'inchino alla sua maniera, poco pi che un accenno,
con solo le spalle e la testa, come era opportuno visti i rispettivi
ruoli. Contemporaneamente mi stup salutandomi in giapponese.
Konnichi wa disse, alzando lo sguardo su di me.
Hajimemashite risposi con un secondo inchino.
All'epoca Wrieto-San aveva sessantacinque anni, sebbene lui
ne dichiarasse solo sessantatr e ne dimostrasse e si comportasse
come un uomo dieci o quindici anni pi giovane. Nella sua autobiografia
pubblicata quell'anno con grande successo di pubblico,
dichiarava di essere alto 1,72, ma era decisamente pi basso (io sono
alto 1,70 e nelle settimane successive ebbi pi volte modo di
confrontare la nostra statura, ed ero almeno un paio di centimetri
pi alto di lui, forse anche di pi). Era vestito come un dandy diretto
a una mostra d'arte: basco, mantello, camicia dal collo rigido,
mollettiere di lana e un bastone di malacca che usava un po'
per eleganza, un po' per darsi un tono. I capelli, una massa di nembi
e cirri, gli scendevano fin sul colletto.
Ogenki desu-ka? mi chiese. (Come state?)
Genki desu' risposi. Anata wa? (Bene. E voi?)
Watashi-mo genki desu (Anch'io.)
Apparentemente il suo giapponese finiva l, perch si appoggi
al cofano della Cord, cercando la luce giusta come per avere
una migliore visuale di me, e pass all'inglese. E voi siete?
Mi inchinai nuovamente, pi a fondo che potei. Sato Tadashi.
Tadashi? Conoscevo un Tadashi a Tokyo, Tadashi Ito, uno del
gruppo del barone kura.  Mi squadr da capo a piedi, notando
le mie scarpe lucide, la riga dei pantaloni, il colletto e la cravatta.
Il vostro nome significa corretto, giusto?
Mi inchinai in segno di assenso.
E fino a che punto il nome vi si addice? Siete una persona corretta,
Tadashi?
Gli dissi che lo ero (almeno al tavolo da disegno) e lui si lasci
andare a una risata. Era un grande della risata, Wrieto-San,
una miniera di allegria e vivacit, con una naturale capacit distensiva
seconda soltanto al magnetismo del suo genio. E, naturalmente,
era famoso anche per la sua asprezza, i suoi umori e le sue
ire, soprattutto quando riteneva che non gli venisse tributato il rispetto
(l'adulazione, o addirittura la venerazione) che pensava di
meritarsi.
E siete anche rispettoso?
Altro inchino.
Ora sorrideva, l'intero volto trasformato. Be', voglio dirvi una
cosa, Tadashi, questo  uno degli aspetti del vostro popolo che pi
apprezzo fece raddrizzandosi e descrivendo una piccola danza circolare
attorno a me sulle pietre del lastricato: non riusciva a starsene
fermo a lungo, aveva un entusiasmo inesauribile, un'energia
vulcanica. L'osservanza delle norme e delle regole. Posso esserlo
anch'io, disse, e mi strizz l'occhio per introdurre ci che stava
per arrivare, ma spero che non rimarrete sconvolto, Sato-San, se
sar pi spesso irrispettoso che rispettoso. Non vorrete mettere in
croce un uomo, no? Inchiodarlo alle convenzioni?
Non sapevo che piega avesse preso la conversazione, ma capivo
che era una sorta di punzecchiatura e la sola risposta che ci si
aspettava da me era un No appena mormorato.
Ma voi siete quello di Harvard, che arriva attraverso l'Institute
of Technology, giusto?
S.
A quanto ho avuto modo di osservare, non faceva che sputare
sentenze, come mi sarei reso conto ben presto, e quella in particolare
non era inedita, Harvard prende gli studenti quando sono
prugne perfettamente mature e li trasforma in prugne secche.
Dal tono della voce capii che si aspettava una risata, quindi risi
e gli dissi che aveva ragione. Sapendo quale profonda influenza
avesse subito dall'architettura del mio paese, dalla semplicit e la
pulizia di linee delle nostre case e dei nostri templi, mi inchinai di
nuovo e dissi: Non potevo proprio tornarmene in Giappone con
la formazione classica e decorativa che mi stavano impartendo all'universit....
E cos siete venuto qui da me.
Volevo un approccio pratico, architettura organica, l'uso dei
materiali locali e una progettazione di edifici che si integrano nella
natura invece di dominarla, tutte cose insomma in cui voi siete
stato un pioniere, nella Robie House, nella Darwin Martin, nella,
nella Ward Willits e...
La sua espressione era simile (senza che il paragone suoni irrispettoso)
a quella di un cagnolino da salotto quando, rilassato e rovesciato
sul dorso, si fa coccolare. Aveva l'aria compiaciuta (avevo
detto la cosa giusta, esattamente la cosa giusta) e fra s e s si stava
complimentando per la scelta di Sato-San come allievo. Bene
disse, alzando una mano per prevenirmi. Ottimo. Per vi avviso,
io non sono un insegnante e qui non si insegna niente. La borsa, a
mio modo di vedere, vi offre la possibilit di mettervi a mia disposizione,
per i miei scopi, in tutte le fasi al servizio del mio studio
come architetto operativo. Vi  chiaro questo, vero?
Risposi di s.
Molto bene, perfetto. Comincerete in cucina. La signora
Wright mi dice che l c' bisogno di un aiuto in pi.  Una campana
aveva cominciato a suonare; era, come avrei saputo ben presto,
un oggetto cinese che si era portato a casa da uno dei viaggi in Estremo
Oriente e suonava tutti i giorni alle quattro di modo che i borsisti
potessero ritrovarsi all'aria aperta attorno al tavolino del t per
la pausa pomeridiana. Si era voltato e aveva mosso qualche passo
in direzione del suono, poi per si gir verso di me.  questa macchina,
Tadashi...  vostra?
S, Wrieto-San.
Contemplammo entrambi la Bearcat acquattata l dietro la Cord,
i parafanghi lucidi e il cofano color canarino scintillante nonostante
lo strato di polvere. L'espressione di Wrieto-San si era fatta seria,
riflessiva, il tipo di sguardo che prendeva per discutere qualsiasi
questione pecuniaria che,  triste dirlo, era al centro di tutta la sua
vita. Pensare che un uomo di quella levatura (per non dire di quell'et,
di quella cultura e di quel genio) dovesse lottare per far quadrare
i conti mi pareva una follia e tale continua a sembrarmi ancora
adesso, a distanza di tutti questi anni. Certo, le voci le avevo
sentite anch'io (che era sul lastrico, che a causa delle disavventure
e degli scandali da cui era stato perseguitato negli ultimi vent'anni
aveva un numero di incarichi penosamente basso, che la Depressione
aveva prosciugato il bacino dei potenziali clienti, che il suo
era considerato ormai un lavoro di retroguardia a fronte delle nuove
mode, che la borsa di studio era solo un espediente per spillare
soldi a chi era cos ingenuo da credere che la sua aura fosse in grado
di comunicare qualcosa di utile) ma mi colpiva comunque vedere
quanto quell'uomo dovesse affannarsi soltanto per tenere a
galla la baracca. Era uno spilorcio, per dire le cose come stanno.
Forse addirittura una specie di truffatore. Com' che lo chiamavano
a Spring Green, la citt pi vicina? Frank Bracciocorto.
Non  un po' eccentrica? chiese a voce alta. Insomma, non
sarebbe stato pi saggio, tutto considerato, mettere i soldi nella
borsa? Quella cifra basta appena per il vitto e l'alloggio, senza contare
tutti gli altri vantaggi di cui godrete qui, e l'ho voluta tenere
bassa apposta tanto per mettere in moto le cose, visto il momento
difficile. Per davvero, Tadashi, ... eccessiva.
Non toccava a me fargli notare la contraddizione. Detto fra noi
tuttavia quella Cord doveva essere costata non so quante volte quello che avevo pagato (o meglio, che mio padre aveva pagato) per la
Bearcat che, lo ammetto, rappresentava un po' un lusso. Ma d'altra
parte le cose belle mi piacevano, e prima di allora non avevo mai
avuto un'automobile. Dissi invece, con un inchino, che la macchina
non era ci che sembrava.
E una Stutz, no? chiese lui, socchiudendo gli occhi.
Hai, Wrieto-San.  una Stutz. Per  vecchia, ha otto anni.
Usata. L'ho comprata usata. Ieri. A Chicago. Azzardai un sorriso,
anche se francamente il mio umore era un po' calato di tono. Per
arrivare qui al pi presto, attivare la borsa e cominciare a lavorare
sotto la vostra guida e direzione. 
Sembr rifletterci per un momento. Va bene disse alla fine.
D'accordo. Per non vi aspettate insegnamenti da me. Non sono
un pedagogo, neanche lontanamente. Ricordatevelo. La campana
suon ancora una volta. Diversi uccelli (rondini, rondoni?) si alzarono
in volo da sotto le grondaie e attraversarono il cortile.
Wrieto-San si gir per andarsene, poi ci ripens. Mi dette un'altra lunga
occhiata. Sapete cucinare, disse, vero?
A dire il vero, no. Ovvero, sapevo fare quello che sanno fare tutti
gli scapoli in qualsiasi parte del mondo: il minimo. Uova sode. Bistecca
girata e voltata nel tegame. Panino con hamburger. Ma la cosa
era irrilevante, visto che il mio apprendistato in cucina consisteva
esclusivamente nel tagliare cavoli, sgusciare mais e pelare patate
che altri apprendisti avevano raccolto dalla terra ricca di letame. Le
cuoche in realt erano due donne della comunit, sorelle di uno
dei lavoranti ingaggiati da Wrieto-San per la ristrutturazione della
Hillside Home School (in precedenza un moderno collegio diretto
dalle zie nubili di Wrieto-San) che si trovava all'estremit sudoccidentale
della tenuta di Taliesin e che era destinata a ospitare parte
dei borsisti, che avrebbero goduto anche loro della vista del Maestro,
per quanto non paragonabile a quella di cui godevo io. Comunque,
quella prima sera, mentre guardavo la schiena di Wrieto-San
farsi sempre pi piccola man mano che lui si allontanava col suo passo
svelto, il bastone sempre in movimento che andava da destra a sinistra,
volteggiando in aria come la bacchetta di un mago, non ebbi
il tempo di riflettere sulla mia condizione. In quel momento comparve
dal nulla un giovane assurdamente alto e di costituzione robusta,
che volteggi al di sopra del parapetto come un acrobata e mi
si avvicin con la destra tesa. Indossava un grembiule, scarponi da
lavoro e una camicia di flanella decisamente sportiva con le maniche
arrotolate. Ehil, disse, voi dovete essere il nuovo arrivato.
Accennai un inchino, ma la mano si allung verso la mia per
l'inevitabile stretta, il rituale di saluto a met strada fra l'amichevole
e l'aggressivo oltre che assolutamente antigienico con cui gli uomini
di questo paese si misurano e si soppesano a vicenda. La mia
mano venne inghiottita dalla sua, una mano ruvida, callosa e indurita
dal lavoro; mi sforzai di eguagliarne la pressione, inviando
il mio messaggio attraverso la pelle cos come lui inviava il suo. Il
suo messaggio era che non nutriva alcun pregiudizio nonostante
fosse pi alto di ventitr centimetri, pesasse trentacinque chili buoni
pi di me e fosse cresciuto in un posto dove un volto giapponese
era raro quanto quello di un eschimese o di un bantu, mentre il
mio era che mi sentivo all'altezza di chicchessia ed ero pronto a
qualsiasi cosa mi fosse stata richiesta dal Maestro, ivi compresi i lavori
di cucina.
Wes Peters mi disse con un'ultima stretta micidiale (a cui resistetti
con la mia pressione non insignificante) prima di lasciarmi
la mano a conclusione della cerimonia. E voi siete Sato, giusto?
Mi inchinai in segno di assenso, un inchino appena accennato,
quello che si riserva ai propri pari. Chiamatemi Tadashi dissi.
Perfetto fece lui. Tadashi. Piacere di conoscervi. E benvenuto.
Voi siete uno degli apprendisti, immagino. 
S disse, e questa volta sorrise. I ranghi si ingrossano di giorno
in giorno. Il signor Wright dice che alla fine saremo trenta. Una
vera squadra. Comprendente anche donne. Cinque. Dal Vassar
College. 
Non sapevo che cosa replicare. Trenta erano tanti o pochi?
Quant'era il lavoro che ci aspettava? Mi ero immaginato a lavorare
gomito a gomito con Wrieto-San a tavole importanti, progetti
di grandi edifici come lo Unity Temple, la casa Fukuhara o il Larkin
Administration Building, la mia matita agli ordini della sua. E poi
le donne. Non pensavo che ci sarebbero state delle donne, non in
uno studio di architettura. Distrattamente, mormorai: Bene. Mi
sembra buono. O forse dissi: Fantastico.
Disegnavo sin da bambino, e mentre i miei compagni all'Accademia
Yasinori facevano schizzi di biplani o automobili, io creavo
un mondo privato tutto per me, disegnando prospettive di citt inventate
e poi popolandole con figure complete dei minimi dettagli
che passeggiavano in viali spaziosi tornando alle loro case di campagna
che avevo creato per loro con tanto di schizzi, piante e proiezioni.
(Le piante esercitavano una speciale attrattiva su di me perch
potevo manipolarle facilmente per la maggior comodit e l'insuperabile
gioia di quelle persone che camminavano tranquillamente,
per le quali mi inventavo nomi e occupazioni e vicende emozionanti,
spostando indietro una parete per creare una sala biliardo,
un salottino per il t o una camera per i bambini con un letto a castello
a tre piani, cappelloni giganti e teste di bisonte appese ai muri
e uno scivolo privato che portava alla strada gi in basso.) Pare
che avessi sempre una matita in mano e scarabocchiassi, schizzassi,
ombreggiassi e colorassi. A volte me ne stavo seduto per ore a sognare
su un foglio di carta finch non vedevo cose che nessun altro
riusciva a vedere, guidato da compasso, goniometro e righello, le ginocchia
sotto il tavolo che si muovevano agitate, anelando con tutto
il mio essere alla coerenza. Era una cosa che mi incantava, una
forma di magia, una scossa elettrica che partendo dal cervello arrivava
alla mano e alla matita finch la pagina non si animava.
Sentite, stava dicendo Wes, lo sguardo che passava di continuo
da me alla Bearcat e poi di nuovo a me, credo che oggi dovremo
rinunciare al t perch bisogna fare la spesa, insomma, bisogna
proprio, e mi stavo giusto chiedendo se non vi dispiacerebbe...
Lasci la frase in sospeso. Dette un'occhiata significativa alla
macchina.
Mi ci volle un momento (a volte sono un po' lento di comprendonio,
soprattutto quando sono stanco, ed ero sceso dalla macchina
da non pi di dieci minuti, le valigie ancora sullo strapuntino
posteriore, travolto dalle impressioni come da uno tsunami) prima
di capire. Ma certo dissi. Certo.
Se non vi dispiace ripet lui con un tono da imbonitore, il tono
di chi ha ottenuto ci che voleva, e mentre mi accostavo a lui si
stava gi avviando verso la macchina a passi che parevano grandi
sforbiciate. Sono poco pi di sei chilometri.
Ma no dissi aprendo la portiera del guidatore e occhieggiando
la micidiale pendenza che portava alla strada tortuosa e pi in l
all'allevamento di maiali mentre lui si stipava sul sedile accanto
non mi dispiace. No, no, niente affatto.
La donna al negozio di alimentari mi dette (ci dette) quel genere
di occhiata che poco prima mi aveva rifilato la contadina, labbra
strette e occhi di brace, neppure un barlume di simpatia o anche
solo di umanit, mentre Wes chiedeva ketchup, caff, t, farina,
zucchero, enormi sacchi di fagioli secchi e riso e tutto ci che
il campo e l'orto di Taliesin non producevano. (Un'occhiata, detto
fra parentesi, a cui mi sarei assuefatto nei mesi successivi. Ovviamente
la mia diversit razziale non era estranea, ma ne venivano
fatti oggetto quasi allo stesso modo anche Wes e Herbert Mohl
e pi o meno chiunque altro fosse legato a Taliesin; la cosa era dovuta
principalmente all'abitudine di Wrieto-San di far mettere tutto
sul conto e traeva alimento dalle antipatie di cui godeva nel circondario
per via delle sue avventure e dei suoi flirt e per quelli che
la popolazione locale, fortemente conservatrice, considerava i suoi
comportamenti immorali. Sotto gli occhi di tutti. Nel cuore del paese.
Proprio lui, nipote e figlio di predicatori.) Quando Wes ebbe
apposto la propria firma sul conto (la donna livida in volto, tutta
rossa, i tendini che le sporgevano dal collo e sguardi che sembravano
volerci staccare la pelle di dosso) risalimmo sulla Bearcat con
le braccia cariche e prendemmo la via del ritorno per Taliesin.
Dopo di che mi ritrovai in cucina a sbucciare cipolle.
La chef de cuisine (Miss Emma Larson, quarantacinque anni,
vigorosa e rotondetta, i capelli grigi portati a caschetto che le ricadevano
davanti come forse li si sarebbe potuti vedere su un manichino
nella vetrina di un negozio di abbigliamento dieci anni prima)
era curva su un pentolone annerito che muoveva rumorosamente
sulla cucina a legna, mentre sua sorella Mabel sbatteva le uova
con un frullino a mano e quelli che dovevano essere vari chili di
carne salata venivano trasferiti dalla padella al piatto di portata.
Dopo le cipolle passai a sbucciare le patate, e dopo le patate le carote.
Quindi lavai i piatti, centinaia, migliaia di piatti, per settimane
e settimane. Che cosa imparai da quell'esperienza? Che Wrieto-San (ovvero il signor Wright, come invariabilmente lo chiamavano
tutti, anche le contadine e i negozianti che non lo amavano)
amava i cibi semplici. Gli piaceva il lavarello, il fegato di vitello aux
oignons, la verdura cotta, le buone vecchie patate fritte e i frutti di
bosco ben maturi appena raccolti annegati nella panna che gli negavano
da bambino. E poi imparai che Taliesin era un luogo di autentica
democrazia collettiva, eccezion fatta per il dio che nella sua
macchina sovrintendeva a tutto quanto con quel suo modo disinvolto
e incontenibilmente dispotico, e inoltre capii che un architetto
in attivit era come un generale dell'esercito, come il generale
dei generali, e che tutta una serie di cortesie, gentilezze e usanze
dovevano essere sacrificate sull'altare della realizzazione concreta
di un nascente progetto.
Detto in poche parole, regnava sulle nostre vite. Pap Frank.
Quante volte avevo sentito un apprendista o l'altro chiamarlo cos
a sua insaputa? Pap Frank, il pater familias di Taliesin. Non faceva
che stuzzicare, intromettendosi nei nostri affari personali, nelle
nostre tresche, nelle nostre dispute e nelle amicizie, calpestando
al tempo stesso la nostra iniziativa e il nostro individualismo con la
stessa determinazione con cui la generazione prima, quando era
apprendista presso Louis Sullivan, affermava la propria. Non credo,
per la verit, che gli perdoner mai di essersi intromesso fra me
e Daisy Hartnett, o il prestito che riusc a spillare a mio padre (e
che naturalmente non gli restitu mai).
Ma non mi sto lamentando, non  l'intento di queste righe. Assolutamente.
E io non facevo parte di quella sottospecie di furbacchioni
o saccenti che si comportavano come se la borsa di studio
fosse una specie di prolungamento del campeggio estivo e
Wrieto-San una figura arcaica uscita dal remoto passato, il pi grande
architetto vivente del diciannovesimo secolo, come diceva un
buontempone. Rimasi a Taliesin per nove anni, in pratica pi a lungo
di qualsiasi altro apprendista, escludendo Herbert Mohl e Wes,
che alla fine spos Svetlana, la figliastra di Wrieto-San, e fu un periodo
fondamentale in un'esistenza lunga, fortunata e produttiva.
Nove anni. Per nove anni vissi accanto alla grandezza, accanto all'uomo
capace di mettersi al tavolo da disegno e buttar gi il progetto
per quella che forse era l'abitazione pi significativa del secolo
come se ce l'avesse in mente da sempre (sto parlando della Casa
sulla Cascata) con il cliente esasperato in viaggio da Milwaukee
che da un momento all'altro sarebbe arrivato sul viale di casa. Lo
vidi con i miei occhi. Gli passavo i fogli, gli temperavo le matite,
sbirciando da dietro le sue spalle insieme a un'altra mezza dozzina
di giovani con un rispetto prossimo alla venerazione.
Non voglio esagerare la mia importanza, per un certo periodo
sono stato una rotella nel suo ingranaggio, una delle tante rotelle,
tutto qua. Per l'ho conosciuto e ho conosciuto chi lo conosceva
quando io ancora portavo i pantaloni corti in un altro continente
e dall'altra parte dell'oceano, e Taliesin cominciava appena a delinearsi...
uomini come il vecchio Dad Signola, lo scalpellino, il cui
segno rimarr su quei pilastri di dolomia gialla fintanto che esister
quella casa, e Billy Weston, il mastro carpentiere, che perse la met
del suo mondo dando il proprio contributo a quella visione. Ho
conosciuto la signora Wright, Olgivanna, la terza e ultima moglie
di Wrieto-San, e le sue figlie Svetlana e Iovanna, e ho conosciuto
gli apprendisti e i clienti e i quattro figli e le due figlie del primo
matrimonio di Wrieto-San. Ma lui, l'ho conosciuto?
Qualcuno protester, ovviamente: me l'aspetto. Questo  un
processo irregolare, fra gli anni trascorsi, le falle della memoria, la
ricostruzione di episodi la cui correttezza non c' pi persona in
vita in grado di confermare o smentire. E infine, ho dovuto affidarmi
al mio coautore e traduttore (il giovane americano irlandese
Seamus O'Flaherty, marito di mia nipote, Noriko, le cui traduzioni
di Fukazawa e Shimizu, tuttora inedite, mi dicono siano decisamente
innovative), del quale devo confessare che molte locuzioni
alla fine mi suonano strane. Comunque, la questione rimane:
ho conosciuto davvero l'uomo che noi giapponesi ammiriamo come
Wrieto-San? Chi era quell'uomo, in definitiva? L'eroe portato
in trionfo per le vie di Tokyo dopo cinque anni di lavori all'Imperial
Hotel (e una crescita dei costi che per poco non aveva mandato
in bancarotta i sostenitori del barone Okura) al grido entusiasta
di Ramai, Wrieto-San! Banzai! come sostiene lui nell'autobiografia?
O lo sperperatore imbroglione che avevano dovuto mandar
via in malo modo (per non dire cacciare) dal cantiere, dal lavoro,
dal paese? Era il genio ferito o il donnaiolo sociopatico che
abusava della fiducia praticamente di tutte le persone che conosceva,
soprattutto delle donne, soprattutto di loro?
Tadashi Sato
Nagoya, 9 aprile 1979

Note.
1. Il Genji Monogatari, o Il racconto del Genji,  un classico della letteratura giapponese
dell'XI secolo. [N.d. T.]
2 Antico nome di Tokyo. [N.d.T.]

 Capitolo 1.
BALLARE PER I MORTI.

Il giorno che conobbe Olga Lazovich Milanoff Hinzenberg, a
uno spettacolo di balletto a Chicago nell'autunno del 1924, Frank
Lloyd Wright(1) si sentiva ottimista, per non dire baldanzoso. Poteva
anche essere un giorno di pioggia (era un giorno di pioggia, le
grigie strisce piovane dipingevano la media distanza come una tela
pointilliste, figure curve che avanzavano per le strade sotto il riparo
degli ombrelli, le previsioni parlavano di neve in arrivo), ma il
suo umore era inossidabile. Si era sempre pensato un tipo geniale,
solare ed effervescente, una di quelle rare persone capaci di cambiare
l'atmosfera di una sala soltanto entrando dalla porta d'ingresso,
ma la bufera emotiva degli ultimi due anni, o comunque da quando
era tornato dal Giappone, lo aveva messo a dura prova. Naturalmente
il problema era Miriam, o almeno la cupola del problema,
il suo pinnacolo. Certo, c'erano le difficolt economiche. Pochi incarichi,
clienti pavidi e la profonda ignoranza dei suoi connazionali
(e la codardia, anche la codardia) di fronte ai fauvisti, ai futuristi,
ai dadaisti e ai cubisti e a tutti gli altri isti e ismi, Duchamp, Braque
e Picasso e peggio ancora il cosiddetto Stile Internazionale di Le
Corbusier, Gropius, Meyer e Mies, movimenti nati per farlo sentire
antiquato e accerchiato. Tutto ci non aiutava. Mentre lui si trovava
in Estremo Oriente, l'America era stata invasa dagli europei.
Ma ora le cose si stavano mettendo al meglio. Miriam se n'era
andata, da maggio, anche se gli bastava chiudere gli occhi su un disegno
o sulle pagine di un libro per vederne il volto, quel volto tragico
che lei portava come una maschera, affiorare alla coscienza
per poi dissolversi in un vortice di livide chiazze scure. A
ogni modo se n'era andata e a Taliesin era tornata la pace. Stavano ospitando
tre giovani coppie (i Neutra, i Tsuchiura e i Moser), c'erano
serate musicali, buoni apprendisti, momenti di quiete accanto al
camino. Ed eccolo l, di nuovo a Chicago per lavoro a scrollare la
pioggia dal cappello e dalla mantella nell'ingresso del teatro, pronto
per un po' di svago.
Un amico(2) gli aveva chiesto se quel pomeriggio gli sarebbe piaciuto
vedere la Karsavina esibirsi in brani scelti dalla Bella addormentata,
La Fille Mal Garde e Les Sylphides e lui aveva colto
l'occasione al volo, anche se i giorni d'oro della ballerina erano ormai
lontani e la sua bellezza celestiale era solo l'ombra di ci che
era stata un tempo. Voleva farsi vedere in citt, non foss'altro per
scuotere la polvere dalla coperta tarmata di dicerie e panzane belle
e buone che le malelingue gli avevano buttato addosso: il primo
dell'anno avrebbe aperto un nuovo studio e voleva far sentire la
propria presenza. Benissimo. Ottimo. Fuori in strada cadeva la
pioggia, la porta continuava ad aprirsi e chiudersi sui primi aliti invernali,
il foyer era affollato di gente: uomini in abiti eleganti o con
il completo che mettevano per andare in chiesa, donne avvolte in
pellicce e perle, voci che salivano in tintinnii e cinguetti come le
dissertazioni degli uccelli nella voliera allo zoo del Lincoln Park.
Aveva la sensazione che qualcuno lo evitasse. Quella non era...?
Era lei. Olivia Westphal, che una volta aveva scarrozzato con la
sua prima automobile (la Stoddard-Dayton personalizzata, una spider
sportiva che in rettilineo arrivava a sfiorare i cento, una macchina
che ancora si sognava negli attimi prima del risveglio, il Diavolo
Giallo che faceva balzare la gente sul marciapiede e che gli
era costata la primissima multa per eccesso di velocit mai elevata
su quelle sonnacchiose strade per cavalli), nella speranza di ottenere
un incarico per la costruzione della casa per lei e il suo nuovo marito
(e gi allora lei l'aveva pugnalato alle spalle, scegliendo di farsi
realizzare, da Patton e Fisher, una bomboniera insipida come una
ciotola di cereali Kellogg's lasciata fuori tutta la notte. Sul tavolo. In
due dita di latte cagliato). E guarda un po' gli anni come l'avevano
conciata: una matrona, viso e braccia appesantite, una figura tozza
e squadrata in cui non c'era pi traccia di quelle curve che un tempo
gli parevano cos attraenti. Lo guard dritto negli occhi (l'aveva
riconosciuto, se n'era accorto) poi si gir dall'altra parte.
Come si sentiva? Bellicoso. Arrabbiato. Disgustato. Che lo ignorassero
pure, quei piccoli roditori puritani e timidi dei loro
coniugi, timorosi vita natural durante di uscire dai ranghi, di vivere, di
fare il grande gesto, qualsiasi gesto... ma ora il suo accompagnatore(3)
l'aveva preso per il braccio e lo stava portando verso un gruppo
di uomini proprio al centro delle cose (quello era Robert? Oscar?)
e lui si sent cos tronfio che riusc a stento a trattenersi dal piroettare
il bastone sul pavimento. Non not, come pure il suo accompagnatore,
la giovane donna alta e scura dal volto serio che scivol
dentro la porta, il biglietto nella mano guantata, la borsetta nell'altra.
Lei invece not lui, lo sguardo che frugava la folla dal posto
d'angolo che si era scelta, da una parte volendo farsi vedere e
dall'altra anelando all'anonimato, tutta sola a una matine, senza
un cavaliere, ai ferri corti con il marito, appassionata di danza e di
ci che la Karsavina aveva rappresentato un tempo, una donna in
giro tutta sola in un pomeriggio di pioggia. Olgivanna guard gli
stessi cappelli, le spalle, le pellicce e i volti ciarlieri che aveva guardato
lui, un cotillon, una scala sociale, la societ insomma, e poi
tutto a un tratto eccolo l, gli occhi si posarono su di lui.
La sua prima sensazione fu un brivido per aver riconosciuto un
volto celebre in pubblico, un sussulto del sistema nervoso accompagnato
da un vago autocompiacimento, come se un lampo di ispirazione
le avesse fatto trovare la soluzione di un rompicapo. Subito
dopo pens che doveva assolutamente parlargli, un impulso cos
forte che per poco non si scaravent tra la folla verso di lui, sebbene
lei l fosse una perfetta sconosciuta, senza nessuno al suo fianco
e nessuno l'avesse presentata, ma fren il suo slancio per timidezza
e per uno smarrimento prossimo al panico: Che cosa mai poteva
dirgli? Come avrebbe fatto a rompere il ghiaccio? O anche solo
a farsi guardare? E la terza cosa, un pensiero che si fece largo
prepotentemente fra gli altri due, avvolto da un flusso potente di
ormoni, era che inesplicabilmente lui la conoscesse a un livello
profondo, come per volere del fato, come se loro due fossero gli
amanti reincarnati usciti dal Mahabharata o da Rice Burroughs, e
non solo: che lui l'attirasse a s, soggiogandola con una potente miscela
di forza e sottomissione(4).
Frank(5) era ignaro. Era al centro dell'attenzione, si pavoneggiava
e dava spettacolo a beneficio del gruppetto raccoltosi attorno a
lui, vecchi amici e colleghi ben assortiti, scherzava, rideva, snocciolava
un aneddoto dietro l'altro e faceva i suoi commenti glaciali
su questa o quell'altra coppia (che guardassero, che guardassero
pure) quando fu annunciato l'inizio dello spettacolo e Albert lo
prese per il braccio e si avviarono verso una fila davanti. Guarda
caso, Albert vi entr per primo, occupando il posto accanto a
uno libero, e Frank si sedette alla sua destra. Le luci si abbassarono. Il
direttore sal sul podio, le braccia alzate sopra la partitura. Poi, proprio
all'ultimo momento, Olgivanna imbocc con grazia il corridoio
centrale, un'ombra che si muoveva contro lo sfondo del palcoscenico.
La maschera si fece da parte, il sipario si stava sollevando,
un fremito percorse il pubblico e lei scivol al proprio posto;
ebbe appena il tempo di notare la figura indistinta accanto a
lei prima che la musica attaccasse ed entrassero i ballerini, e con
un sobbalzo si rese conto che era lui, l, ad appena una poltroncina
di distanza.
Per parte sua, Frank aveva alzato lo sguardo mentre lei prendeva
posto (un riflesso del fisico: c' un movimento, l'occhio lo segue)
come avrebbe fatto con chiunque altro, le galline gi nell'atrio,
le camicie riempite che le accompagnavano o anche con uno
dei suoi nemici giurati. Uno sguardo, tutto qua, ma quello che vide
gli piacque. Lei era senza cappello, pochissimo trucco, i capelli
con la riga in mezzo raccolti in uno chignon, uno scialle di pizzo
sulle spalle. Prese nota di tutto, della semplicit del vestito e del
suo stile, una sorta di purezza e di fiducia nella propria bellezza che
sovrastava tutte le altre matrone cotonate, imbellettate e incappellate,
e del modo in cui si muoveva, una donna giovane, alta, sulla
ventina, che scivolava al suo posto a uno spettacolo di balletto con
grazia ballettistica tutta sua. Frank si concesse un altro sguardo. E
poi un altro ancora.
Ora c'era movimento sul palcoscenico, uno scroscio di applausi
salut l'entrata della Karsavina (le gambe ancora belle, il viso
un po' meno) e il suo autunno morente. Lui era consapevole
della fatica silenziosa, uomini e donne che volteggiavano e vacillavano
come birilli che non cadevano mai e cap all'istante che
quella sarebbe stata l'esibizione mediocre di un'artista in declino.
Una noia. Un pomeriggio sprecato. Si sporse per guardare oltre
Albert. La giovane donna (per la verit, una ragazza) se ne stava
seduta immobile con le mani in grembo, lo sguardo fsso sul palcoscenico.
Il suo contegno era impeccabile, dal modo in cui atteggiava
le spalle alla rotondit del seno, alle linee marcate della
mascella e degli zigomi di profilo, alla delicata conchiglia dell'orecchio
e al pallido gioiello che pendeva dal lobo: minimalista, tutto
in lei era una studiata composizione minimale. Ma non era americana,
era pronto a scommetterci.
Dopo dieci minuti o pi, forse una ventina, Frank cominci ad
agitarsi. Aveva voglia di alzarsi e andarsene: sul palcoscenico si muovevano
come automi, movimenti stanchi, privi di vita, e nessuno
fra il pubblico se ne rendeva conto, ma ancora pi forte era l'impulso
di restare e di attrarre in qualche modo l'attenzione di quella ragazza,
perch la conosceva, la conosceva anche soltanto guardandola,
e voleva di pi, molto di pi, pi contatto, pi complicit,
uno sguardo, un sorriso. Sono senza vita mormor chinandosi
verso Albert, il volto stupito del suo amico sospeso l nel bagliore
della scena come una zucca di Halloween appesa a un filo. Sono
morti, disse, abbastanza forte da farsi sentire da lei, e lei lo sent,
lo cap dalla sua reazione sebbene continuasse a tenere gli occhi sul
palcoscenico, morti che ballano per altri morti.
All'intervallo, mentre l'applauso si andava spegnendo e prima
che lei potesse alzarsi e allontanarsi, si sporse oltre Albert e le disse:
Non ho potuto fare a meno di notare la vostra reazione... siete
d'accordo, vero? Per l'ispirazione che sta dimostrando qui oggi,
la Karsavina avrebbe potuto restarsene tranquillamente a Londra.
Avrebbe fatto meglio a restarsene a Londra. A fare la maglia. O
quello che vuole lei.
A quel punto lei gir la testa verso di lui, fissandolo negli occhi.
Lui non poteva sapere che le sue parole, il commento fatto durante
il balletto, riecheggiava una delle massime di Gurdjieff(6), il
suo maestro, il quale aveva lottato tutta la vita per risvegliare il genere
umano dall'apatia del mondo materiale e portarlo alla consapevolezza
delle verit mistiche che stanno al di l; n poteva sapere
che lei era stata una delle principali danseuses di Gurdjieff, o che
se n'era andata da Parigi appena tre settimane prima proprio dietro
sua insistenza dopo averlo curato e assistito nella fase peggiore
delle ferite riportate a seguito di un incidente d'auto in cui aveva
rischiato di perdere la vita, o che aveva passato tutti i pomeriggi a
spaccare legna per assicurargli combustibile per riscaldarsi dai rigori
e le durezze dell'inverno, o ancora, a livello pi elementare,
che era perfettamente d'accordo con il suo giudizio sulla
Karsavina. S, disse, avete assolutamente ragione.  un'esibizione meccanica.
Una cosa imbarazzante.
Quella voce lo conquist. Morbida, ritmica, la cadenza delle
frasi una specie di musica in s, e che accento era il suo? Di qualche
paese dell'Europa orientale... Polacco? Rumeno? Ha sposato
un diplomatico, no? disse lui. Ora dirige una scuola l'aveva
letto sul programma e aggiunse, senza che ve ne fosse bisogno a
Londra.
La Royal Academy of Dancing. Ha contribuito a fondarla.
Gi, fece lui, parlando davanti al volto arrossato di Albert,
s, certo. Ma permettete che mi presenti, con il mio amico Albert
Bleutick...
Lei abbass lo sguardo per un istante, poi torn a posarlo su
di lui. Ma lei non ha bisogno di presentazioni mormor, e sent
un improvviso afflusso di sangue nelle vene, come se le si fosse allentato
un legaccio. Certamente,  cos, vero? Io invece sono Olga
Milanoff, per gli amici... e qui fece una pausa per lasciargli il
tempo di considerare tutte le implicazioni che ci comportava
Olgivanna.
Chiss dove, chiss come, Albert si perse nella folla e Frank
proprio non si ricordava quando o dove fosse successo, se mentre
andavano al t danzante a cui l'aveva invitata o dopo che ci erano
arrivati. Poco importava. Dal momento in cui tutti e tre erano usciti
dal teatro durante l'intervallo fino a quando si erano aperti un
varco tra la gente ed erano usciti nelle vie bagnate di pioggia in
cerca di un taxi, non era riuscito a pensare ad altro che all'eccitazione
della storia che si prospettava, nuovo alimento per il vecchio
fuoco della libidine(7), il fremito della possibilit. Era forse troppo
vecchio per quel genere di cose? Era forse diventato prudente,
considerato quello che aveva passato con Miriam, e prima di lei
con Mamah e anche con Kitty? Se quel pensiero gli attravers
la mente, lo scacci. L'et non era niente per lui (aveva cinquantasette
anni ed era vigoroso come un contadino) ed era uno di quegli
uomini dotati di una tale carica sessuale da non poter vivere
senza una donna al centro della propria vita. Gi, dopo la rottura
ufficiale con Miriam, anche se gli si negava ormai da un anno abbondante,
era stato a un passo dal ritrovare una simile donna nella
bocca arcuata e negli occhi satirici di una certa
romanziera(8), e
quando la cosa si era rivelata impossibile per tutta una serie di motivi,
si era portato a Taliesin, e successivamente a letto, una studentessa
dell'Universit del Wisconsin. Ma non era soddisfatto.
Non ancora. Nemmeno vagamente. Aveva bisogno di... complicazione.
Amore, s. Sesso, certo. Ma anche qualcosa d'altro, una storia
piena di tensione, tormentata. Le tartine erano mollicce, il t
tiepido. Albert era scomparso. L'orchestra suonava vecchi brani
nel vecchio stile trasognato e civile della Londra d'anteguerra (tango,
s, ma in un'interpretazione come sedata) ben lontano dalla
nervosa assurdit dei locali dove servivano alcolici sottobanco. Parlarono
per due ore e passa. Ballarono, e fra le sue braccia lei era
leggera come un cuscino di piume. Trov modo di farle sapere che
non beveva e non fumava, cosa che non la turb minimamente,
sebbene molte altre coppie sulla pista da ballo mostrassero chiari
effetti dell'alcol e tutte le volte che guardavano vedevano quest'uomo
o quell'altro correggere il t della compagna con un liquido
chiaro versato da una fiaschetta. Lei era d'accordo con lui
che la musica jazz fosse, in linea di massima, frenetica. E s, amava
Bach, una delle prime fonti di ispirazione musicale per lei da
ragazza, in Montenegro.
Evidentemente lui doveva aver aggrottato le sopracciglia (Montenegro?)
perch lei lo inform che si trattava di un regno sul mare
Adriatico e che lei proveniva da una famiglia molto in vista di
condottieri e magistrati. Siamo serbi gli disse continuando a mettere
cucchiaini di zucchero nel suo t, un panino al cetriolo fermo
sulle labbra. Conoscete qualche serbo?
Ah s, ment lui, s, certo. Ne conosco centinaia. Ma sorrideva,
gli occhi scintillanti, la chioma al vento, e pass disinvoltamente
ad altro: Sono ancora in attesa del mio primo incarico
montenegrino. Non credete che il re possa aver bisogno di un palazzo
nuovo? Nello stile Prateria? Oppure, cosa ne direste di una
casa di piacere sul sacro fiume Alph?. Il suo sorriso si allarg per sottolineare
lo scherzo. O forse si trova in un'altra parte del mondo?
Quella sera l'accompagn fino all'appartamento dove abitava
insieme a discepoli esiliati (come lei) dall'enclave di Gurdjieff a
Fontainebleau(9), e il mattino dopo era gi l, un mazzo di fiori in
mano, per invitarla a colazione. Fu l'inizio di un balletto molto pi
elaborato, un valzer su un tempo di tre quarti che li port in saloni
di musei, gallerie d'arte e sale da concerto, con deviazioni per
ammirare le case da lui costruite in citt e a Oak Park, culminato
nell'inevitabile invito a Taliesin.
Era dicembre, una settimana prima di Natale. Un fronte artico
era disceso dai Grandi Laghi e il cielo era completamente privo
di colore. Lei fece i bagagli (davvero poche cose, un vestito o
due per le gite in campagna, un abito formale per le cene) e arriv
tutta sola in treno attraversando campi di stoppie imbiancati e paesini
sperduti in Illinois e Wisconsin, dopo aver organizzato la permanenza
della figlia a Chicago insieme al marito da cui
era separata(10).
Quel viaggio l'avrebbe ricordato per tutta la vita, la sensazione
di raccoglimento e sicurezza che le dava il vagone mentre rivoli
di pioggia scorrevano sui finestrini, mangiando i panini dolci
che aveva con s, sorseggiando caff dal bicchierino del thermos,
il mondo piccolo piccolo e silenzioso. Aveva con s un libro, un
manoscritto rilegato che Georgei le aveva donato quando era partita
da Parigi, ma non lo apr nemmeno. Not appena gli altri passeggeri,
non disse parola ad anima viva. Si sentiva avvolta in qualcosa
di complesso, qualcosa che la trascinava nel profondo, nella
parte pi profonda di s, e mentre il vagone sobbalzava con tonfi
sordi nella sua corsa uniforme per distese sterminate, lei si chinava
verso il finestrino e guardava lo spettro del proprio riflesso correre
insieme a esso.
Stava solo passando da un guru all'altro, era cos? Da un brillante
genio di mezza et dotato di chiaroveggenza interiore a un altrettanto
brillante mago, anche lui di mezza et, della forma esteriore
e della struttura? Il dentro e il fuori? Stava scegliendo quell'uomo
(e ne sussurr udibilmente il nome: Frank, Frank) perch
era la divinit suprema nel campo in cui Vlademar era un semplice
manovale, quel Vlademar cui si era data in sposa troppo giovane,
appena diciottenne, per capire quello che stava facendo e che
ora voleva il divorzio perch non poteva accettare che lei si esprimesse in un ambito qualsiasi? Stare con Frank Wright era poi cos
diverso che stare con Gurdjieff, ballare, prodigarsi, assorbire
quello splendore con la bocca, le dita, il cuore, la mente e lo spirito?
Oppure stava solo cercando un padre, un padre al posto di
quello che aveva perduto? Ma che importava, perch in tutto ci
una sicurezza c'era, una cosa che lei sapeva senza tentennamenti:
se lo voleva, poteva averlo. E quel viaggio, il weekend che li aspettava,
l'avrebbe chiarito una volta per tutte.
Lui l'aspettava alla stazione di Spring Green, l'automobile ferma
accanto al marciapiede, il fumo di scarico uno spiritello contro
la neve appena caduta. Neve fra i capelli e neve che gli brizzolava
il basco, il cappotto e la lunga sciarpa svolazzante. Olgivanna fu
tutto ci che disse, poi l'abbracci l sulla banchina sotto gli occhi
di tutti mentre lo chauffeur le teneva aperto lo sportello dell'auto.
Sent le assi del pavimento vibrare sotto di lei, le arriv una folata
di gas di scarico mescolata al sapone di Frank, poi Billy Weston ingran
la marcia e partirono. Nel giro di qualche istante la citt scomparve
alle loro spalle e si ritrovarono in campagna, alberi carichi di
neve, la strada coperta di bianco, un ricciolo di fumo dai comignoli
delle fattorie e le bestie nei pascoli in una muta esibizione. Era come
un viaggio a ritroso nel tempo.
Guard Frank. Gli strinse forte la mano. Lui non smetteva
di parlare un solo momento, le parole traboccavano fuori, ogni
svolta della strada e ogni scorcio di qualche scolorita parete rossa
di un granaio spunto di celebrazione, con quella sua voce cos
melodiosa e ricca che sembrava cantasse. Gli guardava gli occhi,
le labbra, il frullare della lingua sul palato: lui cantava e lei
era il suo pubblico. Fu quasi sorpresa quando apparve Taliesin,
il lago davanti alla casa incappucciato di bianco sopra il ghiaccio,
la casa aggrappata al terreno e come rannicchiata sotto il carico
di neve e la foresta di ghiaccioli che pendevano dalle grondaie.
Sembrava una cosa che poteva essere opera dei celti, o ancor
prima di loro dei costruttori di tumuli: mistica, fuori dal tempo,
antica quanto la terra su cui poggiava e i pilastri di pietra che
la sostenevano. E cosa disse lei mentre si inerpicavano per il vialetto?
Che era bella, magica? Oh no: che era arte viva. Fu cos
che la defin: arte viva.
Furono fatte le presentazioni (i Neutra, i Moser e gli
Tsuchiura), poi quattro passi nel cortile perch potesse farsi un'idea della
vista che vi si godeva, e lei non pot che pensare a un villaggio giapponese
trasportato pari pari l sul fianco di quella montagna nel
Wisconsin. Dentro, la casa era riccamente addobbata per Natale,
ghirlande, rametti e fiori secchi, luccichio di palline
argentate, arte ovunque e allegria, festoni e decorazioni stagionali(11), Poi si sistem
in una delle camere degli ospiti e si cambi per la cena mentre
lui si aggirava fuori dalla porta, parlando, parlando in continuazione,
un argomento che sfumava nel successivo, il viaggio che
lei aveva fatto in mezzo alla neve gli richiamava alla mente i suoi
andirivieni invernali tra Fiesole e Berlino ai tempi in cui stava componendo
il portfolio, il sole che picchiava sulle pareti delle ville in
Italia che la pietra ambrata di Taliesin gli ricordava tanto, e come
stava sua figlia? Se la sarebbe cavata senza la madre per qualche
giorno? Quando usc, le porse un bicchiere di sidro brul e la port
a fare il giro di quel labirinto di stanze, mostrandole le tante cose
belle che aveva raccolto, le stampe giapponesi di Hiroshige,
Hokusai, Sadahide, i vasi Ming, le teste di marmo che risalivano alla dinastia
Tang, i ricami Genroku e i paraventi Momoyama, sempre
pontificando sul nitore della cultura giapponese e sulla semplice
eleganza organica della sua architettura. E le loro pratiche sessuali,
disse adesso in piedi davanti al camino nella grande sala dal
soffitto basso che dominava le alture e la valle fuori, molto pulite,
molto civili. E aperte. 
Le veniva voglia di alzare la testa, guardarlo negli occhi e chiedergli
come avesse fatto ad acquisire quel sapere (l'atmosfera era
rovente e quella notte l'avrebbero trascorsa insieme per la prima
volta: era stata quella promessa tacita ad averle fatto affrontare il
viaggio in treno fin l) quando gli Tsuchiura entrarono nella stanza.
Aveva avuto modo di parlare con loro solo qualche momento
appena arrivata, uno scambio di convenevoli formali: a quel che
aveva capito, Kameki era un architetto e aveva lavorato con Frank
sia in Giappone sia a Los Angeles, e ora eccoli l, vestiti per la cena,
a scambiarsi inchini reciproci.
Non  cos, Tsuchiura-San? chiese Frank, con un'espressione
tutto a un tratto timida.
Altro inchino. Ci fu uno scoppio, simile a uno sparo, proveniente
da uno dei ceppi sul fuoco. Mi spiace, Wrieto-San, ma non
vi ho sentito. Siamo appena entrati.
Stavo parlando a Olgivanna dell'apertura sessuale del vostro
paese; l'idea pulita, sana che donne e uomini senza distinzione hanno
delle funzioni amorose...
Entrambi gli Tsuchiura (giovani, pi o meno la sua et, si rese
conto lei improvvisamente) scoppiarono a ridere.
Per la prima volta da quando lo conosceva, Frank sembr disorientato,
ma si riprese subito. Voglio dire che, in contrasto con
la nostra pruderie e il nostro puritanesimo, le personcine timide e
timorose che vogliono dettare le regole per tutti quanti...
Come il Proibizionismo, volete dire si intromise Olgivanna
ed era in sintonia, gi in sintonia con il clima effervescente del luogo,
la compagnia, la conversazione.
S, be', disse Frank chinandosi per riattizzare il fuoco, sapete
che io non approvo chi beve, ho visto fin troppi ottimi uomini
rovinarsi, anche carpentieri e disegnatori...
Gli Tsuchiura risero di nuovo e lei, inebriata, fece altrettanto.
Dieci centesimi la dozzina, Wrieto-San, disse Kameki, che per le
risate quasi non riusciva a respirare, tutti questi disegnatori ubriachi.
Ma non Tsuchiura Kameki, non un buon onorevole disegnatore
giapponese...
E il Proibizionismo non  poi cos male... inizi Frank, ma
dopo uno sguardo a loro tre lasci la frase in sospeso, unendosi all'allegria
collettiva. Ma forse, strizz vistosamente l'occhio mentre
riponeva l'attizzatoio contro la pietra grezza del camino,  dagli
svizzeri e dagli austriaci che ci dobbiamo guardare, che ne pensate,
Kameki?
I Neutra e i Moser erano appena entrati nella stanza, parlando
animatamente in tedesco e Werner Moser, sentendo l'ultima frase,
disse: E di cosa saremmo accusati noi altri austriaci e svizzeri?
Sesso rispose Kameki. Sesso buono, pulito, aperto e...com'era,
Wrieto-San, civile?
Altre risate. Risate da parte di tutti, anche se Dione Neutra aveva
un'aria perplessa fino a che non intervenne Frank, l'espressione
improvvisamente compassata, anzi, seria, ecco. Serio. Gli piaceva
scherzare, era uno spirito lieve, l'uomo pi esuberante che
Olgivanna avesse mai conosciuto, incoraggiava il clima giocoso fra colleghi
e apprendisti, ma ora, rientrando nella parte del Maestro,
torn al punto che stava trattando. A beneficio di Olgivanna. Insomma,
sapete perfettamente che mi riferivo alla... come potremmo
chiamarla? ...libert dei giapponesi in ambito sessuale; vale
a dire, l'accettazione del sesso come funzione vitale e necessaria,
sgombra o non intralciata da pastoie religiose e politiche. E dunque
pulita. I kimono, la celebrazione della bellezza e la cerimonia,
la cerimonia del t, per esempio. E ci si riflette in tutti gli aspetti
della societ.
Olgivanna sent la propria voce che diceva:  State parlando della
geisha. Tutto attorno a lei la stanza era come in attesa, il fuoco
mandava il suo bagliore, le ghirlande natalizie riflettevano la luce,
le ampie vetrate delle finestre che si aprivano sulla notte e sui cumuli
di neve sottostanti. La geisha, pens. Le cortigiane con gli zoccoli,
il kimono e i capelli fissati con la lacca. Era quello che gli interessava?
Donne del mondo galleggiante disse Kameki con voce sommessa.
Frank le si avvicin, le mise un braccio attorno alla vita, il calore
del suo corpo come un altro fuoco, come una stufa mobile. S,
disse, la geisha. Ma nessuna di loro, almeno fra quelle che ho visto,
potrebbe mai eguagliare la vostra bellezza e la vostra grazia.
Poi qualcuno disse: Dai, dai e tutti alzarono i bicchieri di sidro
mentre lui la guardava dritto in viso, rapito dalla magia del momento.
Lei chiuse gli occhi per il bacio pubblico, pegno, suggello
e imprimatur del suo nuovo maestro, e il trasporto fu tale che lasci
svanire l'immagine di Georgei, appassita, pallida, sprofondata
nelle pagine grigie e nella fortezza della sua anima, finch non
scomparve del tutto.
E poi, poi ci fu la cena, abbondanza di buon cibo e quel genere
di conversazione che risollevava il mondo e tutti loro, a parte
Frank, parlavano inglese con un forte accento, giapponese, tedesco,
montenegrino, e quando pi tardi si raccolsero attorno al fuoco
e Dione suon il violoncello e cant Schubert con la voce di un
angelo disceso sulla terra, lei si sentiva cos tranquilla, cos a suo
agio che si alz e ball per tutti loro. Il lied(12) lo conosceva s e no,
ma quello era irrilevante perch l dentro c'era un ritmo pi profondo,
un incantesimo che la inebriava. Si abbandon a quello spirito,
al movimento armonico, alla trance dei mistici sufi, a ci che le
aveva insegnato Georgei, e port tutto quanto alla superficie del
proprio essere, l, l a Taliesin nella sala grande davanti al fuoco che
scoppiettava e respirava nel crogiolo della creazione, e non per il
pubblico di un teatro qualsiasi, ma per lui, solo per lui.

Note.
1. Wrieto-San nell'originale.
2. Un uomo non identificato; forse una delle sue conoscenze da un precedente e pi felice
soggiorno nella societ di Chicago.
3. Chiamiamolo per comodit Albert Bleutiek, un uomo di statura media, carnagione
media, con una pancia mediamente prominente e una personalit n aggressiva n remissiva,
un accompagnatore di second'ordine, uno su cui si poteva sempre contare perch pagasse
il conto del ristorante a pranzo e si desse da fare per trovare i biglietti per il balletto,
la sinfonia, il museo. Il suo destino era quello di tutti i personaggi di contorno a una vita di
primo piano: recitare la sua particina e uscire, incolore come la pioggia che scendeva sulle
grigie strade uggiose in una di quelle giornate che ci si poteva tranquillamente dimenticare
senza che nessuno trovasse niente da ridire.
4. La conobbi a Taliesin, una donna ormai inacidita, esile, sprovvista di umorismo, tubercolotica
quel primo anno, affaccendata, sempre affaccendata nei lavori
di casa, pulire, stendere i panni, zappare l'orto e tagliare la legna per la cucina, il forno e i diciassette camini
che tenevamo sempre accesi per quel poco di calore che riuscivano a produrre in quel
cavernoso edificio, ma un tempo era stata una ragazza, e per di pi innamorata. Questo bisogna
concederglielo.
5. Nell'originale, Wrieto-San, anche sotto.
6. Georgei Ivanovic Gurdjieff, 1866(?)-1949. Filosofo, compositore, sciamano, ipnotista.
Il suo capolavoro: I racconti di Belzeb a suo nipote. Per tutta la vita adott la dottrina
chiamata Il Lavoro, una confusa filosofia dell'essere con miti propri e una propria cosmologia
grazie alla quale raccolse attorno a s una cerchia di discepoli che poi accoglieva
nel proprio abbraccio scegliendoli dal gregge. Era a Taliesin nel 1938, credo, un vecchio dinoccolato,
armeno turco o gitano con un accento talmente incomprensibile che sembrava
parlasse con un bavaglio sulla bocca. Ricordo che tutte le mattine lo vedevo da lontano, un
fagotto di stracci animati che conversava con la signora Wright mentre Wrieto-San, nel suo
studio, friggeva.
7. Una di quelle curiose frasi enfatiche di O'Flaherty-San, che lasciamo cos com'.
8. Zona Gale, autrice di popolari opere di intrattenimento quali Miss Lulu Bett, ai tempi
all'apice della notoriet nonch, incidentalmente, della propria bellezza. Peccato che
amasse i gatti e che lei stessa non fosse priva di artigli. E poi, naturalmente, come tutti i romanzieri
aveva aspettative poco realistiche.
9. Ufficialmente, Istituto Gurdjieff per lo Sviluppo Armonico dell'Uomo, a mio parere
una definizione che costituisce un ossimoro.
10. Vlademar Hinzenberg. Architetto. Russo.
11. Nelle feste Wrieto-San era straordinario, Memorial Day, 4 luglio, Halloween, Ringraziamento,
Natale, e quando non ce n'era nessuna in vista se ne inventava una a proprio
piacere, la Nascita di Giugno, la Notte di Mezza Estate, le Colonne di Marzo, e pi il gusto
era pagano, meglio era. Era inoltre un indomito organizzatore, sempre indaffarato attorno
ai mobili e agli oggetti d'arte, e si buttava nelle decorazioni festive con tutto il fervore
della sua incontenibile energia (un'energia che, purtroppo, spesso si manifestava con
una sorta di sovrumana volubilit che rendeva difficile stargli attorno per pi di un'ora o
due di fila).
12 Il re degli Elfi. Cosa poteva esserci di pi appropriato?

 Capitolo 2.
MIRIAM AGONISTA.

N a Los Angeles e nemmeno nel provinciale avamposto di San
Diego trov un medico in grado di aiutarla, solo omiciattoli, tipi
piagnucolosi che si torcevano le mani, un esercito di uomini calvi,
effeminati e occhialuti terrorizzati dalla legge, come se quella legge
avesse pi diritto di esistere del Proibizionismo, perch chi era
il governo federale per imporre alla gente quello che poteva e non
poteva fare del proprio corpo, della propria mente, di bisogni, desideri
e impulsi personali? Pensavano dunque di poter controllare
i bisogni? Centellinarli? Tassarli? Miriam(1) era cos furibonda, cos
scottata e ferita da quell'offesa che dovette essere esageratamente
sgarbata con il tassista, il guidatore con il cappello spinto all'indietro
e due baffetti alla Valentino, perch quando arrivarono a
Tijuana, al confine, quello ferm la macchina, si gir sul sedile e
chiese di essere pagato integralmente. Con insolenza. Con quegli
occhietti da porcellino insolente. Pi in l io non vado disse con
un accento che non le riusc di identificare.
Ma lei fu irremovibile. Sent il volto indurirsi come cemento, i
pori che si chiudevano, i muscoli attorno alla bocca e agli occhi che
diventavano di pietra. Sciocchezze sibil. Andate avanti.
In piedi a sinistra dell'auto c'era un doganiere, uno sfaticato,
un idiota congenito dall'occhio svogliato e i denti guasti, che aveva
gi fatto il suo sorriso e il gesto che potevano passare, nessun
controllo, nessuna richiesta di passaporto, e ora la stava guardando
incuriosito. Come se ai suoi tempi avesse visto gi tutto, indecisioni
e cataclismi di ogni tipo, donne di quattro o cinque mesi andare
dritte alla clinica per farsi rimettere in sesto, contrabbandieri
di rum con i loro camion vuoti, gitanti, etnologi e collezionisti di
minerali; ma quella, quella sembrava tutta un'altra storia.
No, rispose l'autista, finito; si trascin fuori dalla macchina
e cerc di aprire la portiera posteriore, ma lei non mollava la maniglia.
Fuori insistette, e lei ebbe un piccolo fremito di piacere nel
sentire che gli tremava la voce. Aveva gi vinto la sua guerra.
Neanche per sogno disse, tanto per il gusto di assaporare
quelle parole sulle labbra. Insomma, ho pagato perch mi portaste
fino a Tijuana e non mi muover fino a che non avrete portato
a termine il vostro lavoro.  Gir lo sguardo attorno a s sempre pi
indignata: il doganiere, un fiume di messicani col poncho, muli, cani,
occhi indiani, capelli indiani, polvere, fango, sporcizia, venditori
ambulanti e accattoni nei loro cenci laceri, e la calura che incombeva
su tutto ci, un'insopportabile calura opprimente che esaltava
la puzza di marcio impedendole quasi di respirare. Muovetevi
ordin.
L'uomo vide lo sguardo nei suoi occhi, vide l'espressione che
aveva preso il suo viso e non prov nemmeno a estorcerle un paio
di dollari in pi, come avrebbe fatto chiunque altro; si strinse nelle
spalle, risal nel taxi e ingran la marcia. Un momento dopo avanzavano
sulle strade piene di buche, il circo umano della povert
messicana che si snodava fuori dal finestrino come un murale animato.
Era scomoda, accaldata, il fetore le dava alla testa, aveva la
biancheria e il fondo del vestito sudati, e i capelli appiccicosi sotto
il caffetano di seta color verde pappagallo, scelto appositamente
per mettere in risalto il colore degli occhi. Peccato che l non ci
fosse nessuno a far caso al colore dei suoi occhi. Solo contadini,
campesinos, non era cos che li chiamavano? E come si diceva farmacia?
Uguale, no? Consult il suo manuale di conversazione spagnolo-inglese
nella borsetta e trov la parola sotto il titolo Frasi
Utili: Don de est la farmacia?
C'era un cane morto sul ciglio della strada, la carcassa gonfia
sotto una seconda pelle di insetti, le persone ci passavano accanto
come se fosse una specie di monumento, come se fosse una statua
di bronzo messa l dal comune a celebrazione di qualche impresa
canina. Il taxi avanz sobbalzando e il cane scomparve. La farmacia
disse, i tendini della gola contratti. Portatemi alla farmacia,
la prima che vedete. Presto, presto.
Dato che l'uomo non dava cenno di averla sentita, torn a ripetere
le sue parole. Trascorse un lungo minuto penoso. Alcuni uccelli,
una qualche specie di uccello messicano, si levarono in volo
dalla strada come una fiammata: piccioni, piccioni messicani. La
farmacia disse lei, ormai sull'orlo della disperazione, tutta la sua
stizza svanita davanti alla desolazione di quel posto, a quei contadini,
a quell'autista, un americano, pi o meno, un tassista regolare
di San Diego con cui aveva concordato una regolare tariffa di
andata e ritorno, da pagarsi met in anticipo, met una volta rientrata
in albergo a Coronado Island, dove al pomeriggio si levava
sempre una brezza marina a mitigare il caldo. Li conosceva, i contadini.
I contadini con cui aveva avuto a che fare a Parigi, dove potevano
essere scontrosi o servili, e a Tokyo, dove si inchinavano fino
a terra e ridevano alle tue spalle, ma questi le facevano paura.
Qui era pericoloso. Lo sentiva. Lo vedeva, con i propri occhi. Prostitute.
Ubriachi. Quell'uomo l, che barcollava come in groppa a
un invisibile asino, gli occhi rossi come quelli di un demonio, che
la fissava da dietro il finestrino con aria minacciosa. E quell'altro
l, riverso nella polvere, ignorato da tutti esattamente come il cane
coperto di mosche. Era sul punto di aprire nuovamente bocca,
per dire che ne aveva abbastanza, lasciamo perdere, riportatemi indietro,
via da tutto ci, da quel caos, quella sporcizia, quel fetore
insopportabile, quando la macchina si ferm bruscamente. Be'?
fece lei. Che succede?
Ma l'autista (era italiano, forse?)(2) si limit a indicarle qualcosa.
Le ci volle un attimo, poi vide l'insegna, una scritta nera a mano
su fondo bianco: FARMACIA. Prese la borsetta e la sacca di stoffa
che si era portata dietro, si sporse verso il sedile davanti e riusc
a controllare la propria voce quanto bastava per dire: Ora aspettatemi
qua poi usc in strada e il sole la colp come un'ascia. Cinque
gradini, una passerella di legno e poi la porta e il campanello
che la annunciava mentre il taxi ingranava la marcia e si allontanava
di scatto dal marciapiede fra lo stridore delle gomme e il rat-tat-
tat dello scappamento. Si sent prendere dalla paura, una mano gelida
sulla nuca. Ci sarebbe morta in quel posto, ne era sicura, sola
e abbandonata in un posto dove il suo francese non le serviva a
niente e nemmeno il suo fascino del Sud, e i suoi figli non l'avrebbero
mai saputo, i suoi amici, Frank... niente esequie, niente sepolcro,
niente. Sarebbe rimasta l sul ciglio della strada come il cane in decomposizione...
In quel momento, mentre il campanello suonava, la porta si richiudeva,
lei restava l impietrita nella strada e il taxi si allontanava,
due donne con la mantiglia arrivavano sulla passerella dietro di
lei, i capelli neri annodati nelle trecce e gli occhi che sfuggivano i
suoi, e che cosa volevano? Volevano passare, tutto qua, lei bloccava
l'ingresso e loro aspettavano. Educatamente. Rispettosamente.
Poi si riprese, mormor delle scuse (assurdamente in francese: Pardon)
ed entr nel negozio. Era afoso e buio, persino pi caldo, se
possibile, che fuori in strada. Lentamente, via via che gli occhi si
abituavano, i contorni cominciarono a prendere forma. C'erano vasi
ovunque, una caterva di vasi e dentro varie erbe secche e pozioni
e mazzi ingialliti di piante ripiegate appesi al soffitto a seccare,
da cui emanava un odore di muffa, pungente e dolce al tempo stesso.
E poi il bancone. Il bancone dietro cui si trovava un uomo identico
agli esangui medici e farmacisti delle contee di Los Angeles e
San Diego, fin negli occhiali e nella sommit calva del capo, a parte
il fatto che la pelle aveva il colore della vernice di un vecchio
com, ma che cos'era quella roba nel vaso vicino al gomito, zampe
di gallina? Le venne in mente la bottega dello speziale di Romeo
e Giulietta, il folle mescolatore di pozioni, ma qual era la parola
che le serviva, la parola che si era ripetuta per tutto il tragitto in
taxi fin l? Un dormidero, ecco. Un dormidero.
Poi per l'uomo dietro il bancone le sorrise, un sorriso ampio,
accattivante, disponibile e incoraggiante, qui si pu comprare di
tutto, Senora, proprio di tutto, diceva il suo sorriso, e subito la parola
le usc di mente. Lui allora disse qualcosa, qualcosa che lei non
afferr, e come avrebbe potuto?, ma il senso era chiaro: In che cosa
posso aiutarvi?
Sentendosi gi meglio, sentendosi nuovamente padrona di s
(o quasi), si raddrizz e si avvicin al bancone ricambiando il sorriso
mentre le due donne entrate dietro di lei curiosavano fra i vasi
e il loro misterioso contenuto. Per quello che aveva da dire bastava
una parola sola, una parola che non faceva fatica a ricordare
a memoria: Morfina.
Lo guard negli occhi: Avete capito?.
Il sorriso dell'uomo si allarg. Fece un cenno di assenso.
Voglio, scand, morfina.
Non aspett di tornare in albergo, anche se di sicuro sarebbe
stato pi piacevole, perch era tutta la mattinata che si sentiva male, sfinita e con il capogiro, e lo stomaco, i crampi allo stomaco e
la pancia in subbuglio e non c'era bicarbonato che le desse il bench
minimo sollievo. L'uomo dietro il bancone, il piccolo farmacista
dalla carnagione scura che tutto a un tratto era diventato il suo
migliore amico, le aveva dato quello che voleva, tutto quello che
voleva, l'unica cosa che contava era il numero di banconote che lei
metteva sul piano di metallo, i dollari che qui pesavano pi dei pesos
(il che era buffo, visto che dollaro per quanto ne sapeva lei era
una parola priva di senso mentre peso era un valore dei gravi, della
gravit stessa), poi aveva riempito la sacca di stoffa con una dozzina
di tubetti di solfato di morfina in compresse solubili da somministrare
per via ipodermica (1/4 di grammo) e dieci di diamorfina
cloridrato (1/6 di grammo). Si fece dare anche alcune siringhe
nuove, poich l'ago che teneva nel suo ingegnoso astuccetto (da
fuori sembrava un accendisigari, e c'era lo spazio per due tubetti e
per la siringa stessa) a furia di usarlo era ormai spuntato ed estremamente
spiacevole da adoperare. Una volta completato l'acquisto,
le due donne con lo scialle che la guardavano di sottecchi e il farmacista
che continuava a sorriderle come se volesse farsi scoppiare
la testa, gli disse un'altra parola, che avrebbe potuto anche essere
spagnolo, o forse era latino: Taxi.
Taxi ripet l'uomo come se lei avesse proferito il termine che
dava senso compiuto a tutta la sua vita. Taxi, bueno e grid qualcosa
in direzione di un cumulo di cestini di paglia dietro il bancone,
dove una coperta messicana a righe nascondeva un passaggio.
Un attimo dopo ne sbuc fuori un ragazzo dagli occhi ancora assonnati,
le dette un'occhiata e corse fuori in strada urlando la parola
magica.
L'autista non parlava una parola di inglese, ma San Diego non
aveva niente a che vedere con la chiesa anglicana e i dollari che gli
sventol sotto il naso superarono immediatamente ogni difficolt
interpretativa. Il sole picchi per un momento su di lei, poi si ritrov
sul sedile posteriore dell'auto, ora tutti sorridevano, il farmacista
e le due clienti che l'avevano seguita fuori in strada, il ragazzo
e il guidatore del taxi e anche qualche casuale passante, tutto un
mondo di sorrisi delicati. La porta si richiuse dietro di lei, la macchina
era una Tin Lizzie, un macinino, un trabiccolo mal costruito
e inconsistente, e per di pi vecchia, la prima berlina mai fabbricata,
ma aveva un tetto e apparentemente un motore. Quel rottame
avanzava a sobbalzi e scossoni come se stesse correndo a capofitto
gi da un dirupo, gli odori tornarono ad assalirla, il caldo acquattato
sopra di lei, subito sotto il caffetano (ma lei non se lo sarebbe
tolto, non avrebbe mostrato i capelli e il sudore e la paura che l'aveva
presa), ma tutto ci dur solo qualche istante perch immediatamente
sciolse una compressa in acqua, la aspir con la siringa e poi,
fra uno scossone e l'altro, trov una vena sulla parte alta della coscia
sotto l'orlo madido di sudore del vestito arrotolato.
Dopo di che, il vento la rinfresc e gli odori svanirono. L'uomo
al confine fece cenno di passare con un'occhiata appena, il mondo
assunse un luccichio metallico, il luccichio del mare aperto visto da
una sdraio sul ponte del piroscafo Paris, e non era pi in Messico.
Non era nemmeno nel riarso deserto marrone di San Diego, non
certo sulla terraferma. Era in crociera, appoggiata al parapetto con
il vento in faccia e gli uccelli che volteggiavano sopra la testa, sulla
via del ritorno in Francia.
Alla fine, non torn a Parigi quell'anno e nemmeno il successivo.
Per un po' and a stare a San Francisco, che per trovava noiosa:
troppo fuori mano, troppo fredda, troppo luminosa, con quel
sole dipinto come un sottile strato di colla su tutte quelle file di case-biscotto
che Frank avrebbe trovato detestabili digrignando i denti
fino a consumarseli; poi torn a Los Angeles dove a lungo abit
con Leora Tisdell(3), che aveva appena perso il marito. Per qualche
tempo, fra la primavera e l'estate del 1925, allest un forno nel retro
della pensione di Leora e incoraggiata dall'amica ricominci a
lavorare la terracotta, giusto per vedere se ritrovava la
mano. (Leora aveva anche lei aspirazioni artistiche e adesso che, per usare le
sue parole, non era pi sotto il tallone del marito, voleva ritrarre la
California con i suoi dipinti a olio.)
Durante la prima settimana, Miriam produsse un busto di Leora e Leora produsse un ritratto di Miriam. Il ritratto avrebbe voluto
essere naturalistico ma l'esecuzione era cos pedestre che sembrava
opera di Picasso o di Mir e Miriam ne ricav soltanto tristezza.
Lo sai, no, che quando ero a Parigi mi concentravo su singole
parti del corpo umano pi che sui busti, che sono cos terribilmente
convenzionali, e lavoravo quasi esclusivamente col marmo
disse Miriam alla sua amica un pomeriggio mentre sorseggiavano
un Singapore Sling e se ne stavano l a guardare il busto di terracotta
che, a guardarlo bene, avrebbe avuto bisogno di un lavoro
aggiuntivo attorno al naso e alle orbite degli occhi, e anche
la vernice era mal distribuita. Mi avevano accettato un paio di mani intrecciate
all'esposizione permanente del Louvre, sai aggiunse, e
quel pensiero la tir su di morale, la sollev dal divano dell'amica,
lontano dalla casa e da Los Angeles con le sue finte
architetture spagnoleggianti e le palme afflosciate, riportandola a quel giorno in cui
per la prima volta aveva varcato la soglia del museo e le aveva viste
l, le sue mani, in mostra, e attorno un capannello di persone (parigini)
che le ammiravano. Fu un momento meraviglioso, favorito dal
Singapore Sling e dalla dose di morfina che aveva preso per digerire
e per tenere sotto controllo il tremito che da un po' le attanagliava
la nuca (tutta la spina dorsale, per la verit), ma la sensazione dur
poco. Qualche giorno dopo fece un calco delle mani di Leora pensando
di comprare un blocco di marmo di Carrara e di rimettersi a
scolpire, creando qualcosa di significativo e durevole, ma lo slancio
sembrava affievolirsi via via che il sole sorgeva e calava e poi sorgeva
e calava, fino a bruciare ogni sua ambizione.
Si sentiva vagamente sfasata (n carne n pesce, ecco), meditava
di andare dalla figlia Norma a Chicago o magari di tornare su
a San Francisco per qualche giorno, o in Messico, da qualche parte
lungo la costa, in un posto pulito dove fosse possibile avere qualcosa
da mangiare di decente che non fosse avvolto in quelle piccole
frittelle bruciacchiate che sembravano accompagnare qualsiasi
cosa, persino la bistecca, quando si present un uomo alla porta
a chiedere di lei. Il domestico di Leora, un cinese in giacca bianca
e una cravatta nera leggermente unta, la trov nel cortile distesa
su una chaise longue accanto alla piscina a leggere per la terza
volta La Noire idole(4). Si infil un accappatoio e a piedi nudi percorse
i corridoi in penombra fino alla porta di ingresso.
L'uomo era un volto sconosciuto, faccia da furetto, esile come
un ramoscello, l'espressione insinuante. S? fece lei, squadrandolo
da sotto il cono dell'asciugamani che si era avvolta attorno
ai capelli.
Maude Miriam Noel Wright? disse lui, le spalle che gli ballavano
nella giacca come se stesse mutando pelle, un tic all'angolo
sinistro della bocca.
S rispose lei e stava per aggiungere Eccomi qui o Eccola
qui, senza riuscire a decidere quale delle due, quando lui le porse
una busta piena di ditate, gir sui tacchi nell'attimo stesso in cui
lei la prese e si allontan per il vialetto.
Dentro c'era una citazione per divorzio e un allegato che la
informava di come Frank Lloyd Wright avesse avviato un procedimento
contro di lei per abbandono del tetto coniugale. Tutto
qua, nient'altro. Nessuna spiegazione, nessuna parola da lui, nessun
avvertimento preliminare o anche solo un frettoloso e ipocrita
tentativo di riconciliazione. Che cosa prov, in quel momento,
l'asciugamani avvolto attorno alla testa, le dita dei piedi che si aggrappavano
alla ruvida canapa dello stuoino e la mano destra rigidamente
tesa davanti a s, i caratteri neri della citazione che la
fissavano come se ogni lettera fosse una faccia in miniatura e ogni
faccia improvvisamente ridotta a labbra sdegnose? Rabbia, ecco
cosa. Non disappunto, non sorpresa, non un colpo al cuore, ma
solo quello: rabbia.
S, l'aveva lasciato. Certo che l'aveva lasciato. L'avrebbe fatto
chiunque. Una santa, anche i martiri con il cilicio e i loro cenci insanguinati.
Era un uomo impossibile, l'essere umano pi esasperante
che avesse mai conosciuto, si credeva Dio, perfezionista, sempre
l a discutere ogni minimo dettaglio come se ne andasse delle
sorti del mondo, e come russava, e le sue serate musicali, la deprimente
desolazione del Wisconsin rurale dove in pratica la teneva
prigioniera e ogni donna di casa grassa e ogni contadino occhiuto
la fissavano come se avesse la lettera A cucita sul davanti del vestito.
Certo che l'aveva lasciato. Ma questo non voleva dire che non
l'amasse pi.
Senza nemmeno pensarci, appallottol la citazione nel pugno
e la fece a pezzi che poi gett nell'aiola, tristi, sconfitti pezzetti di
carta simili a un'esuvia. Si trovava nella casa accanto, non nella costruzione
principale ma nel bungalow sul retro, e aveva una lampada
in mano, una lampada di Leora, roba di risulta, cianfrusaglia
dal negozio di cianfrusaglie, niente di antico, che batteva metodicamente
contro l'intonaco del muro. Intonaco che si sbriciolava, l
accanto a lei, in un mucchietto sempre pi alto di polvere bianca.
Fu Leora a trovarla, forse aveva gridato, il cinese aveva messo
la testa dentro la porta come un pupazzo a molla e un attimo dopo
Leora era entrata di corsa nella stanza gridando ripetutamente
il suo nome, come per ricordarle chi era, per riportarla indietro, si
sentiva come se l'avessero trasportata fuori dal suo corpo, la mente
volata via per aggrapparsi a un invisibile appiglio e i muscoli che
facevano tutto da soli. La lampada era di ottone. La sbatt
fragorosamente finch non fu una campana che suonava a morto, Portate
fuori i vostri morti. Portate fuori i vostri morti! Ricordava le
braccia di Leora che la circondavano, bloccandola, e la sua voce
suadente che le scendeva nell'orecchio come uno sciroppo. Poi si
ritrovarono sul divano insieme, mentre il cinese correva a preparare
i Martini perch quella era un'emergenza, senza alcun dubbio,
la lampada distrutta, il muro scavato e segnato anche da qualche
schizzo di sangue e Miriam con le nocche sbucciate e le bretelline
del costume da bagno che le erano scivolate dalle spalle e
l'accappatoio aperto con i seni che oscillavano liberi, ma Miriam
singhiozzava cos convulsamente da non riuscire nemmeno a dire
all'amica che cos'era accaduto. Quando poi ci prov, lottando per
articolare le parole, fu sopraffatta dalla vergogna. Frank, l'uomo
che amava, suo marito, la stava lasciando. Per un bel pezzo Leora
si limit a tenerla fra le braccia, mormorando: Ora calmati, calmati,
poi finalmente arrivarono i Martini, lo shaker imperlato, il
gambo delicato dei calici, l'oliva infilzata su uno stuzzicadenti, e
Miriam sent che la pace calava su di lei come il sipario alla fine di
una commedia.
Prese il cocktail e lo trangugi in due sorsate. Le lacrime le velavano
gli occhi. Frank cominci Frank, lui...
Devi farti forza disse Leora, e chi poteva biasimarla se il suo
primo pensiero fu morboso? Alla sua et, be' queste sono cose
che bisogna aspettarsi... Dio lo sa, io dovrei saperlo. E Dwight tentennava,
quella  stata la cosa peggiore.
No, no, non capisci: Frank vuole divorziare.
Cinque minuti dopo il cinese era nell'aiola a raccogliere i frammenti
della citazione. Che, dopo un secondo Martini, ricostruirono
accuratamente come un puzzle. La prima cosa da fare, convennero
entrambe, prima ancora di chiamare Frank, era scrivere al giudice
incaricato e insistere, o meglio dichiarare che lei voleva una riconciliazione,
che amava ancora il marito, che la loro era una separazione
temporanea, per motivi di salute, per darle modo di riprendersi,
e che non si era mai sognata di voler divorziare. Leora
l'aiut a scrivere la lettera, che alla fine risult di tre pagine, la batt
a macchina e si sent subito meglio. Pens che forse le avrebbe fatto
bene mettere qualcosa nello stomaco, cotolette di vitello, pur
di patate, haricots verts (il cinese era davvero un cuoco meraviglioso),
dopo di che and al telefono. Anzi no, brand il telefono
come un'arma, una spada che lei riusciva a roteare con una mano
sola e che tuttavia poteva ferire a oltre tremila chilometri di distanza,
le otto in California, le dieci da loro, proprio l'ora in cui lui
sarebbe stato in studio, completamente immerso nei suoi disegni,
a meno che non fosse a una delle sue serate musicali fra gli adulatori
e i leccapiedi stranieri di cui si circondava.
La centralinista la colleg con il numero e mentre aspettava che
la mettessero in comunicazione il cuore cominci a batterle all'impazzata.
Ci fu un disturbo in linea, un leggero ronzio metallico e
poi dall'etere le giunse una voce che lei non riconobbe, la voce di
un uomo: Pronto?.
Passatemi Frank disse lei, rimpiangendo di non essersi fatta
una puntura per calmare i nervi. Era agitatissima, la tensione la dilaniava
fino a che le sembr di rivivere lo shock di quel primo momento
sulla porta quando quell'ometto, quell'insignificante scoria
umana, le aveva consegnato la citazione...
S disse la voce. Chi parla?
Miriam. Sua moglie. E voi chi diavolo siete?
Uh... scusate. Le voci vennero smorzate; qualcuno stava bisbigliando.
Un momento per piacere.
Frank venne all'apparecchio e la sua voce era schietta e seria.
S, Miriam, pronto. Cosa posso fare per te?
Non riusc a trattenersi, l'aria che le usciva a scatti dai polmoni
straziandole la gola come se avesse inghiottito una pompa pneumatica:
Criminale!  url. Viscido! Sei, sei un fottuto verme! Come
osi trattarmi cos? Veramente, come osi!?
Miriam disse lui. E magari disse qualcosa per calmarla, qualcosa
con quel suo sommesso tono pretesco che prendeva quando
voleva atteggiarsi a santo, ovvero l'ottanta per cento delle volte, ma
lei non lo sent, non lo voleva sentire.
Cazzo! grid. Cazzo! Pensi di potermi mettere da parte come
una sgualdrina, come, come una di quelle puttane che hai usato
per il tuo piacere e di cui ti sei stancato,  questo che pensi? Perch
se  cos...
E poi ancora, molto altro ancora, e lacrime... Non riusc a trattenersi,
in fondo era un essere umano anche lei e quella era la cosa
pi ignobile, pi sporca che le avessero mai fatto, e lui cercava
di blandirla, di ammorbidirla, ma il suono della sua voce, tutta quella
sufficienza, quella perentoriet riusc solo a farle salire i fumi alla
testa finch non lo sent irrigidirsi e la comunicazione venne improvvisamente,
bruscamente interrotta.
Al mattino, dopo aver fatto il bagno, essersi sistemata i capelli
e aver fatto ricorso alla siringa per diffondere quel calore insinuante
fin nella punta delle dita di mani e piedi e creare una barriera fra
s e qualsiasi cosa la giornata le avesse scodellato (certo che aveva
tenuto nascosto il suo astuccio a Frank, e anche a Leora, il pi a
lungo possibile, non che se ne vergognasse o che corresse il rischio
di diventare una morfinomane o niente del genere, ma le sue medicine
erano una questione privata, fatti suoi e solamente suoi, a
prescindere dal grado di intimit che chiunque aveva, o aveva avuto,
con lei), fece colazione insieme a Leora e decisero che aveva bisogno
di un legale. Frank ce l'aveva. Perch non doveva averlo anche
lei? Quante donne avevano conosciuto entrambe che erano state
buttate per strada come valigie e senza un centesimo in tasca? O
un nichelino? Neanche un nichelino.
Dopo colazione torn al bungalow e us il telefono per prendere
un appuntamento per il pomeriggio con Wilson Siddons
Barker III, un avvocato specializzato in casi di divorzio e caldamente
raccomandato pi o meno da tutte le persone che conosceva
Leora. Dedic un bel po' di tempo al proprio viso e ai vestiti, la parte
migliore della mattinata, e alla fine scelse un completo primaverile
di lana che aveva disegnato lei stessa in twill di Poiret color blu
marina con una fodera di seta peau de cygne e la mantella di velluto
azzurra e il turbante in tinta. Complet la mise con le sue perle
e la lorgnette insieme a due fili di perline e una spilla di brillanti
avuta in eredit dalla madre. O santo cielo, disse Leora dopo
averle dato un'occhiata, ma sei una meraviglia.
Credi che la spilla sia eccessiva? chiese lei rimirandosi nello
specchio a pavimento dell'ingresso.
Anche Leora si era vestita con una certa cura e aveva del gusto,
niente da dire. Non faceva certo la stessa scena di Miriam, ma
d'altra parte Miriam aveva un portamento che Leora si sognava,
pur tuttavia doveva ammettere che l'amica era splendida nel suo
crpe de chine color malva e il cappellino con penne di fagiano che
le scendevano graziosamente fino alle spalle. No, no mormor
Leora, le labbra arricciate e lo sguardo fisso su di lei.
Vuoi proprio fare colpo.
Ti piace? S? Davvero? Miriam si sent invadere dalla soddisfazione
e per un momento si dimentic del proposito che stava dietro
a tutto ci. Dovevano andare a pranzo al Beverly Hills Hotel,
 vero, ma si trattava di un semplice diversivo rispetto al vero piatto
forte della giornata, il colloquio con l'avvocato e tutto ci che questo
significava. Sai, questa spilla (e il cammeo, lo vedi il cammeo?
Rappresenta le Tre Grazie, Aglaia, Eufrosine e Talia) non  un amore?
Splendore, Gioia e Letizia. Tutte cose di mia madre e prima ancora
della madre di mia madre. I miei gioielli si rimir allo specchio
e vide una donna alta e imponente, il genere di donna in grado
di badare a se stessa, assumere avvocati, fare la guerra a Frank
Lloyd Wright fino a fargli rimpiangere di essere venuto al mondo
sono la mia unica vera arma contro le cose brutte. Se dovr andare
a elemosinare, almeno avr qualcosa su cui poter contare.
E l'anello?  quello l'anello di Cleopatra?
Cos vuole la leggenda. Non conosco bene la storia, credo che
non la conosca nessuno, ma apparteneva alla famiglia di mio marito:
il nonno l'aveva preso da un gioielliere che vendeva antichit
di ogni tipo, soprattutto egizie. Dovrebbe essere uno scarabeo, sai?
Dicono che Cleopatra lo portasse come un talismano per assicurarsi
la fedelt dei suoi amanti. Rise. Come se esistesse qualcosa
in grado di tenere sotto controllo un uomo in preda al desiderio.
Ma sai che a Parigi allo scoppio della guerra c' mancato poco che
lo vendessi? C'era un tizio del museo, molto affascinante, molto
persuasivo, ma alla fine non ce la feci a separarmene. E ne sono
proprio contenta.  il mio pezzo pi importante. Un sorriso ora,
malinconico, le labbra delicatamente, deliziosamente soffuse di sangue,
e lei capiva che Leora era scettica, o forse gelosa, forse era
quello. Gelosa, ma faceva del proprio meglio per nasconderlo.
 il mio anello della vendetta, mia cara. E non credere che Frank non
lo sappia.
Alla prova dei fatti, William Siddons Barker III fu molto contento
di conoscerla, manifestando solidariet per ci che lei stava
passando, ovviamente, ed era una vergogna, una vera vergogna (lei
scoppi a piangere nel suo studio, non riusc a trattenersi, nonostante
Leora fosse l al suo fianco) e le assicur che avrebbe fatto
tutto il possibile per lei. Fu di parola. Attraverso il suo socio di Chicago,
Frederick S. Fake(5), riusc a far ritirare la querela a Frank minacciando
una controquerela per crudelt fisiche (gi, chiss che
effetto avrebbe fatto sui giornali: ARCHITETTO DI FAMA MONDIALE
PICCHIA LA MOGLIE) e da l in poi si mossero, molto lentamente, un
passo incerto dopo l'altro, verso l'inevitabile.
Per lei era una sofferenza. Una sofferenza quotidiana. Ma chi
era lui per piantarla cos? Fra i due, quella che valeva era lei, non
certo lui. E glielo scriveva, una lettera dopo l'altra, ora maledicendolo
ora ricordandogli la passione che li aveva accomunati un
tempo, una passione lontana anni luce dagli amorazzi e dalle convenzioni
delle masse (era stata la sua amante per nove anni(6) senza
che mai dalla bocca le fosse uscita una lamentela, o anche solo un
bisbiglio) oppure quando era assalita dalla rabbia lo chiamava in
interurbana, e tutto per sentire la durezza nella sua voce e ascoltare
le sue patetiche razionalizzazioni, per rimproverarlo, piangere
e singhiozzare e maledirlo telefonicamente finch le orecchie di
tutti gli operatori fra Los Angeles e Spring Green friggevano come
lardo in padella.
Ma lui fu irremovibile: ogni riconciliazione era impossibile. Su
quello non si discuteva. Non intendeva cedere di un centimetro.
Eppure, cosa che la sconcertava, si sforz di essere ragionevole
quando alla fine si arriv a un compromesso. Pi che ragionevole:
generoso. Proprio lui. Frank, che considerava le fatture poco pi
che una sorta di promemoria e non pagava nemmeno quando aveva
i soldi in tasca e lo sceriffo alla porta. E quando finalmente pi
o meno quattro mesi dopo raggiunsero un accordo sul divorzio
(10.000 dollari in contanti, alimenti per 250 dollari al mese e una
partecipazione al cinquanta per cento su Taliesin), lui le butt anche
un osso. Lei aveva sempre detto di voler tornare a Parigi, le dissero
gli avvocati di lui, o cos gli pareva di aver capito, e voleva farle
sapere che per lui non c'era problema. Al punto che se lei fosse
partita per Parigi entro sei settimane dalla firma dell'accordo, le
avrebbe concesso altri 1000 dollari extra e l'esclusiva su qualsiasi
altra cosa, al fine di agevolarla in quella transizione.
Lei ci pens, a Parigi, alle camere che aveva affittato sopra un
antiquario in rue des Saints-Pres, ai tanti artisti che annoverava
fra i suoi amici pi stretti, ai bistrot, ai caff, alla bella vita che aveva
condotto dopo la scomparsa di Emil, e fu davvero a un passo
dal cedere. Parigi d'inverno. Parigi a Natale. Il profumo delle caldarroste
nelle strade, la luce livida del pomeriggio, vita vera, cibo
vero, bouillabaisse, foie gras, les fromages. Ma c'era qualcosa che
non le piaceva, lui le stava nascondendo qualcosa. Lo conosceva
bene. Conosceva i suoi meccanismi mentali.
Ci di cui non era a conoscenza, non ancora, era Olgivanna.

Note.
1. Maude Miriam Noel, 1869-1930. Bellezza del sud, scultrice, dilettante. Seconda moglie
di Wrieto-San. Non l'ho mai conosciuta di persona, ma Billy Weston me l'ha descritta
piuttosto dettagliatamente. Era un guaio mi disse. Poi us una di quelle espressioni
americane particolarmente colorite (che ricchezza, la lingua inglese): Era, fece una pausa,
lo sguardo perso in lontananza, come se il cervello, dico proprio l'organo, stesse subendo
una compressione fortissima da parte della fisarmonica della memoria, era un vero
inferno su ruote.
2. Chiaramente, O'Flaherty-San qui d briglia sciolta alla fantasia, nel tentativo di vedere
le cose con gli occhi di Miriam. Ho il sospetto che l'autista fosse quello che in genere
si chiama chicano, un cittadino statunitense di origine messicana, o magari, come suggerisce
il mio dizionario spagnolo, un caudillo, un appartenente alla classe dominante latinoamericana
il cui sangue  relativamente puro, e quindi con una carnagione pi chiara, ma ci
sarebbe da chiedersi che cosa ci faceva un uomo del genere al volante di un taxi. Oppure,
magari era proprio italiano.
3. Nata Caruthers, 1870-? Amica di giovent di Miriam a Memphis. Entrambe si ricordavano
sempre il compleanno dell'altra e si scrivevano spesso, anche se mai con tanta
assiduit e tanta intensit come nei primi anni del matrimonio di Miriam, quindicenne, con
Emil Noel, rampollo di una distinta famiglia del Sud, che la port a Chicago, dove divent
un funzionario decisamente privo di ogni velleit artistica presso i grandi magazzini Marshall
Field.
4. La Noire idole, tude sur la Morphinomanie, di Laurent Tailhade, Leon Vanier, Paris
1907. Difesa e ode alla morfina, scritto per ribattere al sensazionalismo di Les Possdes
de la morphine di Maurice Talmeyr, che insisteva a considerare l'uso di questa droga medicinale
sotto una luce che Tailhade riteneva sbagliata e negativa. A discolpa di Miriam, va
detto che durante gli anni parigini, pi o meno fra il 1904 e il 1914, l'uso della morfina era
diffusissimo, soprattutto negli ambienti degli artisti alla moda e una giovane donna che vi
facesse ricorso veniva guardata tutto sommato non diversamente da quelle che fumavano,
portavano i pantaloni o sorseggiavano bevande a base di
cocaina come il celeberrimo Vin Mariani.
5.  il suo vero nome. Inutile ogni commento sull'assurdo contrasto fra funzione e destino,
ma una volta andai da un dentista di New Haven che si chiamava dottor Hertz.
6. Dal 1914 al 1923. Lo era diventata dopo la morte della
precedente amante di Wrieto-San, che la fece trasferire a Taliesin nel 1915, nonostante fosse ancora sposato alla prima
moglie, Catherine, che non voleva concedergli il divorzio. Come si accennava poco fa, la
gente della comunit, persone semplici, salde nelle loro usanze contadine e facili prede della
retorica di editorialisti e predicatori di campagna, si scandalizz e tratt Wrieto-San come un reietto. Tanta animosit forse affrett la decisione di Wrieto-San di accettare l'incarico
per l'Imperial Hotel e di trasferirsi, insieme all'amante, in Giappone, paese molto pi accomodante
e civile.

 Capitolo 3.
COME BRUCIANO LE COSE.

Frank si affezion a Svetlana come se fosse stata figlia sua e nel
primo mese del nuovo anno Olgivanna ebbe la sensazione che facesse
di tutto per viziare la bambina, innumerevoli visite allo zoo,
concerti, grandi pattinate sul ghiaccio del lago Michigan, Wurstel,
popcorn, mele caramellate, ma faceva tutto parte del suo fascino.
Non conosceva mezze misure. Era un entusiasta della vita, innamorato
di lei e anche di sua figlia, genuino e disinibito, anche se
quando li vedevano per strada insieme la gente naturalmente prendeva
Svetlana per sua nipote e questo sembrava sconcertarlo. Non
era nonno, protestava (in realt lo era: il figlio John aveva una bambina
di tre o quattro anni, questo Olgivanna lo sapeva), ma se viveva
in quell'illusione, se si mostrava al suo fianco come un giovane
innamorato e questo gli piaceva, perch negarglielo? Svetlana
avrebbe potuto essere sua figlia, poteva esserlo benissimo, una delicata
bellezza di sette anni dalle gambe lunghe che aveva preso
molto pi dalla madre che da Vlademar, e si godeva quelle attenzioni,
le piacevano i regalini e farsi portare a cavalluccio e arrampicarsi
accanto a lui sul seggiolino del piano a pigiare i tasti e cantare
insieme Shine On, Harvest Moon e Sweetest Than Sugar, con
quella vocina pigolante e incerta mentre la sua, dal pastoso timbro
tenorile, teneva l'intonazione.
Olgivanna si rendeva conto che si stava esercitando nel ruolo
(pap Frank, lo chiamava la bambina, bastava che entrasse nella
stanza e lei si metteva a saltare e volava verso le sue braccia aperte
gridando: Pap Frank, pap Frank! ) e glielo riconosceva, gli riconosceva
lo slancio impetuoso del suo desiderio e della sua dedizione.
Era una forza della natura, ecco che cos'era, una valanga di
bisogni ed emozioni che spazzava via tutto ci che trovava sul proprio
cammino. E anche lei era innamorata, pazza di lui, del piacere
che lui traeva da lei e di quello che le dava in cambio (Vlademar
non era niente in confronto a lui, niente, affascinante come uno
strofinaccio per i piatti, un pappamolle, e fino all'ultimo dei suoi
giorni disse sempre di non aver mai saputo che cosa fosse l'amore,
l'atto fisico, l'unione di due corpi al di sopra e al di l del congiungimento
spirituale, fino a che non aveva incontrato Frank). E
oltre a ci, lei era in cerca di qualcosa a cui aggrapparsi, una causa,
un modus vivendi, certo, ma anche sicurezza e protezione, e lui
era l con le sue spalle larghe(1) nel momento in cui lei ne aveva pi
bisogno: i risparmi si stavano assottigliando, il marito non faceva
granch per aiutarla e non era affatto piacevole dipendere dai capricci
di qualcun altro, ospite nell'affollato appartamento di Chicago
insieme a persone che fin dal primo momento non le erano
mai state propriamente simpatiche. Cos quando le chiese di tornare
a Taliesin, con la figlia, e non solo per un weekend, ma di trasferirvisi
e di entrare a far parte della vita del posto, della sua vita,
lei non ebbe un attimo di esitazione.
Questa volta la strada le era nota. E se la campagna sembrava
pi brulla che a Natale quando anche la pi desolata delle fattorie
era resa pi accogliente da una ghirlanda alla porta o una candela
alla finestra, ora almeno c'era Svetlana a tenerle compagnia. Mangiarono
panini, latte per la figlia, caff per lei, mentre Svetlana chiacchierava
un po' con lei e un po' con il suo nuovo orsacchiotto di peluche
(Mangia il panino, Teddy; metti via le tue cose; stiamo
partendo!), tutta presa dal suo album da colorare e dalla scatola di pastelli
che le aveva comprato Frank. Tutti i loro beni si trovavano in
un unico baule nel portabagagli dell'auto da qualche parte dietro
di loro (poca roba: qualche cambio di vestiario, libri, lettere, due
bambole di porcellana di cui a quanto pareva Svetlana non poteva
fare a meno; perch fino ad allora avevano vissuto sotto il regime di
Georgei e il tanto propagandato ascetismo di Georgei)(2).
Com', mamma? chiedeva continuamente Svetlana cercando
di farsi un'idea del posto... non era il castello di Fontainebleau, appena
fuori Parigi; era una costruzione rossiccia a struttura
irregolare nello stile della Prairie House nei pressi di Spring Green, in Wisconsin,
che doveva per forza di cose essere autosufficiente dal punto
di vista della cultura e dei divertimenti. Ti piacer le rispose.
Vedrai. ... non so... una specie di castello, solo senza torrette.
Le matite volavano sulla pagina, ottima carta da disegno di qualit
che non si bucava. Svetlana fece una pausa per finire ci che
stava facendo, rosso per il camino della casa che stava disegnando,
nero per il fumo, poi alz il viso. Che cosa sono le torrette?
Ma s, le torri... come nella fiaba di Raperonzolo.
Come in Francia.
S, proprio cos. Come in Francia. Solo che questo posto, il
posto di pap Frank, non ce l'ha.
E che cos'ha?
Voleva risponderle che aveva la bellezza, aveva il genio, l'animo,
lo spirito, che era quel genere di casa che ti fa sentir bene anche solostandoci dentro e guardando fuori, invece rispose:
C' un lago."
E si pu pattinare sul ghiaccio?
Mm-mmh. E d'estate, cerc di immaginarsela, i campi rinati
alla vita, le porte dei granai aperte e le bestie che pascolavano, di
notte le lucciole, le costellazioni in alto nel cielo, fra le travature
dell'universo, ci si pu nuotare. E fare giri in barca. E anche pescare.
Ci sono le papere?
Certo che ci sono. E anche le anatre. Adesso tirava a indovinare,
correndo avanti mentre il treno procedeva attraverso la campagna
gelata, venti, trenta gradi sotto zero, i fiumi come pietra, gli
alberi tramortiti, non una creatura vivente che si muovesse in un
angolino di quella distesa inospitale. E cigni. Cigni che si avvicinano
e prendono il grano dalle mani. Te li ricordi i cigni di Fontainebleau,
quelli neri?
Svetlana ora aveva smesso di disegnare, due matite, quella verde
e quella marrone, fra le nocche della mano sinistra, quella rossa
ferma sul camino nel punto in cui il tetto si apriva racchiudendo
le schematiche figure che vi aveva disegnato sotto: erano due,
soltanto due, madre e figlia con due gonnelline triangolari simili. I
suoi occhi vagarono in lontananza per un momento, forse mentre
si immaginava i cigni, Lionel e Lisette (era cos che li avevano chiamati,
no?) o forse era semplicemente stanca. Poi disse solo: Siamo
quasi arrivati?.
Frank e Kameki le aspettavano sulla banchina per salutarle, il
fiato che si condensava, i cappelli calati fin sulla fronte, il bavero
rialzato. Curvi contro il vento, gli occhi frugavano i finestrini mentre
il treno rallentava fra uno stridore di freni, poi Kameki si gir
di lato, le mani chiuse a coppa per accendersi una sigaretta e Frank
fece qualche passo avanti, l'orlo del suo pesante mantello di twill
che sventolava e ondeggiava attorno alla fettuccia che stringeva i
pantaloni alla cavallerizza e agli stivali lucidi. Eccolo l, cos vicino
che lei avrebbe potuto allungare la mano e toccarlo, ma chiss come
non la vide e il treno gli scivol accanto prima di fermarsi con
un sobbalzo poco pi in l. Svetlana non stava pi nella pelle. Salt
su dal sedile e prese a battere sul finestrino, gridando il suo nome
finch finalmente lui non alz la testa, le vide e la sua faccia cambi.
Olgivanna fece un cenno con la mano, sollevata.
Per c'era qualcosa che non andava, lo cap nell'attimo stesso
che scese dal treno. Frank era vivace ed energico come sempre e
aveva un largo sorriso di benvenuto mentre aiutava prima lei e poi
Svetlana a scendere dal treno, e tuttavia sembrava distante. Non la
guard, non subito, e questo era strano. Si chin invece verso Svetlana,
le dette qualcosa, un lecca-lecca, e chiese se il viaggio era stato
piacevole, ma Svetlana, l'album da colorare stretto sotto un braccio
e l'orsacchiotto sotto l'altro, ebbe un improvviso attacco di timidezza
e riusc solo a mormorare S.
Un vento gelido spazzava la banchina, foglie secche e cartacce
che svolazzavano, il cielo in alto che si rannuvolava e Olgivanna ebbe
un momento per abbracciare con lo sguardo le vie deserte e gli
edifici con le finestre inchiodate della cittadina (paese, borgo) dove
avrebbe trascorso il suo prossimo futuro e forse qualcosa in pi,
molto di pi, prima che lui la guardasse. La locomotiva sbuff un
lungo e fremente sibilo di vapore. Kameki corse a prendere i bagagli.
E Frank finalmente mostr di essersi accorto della sua presenza,
senza per prenderla fra le braccia, senza baciarla: le porse
invece la mano perch gliela stringesse, guanto contro guanto, come
se lei fosse una conoscenza di lavoro o una lontana parente...
sempre senza dire una parola, non una parola, non un salve o benvenuta
o piacere di vedervi.
Poi le lasci la mano e si chin in avanti piegando rapidamente
le spalle. Poi ti spiego le disse a bassa voce, il fiato rapito dal
vento e subito disperso.  per i vicini. I giornali. Non possiamo
permetterci uno scandalo. 
Pap Frank grid Svetlana, tirandogli la sciarpa; ora si era ripresa,
riavutasi dal freddo e dal momento dell'arrivo e dalla cittadina
che non valeva un secondo sguardo: Possiamo andare a vedere
i cigni?.
Lui sembr trasalire a quell'appellativo, pap Frank, pap, gli
occhi che passavano da Svetlana a lei e poi di nuovo alla bambina.
Il fumo della locomotiva, portato dal vento, li invest, acre e tossico.
Qualcosa le and a finire in un occhio e la piccola sbatt le palpebre.
Cigni? ripet lui. Quali cigni?
Ho detto a Svetlana, disse lei tamponandole l'occhio con il
fazzoletto, che avremmo visto i cigni nel lago, e anche le papere.
Ah, s, s, i cigni. Certo, tesoro, certo che li vediamo. Ma non
ora, bisogna aspettare l'estate. Ora c' il ghiaccio. Ti piace il ghiaccio,
vero?
Possiamo andare a pattinare? Oggi? Adesso?
Ma Frank era distratto; in quel momento due uomini col soprabito
stavano scendendo e dietro di loro una pertica di ragazzo
che immediatamente si port la mano al cappello per calcarselo in
testa, e non rispose. I suoi occhi continuavano ad andare da
Olgivanna all'estremit della banchina dove Kameki stava ritirando il
baule, il facchino stava richiudendo la porta scorrevole e il capotreno
dava un paio di colpi di avvertimento col suo fischietto, e poi,
dicendo S, s, certamente, Svet, non appena ci saremo sistemati,
propose di aspettare in macchina, al riparo dal vento.
La macchina(3) (lunga e affusolata, con il tetto di tela, ed era nuova,
era la macchina con cui era andato a prenderla a dicembre?)
era ferma accanto al marciapiede, con il motore acceso. Al volante
c'era Billy Weston. Soltanto una volta dentro, quando lo sportello
fu ben chiuso dietro di loro e Billy corse via a dare una mano
con il baule, le dette quell'abbraccio che lei stava aspettando, e un
bacio con le sue labbra fredde fredde. Dio, che bello vederti e
averti qui, e te Svetlana, anche te, vedrai che ti piacer, per devi
capire, insomma, lo sai com' questo posto, con tutte queste galline
che chiocciano e quelli dei giornali che ci preparano la strada...
lo sai quello che abbiamo passato...
Lei non disse niente. E non riusciva nemmeno a immaginare il
motivo di tutto ci. Forse l'aveva frainteso, era cos? E ora si stava
rimangiando l'invito? Tutto quel parlare d'amore era solo un'altra
fantasia? Evit il suo sguardo e si pass il fazzoletto sull'occhio: fuliggine,
un puntolino di polvere di carbone.
Quindi abbiamo dovuto escogitare una sceneggiata, ma per
me non significa niente, davvero, lo sai quello che penso di queste
pettegole ficcanaso e intriganti che vorrebbero controllare la
vita della gente... insomma, ho detto a tutti che tu sei la nuova governante.
Lei non riusc a trattenere l'amarezza dalla propria voce. Una
serba. Un'altra povera immigrata,  cos che si dice? Una donna
delle pulizie?
Soltanto fino a quando non avrai ottenuto il divorzio... e io,
insomma, fino a che io non potr lasciare ufficialmente Miriam.
Svetlana era seduta accanto a lei e fingeva di non sentire. Muoveva
le gambe ritmicamente contro il sedile, avanti e indietro, avanti
e indietro, poi cominci a tracciare uno scarabocchio sul finestrino
velato di ghiaccio.
Poi, riprese lui, poi ci sposeremo e che vadano tutti all'inferno.
Olgivanna non avrebbe saputo dire se qualcuno avesse creduto
alla bugia. C'era sempre qualcuno dal paese vicino, dalla campagna
e dalle citt nei dintorni, da Helena, Spring Green, Dodge-
ville, Arena, operai, contadini, donne per i lavori di casa, e se la
maggior parte di loro non le rivolgeva nemmeno la parola, era sicura
che avessero un sacco di cose da dire appena fuori dalla portata
delle sue orecchie. Ma lei era la governante, la storia era quella,
e se qualcuno l'avesse voluta tener d'occhio l'avrebbe vista fuori
con qualsiasi tempo, a spaccare legna per la stufa e il camino, a
dare il pastone ai maiali e nei campi gelati dove, al primo accenno
di primavera, ci sarebbe stato l'orto, a preparare la terra, a familiarizzarsi.
Al termine della prima settimana era gi pi o meno padrona
della situazione, distribuiva i compiti agli aiuti di casa e dava
persino una mano in cucina non appena riusciva a eludere la signora
Taggertz, che faceva una strenua resistenza a qualsiasi intromissione
nel suo dominio, soprattutto da parte di una donna la cui
condizione era oggetto di speculazioni a prescindere da quello che
il padrone di casa decideva di mettere in giro.
E il padre di vostra figlia, le buttava l la signora Taggertz da
sopra le spalle mentre batteva la carne sul tagliere, tirava la pasta
per sfoglia, faceva un gran frastuono con pentole e tegami per il
puro, autoritario piacere di farlo, com' che si chiamava? Pausa.
Si trova ancora a Chicago, se ho capito bene, no?" S rispondeva
lei, sperando che finisse l. Ma la signora Taggertz non aveva
nessuna intenzione di finirla l. La signora Taggertz era partita all'offensiva.
C' qualche speranza di riconciliazione? Perch insomma,
io dico che i figli hanno bisogno di un padre, soprattutto
quando si tratta di bambine e soprattutto quando arrivano a una
certa et, non so se capite quello che voglio dire. No,
rispondeva lei e a un tratto si ricordava di qualcosa da fare fuori o gi nell'ingresso,
nessuna speranza, zero. Poi, come scusandosene: Temo
proprio di no.
Per a Frank piacevano i piatti che lei gli preparava con ricette
antiche, niente di cos azzardato, naturalmente, ma qualcosa di
diverso tanto per cambiare, qualcosa che avesse un po' di sapore,
diceva lui, in particolare... specialit serbe come il pasulj
e il prebanac (con salsiccia fatta in casa al posto della kielbasa) e il pane di
noci lievitato (povotica) che strappava esclamazioni a tutti, e almeno
qualche volta la signora Taggertz doveva lasciarle il posto. Inoltre
c'erano i biscotti praticamente tutte le sere, biscotti alla melassa,
con i pezzetti di cioccolato, l'uvetta e le prugne, Pfeffernsse con
la ricetta che le aveva insegnato la madre di Dione e i dolci di fagioli
di Nobu Tsuchiura(4). La sera, dopo che la signora Taggertz se
n'era andata, era bello, intimo e meraviglioso entrare in quella cucina
con Dione, Sylvia Moser, Nobu e sua figlia, molto femminile,
un'avventura, come essere di nuovo insieme alle sue sorelle.
E se Frank per la maggior parte della settimana era a Chicago
a sovrintendere ai nuovi uffici o per saltare sul Santa Fe California
Limited per Los Angeles per sistemare le case che vi aveva costruito(5)
lei risentiva di quell'assenza meno di quanto avrebbe creduto.
Era presa. Pazzescamente presa. Anche se non era veramente
la governante, anche se era qualcosa di pi (la signora di casa, la
signora Wright in pectore, il maggiordomo dell'impresa Taliesin)
avrebbe potuto esserlo benissimo e nel giro di un mese Frank si
sbarazz della signora Dunleavy, la contadina dalle spalle larghe
che aveva assolto quella funzione (senza remunerazione, si scopr
poi, o meglio con un pagamento iniziale e fugaci promesse per il
futuro) nell'anno passato. C'era sempre qualcosa da fare e ovviamente
tutti davano una mano, persino Svetlana, perch l nessuno
era ospite e Frank aveva cento progetti in corso contemporaneamente,
estate e inverno, tutto sempre in attivit.
Il divorzio arriv nel corso del secondo mese, marzo, ma lei
quasi non ci bad perch ora era entrata in un nuovo regime e in
ogni caso Vlademar ormai era soltanto un ricordo, un ometto curvo
e troppo magro che al mattino sbraitava per i calzini, dov'erano
i suoi calzini, e Portami il caff, Olgivanna, prima che muoia.
Era un architetto. Stava a Chicago. E lei gli portava Svetlana in visita
come previsto dalle clausole di divorzio. Tutto qua. Nient'altro.
Frank invece fu entusiasta della notizia: E ora Miriam, disse,
un'altra oscillazione del pendolo e poi saremo liberi, tutti
e due e quella sera festeggiarono, tutti attorno al fuoco mentre fuori
il vento ululava sopra gli alberi, con cioccolata calda, caff e biscotti,
cantando vecchi motivetti accanto al piano finch non cal
la notte e lei si ritrov a letto con lui, rannicchiata contro la sua
spalla sotto la trapunta di piumino d'oca con i tizzoni che rosseggiavano
nel focolare.
La primavera arriv presto quell'anno da sud, una serie di temporali
sempre pi caldi che ripulirono il terreno dalla neve e portarono
il rabarbaro prima di quanto lui ricordasse, torta al rabarbaro,
cosa c'era di meglio, e di l a poco le aiole erano piene di colori
e gli alberi da frutta in boccio e l'orzo cresceva nei lunghi solchi
nudi dei campi. In ogni minuto di ogni giorno lui si sentiva traboccante
di energia, prima dell'alba era gi fuori dal letto e alla scrivania
prima di colazione, a lavorare sui disegni per il grattacielo
della National Life Insurance Company e al Nakoma Country Club,
a scrivere un articolo al mese per Architectural Record riuscendo
ancora a trovare il tempo per sovrintendere i lavori l intorno e
andare nei campi e nell'orto a scavare con il forcone finch le idee
non iniziavano a prendere forma e doveva correre di nuovo alla
scrivania con gli apprendisti che alzavano allarmati lo sguardo dal
tavolo da disegno fin quando lui non tirava fuori una battuta, e poi
un'altra e poi un'altra ancora. Era cos pieno di spirito, Olgivanna,
benedetta lei, ne era la fonte e l'ispirazione, che non poteva trattenersi
dal saltare dalla sedia e mostrare ai ragazzi quello che aveva
fatto, dare un'occhiata ai loro disegni e magari pontificare un po'
qua e l. Le cene erano una gioia, la conversazione un piacere, e la
domenica sera quando si mettevano tutti in ghingheri e si sedevano
in circolo nel salotto o nella notte profumata sotto le due grandi
querce nel cortile a fare musica o a leggere ad alta voce brani di
Whitman, Thoreau, Emerson, Chiunque voglia essere un uomo
dev'essere un anticonformista...
Ormai da anni, pi di quanto potesse ricordare, continuava a
spingere una pietra su per la collina, un masso che si appesantiva
a ogni giro come una palla di neve, e sul lato c'era stampato (anzi,
scolpito nella roccia) il volto di Miriam, di modo che a ogni rotazione
eccola di nuovo l. Miriam. Miriam con i suoi dolori, i mal di
testa e le sfuriate, che gli si scagliava addosso con i pugni e quel suo
anello vistoso che luccicava come un'arma, tutto in movimento, le
perline che le sbattevano attorno al collo mentre lei gridava e gli
mostrava i denti come se volesse ingoiarselo in un solo boccone.
Lo psichiatra, com' che si chiamava, dottor Hixon, le aveva fatto
una diagnosi di deficit affettivo, checch ci significasse, ma gli aveva
anche assicurato che da qualche parte c'era della violenza. Ora
tutto taceva, ma dovunque fosse, Los Angeles, San Diego, Hollywood,
lui ne sentiva il calore venir su dal terreno sotto i suoi piedi
come magma, incandescente e pronto a ridurre in cenere qualsiasi
cosa, e tutte le volte che squillava il telefono sentiva lo stomaco
dare un balzo. Erano trascorsi sei mesi dall'ultima volta che
l'aveva sentita, sei, sette mesi e rotti. E adesso l c'era Olgivanna, e
Svet, Richard, Dione e Kameki, e la sua vita andava avanti. C'erano
giornate intere in cui non dedicava a Miriam neanche un pensiero,
ma lei era l comunque, in qualche recesso, in attesa.
Poi ci fu una sera verso la fine di aprile in cui il telefono suon
davvero, una volta sola, una specie di strano ronzio discontinuo pi
che uno squillo vero e proprio, e lui pens che si trattasse di un
problema dell'impianto che lui aveva manomesso per collegare il
telefono della camera da letto a un cicalino in cucina, un semplice
marchingegno per comunicare piccole richieste,
come in albergo(6).
Avevano appena terminato la cena, lui, Olgivanna e Svet (gli altri
erano andati in citt, a parte Kameki e Mei(7), il nuovo autista) che
si era tenuta nella piccola sala da pranzo distaccata in cima alla collina
perch stava arrivando un temporale e lui pensava che potesse
essere interessante guardarlo avvicinarsi da dietro le alture. La
cuoca era andata a casa. Il pasto era stato servito dalla
stessa Olgivanna e sembravano proprio una famiglia normale, marito, moglie,
figlia, raccolta attorno alla tavola per un normale pasto. Il vento si
alz mentre stavano mangiando, i rami sbattevano contro le finestre
e avevano quella sensazione di sicurezza, di essere al riparo;
che il temporale si scatenasse pure, loro erano al calduccio. Vedi,
Svet, fece lui, fermandosi per prendere una forchettata di
fagioli montenegrini, questo  ci che ti d l'architettura organica, sei all'interno
e sei fuori allo stesso tempo, tutta questa continuit di linee,
la visuale tutto attorno. In una di quelle casette marrone biscotto
di Chicago non avresti nulla di tutto ci. Non ti accorgeresti
nemmeno che sta arrivando un temporale.
Ci saranno i fulmini? Io ho paura dei fulmini.
Certo, disse lui, che ci saranno i fulmini. Ma non c' motivo
di avere paura. Qui non cadranno. E non cadranno su di te finch
rimani al chiuso.
Le nuvole si allungavano, spinte dal vento in filamenti e strisce,
e all'orizzonte il primo bagliore del lampo. Girarono la testa
tutti e tre per guardare quello squarcio nel cielo.
 lontano dal lago aggiunse Olgivanna. Era vestita di azzurro,
un completo con una blusa a giacca chiusa da una cintura e una
gonna in tinta che lui aveva disegnato appositamente per lei, semplice
ed elegante al tempo stesso. E anche alla moda. Aveva visto
qualcosa di simile su un catalogo, e su svariate donne a Chicago, e
le aveva fatto una sorpresa recapitando personalmente il modello
al sarto e poi riportando il pacco in treno. Il viso di lei era colorito,
era stata all'aperto tutto il pomeriggio, a zappare l'orto per la
semina perch per quell'anno le gelate erano finite, le aveva assicurato
lui, solennemente, gliel'aveva giurato, basta gelate, e lui vide
che aveva le unghie appena appena bordate di nero e le mani
indurite dal lavoro. Aveva un aspetto sano. Sembrava contenta.
E incinta. Incinta di due mesi(8). Gliel'aveva comunicato proprio quella
mattina, a letto, prima che Svetlana si svegliasse, e la notizia l'aveva
galvanizzato. Domani, le aveva detto, domani festeggiamo, quando
ci saranno tutti.
Era appena andato in camera da letto per prendere qualcosa,
il libro che stava leggendo, gli occhiali, quando il telefono cominci
a ronzare. Alz la cornetta e la linea rimase muta. Perplesso, gi
irritato, scese in cucina e scopr che il cicalino non voleva saperne
di spegnersi anche premendo e ripremendo il pulsante. E dov'era
il cacciavite? Gli serviva un cacciavite per staccare l'aggeggio dal
muro, e anche un paio di pinze. Per un minuto rimase l, col cicalino
che gli strideva nelle orecchie, a guardarsi intorno in cerca di
un attrezzo, qualsiasi cosa, un coltello da burro, il bordo sottile di
una moneta, poi frug in un cassetto e aveva giusto il coltello in
mano quando una folata si abbatt contro il vetro della finestra e
lui alz gli occhi e vide del fumo uscire dalle finestre della camera
da letto.
Fumo. Lingue nere di fumo, sfilacciate dal vento e scaraventate
a terra nel cortile. Sembrava che un treno a vapore avesse appena
lasciato la stazione, allontanandosi nella campagna e si fosse piantato
l, nella sua camera da letto, con il fuochista che intanto continuava
a spalare carbone nella bocca rossa della fornace. Ma ci era
impossibile, era assurdo, il delirio di una mente farneticante; il caminetto,
doveva essere stato il caminetto, certamente, canna fumaria
chiusa da un colpo di vento, ecco quello che stava pensando, ma
gi mentre si lanciava gi per il corridoio sapeva che non avrebbe
trovato nessun fuoco acceso perch aveva fatto caldo tutto il giorno,
troppo caldo per la stagione, l'aria pesante per l'imminente temporale
e quindi nessun motivo per sprecare del buon legno di quercia
che qualcuno(9) doveva segare, spaccare e poi riporre.
Quando arriv in camera da letto la parete dietro il letto era in
preda alle fiamme, le tende come animate da schioccanti nastri rossi
e le coperte che si davano da fare per aggiungere fuoco al fuoco.
Due secondi, fu quanto gli bast, poi corse indietro nel corridoio
urlando Fuoco! ed ecco arrivare Olgivanna con gli occhi spaventati
e Kameki che correva come un pazzo nella direzione sbagliata,
e la manichetta gi in cortile arrivava fin l? No, no, assolutamente
no. C'erano dei secchi nelle stalle e a quel punto venne coinvolto
Mei, una catena di secchi fino in fondo al corridoio per buttare
l'acqua contro il muro che produceva uno shush di vapore e
puzza di bruciato e poi un altro secchio e un altro ancora, e non
c'era tempo per prenderla dal rubinetto o dalla manichetta, solo per
tuffare il secchio nella pozza gi in giardino uno via l'altro e poi su
e gi per il corridoio fino al lungo shush allitterativo di vapore...
Nessun pensiero per niente in quei primi minuti, nessun pensiero
per i tesori d'arte di sotto o per lo spettro del primo incendio,
quello che gli aveva cavato il cuore dal petto e gliel'aveva temperato,
nessun pensiero per Olgivanna o Svet (eccola l, affaticata
dal peso, pap Frank, un altro secchio) o per la propria incolumit
o niente al mondo se non la parete e il letto e le tende in fiamme.
E dopo aver rovesciato il primo secchio balz verso le due ante della
finestra e le tir con forza chiudendole con il chiavistello mentre
il vento si abbatteva sul tetto e i lampi rischiaravano le colline
e le fiamme salivano sulla parete. La canna fumaria!  grid
a Olgivanna, che era proprio l e la chiuse di scatto con un acuto cigolio
delle cerniere, togliendo aria al fuoco che al ventesimo secchio,
o al trentesimo, aveva perso il conto, cominci a sfrigolare in un
modo diverso, il sibilo smorzato e languente di un fal semispento,
e le fiamme si afflosciarono su se stesse e crollarono.
Ecco, grid lui, ansimando, i capelli scompigliati, le maniche
della camicia annerite e le mani arrossate dal fuoco perch aveva
buttato le coperte sulle vampe per poi gettarle a terra e pestarle
con i piedi, ecco fatto. Olgivanna spuntava proprio in quel
momento dalla porta, un secchio in ciascuna mano e praticamente
senza uno sguardo verso di lui svuot prima uno e poi l'altro
sul muro nero nero e la testata carbonizzata del letto, le ultime due
secchiate per buona misura. La ferm con una mano mentre ancora
l'acqua scendeva lungo la parete e filtrava negli interstizi fra
le assi del pavimento. Ce l'abbiamo fatta, Olya, ce l'abbiamo fatta
disse. Credo che...
Fu in quel momento che si rese conto di un altro suono, un ticchettio
come di qualcosa che grattava sul soffitto sopra il letto, come
se le travi lass avessero il prurito o uno scoiattolo stesse rosicchiando
il legno per uscire. Svet, Mei e Kameki erano pigiati nella
stanza dietro di lui con altri secchi superflui e gli occhi sbarrati
e il vento che fischiava sul tetto e scuoteva i vetri. Kameki, in maniche
di camicia e bretelle, ansimante, si lasci sfuggire un'esclamazione
sommessa: In nome di Dio, che cos'?. Il raspare si fece
pi forte. Nessuno si muoveva. Si ud un prolungato rombo lamentoso,
come di gas nel forno che reagisce allo stimolo di un fiammifero
e lui cap che il peggio era arrivato: il fuoco si trovava nellospazio fra il soffitto e il tetto e il vento lo attizzava soffiando da
ogni fessura e spiraglio. Il tetto!  fu tutto ci che riusc a dire prima
di precipitarsi gi nell'ingresso e fuori dalla porta, gridando che
gli portassero una scala, altra acqua, i vigili del fuoco, qualcuno
chiami i vigili del fuoco!
Il vento era come un uragano e gli strapp la porta dalle mani
e gli scagli la terra in faccia mentre si scaraventava dall'altra parte
del cortile per prendere la scala dal garage, con Mei e Kameki
alle calcagna. No, rugg, no: acqua! Andate a prendere dell'acqua!
Poi, la scala fra le mani, di nuovo correndo, ancora correndo,
la scala appoggiata contro il tetto e lui che ci si arrampicava sopra,
la copertura rotta in almeno sei punti, scandole di cedro che
bruciavano come fiammiferi, ed erano fiammiferi, piallate sottili
come corteccia e con dieci anni di stagionatura. E quello era
l'incubo: saltare sulle assicelle da un'emergenza all'altra, le suole
delle scarpe scottate dal calore tremendo, i secchi d'acqua che andavano
su e gi per la scala, pietosi, nella loro inutilit, era come
buttare lacrime in un vulcano, e nel giro di qualche minuto il tetto
sopra la camera croll con uno schianto sul povero letto e sul pavimento
condannato.
In alto, il cielo si scuriva verso la notte, il temporale correva
spinto dal vento, facendosi pi vicino, i lampi che giocavano sopra
gli alberi. Lott contro le fiamme, ricacciandole indietro qui mentre
il vento se ne impadroniva l, le sopracciglia erano andate, le
calze fumavano, le scarpe bruciate e anche se adesso stava arrivando
qualcuno, i vicini che accorrevano per aiutare, spettegolare e guardare
imbambolati, lui dovette ritirarsi, abbandonare la parte abitativa
della casa per rifugiarsi nel retro, dove c'era la zona lavoro,
il suo studio e le stanze per gli apprendisti e gli ospiti, e anche quella
stava andando, ora se ne rendeva conto, non c'era speranza, nemmeno
mezza. Le fiamme continuavano ad avanzare. Non riusciva
a respirare. Il fumo si faceva pi fitto e il fuoco aumentava di intensit,
pi caldo di qualsiasi fal per il 4 luglio e alimentato da tutto
ci che gli era prezioso. Allontanati, Frank! gli stava gridando
qualcuno.  inutile! Allontanati!
Era un castigo? Era il Dio di Isaia, il Dio fatidico e vendicativo,
che lo puniva ancora una volta per la sua hybris, per la sua creazione
troppo perfetta, quell'ispirazione che rendeva lui stesso simile
a un dio? Non avrebbe potuto fare a meno di chiederselo, se
avesse avuto il tempo di riflettere, ma tempo non ne aveva, non in
quel momento, non fino a quando non fosse tutto finito, e a quel
punto avrebbe lasciato perdere e si sarebbe potuto dire fortunato.
Perch in quel momento, a venti minuti dall'inizio di quell'ordalia, la casa ormai un inferno e le temperature cos elevate che le
finestre erano ridotte a pozze di silice fusa e tutti i suoi mobili e
gli impagabili pezzi d'arte distrutti, il boato di un tuono risuon
sopra di loro, il vento improvvisamente cambi e come un perdono
arriv la pioggia.
Le rovine continuarono a fumare per giorni, nell'aria un odore
sottile di cenere, un puzzo acre, come se ad andare in fumo fossero
stati mille tini di aceto e non il cuore e l'anima del luogo che
lei ormai amava come se l'avesse costruito con le sue mani. Quell'odore
la perseguitava mentre era distesa accanto a Frank nel letto
troppo piccolo nelle stanze degli ospiti, tutto riorganizzato per
adattarsi alla nuova vita, la vita in costruzione, la notte rinserrata
nella densit del buio assoluto e le coperte annodate come lacci, e
lei che si assopiva in quell'acredine e vi si risvegliava alle prime luci
dell'alba. Persino il profumo del bacon mattutino che si levava
dai confini della cucina temporanea ne era sopraffatto, il dolce aroma
della terra rivoltata rovinato, i fiori ne appassivano. Ora al mattino
aveva la nausea, peggiore di quelle che le aveva provocato Svetlana,
ma si forzava a uscire dal letto e andare in cucina a dividersi
lo spazio con la signora Taggertz e assicurarsi che la colazione
venisse servita a Frank nello studio perch ora pi che mai bisognava
che si conservasse in forze.
Si preoccupava per lui, non poteva farne a meno. Quel primo
giorno, il giorno dopo l'incendio, si era svegliata all'alba e lui se
n'era gi andato. Aveva dormito almeno un po'? E le sue scottature?
Bisognava bendarle nuovamente, lavarle e si doveva applicare
dell'altro unguento. Si infil la vestaglia e usc dalla porta fra la cenere
e il puzzo e gli uccelli che cantavano come se niente fosse, fragorosamente,
il sole sospeso sulla collina a sud come una cialda e
le mucche ritte sui verdissimi prati, e lui era l fra le rovine con il
rastrello, curvo e mesto, tutto ancora rovente al tatto, e lei gli chiese
se avesse bisogno di aiuto, conforto, qualsiasi cosa, ma lui
l'allontan con un gesto della mano. Pi tardi, guard dalla finestra
e vide che c'era Billy Weston con lui a recuperare frammenti
di ceramica, di bronzo, schegge di marmo ridotto a una friabile polvere
bianca, calcinati dall'intensit del calore. Raccoglievano le cose
in un secchio, cose inutili (era tutto distrutto, non vedevano?) e
lei voleva dire qualcosa, voleva intervenire, ma si trattenne. Dalle rovine si levava un tremulo velo di calore. Si piegarono e
scavarono. Non parlavano, non una parola, il silenzio fra loro come
un pensiero comune, e ora erano tornati al passato, lei ne era
sicura, tornati a quel primo incendio, che si era portato via tutto.
La storia la sapeva s e no, Frank si ammutoliva quando vi si accennava,
ma sapeva che la sua amante era morta quel giorno, la sua
prima amante, quella per cui aveva costruito Taliesin(10). E poi c'era
stata la perdita di Billy, anche la perdita di Billy.
Il peggio per, pure peggio della folla che si era raccolta con le
braccia incrociate a spettegolare e blaterare come se la tragedia fosse
il loro intrattenimento per la serata (Iene li chiamava Frank),
era la stampa. I cronisti erano arrivati all'alba, reclamando una dichiarazione.
Che Frank fosse esausto, mentalmente e fisicamente,
non interessava, n che avesse subito una perdita sicuramente pi
grossa di quella che chiunque di loro avesse mai avuto o che magari
avesse bisogno di tempo per riprendersi; l'unica cosa che interessava
era quando e dove e come e non era gi accaduto in passato
e potete dirci come vi sentite? In questo momento, voglio dire?
Signor Wright, signor Wright! Pu rilasciarci una dichiarazione?
Gir su di loro un volto teso, vivo solo negli occhi, e concesse ci
che volevano perch era un personaggio pubblico, perch era famoso,
perch doveva. Disse di essere sollevato che non vi fossero
state perdite di vite umane, che gli dispiaceva di essere stato un amministratore
cos poco diligente di grandi opere d'arte andate inavvertitamente
distrutte (valore stimato mezzo milione, proprio cos,
almeno mezzo milione)(11) e che s, aveva intenzione di ricostruire.
Poi Billy Weston e qualche altro operaio li accompagnarono fuori
dalla propriet in modo che potessero fare a gara a chi arrivava prima
in citt a telegrafare gli articoli che stavano gi prendendo forma
nelle pagine coperte di scarabocchi dei loro taccuini: DISTRUTTO
IL BUNGALOW DI WRIGHT; FUOCO A TALIESIN; LE FIAMME RADONO
AL SUOLO IL VILLINO DELL'AMORE DI FRANK L. WRIGHT.
Un uomo diverso ne sarebbe stato annientato, o almeno piegato,
ma Frank no. Le ceneri erano ancora calde e lui era gi al tavolo
da disegno, al lavoro tutto il giorno fino a tarda notte, a misurare,
colorare, cancellare, Taliesin III(12) cominciava a prendere forma
sotto i tratti della matita mentre le pietre annerite dei muri si
stagliavano contro le colline come le rovine di una villa romana. Si
sedeva a cena e alzava lo sguardo su di lei con la sua faccia nuda,
come un saggio cinese, senza sopracciglia e i capelli, naturalmente
mossi, pettinati all'indietro per nascondere i punti in cui lei aveva
tagliato le ciocche pi irrimediabilmente bruciate, e gli saliva alle
labbra una battuta. Sempre una battuta. Faceva il clown per Svetlana,
cantava O Susanna a cappella e chiedeva a gran voce un
piano in sostituzione di quello ridotto in cenere. O almeno un
banjo. Che ne diresti di un banjo, Svet? E quello che vedo sulle tue
ginocchia?
Era gentile con lei anche quando si parlava dell'incendio. Meraviglioso,
davvero. Molto meglio di come sarebbe stato Vlademar.
Svetlana era una bambina sensibile, molto adulta, sempre preoccupata
della sicurezza e dell'ordine e delle cause non apparenti delle
cose, e l'incendio l'aveva colpita in modo particolare, con la sua
violenza, il cambiamento, proprio quando cominciava ad abituarsi
e a ritrovarsi. Prima era stata sradicata da Fontainebleau, poi da
casa dello zio a New York e da Chicago e Vlademar, e adesso quello,
i suoi vestiti e le indispensabili bambole di porcellana scomparsi
per sempre.
Un pomeriggio, neanche una settimana dopo l'incendio, Frank
era arrivato a pranzo fischiettando, la giornata cupa e opprimente,
il cielo che pareva di ferro, il brontolio dei tuoni, le nuvole tutto
attorno a loro come sorrette da colonne di lampi. E quell'odore,
l'odore nell'aria immobile. Vedo che sei di buon umore disse
Olgivanna tirando fuori una sedia per Svetlana mentre la cuoca si dava
da fare attorno alla tavola.
Ma certo, disse, certo alzando le sopracciglia in cui cominciava
a spuntare qualche pelo bianco. C' forse un altro umore
che valga la pena di avere? Eh, Svet? Tu che dici?
Ci sono i lampi fece lei con una vocina piccola piccola. Di
nuovo.
Be', sono cose che capitano. Elettricit. Se non ci fosse non
avremmo la luce di sera. E a te non piacerebbe, vero?
Lei non rispose, la signora Taggertz port i piatti di minestra e
una pagnotta di pane appena sfornato, solo loro tre a pranzo visto
che gli operai mangiavano per conto loro sul muro sotto le querce
e i Neutra, i Moser e gli Tsuchiura ormai erano stati sostituiti e se
n'erano andati. Il lungo rullio di un tuono risuon sulle colline.
Senti un po', Svet, disse Frank posando il cucchiaio per prendere
il coltello del pane e tagliare la pagnotta con entrambe le mani,
tu sai perfettamente che non  stato il lampo a provocare
l'incendio, ma un filo elettrico. Insieme alla sfortuna, direi. Le porse
un pezzo di pane affettato alla meglio. Ma se non ci fosse stata
la pioggia, ora non saremmo qui belli contenti al calduccio perch
sarebbe andato a fuoco tutto quanto.
S lo so. Per se non ci fosse stato il vento... Fece un gesto
vago con il cucchiaio.
Certo disse. Certo. Lo so dove vuoi arrivare, tesoro, e per
quello non c' nessuna buona risposta. Non c' rosa senza spine.
La cosa importante  non farsi buttare gi.  Fece una pausa per
dedicarsi alla minestra, ma non aveva ancora finito. Sai, l'ho detto
a tua madre, ma devo confessare che questa cosa mi ha anche
umiliato. A volte sembra che lass ci sia un potere supremo che tira
i dadi per noi, e con ci intendo Dio, il Dio della Bibbia con la
manna in una mano e il fuoco dell'inferno nell'altra. Prendi
Maple per esempio.
Chi  Maple?
Era una Holstein Maplecroft con un pedigree che valeva pi
di centinaia di vacche comuni; l'avevamo comprata per farla riprodurre
e iniziare un nostro allevamento. E poi un giorno, durante
un temporale proprio come questo, era fuori al pascolo insieme
ad altre due comuni vacche da latte che non valevano molto
di pi della pelle e le ossa. Ero seduto sulla terrazza di pietra
con una tazza di t a guardare il temporale in arrivo, quando ci fu
un colpo forte, Boom! Cos proprio, schiocc le dita, un fulmine
si abbatt proprio l sul pascolo. Alz un dito e indic un punto
fuori dalle finestre. Inutile che te lo dica, dieci minuti dopo arriv
un operaio a dirmi che una delle vacche era rimasta uccisa...
Indovina quale? 
Maple?
Proprio cos, tesoro: Maple. E ti dico una cosa, tu puoi trarne
le tue conclusioni, ma se vuoi il mio consiglio metti gi la testa
e lavora, lavora fino ad aggiungere stanchezza a stanchezza e non
guardarti mai indietro. Mai.(13).
Era straordinario vedere la rapidit con cui cresceva la struttura
di Taliesin III, un'intera squadra di carpentieri, muratori e operai
dai paesi vicini che vi si affaccendavano dall'alba all'imbrunire
e per tutte le differenti manifestazioni di ogni lunga giornata, e
Frank l in mezzo a tutto ci. Era infaticabile, completamente assorbito,
e quando non stava salendo sull'impalcatura con la livella
del suo carpentiere o tirando un filo a piombo da un angolo all'altro,
era alla scrivania a rifinire i progetti, a inviare raffiche di lettere
a possibili clienti e vecchi amici, adoperando tutto il suo fascino
e la sua capacit di persuasione per farsi dare incarichi (anticipo
tassativo) e prestiti puri e semplici. L'assicurazione copriva parte
dei costi di ricostruzione, le assicur, ma sfortunatamente (tragicamente)
le opere d'arte non erano comprese e la struttura che
aveva in mente era molto pi grande di Taliesin I o II: era l'occasione
di un consolidamento, per eliminare difetti di progettazione di un
posto cresciuto per necessit e stratificazione. Da dove sarebbero
arrivati i soldi lui non lo sapeva dire, ma non si lasciava mai fermare
dai soldi, soltanto dai soldi. Oh no.
Maggio divent giugno, giugno luglio. Lei in realt non aveva
messo su peso, o almeno non in maniera visibile, tranne che per
Frank quando erano a letto insieme e lui le passava le mani sull'addome
rigonfio come se si trattasse di un altro dei suoi progetti
da misurare e valutare sulle tavole, ma ben presto la sua condizione
sarebbe stata evidente a chiunque avesse occhi. Come la cuoca.
O uno qualsiasi degli operai, o delle loro indaffarate consorti. Una
sera ne parlarono, entrambi nudi e sudati, mentre Frank la esaminava
alla luce della lampada, il volto lucido, il suo sapore ancora
sulle labbra di lei. Dobbiamo fare qualcosa prima che la gente cominci
a parlare mormor.
Lei segu il suo profilo con un dito scendendo gi dal naso alle
labbra, al mento, al petto. Che cosa, gli chiese, tutta allegra,
proporresti, esattamente?
Miriam disse, e fece un cenno della mano, estenuato.
Per un lungo momento lei non disse niente. Bastava quel nome,
Miriam, per guastarle l'umore, a inacidire la dolcezza del momento,
e c'era ancora quell'odore, un lievissimo sentore di bruciato.
Guard l'ombra della mano di lui muoversi sulla parete. Gli
scarabei si scagliavano contro la zanzariera della finestra come
proiettili. Era stato a letto con Miriam proprio come ora con lei, si
era aperto a lei, le aveva detto che la amava, gliel'aveva giurato, giurato
cento volte. E che cos'era adesso? Un'estranea. Un fastidio.
Un nome, nient'altro che un nome. Ma com'era? gli chiese, e la
voce sembr fermarsi nella gola. Era bella?
No rispose lui. In confronto a te, no. Nessuna lo .
Ma lei era bella.
Lui si strinse nelle spalle. Senti, Olya, non  questo che conta.
Io non voglio che nostro figlio nasca fuori dal matrimonio, punto
e basta. Dobbiamo sposarci appena possibile, lo capisci, vero?
Prima che si sparga la voce. Tu il divorzio l'hai avuto, ora devo avere
il mio. Domani mattina, come prima cosa, vado dall'avvocato,
d'accordo? E stiamo a vedere che cosa succede. Forse, fin tanto
che non sa di te, di noi, abboccher all'amo e riusciamo a chiudere
la faccenda. Fece una pausa, guard la finestra, gli scarabei...
ma che cosa facevano? Si accoppiavano, si disse lei, come tutte le
creature di questo mondo. Avr bisogno di soldi, la conosco. Forse,
forse, accetter.
La ami ancora?
Amarla? Per me  morta da anni.  una persona disturbata,
violenta. Soprattutto quando le cose non vanno come vuole lei. Se
mai avesse sospettato... insomma, che tu eri qui...
Le torn in mente quanto si era infuriato per gli articoli sui giornali
che parlavano dell'incendio: Tutta questa robaccia e questo
sensazionalismo, come se vivessi la mia vita per divertire il signore
e la signora Schmutzkopf a colazione in th Loop, Love Cottage e via dicendo ma era felicissimo che nessuno di essi avesse fatto
accenno a lei. Non sapevano. Nessuno sapeva. Era il loro segreto,
Architetto vive nel peccato con una montenegrina incinta, e se
fossero riusciti a mantenere quel segreto ancora per un po' tutto
sarebbe andato bene, le assicurava lui. Lei per la verit non ci aveva
pensato, non almeno fino all'incendio e al clamore dei giornalisti.
Tutto le era sembrato cos naturale, cos in armonia con la terra
e l'avvicendarsi delle stagioni, cos lontano dalla citt e dalla societ
e da tutte le vuote formalit di quel mondo. In quel momento
le venne in mente Georgei. Non erano trascorsi pi di... quanto?
Diciotto mesi? da quando era arrivata a New York per la prima
volta insieme alla sua compagnia teatrale. A quell'epoca era tutta
racchiusa in lui, la vita intera una funzione del maestro e della
sua Opera, il suo spirito in fase di elevazione, tamburi e flauti portatori
di un linguaggio segreto che le nutrivano braccia e gambe
mentre danzava sul palcoscenico, danzava in privato, danzava su
una musica che nessun altro avrebbe mai potuto sentire, presente
solo nel suo animo e nel suo cuore, e in quello di Georgei. Come
sembrava lontano ora tutto ci.
Georgei. La sua forza, quella capacit di ipnotizzare un pubblico.
Scendeva in volo come un profeta, esortando la folla in estasi
a sollevare il velo e vedere l'universo per quello che era, poi li
stupiva con la sua musica e dimostrazioni di ipnotismo, ma il vero
coup de foudre era il momento in cui i ballerini rompevano lo schermo
del palco e si lanciavano sul pubblico. Era un balzo di fede.
Volteggiavano tutti al ritmo sempre pi rapido della musica e poi
correvano fino al bordo del proscenio e si buttavano gi alla cieca,
ed era soltanto la fede che li conservava integri anche quando atterravano
nella buca dell'orchestra o nei palchi davanti, a gambe e
braccia aperte fra i signori eleganti e le loro dame in abito da sera.
E quello era il salto che lei aveva fatto ora. Per Frank.
Ce ne staremo buoni buoni, le disse lui, come abbiamo fatto
finora. E poi non si vede quasi niente.  Le sfior una guancia
con la mano. Lo sai che cosa far? Ti disegner qualche vestito,
con tanta stoffa, magari delle balze (lo so, lo so) ma qualche cosa
per nascondere il tuo stato. Pi a lungo possibile. Perch se si sparge
la voce...
Ma le voci si spargono. Le voci viaggiano veloci, filtrano, gorgogliano
e corrono nei fossi come un acquazzone in un paese piovoso,
e quando cominci a essere visibile, quando non c'era pi
modo di tenerlo nascosto e le foglie cambiarono colore e caddero
dagli alberi e le nubi correvano basse rilasciando nevischio sulle finestre
nuove e i nuovi tetti di Taliesin III, il telefono torn a squillare.
Erano seduti accanto al fuoco, lei e Svetlana e Frank, a leggere
ad alta voce, e l'apparecchio emise un lungo belato lamentoso e
poi un altro. Lei alz lo sguardo su di lui e vide che gli si infossavano
gli occhi e gli si induriva la mascella: pensava quello che
stava pensando anche lei. Il telefono non suonava, non a quell'ora, da
molto tempo, dall'estate, quando aveva presentato istanza di divorzio.
Poi cominci a suonare tutti i giorni, continuamente, e arriv
un diluvio di lettere, lei le aveva viste, quelle lettere, l'indirizzo
sulla busta in una calligrafia da scuola femminile smarrita nella crudele
contabilit della fretta e della disperazione, e all'interno le raggelanti
dichiarazioni d'amore accovacciate nell'iconografia di sesso
e morte. Oh, mio galante cavaliere (cancellato) un tempo galante
(cancellato anche questo) mai galante cavaliere che mi port nel
suo letto e fece di quel letto un antico naviglio che solcava i procellosi
mari di Eros, violenti presso l'isola di Thanatos e la Penisola della
Disperazione, come hai potuto tradirmi? Mia fede, mio calore, mio
sangue, mio cuore? Come hai potuto? Come hai potuto?
Al terzo squillo pos il libro e si alz per rispondere al telefono.
Lo vide percorrere silenziosamente il tappeto come al rallentatore,
lo vide alzare il ricevitore dal gancio. Nonostante fosse dall'altra
parte della stanza e ci fosse un disco sul fonografo e il fuoco
scoppiettasse rumorosamente a causa di un ceppo troppo verde,
sent il tono petulante della voce all'altro capo della linea. Miriam
stava dicendo Frank. No, Miriam, ti sbagli e dovette allontanare
il ricevitore dall'orecchio.
Bugiardo! Menzogna! La voce si impenn in un parossismo
di odio e accuse. Governante!? Governante"? Ti aspetti che qualcuno
ci creda, Frank, tu, tu... Vacill, tutto il dolore, la gelosia e
la rabbia si concentrarono nell'invettiva che segu. Poi un grido,
cos aspro ed esplosivo che pareva che la donna all'altro capo del
filo fosse stata pugnalata alla gola: Quella bugia l'hai gi usata.
Con me. Ero io la governante, Frank, ero io!(14).

Note.
1. Metaforicamente parlando, si intende. A quel punto della sua vita, un uomo di tarda
mezza et, Wrieto-San si stava appesantendo, trasformandosi in quel contadino gallese cui era
destinato per nascita. A quanto ricordo, le sue spalle non erano pi larghe della media.
2. Per usare un eufemismo. Tipicamente ai suoi accoliti non venivano concesse pi di
quattro ore di sonno a notte e per le restanti venti erano al servizio del Maestro, impegnati
in una routine di duro lavoro fisico, movimenti di danza ed esercizi spirituali e psicologici
che dovevano risvegliarli dalla morte in vita delle loro coscienze chiuse. Qualcuno lo definiva
schiavismo, ma in definitiva non era molto diverso da ci che Wrieto-San si aspettava
dai suoi apprendisti, anche se noi dormivamo in media un'ora o due di pi. E non ballavamo.
Almeno se non ne avevamo voglia.
3. La Packard? So che Wrieto-San possedeva una di queste automobili nel 1929, una
gran turismo che si era portato dall'Arizona, ma non sono sicuro della provenienza di questa.
Forse era la Cadillac con la quale era fuggito dal Minnesota nel 1926 per sottrarsi al processo
per le accuse in base al Mann Act. Comunque, Wrieto-San cambiava le macchine come
molti uomini cambiano i calzini.
6. Pur essendo il pi grande architetto del mondo, Wrieto-San non aveva nessuna pratica
di apparecchiature elettriche. Met dell'impianto di Taliesin era abborracciato e guardavamo
sempre con preoccupazione una lampadina che friggeva o la spina di un abat-jour
o della radio che una volta collegata, produceva un piccolo scoppio, seguito dall'odore di
cavi bruciati.
7. Non conosco il cognome. Sembrava che nessuno si ricordasse niente di lui, tranne
che si chiamasse Mei.
8. C' da chiedersi se a volte Wrieto-San non smettesse di pensare a ci che faceva. La
domanda sorge spontanea: aveva appena creato la storiella di Olgivanna come governante
che quasi immediatamente la metteva incinta.
9. Gli apprendisti.
10. Martha (Mamah) Borthwick Cheney, 1869-1914.
11. Un dato notevolmente gonfiato, direi. Ma d'altronde Wrieto-San era solito sopravvalutare
le sue collezioni, soprattutto le sue xilografie giapponesi (ukiyo-e) cos da raccogliere
denaro con cui dare un contentino alla folta schiera dei suoi creditori.
12. Tre amanti, tre Taliesin. Possiamo solo immaginare come
dovr essersi sentita Olgivanna nei confronti di quella linea ereditaria. Considerata l'educazione ricevuta, di sicuro
conosceva Enrico VIII.
13. Non so quanto questo predicozzo potesse placare le paure di una bambina morbosamente
terrorizzata dai fulmini, ma proviene da una fonte affidabile, la stessa Svetlana. E
quando la conobbi a Taliesin era una ragazzina adolescente del tutto equilibrata (e piuttosto
affascinante). Ovviamente, a diciassette anni fugg con Wes Peters, mandando su tutte
le furie Wrieto-San.
14. Verissimo. Wrieto-San era ricorso al medesimo sotterfugio rispetto al ruolo di Miriam
in casa dieci anni prima, quando se l'era portata l, spingendosi fino al punto da buttar
gi un contratto che fissava la sua paga in 60 dollari al mese, ma la fandonia non resse.
Nel giro di qualche giorno, i giornali denunciarono le continue inosservanze delle convenzioni,
definendo Taliesin un nido del peccato, il villino dell'amore e via dicendo.

 Capitolo 4.
IOVANNA.

Signora, vi dico che se volete volgere in vostro favore questa
faccenda, fareste bene a venire qui a Chicago... Vi fu una pausa,
la musica di un fonografo in sottofondo, il rumore di un fiammifero
sfregato. Miriam sentiva l'uomo (il detective, il suo detective)(1)
respirare nel microfono, il suono rauco di un respiro rantolante che
entrava e usciva come se avesse i polmoni perforati. Perch la vostra
controparte si sta comportando in maniera scandalosa, per non
parlare delle violazioni di codici e bacilli. Disse proprio cos, bacilli,,
ma Miriam cap quello che intendeva e si sent percorrere da
una scarica elettrica.
L'avete colto sul fatto, signora.
Lei non aveva voglia di ascoltare quello che aveva da dirle, non
ce la faceva a sopportarlo, non poteva sopportare una parola di pi.
Avrebbe voluto troncare la comunicazione in quel momento preciso,
ma non lo fece, strinse i denti, tutta contratta dalla paura di
ci che stava per arrivare, la certezza per la quale l'aveva ingaggiato,
la prova incontrovertibile. E mi dispiace di doverlo dire, la
sua voce insinuante nel microfono, le parole scandite come se gli
pagasse un extra per ognuna di esse, ma intendo proprio in flagrante
delitto. 
Leora la osservava dal sof. Sapeva di essere impallidita, il volto
dilavato di ogni colore come se fosse l'eroina di un melodramma
del sabato pomeriggio, la notizia che ambedue aspettavano, che
lei aspettava, da Chicago. Non che si facesse illusioni, non era una
bambina. Conosceva Frank. Sapeva di cosa era capace. Ma sentirselo
dire dalle labbra di un uomo odioso quanto quello che quel
traumatico giorno di luglio aveva percorso il vialetto di accesso per
consegnarle la citazione, la scosse comunque. Frank non l'amava
pi. Era il punto di non ritorno. No, disse, no non sapendo
che altro dire.
Intendo che lui si trova al Garfield Arms, in questo stesso momento,
con lei e la bambina, e il bello  che voi potete sorprenderlo
con i pantaloni abbassati. Uno penserebbe che abbia il buon senso
di nascondere la faccenda, e invece no. Si  persino registrato
con il suo nome vero. E lei pure.
Leora le sillab qualcosa dall'altra parte della stanza. Era colpevole
o colpito?
Signora?
Il sangue le ribolliva nel cervello. Nessuno si porta la governante
in albergo. Le governanti se ne stanno a casa a governare.
Tutto a un tratto si sent girare la testa, tradita, tradita ancora una
volta, e riusc a stento a mettere insieme una risposta. S? bisbigli.
Vi voglio dire anche un'altra cosa: la sua consorte, amante o
come la volete chiamare...
S?
Ha una pancia che non finisce pi. Da qua a l, se capite cosa
voglio dire. 
Prese il primo treno per Chicago, lo sguardo fisso fuori dal finestrino
della cuccetta verso le montagne spoglie e le brulle pianure
centrali del paese, sfumature di marrone, niente colori, niente vita,
niente speranza. Aveva praticamente scongiurato Leora di accompagnarla,
per darle sostegno, non era sicura di farcela ad arrivare
fino in fondo da sola, ma Leora stava organizzando da due mesi
il suo party per il Ringraziamento, una festa con quaranta invitati,
in abito da sera, quel genere di cose che avrebbe fatto stare alzati
i vicini a sbirciare, e ormai non  che poteva cancellare tutto, no?
No. No, certo che no.
E cos Miriam si era messa in viaggio da sola, con la siringa come
unica compagnia. Non lavorava a maglia, non disegnava. Giocare
a carte la annoiava a morte. Aveva con s l'ultimo romanzo di
Zona Gale e Il dottor Arrowstnith di Sinclair Lewis, davvero un libro
eccellente, su un uomo bello e nobile, un idealista come lei, ma
era troppo in ansia per concentrarsi e fin per passare le ore a fissare
i grandi spazi dell'America fuori dal finestrino. Di tanto in tanto
cacciava dentro la testa un facchino di colore; nel vagone ristorante
la gente chiacchierava con lei che si sforzava di rispondere, quanto
meno per educazione, ma la conversazione (la qualit del cibo,
e com'era facile e veloce viaggiare in treno, qualcosa che era successo
alla sorella di qualcuno a Omaha) non le diceva niente. Il Ringraziamento
cadeva l'ultimo giorno del viaggio e nonostante il cuoco
si fosse sforzato e i camerieri facessero del proprio meglio perch
il tacchino con il pur di patate, la salsa, il ripieno di castagne e
piselli con cipolle rosolate sembrasse e avesse il gusto di un piatto
fatto in casa con tutta la famiglia intorno era una triste menzogna e
nel vagone ristorante lo sapevano tutti. Le risate erano nervose, ogni
accenno di scherzo stantio come la torta  la mode. Lasci il dolce
senza nemmeno toccarlo e torn nel suo scompartimento.
Quella notte praticamente non dorm, la mente che correva insieme
all'incessante martellio delle ruote sui binari e il volto di Frank
che ballonzolava davanti a lei come un sughero in un rigagnolo,
Frank che le sorrideva, deridendola, Frank che si sovrapponeva al
signore solo molto affascinante dello scompartimento accanto che
le scoccava uno sguardo stupito di simpatia tutte le volte che lei gli
passava vicino nel corridoio, perch era ancora una donna desiderabile,
desiderabilissima, con gusto, classe e cultura, che valeva cento,
mille ballerine, un intero corpo di ballo ...Frank, Frank, Frank...
Frank che camminava sui marciapiedi di Chicago con quella sua
aria arrogante da gallo nel pollaio, Frank, gli occhi chiusi nel piacere,
che dimenava le natiche bianche sopra un'altra donna. Una
ballerina. Una straniera.
Olgivanna Milanoff, era quello il nome che le aveva comunicato
il detective. Olgivanna Milanoff. Ripet quel nome a voce alta
nel buio per assaporarne tutto l'amaro sulla lingua. Il vagone si
inclin, si raddrizz e torn a inclinarsi. Stazioni anonime sfrecciavano
nella notte, ognuna di esse un avamposto sorvegliato da
una sola luce nuda, mentre intanto sotto di lei le ruote scandivano
il ritmo, Milanoff, Milanoff, e la tristezza che la prese in quel momento
era qualcosa che non aveva mai provato prima, nemmeno
quando Emil era tornato da lei nel silenzio della sala dell'alienista
e le aveva posato una mano di ghiaccio sulla spalla. Era come un
cauterio che le passasse sul cuore. Quella donna, quella ballerina,
era incinta di lui, incinta. Del suo seme, di suo figlio. Era questo
che voleva lui, un altro bambino?
Per lei era una novit. Perch tra Frank e lei non si era mai nemmeno
parlato di bambini, quando si erano conosciuti erano tutti e
due sulla quarantina, ognuno con figli propri, e fin dal principio la
loro era stata un'unione fondata su un livello pi alto. Erano sodali,
fratelli d'anima. Non semplici riproduttori come tutti gli altri.
Tutti potevano essere riproduttori, bastava guardare i contadini
con le loro sfilze di sudici bambini, le bocche aperte e le mani
tese nell'eterna speranza di una moneta o una crosta di pane, il
mondo gi troppo piccolo per tutte quelle bocche, tutte quelle mani.
E Frank era d'accordo con lei. O era solo opportunismo?
Ma Cristo santo aveva fatto in fretta, ben felice di sbarazzarsi di
lei, di metterla da parte e di trovarsi una persona nuova, pi giovane,
carina e ingenua e ancora da plasmare in cui riversarsi, da modellare
e scolpire e foggiare come non avrebbe mai potuto fare con
lei. Be', la compiangeva quella donna. Che se lo tenesse,
quella Olgivanna, quella russa o quello che era, che si tenesse il suo Frank
Lloyd Wright, il grand'uomo a cavalcioni del mondo come un colosso
che tutti potevano vedere quando in realt era il pi venale
sporco insopportabile piccolo vigliacco che lei avesse mai conosciuto...
e uno sporcaccione, uno sporcaccione da prendere a calci...
A Chicago faceva freddo ed era sereno, il sole, pallido come sego,
basso sulle case e sulle fabbriche e sugli ombreggiati monoliti
dei grattacieli. Il taxi attravers vie silenziose, le macchine scivolavano
accanto come barche sciolte dagli ormeggi, persone dallo
sguardo spento dietro le tendine o che si trascinavano una di fianco
all'altra come se nessuno avesse ancora inventato la parola. Si
registr in albergo, si rinfresc un po' nella sua stanza e torn immediatamente
nella hall per prenotare una macchina (anche se in
realt era cos spossata ed esausta che avrebbe potuto dormire per
una settimana). In piedi sul bordo del marciapiede, mentre aspettava
che il portiere la aiutasse, manc poco che perdesse tutta la
propria determinazione. Ma il pensiero dell'accordo di divorzio, il
modo in cui Frank l'aveva manipolata, nascondendole tutto, i suoi
inganni, il suo adulterio, la sua amante russa [Parigi, certo Parigi,
comodo per lui) le dette forza. Non ci sarebbe stato nessun accordo.
Lei non avrebbe firmato mai, avrebbe stracciato le carte e gliele
avrebbe buttate in faccia. Quel bastardo. Quel figlio di puttana.
L'avrebbe vista, gliel'avrebbe fatta vedere lei, perch la ruota era
girata e adesso era a suo favore.
Si fece lasciare dalla macchina a un isolato di distanza dal
Garfield Arms(2): non era saggio arrivare troppo vicino. Stava andando
al museo, quella era la storia che lei e l'investigatore avevano concertato
con i suoi avvocati di Chicago, quando per caso aveva visto
la macchina del marito ferma davanti all'albergo dove qualche
volta erano stati insieme. Aveva salutato l'autista. Scambiato quattro
chiacchiere con lui. Poi, incuriosita, era entrata nella hall per
chiedere del marito, scoprendo con suo orrore, eccetera.
Il vento le soffiava sulla faccia, e se credeva di essere ancora in
California questo le tolse ogni illusione, il freddo una forza in s,
pezzetti di carta e rifiuti che si muovevano davanti a lei come una
corrente, i tombini fumanti, gli uomini d'affari curvi sotto il peso
delle sciarpe e dei pastrani. Lei era avvolta in una pelliccia, i capelli
raccolti in una crocchia e fissati sotto il turbante, i tacchi che picchiettavano
un tatuaggio marziale sul selciato. Arriv fino in fondo
alla strada, determinata, le spalle dritte, la testa alta. Era tutto
esattamente come previsto, la macchina parcheggiata accanto al
marciapiede, e Billy, rannicchiato sulla sua sigaretta, che le dette
uno sguardo afflitto e imbarazzato. Billy, esclam lei, chinandosi
per sbirciare nel finestrino dell'auto, che sorpresa. Che cosa ci
fai qui? Il signor Wright si ferma qui per la notte?
S, signora.
Be', io sono appena arrivata, sai. La California era splendida,
ma il mio posto  qui accanto a mio marito. Credevo che fosse ancora
in Wisconsin, ma  fantastico che invece sia qui a Chicago.
Magari entro un momento a salutarlo...
Lui non ribatt niente, ma caspita, come si contorceva. Bene.
Bene. Che friggesse pure, l'apostata, con quella sua faccia falsa e
gli occhi sporgenti.
...cos poi potremmo tornar su tutti insieme, come ai vecchi
tempi. Giusto, Billy?
Sempre niente. Il volto compunto, una mano stretta sul volante,
l'altra che portava la sigaretta alle labbra. Finalmente, visto che
la conversazione era conclusa (quello era chiaro, persino a lui) alz
un dito alla visiera in segno di saluto.
All'interno, la reception era pi affollata di quanto si sarebbe
aspettata e dovette attendere che una coppia si registrasse (con bagagli
sufficienti per una spedizione a Timbuctu) prima di riuscire
ad attirare l'attenzione dell'impiegato dietro il banco. L'impiegato
era un uomo sulla trentina con baffi che sembravano uno spazzolino
da denti e capelli corvini talmente imbrillantinati da luccicare
come il manto di una foca, una persona che lei non riconosceva, ma
d'altra parte ormai il ricambio del personale era scandaloso, non come
una volta quando uno poteva contare di vedere le stesse facce
per anni e anni. Le mostr i denti. Posso aiutarla, signora?
S, sono la signora Lloyd Wright. Ritengo che in questo momento
mio marito sia presente in albergo.
Vi fu un turbine di attivit nella porta dietro di lei, fattorini, bagagli,
gente che veniva dal freddo di fuori. Un omone grasso con
un abito di lana dal taglio eccellente si lasci cadere su una poltrona
dall'altra parte della sala e immediatamente si rialz con una
fragorosa risata per salutare una giovane donna elegante in una pelliccia
di volpe. Si sentiva il suono della musica uscire da qualche
parte, due battute di un popolare motivetto, e qualcuno fuori in
strada suonava con impazienza il clacson. L'impiegato la guard
inespressivo. La signora Wright, ha detto?
La signora Lloyd Wright, ripet lei e l'uomo che si stava registrando
accanto a lei sul lungo bancone di marmo le dette un'occhiata
di soppiatto, e ho motivo di credere che mio marito si trovi
qui in circostanze sospette. Ora per cortesia vorrei vedere il registro.
Temo di non poterlo fare, signora. E contro il nostro regolamento.
Quella ferma l fuori accanto al marciapiede  la sua macchina.
Quello al volante  il nostro chauffeur. Glielo chiedo un'altra
volta: mi faccia guardare il registro.
L'uomo accanto a lei (not vagamente dei baffetti, un colletto
inamidato, il colorito rosso del bevitore) ora la stava fissando. Forse
aveva alzato la voce? Non era sua intenzione. Si era imposta di
stare calma a ogni costo, di evitare una scenata (o almeno una scenata
troppo clamorosa) ed ecco che stava perdendo il controllo.
Gli occhi del receptionist erano fissi nei suoi, occhi sdegnosi, occhi
che la ridussero a un insignificante essere offeso, una seccatura
e niente pi, e lei sent un'ondata di emozione salirle su per la
gola come se dovesse soffocarla; non si aspettava che fosse cos difficile,
cos disorientante e cos drammatico, ma il dato di fatto era
innegabile: Frank era di sopra con la sua amante e lei era l bloccata
al banco come una mendicante.
Mi dispiace disse l'impiegato e tutto a un tratto l'onda si ruppe
in un fiotto di rabbia che la bruci come fosforo bianco. Fece
per afferrare il registro, le mani dell'uomo, i polsini della camicia
che si ritraevano di scatto, ed eccoli l come due bambini al campo
giochi che si contendono una bazzecola, e qualcuno (lei?) che
urlava: Chiamate il direttore! Chiamate il direttore!.
S, era una scenata, aveva messo in piedi una scenata e la cosa
non le dispiaceva neanche un po'. Sent che il receptionist si lasciava
sfuggire un gemito, uno squittio, un suono che ci si potrebbe
aspettare da un roditore in gabbia, e il registro le sfugg dalla
presa. La gente guardava. Tutto il ghiaccio di quel posto si sciolse
e poi si ricongel di nuovo. Ed ecco il direttore che arrivava dal
corridoio con passo rigido, le code della giacca svolazzanti, lo sguardo
agitato, qualche briciola di torta agli angoli della bocca. Che
succede? ansim lanciando un'occhiata esasperata al receptionist.
Che cos' tutto questo, questo... in quel momento sembr accorgersi
di lei, gli occhi che compivano una rapida ricognizione delle
scarpe, la gonna, la pelliccia e i gioielli e poi la rigida espressione
compressa e furibonda della faccia, ...trambusto? C' qualcosa
che non va, signora? Posso esserle d'aiuto?
Oh, ora guardavano tutti, ognuno al suo posto, anche se i pi
discreti cercavano di mimetizzarsi fingendo di consultare l'orologio,
il giornale o simulando una conversazione, ma lei non si faceva ingannare.
Era un po' come trovarsi sul proscenio del Teatro Apollo,
il sipario sul punto di calare, le parole rivelatrici sulle sue labbra.
S, disse, prolungando il sibilo di quella piccola s semantica
fino a farla risuonare e crepitare in tutta la sala, s, pu essermi di
aiuto. Fece una pausa per prendere fiato. Per cominciare potrebbe
chiamare la polizia.
L'uomo gir lo sguardo attorno nervosamente. Era terrorizzato,
gi domato, lei se ne rese conto, il suo unico desiderio tacitare,
placare, cedere. C'era la reputazione dell'albergo da tenere in considerazione.
Gli altri ospiti. Il suo stesso collo magro e privo di ogni
valore. La polizia?
La collera torn a invaderla, una vampata di sangue con i suoi
ormoni segreti che la fecero fremere mentre si sfilava un guanto
con furia, puntando un indice accusatore contro il receptionist.
Voglio che quest'uomo venga arrestato.
Vi prego, stava dicendo il direttore, accomodiamoci nelmio
ufficio e sono certo che...
Per aver favorito ed essersi reso complice di un crimine tuttora
in corso, un crimine di venalit, vizio... e far arrestare anche voi...
Signora, vi prego, stava forse per toccarla, stava per osare
metterle una mano sul braccio? siate ragionevole. Di qualsiasi cosa
si tratti, rimedieremo, ne sono certo, se solo me ne darete
l'opportunit. Nel mio ufficio. Non vi sentireste pi a vostro agio
nel mio ufficio?
Lei fece un passo indietro, liberando il braccio con uno strattone.
Non toccatemi sibil, paonazza in volto. Mio marito  di
sopra, non capisce?  Alz il mento, si costrinse a girare lo sguardo
per la sala, le persone ora distoglievano gli occhi, mormorando, imbarazzate,
sorprese nell'atto di origliare, a bocca aperta, gli sguardi
fissi.  di sopra, disse sforzandosi per non far tremare la voce
mentre le lacrime, lacrime vere, autentiche e spontanee e roventi
come il sangue, le traboccavano pungenti a rigarle le guance 
di sopra... con la sua... con la sua puttana."
Un'ora e mezza dopo, quando scese le scale che portavano nella
hall del suo albergo, era calma quanto ci si poteva aspettare viste
le circostanze. Aveva avuto modo di mettere qualcosa nello stomaco
(ostriche alla Rockefeller e qualche cracker, pi o meno tutto
ci che riusciva a sopportare date le condizioni del suo sistema
nervoso) e si era anche cambiata mettendosi qualcosa di pi modesto
di ci che indossava durante la baruffa (un vestito violetto a
vita bassa lungo fino al polpaccio con collo, polsini e bordo di satin
verde smeraldo e un fiocco sui fianchi dello stesso colore, abbellito
da un cappello di feltro a tesa larga di un verdino delizioso
intonato agli occhi. E, ovviamente, l'anello con lo scarabeo. Oltre
alle perline e la lorgnette)(3). Il suo legale le aveva concesso solo due
cocktail champagne, come sedativo, e lei si teneva rigorosamente
alla larga dalla siringa, almeno per il momento, perch lo scopo della
faccenda, la prima conferenza stampa che dava da anni, era quello di produrre l'effetto di un elegante languore unito alla spossata
sofferenza della moglie abbandonata, e si rendeva conto che un eccesso
di languore (o di spossatezza) poteva giocarle contro.
Nonostante tutto, e nonostante la sua esperienza con i fotografi
negli anni con Frank, la polvere dei flash la colse alla sprovvista
tanto che per un momento perse la cognizione di dove si trovasse
e il discorso che si era preparato nella mente svan insieme alla nuvoletta
di fumo bianco(4). Dovette forse allungare una mano per sorreggersi,
accecata, completamente accecata, perch il suo legale, il
signor Jackson, socio del signor Fake, la prese per il gomito e le bisbigli
qualche parola di incoraggiamento mentre gi partiva il flash
successivo. Tutto a posto, le disse, va bene cos, va bene. Si mostri
afflitta. Perfetto. Bene.
Quando si riprese, registr i volti schierati attorno a lei a semicerchio,
otto o dieci uomini con le matite pronte, e vide il lampo
riflesso del candeliere in alto e la lucida superficie pulita dei pavimenti
di marmo, la folta tessitura dei tappeti orientali e il fogliame
esotico delle palme in vaso, e si sent percorrere da un brivido. L
era lei il centro dell'attenzione, la star, il punto focale, non Frank.
Quegli uomini stavano aspettando lei, per sentire quello che aveva
da dire, registrare e trasmettere le sue parole alla nazione.
Voglio sottolineare, cominci lei, facendo un respiro cos
profondo e umido come se fino a quel momento fosse stata sott'acqua
e soltanto ora riemergesse alla superficie, che occasione triste
questa sia per me e quanto apprezzi che oggi voi siate qui. Fece
una pausa, pos lo sguardo in successione su ogni singola faccia.
La stavano fissando tutti, intenti. Nessuno si muoveva. Nessuno
diceva una parola. E voglio anche chiarire, qualsiasi cosa mio
marito dir per contraddirmi, o per quanto abilmente egli possa
distorcere la verit, che io non l'ho mai lasciato.  mio marito. Il
mio legittimo marito legalmente sposato davanti a Dio e agli uomini,
e il vero e radioso amore della mia vita.
Uno dei giornalisti, uno zotico con un vestito da quattro soldi
e un taglio di capelli asimmetrico, la interruppe: Mi spiace doverglielo
chiedere, ma non sapevamo che voi foste sposati; non eravate
entrambi fautori del libero amore?.
Lei liquid la cosa con un gesto della mano. Ci siamo sposati
con la pi romantica delle cerimonie al chiaro di luna che chiunque
possa immaginare, fosse anche il pi grande poeta di tutti i tempi: a
mezzanotte, sul ponte di Taliesin. E stato il momento pi intenso
della mia vita.(5).
Ci fu una pausa mentre tutti prendevano appunti, teste chine,
frusciare di matite.
Tuttavia, adesso era pienamente padrona di s, il fremito della
discolpa la percorreva come un nuovo tipo di droga, ci sono cose
che semplicemente una donna, per quanto fedele, non pu sopportare.
E qui il silenzio cadde nella sala. L stava il vero nocciolo della
storia, lo scandalo che tutti stavano aspettando. Sommessamente,
con la sua voce pi ferma, spieg che lui non le aveva lasciato altra
scelta che presentare istanza di divorzio, a dispetto di tutto l'amore
che lei gli portava. Era stato crudele con lei, le aveva usato violenza
fisica... e qui cominci a incespicare, non riusciva a trattenersi,
tutto il dolore, tutta l'umiliazione della sua condizione e quel male
ancora fresco che la opprimeva come un supplizio di una tortura
medioevale. Sono andata a ovest, continu, ma di nuovo dovette
fare una pausa per riprendersi, per la mia salute. Dietro indicazione
del medico. L'aria pura e secca di... di Los Angeles... e
poi torno da mio marito e scopro che lui, che lui...
Il signor Jackson allung un braccio verso di lei (ma cosa stava
facendo, le batteva una pacca sulla spalla, veramente?) e la voce
le si strozz in gola finch non riusc pi ad andare avanti, tutti
quegli occhi fissi su di lei, l'uomo con il flash che diceva Bene, ragazzi,
pronti, ancora una, e poi di nuovo altre accecanti esplosioni
di luce tutto attorno. La sola cosa che voglio, riusc a dire, 
quello...  quello... che mi spetta di diritto. Il petto le si sollev,
non c'era modo di trattenerlo, non ora, e a un tratto stava singhiozzando,
cos forte che dovette voltarsi e lasciare che il signor
Jackson la guidasse verso la sedia pi vicina, un bicchiere d'acqua...
Qualcuno le porti un bicchiere d'acqua! ma poi trov la forza
per girare ancora una volta il viso verso di loro.
Aveva gli occhi pieni di lacrime, le ciglia appiccicate. Non vedeva
pi le loro facce, solo macchie confuse, ma qualcos'altro si
deline nel suo campo visivo, una fugace presenza immaginata, una
figura uscita da un sogno, gravida, un addome rotondo, seni pieni,
un sorriso con la dolce soddisfazione della Madonna, una Madonna
falsa, una Madonna russa, non maritata e scopata, scopata,
scopata, e poi sent la propria voce inveire con un gemito
gracchiante: Lo rivoglio. Rivoglio mio marito!.
Quella notte, a tarda ora, se ne stette seduta nella propria stanza
cercando di ignorare i suoni che venivano dalla strada in basso.
Era troppo esausta per leggere, troppo piena di pensieri per dormire.
Qualcuno continuava a camminare nella stanza sopra la sua.
Sentiva strani colpi contro le pareti, un brusio di voci che mormoravano
da qualche parte, il lungo tormento meccanico dell'ascensore
lungo il muro... ma il manovratore stava suonando i cavi con
un archetto di crine per farla impazzire? Era un complotto? Non
fumava, quasi per niente, non pi, perch a Frank non piaceva, o
una volta non piaceva, ma ora fum, una sigaretta dietro l'altra. Si
alz dal letto e and alla finestra, pensando che magari un po' d'aria
fresca le avrebbe fatto bene.
Rimase per un bel pezzo l davanti alla finestra aperta, dimentica
del freddo, le automobili e i furgoni delle consegne, il ticchettio
di un codice segreto sotto di lei, un linguaggio tutto stridori e
sferragliamenti e il crescendo dei motori che salivano di giri, poi il
diluvio del tram che scendeva per il viale come una mareggiata. Un
rumore metallico, dei colpi, un assalto. A quel punto cerc conforto
nella siringa, senza chiudere la finestra si trascin fino al bagno,
dove teneva l'astuccio, per la seconda volta nella nottata. Nei giorni
precedenti aveva gradualmente aumentato la sua solita dose, nessun
pericolo, lo sapeva, ma era cos tesa, gi e a pezzi che proprio
non ne poteva fare a meno.
Si sedette sul bordo del letto e scost la vestaglia per farsi la
puntura in alto sulla coscia destra dove il segno, la tache, sarebbe
stato invisibile.
E comunque fece le cose con attenzione, perch a Parigi aveva
conosciuto troppe donne che per sbadataggine si erano procurate
delle ulcere, bucandosi sempre nello stesso punto, creature abitudinarie,
gli aghi spuntati a furia di usarli, la pelle tutta chiazze come
un frutto marcio. Ma questa notte aveva bisogno di conforto.
Questa era una notte terribile. Quando aveva gridato a quegli uomini
insensibili con i loro taccuini sgualciti e le matite frementi che
lo rivoleva, suo marito, Frank, il suo uomo, il suo amore, non sapeva
quello che diceva, ma da qualche parte dentro di s sapeva
che era vero. Era suo marito. Si erano amati, per tutti quegli anni
si erano amati, un amore ardente, stretti uno all'altra nelle notti sudate
di Tokyo, l'aria limpida e rovente di Los Angeles, la ghiacciaia
del Wisconsin. Era stato gentile con lei, l'aveva capita, i loro caratteri
ben assortiti, erano due artisti, artisti insieme in barba al
mondo e alle sue convenzioni.
Si sdrai e chiuse gli occhi cercando di concentrarsi soltanto su
quei pensieri che l'avvicinavano a lui, ma non serv a niente. C'erano
sempre quei colpi, quel frastuono, quei passi nel corridoio e
alla fine tornava sempre l'altro Frank, quello odioso, la bestia, a irriderla
e sminuirla, l'imbroglione, l'impostore e il donnaiolo. A un
certo punto cerc di alzarsi per chiudere la finestra, chiudere fuori
il rumore, ma la pozione che le aveva preparato il piccolo messicano
calvo era troppo potente e scivol nel sonno e dorm in un
vuoto privo di sogni finch il sole non si insinu fra le tende e tutto
il rumore era concentrato in colpi forti e perentori battuti alla
sua porta.
Era il socio del signor Fake, il signor Jackson (Harold, mi chiami
Harold), preoccupato per lei. Cominciava a essere tardi. Poteva
aprirgli la porta?
La voce suon debole alle sue stesse orecchie, la voce di un'invalida,
una vecchia che consumava i suoi giorni su una sedia a dondolo:
No, mi dispiace, non posso. Io... io mi stavo facendo il bagno
e non sono... che ore avete detto che sono?.
Dodici e trenta.
Si tir su dal letto, sentendosi svuotata, solo cenere, come se di
lei non restasse che il guscio. E dov'erano le pantofole? E la vestaglia?
Temo di aver dormito troppo, fra il viaggio e il, il...
Lui alz la voce, parlando nella fessura fra la porta e lo stipite.
Avete visto i giornali?
Non li aveva visti.
Be', avete fatto grande clamore. In questo la stampa  dalla
nostra parte, non c' dubbio, e nelle foto siete venuta benissimo.
Molto ammodo e affascinante, e molto bistrattata. E poi hanno
pubblicato tutto quello che avete detto. Parola per parola. Ci fu
una pausa e lo sent strisciare i piedi, passarsi qualcosa da una mano
all'altra: i giornali, aveva con s i giornali. Questo lo dovete vedere
stava dicendo, anzi, esultando, la voce squillante di trionfo.
Non volete aprire?
Lei non rispose. Le stavano tornando i crampi e pens che doveva
mangiare qualcosa, un uovo alla coque, del pane tostato, una
tazza di caff, qualsiasi cosa, perch non si sentiva bene, nemmeno
un po', e per le sue forze la distanza fra il letto e la porta avrebbe potuto
essere un chilometro. Lo sent spostare i piedi. Picchiett sulla
maniglia della porta. Signora Wright? Miriam... siete sempre l?
S, sono qui. I giornali. Era sui giornali.
Le stava dicendo qualcosa a proposito di vederla, presto, prima
possibile, perch il tempo era fondamentale, battere il ferro finch
 caldo, cose del genere, ma lei non lo stava a sentire. E c' dell'altro,
la voce dell'uomo era distorta dalla fatica di parlare attraverso
quella fessura e lei non capiva granch, non che la cosa avesse
importanza. Era sui giornali. Poi le parole, scandite, stimolanti,
parole di riscossa, di vendetta, le giunsero di nuovo chiaramente:
Perch abbiamo intenzione di chiedere gli alimenti e il pagamento
integrale delle spese legali e per quanto mi riguarda vinceremo
al di l di ogni dubbio. Soprattutto ora. Con lo spettacolo che avete
messo in piedi.
Quando se ne fu andato, i passi che svanivano nel corridoio come
il battito d'ali di un angelo che spiccava il volo, il suo angelo, il
signor Harold Jackson, avvocato, si tir su dal letto e and alla porta.
Sbirci dallo spioncino, rimase un momento in ascolto per essere
sicura che non ci fosse nessuno, poi gir la maniglia e si chin
e arraff i giornali. Era tutto l, proprio come le aveva detto. Lesse
ogni articolo due volte e contempl a lungo le sue fotografie (aveva
un'aria affascinante, triste e anche trs chic, doveva ritagliarli e
mandarli a Leora) poi ordin la colazione e cominci a pensare a
cosa mettersi alla prossima conferenza stampa.
Cinque giorni dopo sui giornali comparvero articoli
completamente diversi, un semplice annuncio di nascita che chiss come era
diventato materia per titoloni e lei non ne sapeva niente, non li vide
nemmeno fino al pomeriggio inoltrato e anche allora soltanto
perch Leora la chiam in interurbana da Los Angeles. Poi la chiam
sua nipote Norma. E poi il signor Jackson. E poi uno della stampa,
che voleva sapere la sua reazione, ma a quel punto si era procurata
sia il Tribune che il Daily News, cos chiuse la comunicazione
e lasci la cornetta staccata.
Quando Leora l'aveva chiamata era intenta a un pranzo tardivo
o una cena anticipata che dir si voglia e prima era uscita a fare
una passeggiata nell'aria gelida nella speranza che un po' di moto
le schiarisse le idee, mentre invece al rientro in albergo si era sentita
completamente svuotata e aveva posato la guancia sul cuscino
per quello che doveva essere un riposino che poi doveva essere durato
ore. Era esausta, a pezzi, affranta. Perch la notte dormiva male.
E mangiava anche male. E cos quando era arrivata la telefonata
di Leora si trovava nei suoi appartamenti, a fissare con sguardo
vacuo un piatto di suprme de volatile e carote in umido.
Oh, cara sput fuori Leora senza i soliti convenevoli, tanto che
pareva che fosse l con lei nella stanza. Sono cos dispiaciuta.
Dispiaciuta? Di che cosa? Cos' successo?
Una pausa, giusto perch il cuore perdesse un battito. Non
hai visto i giornali?
No. Oggi no. Non ancora. Sono uscita a fare una passeggiata
e poi, be', io... perch, che cosa dicevano?
Quello che dicevano adesso era impresso a fuoco nella sua
mente, in caratteri corpo diciotto: BALLERINA D ALLA LUCE IL FRUTTO
DEL SUO AMORE CON WRIGHT(6). D alla luce. Frutto dell'amore.
Il frutto dell'amore di Frank. Due chili e novecento grammi. Una
bambina. L'avevano chiamata Iovanna. Che razza di nome era?
Iovanna, Olgivanna, nomi russi, nomi con piccoli suffissi stranieri
sdolcinati che parevano un sobborgo di Mosca, ma quella non era
Mosca, almeno l'ultima volta che aveva guardato. Era Chicago, negli
Stati Uniti. L non c'era il Volga, niente steppe sferzate dal vento
e rivoluzioni bolsceviche... che si credeva, quella? Che cosa credeva,
Frank?
Oh, lei se l'aspettava, aveva cominciato a prepararsi da quando
quel viscido investigatore aveva chiamato annientandole il
pomeriggio, le vacanze, l'autunno, l'inverno, l'anno, ma non avrebbe
mai immaginato di arrivare a quel punto, a quei titoli da strapazzo,
a quello scandalo da strapazzo, la presa in giro di tutto ci
che lei si sentiva nel profondo di s. Ora tutte le persone che la
conoscevano avrebbero riso di lei, Maude Miriam Noel, la moglie
dell'adultero, la donna che non era riuscita a soddisfare il grande
architetto o quanto meno a metterlo tranquillo, che non era riuscita
a dargli un figlio perch era troppo vecchia, perch era difettosa,
troppo in l con gli anni, sola e abbandonata. Era fango.
Meno che fango. Era niente.
Mentre scagliava i giornali dall'altra parte della stanza, prendeva
la prima cosa che le capitava sotto mano (un vaso, un vaso
dell'albergo con una composizione di fiori secchi che la fece andare
su tutte le furie, che la fece sentire come se anche lei fosse disseccata
e morta) solo per la soddisfazione di vederlo andare in mille
pezzi contro la parete di fronte, sapeva che la siringa non le avrebbe
dato alcun sollievo, non quel giorno, visto come si sentiva. Le
ci vollero non pi di cinque minuti per controllare il suo viso allo
specchio e avvolgersi nella pelliccia, poi scese da basso e usc in
strada all'aria aperta che la colp come un'inalazione di sali. Il mondo
tutto si apr intorno a lei. Il portiere. Il tassista. Le strade, i piccioni,
un velo di neve. E dove si va? All'ospedale. Quello citato sui
giornali, dove madre e figlia, scrivevano, stavano bene. Riposavano.
Riposavano comodamente.
Gliel'avrebbe fatto vedere lei il resto, oh s, e gi si raffigurava
la scena come quella nella hall dell'albergo, e che vengano, che vengano
i giornalisti. Voglio vedere la bambina! avrebbe gridato fino a
che tutti quanti nell'imponente edificio con i suoi corridoi lucidi e
le camere accoglienti l'avessero sentita forte e chiaro, Voglio vedere
la bambina di mio marito!

Note.
1. Jasper J. Jesperson, 3720 Figueroa, Los Angeles, California. Investigatore Privato
Specializzato in Incarichi Delicati.
2. Segno che Wrieto-San stava cercando di essere discreto. Negli ultimi anni preferiva
il Congress, sulla Michigan Avenue (per la verit un edificio anonimo, costruito nel 1893
come appendice all'Auditorium di Louis Sullivan dall'altra parte della strada), forse perch
quello era il posto dove farsi vedere, con la sua Pompeian Ballroom che attirava il bel mondo
ma anche la migliore societ di Chicago. Personalmente non ci sono mai stato, nemmeno
anni dopo, quando avrei potuto permettermelo tranquillamente: l'unica volta che passai
una notte a Chicago durante il mio apprendistato fu quando insieme a Daisy Hartnett
riuscimmo a svignarcela con il pretesto della malattia di sua madre. Scegliemmo un albergo
a dir poco modesto. E molto pi economico del Congress.
3. Miriam era nota per il suo abbigliamento eccentrico.
4 Ossido di magnesio. Ve lo ricordate, l'ossido di magnesio? La famosa fotografia di
me e altri tre apprendisti curvi dietro la spalla di Wrieto-San con in mano gli strumenti del
mestiere fu scattata nell'epoca dei flash a lampadina, ovviamente, ma io ho ancora la foto
per la quale mio padre insistette che posassi a ricordo del mio ritorno negli Stati Uniti circa
quattro anni prima. L'immagine mostra un giovanotto serio, snello (vorrei esserlo ancora)
in giacca e cravatta e capelli accuratamente impomatati che sta per avere un accesso di
tosse quando la nube di polvere di magnesio lo investe a causa di un'improvvisa folata proveniente
dalla baia di San Francisco. Credo di aver avuto il catarro per una settimana.
5. Si tratt di una cerimonia privata, nel novembre 1923. La perplessit cui allude il cronista
forse si riferisce alle dichiarazioni di Miriam alla stampa nel 1915, poco dopo che si
era venuto a sapere del suo trasferimento a Taliesin come amante di Wrieto-San. All'epoca
lei espresse, pi o meno gioco forza, il proprio disprezzo per l'istituzione del matrimonio.
(Frank Wright e io non ci curiamo affatto di quello che il mondo pu pensare. Siamo capacissimi
di scriverci le leggi da soli, almeno quanto gli uomini defunti che scrissero quelle
che speravano di imporre alle generazioni future.)
6. Come si vedr pi avanti, la stampa scandalistica dell'epoca ormai si riferiva alle amicizie
di Wrieto-San con una serie di eufemismi, tanto famose erano le sue relazioni e pubblici
i lavaggi dei panni sporchi, come si usa dire.

 Capitolo 5.
I RICHARDSON.

Un sentore di antisettico, acido fenico o alcol per frizioni, o
quello che era, aleggiava in ogni angolo della camera e si spandeva
nell'aria cos intenso che quasi non riusciva a respirare. Le tendine
erano tirate. C'era un ronzio sordo di elettricit, luci che si affievolivano,
brillavano e tornavano ad affievolirsi. Neonati che vagivano,
vassoi che sbatacchiavano, qualcuno chiss dove che cuoceva
pomodori, barbabietole, cavoli. E carne. Carne che puzzava
di tegame, ghiacciaia e mattatoio. Continuava a chiedere all'infermiera
di aprire la finestra e l'infermiera continuava a dirle di star
gi, riposarsi e non preoccuparsi: riposo, era ci di cui aveva bisogno.
Ora chiudete gli occhi le sussurrava l'infermiera con voce
suadente. Volete recuperare le forze, no? Per la vostra bambina?
E per vostro marito?
Olgivanna non pot fare a meno di sorridere. Suo marito era
l'ultima persona che voleva vedere, ma l'infermiera come poteva saperlo?
A meno che non leggesse i giornali. Ma ovviamente aveva letto
i giornali. Li leggevano tutti e tutti sapevano che Iovanna (Topina,
la sua Topina)(1) la neonata pi perfetta e deliziosa del mondo,
della storia del mondo, era nata fuori dal vincolo del matrimonio,
una figlia illegittima, una bastarda, una bastarda che la gente avrebbe
guardato con sufficienza e scherno. Olgivanna non leggeva i giornali.
E non voleva suo marito. Il suo ex marito. Voleva Frank, ma
Frank era al lavoro nel suo studio e aveva promesso di tornare a trovarla
quella sera, ma adesso non era sera? E perch l dentro faceva
cos caldo e perch, perch, perch qualcuno non spalancava la
finestra o almeno non l'apriva di un centimetro, mezzo centimetro,
qualsiasi cosa, qualsiasi cosa per cambiare quell'aria viziata? Infermiera! chiam e cerc di mettersi a sedere ma le venne la nausea,
si sentiva debole e lasci ricadere la testa sul cuscino.
Pi tardi (quanto pi tardi non avrebbe saputo dirlo, ma sembrava
pi buio ora, no?) l'infermiera comparve sulla porta con
Iovanna. Sua figlia. La sua neonata. La luce della sua vita, la ragione
di tutto ci, di quella camera con i fiori che le aveva mandato Frank,
una camera privata con una finestra e quel tanfo di acido fenico, e
anche della debolezza che si sentiva addosso. Riusc a malapena a
sollevare le braccia per prendere la bambina, quel fagottino, leggero
come un pensiero eppure improvvisamente pesante, pesante in
maniera impossibile, quelle miniature di manine che si stringevano
e poi tornavano ad aprirsi, e poi la sensazione di suzione al seno, un
sollievo dolce e prolungato che la fece alzare dal letto e uscire dalla
stanza nell'illuminazione notturna di fuori, librandosi leggera.
Nel sogno volava in alto sopra i tetti avvolgenti di Taliesin, la
piccola stretta fra le braccia ed ecco l Frank, sotto di lei sempre
pi piccolo, e le stava gridando, le mani attorno alla bocca, Attenzione,
guarda, stai attenta... E poi ci fu un rumore, un colpo improvviso
e secco e un tintinnio, qualcosa che sbatteva nel corridoio,
una voce di donna che si alzava in mezzo a una confusione di altre
voci, ma che diceva? Mi dispiace, signora, la sua infermiera, Alice,
sforzandosi di bisbigliare, ma l'orario di visita  finito.
Non siate ridicola. Levatevi di mezzo! 
Mi dispiace, ma... Dinah, Dinah puoi venire qui per favore?
Qual  la stanza? Insisto perch mi diciate in quale stanza...
Per piacere, per piacere, signora, volete abbassare la voce?
I neonati sono... Dinah, vuoi dire per piacere a questa signora che
proprio non possiamo...
Topina cominciava a muoversi, scalci per uno spasmo e contemporaneamente
spalanc gli occhi, due spilli di luce nell'ovattata
penombra della stanza. Non era agitata, non ancora, se ne stava
l e si orientava, appena risvegliatasi al mondo. Gli occhi di
Olgivanna corsero alla porta. Che era socchiusa, o semiaperta, in realt,
perch le infermiere dovevano poter sentire in caso di emergenze,
ma quella non era un'emergenza, no?
Le voci si alzarono, tutte insieme, poi tornarono ad abbassarsi.
Ci fu un breve balletto di tacchi sul pavimento di linoleum, nuove
proteste e poi i suoni si allontanarono nel corridoio nella direzione
opposta. Sebbene non si sentisse particolarmente vigile (sembrava
che l'avessero drogata, com' che non riusciva a riprendere
le forze, cosa c'era che non andava?) ebbe un istante di lucidit sufficiente
a essere percorsa da un fugace brivido di allarme. E se era
Miriam? La moglie di Frank. Miriam. La pazza. Lui gliel'aveva
detto fino a che punto potesse essere irrazionale Miriam, violenta e
imprevedibile(2). Si ricordava ancora il grido straziato che le era giunto
attraverso il filo del telefono, quel folle mugolio rauco e lancinante
diverso da qualsiasi altro suono umano che lei avesse sentito
in vita sua. Attir Iovanna a s e trattenne il respiro.
Improvvisamente nel corridoio vi fu un tramestio di tacchi, rapidi
e decisi, che venivano velocemente verso di lei. Sent Alice che
gridava Ferma!  in un rantolo strozzato e poi altri passi e la voce
di un uomo che ripeteva l'ingiunzione proprio mentre la porta veniva
spalancata e una donna entrava nel suo campo visivo, tutta
gonna e cappello e rabbia impettita. Un pensiero le entr e le usc
dalla mente come un lampo, doveva cercare di nascondere la bambina,
metterla sotto le coperte, i cuscini, farla scivolare per terra
sotto il letto? Poi la porta si richiuse ed eccola l, Miriam, il volto
tutto chiazze rosse, gli occhi intenti come quelli di un animale, Miriam
in carne e ossa, la bocca distorta attorno all'unica parola che
riusc a pronunciare: Tu! grid. Tu!
Quando Frank arriv, senza fiato, i capelli al vento, bianco come
un cencio, il pericolo era passato, o almeno il pericolo immediato.
Ci aveva pensato l'inserviente. Miriam ormai se n'era andata,
da un pezzo, accompagnata fin fuori dalla porta in un vortice di
minacce e insulti, e le corsie erano silenziose come dopo una calamit
naturale, ma Olgivanna la vedeva ancora. Ne avvertiva ancora
la presenza. Ne avvertiva l'odio, l'invidia e la paura aleggiare nella
stessa atmosfera. C'era stato un momento di sospensione temporale
mentre la porta sbatteva contro il muro e tornava indietro
al rallentatore, quella donna, la moglie di Frank, ferma come un
falco sulla soglia della camera, i tratti del volto che trasparivano
dietro le ombre delle sue emozioni, un momento in cui Olgivanna,
per quanto debole, per quanto terrorizzata e umiliata, riusc a vedere
dentro di lei, la moglie abbandonata faccia a faccia con la sua
rivale, la sua bestia nera, il demonio che le aveva rubato il marito.
Sent muoversi qualcosa dentro di s. Non aggressivit o la voglia
di difendersi, anche se nel caso l'avrebbe tirata fuori, ma qualcosa
di simile alla piet.
Dur pochissimo.
Perch proprio mentre l'inserviente si profilava nella porta,
proprio mentre prendeva Miriam per il braccio e Miriam si rivoltava
come un gatto nel sacco, dette la stura alle parolacce: Zoccola!
strill svincolandosi dall'uomo e girandosi nuovamente verso la stanza.
Vampiro! Sgualdrina. Lascia stare mio marito! Poi per arriv
Alice, che si frappose tra loro bloccando la porta e appoggiandosi
con tutto il proprio peso contro i massicci pannelli di quercia
mentre Iovanna, disturbata nel terzo giorno della sua vita, cominciava
a piangere con una brusca e improvvisa apnea, la faccia paonazza
e le manine che afferravano l'aria come per imprigionarla.
Lo so che sei debole le stava dicendo Frank. Andava su e gi
per la stanza, cinque passi a destra, giravolta, cinque passi a sinistra,
altra giravolta.  stato un parto difficile. Hai bisogno di riposo.
Ma non posso lasciare che si verifichino cose di questo tipo...
semplicemente  un rischio troppo elevato. E poi i giornali...
Mi ha fatto paura. E anche alla piccola. La piccola si  messa
a piangere.
Maledetta. Maledetta quella donna.
Le coperte la opprimevano come una pietra tombale. Non si
era mai sentita tanto debole in vita sua.  tua moglie, Frank. Ma
com' stato possibile? Come hai potuto amarla?
Non le si avvicin, non le prese la mano, non le mise il braccio
attorno e non le scost i capelli dal volto; continu a passeggiare,
e la questione, la questione dell'amore, rimase senza risposta, allora
e in seguito. Tutto a un tratto la stanza sembr rimpicciolirsi, restringersi
davanti agli occhi di Olgivanna. Si sentiva come nella cella
di una prigione, ma chi era il carceriere? Era lui. Frank.  una
donna vendicativa disse lui tutto qua. Una donna respinta, e voglio
ricordarti che  stata lei a lasciarmi... Ma bisogna portarti fuori
di qui, ed  per questo che ho telefonato a tuo fratello.
Mio fratello?
 tutto organizzato. Domani mattina, come prima cosa, ben
prima che Miriam e le sue spie siano fuori dal letto, ti mettiamo su
un treno, in barella se  necessario. Ho prenotato uno scompartimento
per noi, e Vlada(3) ci verr a prendere all'arrivo, a New York.
E cos come ladri, come profughi, come codardi se la filarono
nel buio.
A un'ora improponibile comparvero due inservienti con una barella,
come promesso, insieme all'infermiera ingaggiata da Frank per
badare alla bambina. Olgivanna ricordava di essersi risvegliata per
il rumore dei passi e l'improvviso chiarore della lampada sul
comodino. E per Frank. Era chino su di lei, spiegazzato e stanco dopo
la notte passata a sonnecchiare sulla scomoda sedia nell'angolo,
e c'era anche Svetlana, sulla soglia, un po' impacciata, con la sua valigia
e un giocattolo nuovo, l'aria imbronciata. O spaventata, sembrava
spaventata, poverina, sballottata ancora una volta. Olgivanna
protese le braccia. Vieni qui, tesoro bisbigli, con una voce che
suon strana alle sue stesse orecchie. Forza. Va tutto bene.
Olya, si sta facendo tardi disse Frank.
Dai, Svet, sono io. Sto bene. Ora mi riprendo. Non ti preoccupare.
Ancora niente. Non vuoi vedere la tua sorellina?
No.
Ed eccola l, Topina, fra le braccia dell'infermiera, ma chi era
quella donna, quella ragazza dinoccolata dalle labbra sottili, a cui
Frank aveva affidato la loro figlia? Datela a me chiese; la ragazza
guard Frank che annu e la figlia, gi preparando un flebile vagito
di protesta, pass di mano come un pacchetto del droghiere.
Vedi? fece lei mostrando la piccola a Svetlana. Vedi com' piccina?
I ditini delle mani e dei piedi? Ha bisogno delle attenzioni
della sorella maggiore... Tu vuoi badarle?
No.
Frank: Olya.
Andiamo da zio Vlada, tesoro, per Natale. Natale a New York,
vedrai che bello.
Lei conosceva sua figlia. Conosceva i suoi umori. Ogni risposta
a quella e a tutte le altre domande in quel momento e in quel
posto sarebbe stata comunque negativa. La bambina non si dette
nemmeno la pena di rispondere. Si limit a stringere le labbra e a
distogliere lo sguardo. A quel punto intervenne Frank e cominci
a impartire ordini, era bravo in quello, e l'infermiera
riprese Iovanna dalle sue braccia e gli uomini l'aiutarono a trasferirsi sulla
barella, il corridoio davanti a lei che si spalancava e si restringeva.
Ecco l'ascensore, la notte sopra di lei, un soffio d'aria che aveva un
gusto di cielo dopo l'aria disinfettata dell'ospedale, poi la stazione
e il loro scompartimento e Svetlana che le and vicino e le pos la
testa sulla spalla per un buon pianto e a un certo punto la carrozza
dondol e partirono, un'altra partenza.
Da parte di Frank, indietro non si tornava. Olya non stava bene,
non c'era bisogno di essere un medico per capirlo. Era una donna
giovane, pi giovane di tutti i figli di Frank, e tuttavia guardandola
nel vagone in movimento, la piccola e Svetlana addormentate
accanto a lei, intravide il suo aspetto cambiare via via con lo scorrere
e il passare degli anni, e ne fu sorpreso. La morbidezza era
scomparsa dai suoi tratti, sostituita dalla rigidit che si ritrova nelle
persone molto vecchie, rughe appena accennate sottolineavano
gli spigoli del suo volto, privo di colore, i capelli sottili e spenti. Era
anemica. Era sfinita. Spaventata. Inquieta. Le aveva parlato a voce
bassa sopra lo sferragliare delle rotaie, cercando di risollevarle lo
spirito mentre la piccola si agitava e Svetlana piangeva fino ad addormentarsi,
poi finalmente si era reso conto che si era assopita, il
respiro irregolare e catarroso, una gocciolina sospesa come una
gemma sulla narice destra.
Prov una fitta di senso di colpa(4). Quello era un ginepraio e non
c'erano molte vie d'uscita. Non avrebbe mai dovuto portarla a
Taliesin, almeno non fino a che non si fosse risolto il pasticcio con Miriam.
Lo sapeva bene. Lo sapeva per dura esperienza, eppure che
cosa gli aveva insegnato l'esperienza? Niente. Una volta visto ci
che voleva se lo prendeva. Era fatto cos. Era suo diritto. Ed eccolol, l'oggetto del suo desiderio, pallida, sciupata, con un sottile filo di saliva che le attraversava la guancia, incastrata in un'angusta
cuccetta di treno con due bambine da accudire, e lei stessa era una
bambina, e senza un posto che potesse considerare casa sua.
Nel corridoio fuori dalla porta ci fu un improvviso scroscio di
conversazione, la voce di un uomo, quella di una donna, venata di
inflessioni sensuali e tutta l'eccitazione del viaggio; al loro passaggio,
volse lo sguardo su Olgivanna e avvert una sorta di impazienza
crescergli dentro. Ma che aveva quella donna? Era forse pi fragile
di quello che avesse pensato? Non si ricordava che i parti di
Kitty fossero stati cos pesanti, e lei gli aveva dato sei figli(5).
Ma anche lui era sfinito. Le ruote sferragliavano sul binario e lui
si sentiva lo stomaco in subbuglio. Si rese conto che non aveva mangiato
nulla dalla sera prima. Guard l'orologio. Erano le nove e un
quarto del mattino, il treno ora procedeva in aperta campagna e per
quanto la situazione fosse disperata, la situazione fosse terribile e
stesse andando di male in peggio, la vista di quelle ordinate fattorie,
dei tozzi granai rossi con le loro trapunte di fieno e della legna
da ardere ordinatamente accatastata fuori dalla porta della cucina
gli mise allegria. Pens di alzarsi, andare a chiamare l'infermiera per
badare alla piccola e poi dirigersi verso la carrozza ristorante per
mettere qualcosa nello stomaco, uova e frittelle, una fettina di prosciutto,
salsa, patate fritte, invece rest seduto a guardare Olgivanna e le bambine che inspiravano ed espiravano, un respiro dopo
l'altro, nel tranquillo ritmo discendente del sonno.
Quello che non le aveva detto, non ancora, era che a Taliesin
non ci potevano tornare, nemmeno dopo l'esilio dal fratello, perch
Miriam era sul piede di guerra, un'arpia ingioiellata e col turbante,
gli artigli di fuori e le mascelle spalancate in un disumano
grido oltraggiato, non cerchiamo e non avremo piet. Ogni giorno
una cosa nuova. Non le bastava aver molestato una povera malata
nel letto di ospedale. Oh no, non a Miriam. And dritta all'autorit
per l'immigrazione e complet l'opera presentando un esposto
con cui chiedeva l'allontanamento di Olgivanna come straniera
indesiderata. L'affidavit definiva Olga una straniera che era andata
a Taliesin (casa sua, la casa di Miriam) con motivazioni false,
facendosi passare per una domestica quando in realt era il tesoro
di suo marito. La sua innamorata. La sua puttana.
Frank sent il cuore chiudersi nell'odio. Non riusciva a pensare
ad altro che a Miriam, a come l'avesse lasciata entrare nella propria
vita in un momento in cui aveva la guardia bassa, a quanto fosse
stato stupido, debole e illuso. Gli si guast l'umore. Le fattorie
cominciavano a sembrargli pi brutte, meno ordinate, bisognose
di una mano di pittura e di manutenzione. A lungo le guard apparire
in lontananza e quindi svanire fra gli scheletri nudi degli alberi,
le paludi ghiacciate e i cespugli morti fino alle radici. E non
and a fare colazione o a prendere un caff o a fare qualsiasi altra
cosa, ma rest l a veder scorrere campi e ancora campi finch tutto
dietro i finestrini non divenne una macchia confusa.
Se il viaggio era stato un cimento, l'arrivo fu anche peggio. Il
Queens era tetro, un luogo di ordinario orrore, e l'appartamento di
Vlada persino pi tetro. Ma nessun pubblico ufficiale si present
alla porta, nessun funzionario dell'immigrazione, nessun giornalista
o nessuna spia di Miriam, e dopo i primi giorni Frank cominci
a rilassarsi. I suoi legali gli avevano consigliato di starsene tranquillo per un po', di viaggiare, tenersi nell'ombra fino a che non si fosse
riusciti a sistemare le cose con l'ufficio immigrazione e a concludere
le trattative per il divorzio e cos eccolo l, in esilio al Queens,
New York, frustrato e arrabbiato, e il peggio era che Olgivanna non
mostrava segni di miglioramento. Non mangiava. La fronte era calda
al tocco. La piccola era sempre attaccata a lei, sofferente per le
coliche e irrequieta, prosciugandole quel poco di vitalit che aveva,
e Svetlana faceva un capriccio dietro l'altro. E poi la sua pelle, cos
esangue che lo spaventava. Gli ricordava la pelle di un pescecane
che aveva visto una volta, conservata in un barattolo di formalina,
pallida sulle pieghe, con quel suo sorriso di morte.
E a proposito di scatole cinesi: le stanze erano afose, soffocanti.
Puzzavano di tutto quello che la moglie di Vlada bolliva continuamente
in cucina dentro una padella tutta ammaccata, borscht o
bozbash o quello che era, e questo lo faceva impazzire. Per scappar
via, per uscire dalla scatola ermetica dell'appartamento e per fare
qualcosa (respirare, camminare, pensare) si ritrov a prendere tutti
i giorni il treno per Manhattan insieme a Vlada e poi a vagare per
le strade, buttando gi qualche schizzo o rifugiandosi nella biblioteca
pubblica per appuntare le proprie impressioni sulla citt, sempre
con il volto nascosto dietro la sciarpa e un cappello a tesa larga,
in cerca di anonimato(6).
Fu Vlada a proporre Puerto Rico. Olgivanna aveva bisogno di
caldo, sole, sottile sabbia bianca e vasti orizzonti, e la Florida non
andava bene. Gi in Florida c'era il caso che la rintracciassero, mentre
a Puerto Rico nessuno li conosceva, nessuno avrebbe badato a
loro. Meglio ancora: Puerto Rico era un protettorato americano e
per andarci non serviva il passaporto. Vlada organizz tutto. La traversata
per due adulti e due bambini, il signore e la signora Richardson
e famiglia, da New York a San Juan. Di nuovo in viaggio, e lui non
si era mai abituato al mare, lo stomaco sottosopra dall'inizio alla fine,
peggio anche di Olya, ma a ogni ora e ogni giorno che passava
l'inverno era sempre pi lontano e il sole sempre pi alto nel cielo.
Presero alloggio al Coamo Inn(7), che vantava sorgenti calde di
acque sulfuree e infiniti piatti di fagioli e riso e platanos graziati da
spiedini di capra o maiale, al mattino facevano il bagno e al pomeriggio
lunghi giri in auto, e tutti i giorni lui scherzava e si pavoneggiava
avanti e indietro per il patio in costume da bagno, portando
avanti la finzione che quello fosse ci di cui Olgivanna aveva
bisogno. Cominciava a rimettersi? Non in maniera visibile. Non
ai suoi occhi. Ingaggi una donna per prendersi cura della piccola,
farsi servire i pasti nelle camere, leggere ad alta voce per lei e
Svetlana la sera. Era riposante, quasi una vacanza. Invece non era
una vacanza, era un esilio, e lo sapevano tutti e due.
Dietro la patina luccicante, dietro la parvenza delle piante di banane,
della primavera accesa di fiori rosso sangue e del profumo serale
dei gelsomini, quel posto era corrotto come lo sono i tropici,
profondamente imperfetto, un'immagine rovesciata del Wisconsin.
La sera le zanzare calavano come una pioggia nera. C'erano fogne
a cielo aperto. Cani scheletrici si muovevano furtivamente nella penombra
e c'erano scarafaggi grandi come ratti attaccati al soffitto e
sotto il letto. Viviamo come gli zingari, Frank, continuava a ripetergli
Olgivanna con una nota aspra nella voce che non le aveva mai
sentito prima, l'abbronzatura sulle guance come belletto su un cadavere,
braccia e gambe sottili come canna da zucchero ancora verde
nei campi, e io non trover pace fino a che non sar in una casa
mia. E Svetlana, come la mettiamo con Svetlana? Bisogna che abbia
una vita come si deve. Deve andare a scuola, lo capisci. E questo
non  un paese per lei. E un posto povero. Mi fa tristezza essere
qui e vedere questi diseredati con i loro stracci addosso.
Questa  casa loro ribatt lui, sebbene fra s e s fosse
d'accordo con lei. Se avesse potuto esistere soltanto Puerto Rico,
come una specie di paradiso, senza le persone. La sola che conoscono.
La voce di lei era rauca, una cascata di consonanti smussate.
S, ma non voglio conoscerla io.
Resistettero un mese. L'ultimo giorno, il giorno prima di prenotare
un passaggio a New York e da l a Chicago, Madison e Spring
Green, fosse quel che doveva essere, lui stava tornando dalla piazza
quando vide stupito un uomo a cavallo chinarsi in avanti per gridare
qualcosa nelle finestre basse della cucina di un albergo. Era di
pelle molto scura, quell'uomo, quasi nero, e per un attimo terribilmente
irrimediabile gli si form in testa l'immagine di Carleton(8).
Carleton come avrebbe potuto essere nella mezza et, e si ferm di
botto. C'era un odore fecale sempre pi intenso. Una coppia di libellule
verde elettrico si posarono su una pozzanghera e poi tornarono
a inseguirsi. Il cavallo dell'uomo scalpit senza spostarsi, cos
ossuto e macilento che sembrava piuttosto il fantasma di un cavallo,
gli occhi vacui e il mantello coperto della polvere del viaggio, e
si accorse allora che l'uomo teneva delicatamente qualcosa in un
braccio, un pollo avvolto in un brandello lacero di tessuto rosso.
Gaiina stava gridando l'uomo se vende una gaiina. Muy barata.
Dalla cucina proveniva rumore di pentole. Nessuno rispose.
Non fosse stato per la luce, per come scolpiva le geometrie del
muro vicino tagliando gli angoli dell'edificio annesso come a
creare qualcosa di completamente nuovo, qualcosa di fluido e indipendente
dal blocco di cemento e gesso, qualcosa che era opera interamente
del sole in quel momento, avrebbe proseguito per la sua
strada: era di fretta, cose da organizzare, bagagli da fare, avvocati
da consultare e a cui dare mandato via telegrafo e un pranzo o qualcosa
di simile da servire a Olya e Svet; invece rimase l, affascinato
dal gioco di movimenti e ombre e da quella scena insolita. Fu in
quel momento che uno dei camerieri usc di corsa dall'albergo e
prese a inveire contro l'uomo con voce acuta e adirata. L'uomo si
accasci immediatamente sulla sella, come se gli avessero dato un
cazzotto nello stomaco. Barata supplicava. Barata.
Che succede? chiese Frank, rivolto al cameriere. Che cosa
vuole?
Il cameriere era un uomo dal viso rotondo in giacca bianca, che
sudava profusamente attorno al colletto sudicio, come faceva da
quando erano arrivati loro e avrebbe continuato a fare anche dopo
la loro partenza. Niente, Don Frank rispose stringendosi imbarazzato
nelle spalle.  uno che viene dalle montagne, tutto qui
e indic le scoscese pareti della cordigliera centrale velati dalla foschia
sopra il tetto di tegole rosse, distanti almeno una quindicina
di chilometri. Si strinse nuovamente nelle spalle. Scocc un'occhiata
torva all'uomo a cavallo. Per vendere questo pollo che sulle
ossa ha meno carne di un piccione, o anche di un passero.
Ma perch? Perch ha fatto tutta questa strada per vendere
un solo pollo?
Ora i due uomini lo fissarono.
Perch non ha niente. Perch gli servono i soldi.
Tutto a un tratto si sent terribilmente stupido. Rimase l fermo
nel sole abbacinante, immaginandosi la baracca formata da un singolo
locale tirata su senza nessun progetto, senza chiodi, martelli o
attrezzi di qualsiasi genere a parte un machete arrugginito, il tetto
pieno di buchi, la rozza mobilia, niente elettricit, niente acqua,
niente vetri all'unica finestra e non un solo bell'oggetto in vista.
Ditegli che glielo compro io il suo pollo fece.
Voi? E che cosa ve ne volete fare?
Diteglielo e basta.
Ci fu il passaggio di denaro, qualche moneta, la mano dell'uomo
che sfiorava delicatamente la sua. Poi si ritrov quell'affare in
mano, con lo straccio sugli occhi, la sensazione di quelle zampe secche
da rettile contro le nocche (una cosina che faceva piet, un ranocchio,
grosso la met di uno dei volatili di Taliesin) e immediatamente
cerc di restituirglielo, gettando il fagotto tiepido sul collosudato del cavallo, ma l'uomo non lo voleva riprendere. Alz le
mani con i palmi aperti e le dita divaricate, poi fece un cenno del
capo e riport il cavallo sulla strada.
Il mattino dopo, di buon'ora, prima ancora che il sole fosse
emerso dal mare scacciando l'oscurit e illuminando le casupole
sulle colline, Frank prese Olgivanna e le bambine e salirono in barca
per tornare a casa.
Cos le tocc sopportare un altro viaggio, stavolta seguendo una
logica inversa, in fuga verso invece che da, il mare che passava da
un delicato turchese al verderame e poi a un profondo grigio metallico
mentre l'imbarcazione li riportava verso l'inverno, mentre
Svetlana la tormentava con domande interminabili (Dove andiamo,
mamma? Dallo zio Vlada? Dove siamo, secondo te? Posso avere
un dolcetto?) e poi il fragore delle ruote d'acciaio sulle rotaie
ghiacciate per tutto il tragitto fino a Spring Green, in Wisconsin, i
Richardson che andavano avanti e indietro come se fosse il loro lavoro.
O il loro destino. Alla stazione c'era la macchina. La strada
familiare. Il fiume, il ponte, il lago. Il lungo tratto a penna dei muri
e il ghirigoro dei tetti. Erano a casa? Erano
proprio a casa?(9).
All'inizio si sent sollevata, l'interno le si apr davanti con i suoi
odori familiari (il lucido per l'ottone, la cera che Frank usava sui
mobili di legno, l'olio di lino, quello acre della cenere raffreddatasi
sulle pietre del camino per tutto quel tempo e un vago sentore
dei resti carbonizzati sotto i pavimenti), il suo letto, le sue cose, la
cucina con la sua promessa di pranzi preparati in casa, pane, dolci
e biscotti, biscotti come quelli che faceva con Dione, Silvia
e Nobu, ma il mattino dopo, alzandosi, tutto ci che sent fu la pesantezza
di quel luogo. Ricomparve la signora Taggertz per occuparsi
della cucina, il personale ridotto al minimo si aggirava per i corridoi.
Bruciavano legna verde. Non una cosa al suo posto. Le venne
la tentazione di alzarsi e darsi da fare, ma era debole e malata e sembrava
che il mondo avesse perso ogni colore. E Frank, nemmeno
lui era pi lo stesso; rubava cose qua e l come un ladro in casa propria,
sbirciava dalla finestra come se si aspettasse che da un momento
all'altro arrivasse su dal vialetto un cordone di sceriffi, ufficiali
giudiziari e agenti federali. A che servivano le finestre, a che
serviva la bella vista quando riuscivano solo a farti sentire nudo?
Nessuno ti deve vedere le aveva detto Frank il giorno dopo
il loro arrivo almeno fino a che tutta questa faccenda non sar sistemata
e and subito a parlare con i suoi avvocati.
Poi arriv una mattina di aprile in cui il sole si alz appena appena
sopra il lato sud della casa riscaldando le pietre del cortile,
e lei si port una sedia fuori, si mise sotto le querce che cominciavano
a germogliare e lesse a Svetlana. Visto che la figlia non poteva
andare a scuola (visto che anche lei andava tenuta al riparo
da ogni sguardo), Olgivanna era determinata quanto meno a darle
un'istruzione a modo suo. Tutti i giorni ci sarebbe stata danza,
arte, musica, letture dai grandi libri della biblioteca di Frank (i
poeti americani, Wilhelm Meister, L'uomo senza patria, Notre-Dame
de Paris di Victor Hugo, migliorando sia l'una che l'altra la propria
padronanza della lingua parlata e scritta. E in quello Svetlana
era bravissima, un angelo, sembrava davvero che avesse voglia
di imparare. O forse semplicemente si annoiava, ma chi poteva
biasimarla? Anche lei avvertiva la tensione, erano tutti in attesa di
qualcosa di indefinibile, lo sblocco di qualcosa che sembrava non
arrivare mai.
La governante aveva appena portato una tazza di cioccolata calda
per ciascuna. Sulla collina alle loro spalle l'erba verdeggiava e
c'erano uccelli ovunque, i loro cinguetti e i loro fischi smorzavano
un po' l'eterno martellare dei lavori all'altro capo della casa.
Frank era laggi da qualche parte, le maniche della camicia arrotolate,
a picchiare insieme a Billy Weston e agli altri. Porse il libro
a Svetlana. Adesso leggi tu, qui, l'ultima strofa.
Questa  la poesia dell'aria cominci Svetlana con voce sommessa
e ispirata Scritta in lente sillabe silenziose; / Questo  il segreto
della disperazione. / Lungo nel suo...
S disse lei. Vai avanti.
Ma Svetlana non aveva pi gli occhi sulla pagina. Stava guardando
sopra la spalla della madre, la lingua ferma all'angolo della
bocca. Olgivanna si volt e vide uno sconosciuto con una grossa
cartella risalire il vialetto come se fosse stato invitato, come se fosse
casa sua, e il suo primo pensiero fu che doveva essere uno dei
legali di Frank, ma quale avvocato avrebbe indossato pantaloni simili,
attillati come li potrebbe portare un liceale? O un gilet a pois?
O si sarebbe presentato senza cappello?
Olga la chiam a voce alta con una voce che voleva essere
cordiale e accattivante, una voce da ammiratore, mentre le labbra
si atteggiavano a un sorriso automatico e la mano destra si muoveva
sopra la spalla in un facsimile di saluto. Non era ancora riuscita
ad alzarsi dalla sedia e lui le aveva gi raggiunte. Non c'
bisogno di scomodarsi ammicc, si strinse nelle spalle, si aggiust i
polsini. Mi basta un minuto.
Lei pos la tazza. Si port le mani ai capelli. Ma chi era, un venditore?
Un cacciatore di curiosit? E come faceva a sapere il suo
nome?
Un istante dopo tutto si chiar. Frugava nella cartella come una
specie di postino pazzo e lei si accorse che tremava, gli tremavano
le mani, un brivido che si propagava fino alle spalle, finch finalmente
ne estrasse un fascio di giornali che le pos in grembo.
Il mio nome  Wallace, del Trib. Questi li avete visti?
Dette un'occhiata a sua figlia, ma Svetlana rest impassibile.
Sentiva il sangue affluirle al volto, rovente, bruciante di vergogna,
perch di quello si trattava: vergogna. I giornali andavano da novembre
a dicembre (DEPORTARE OLGA? IMPOSSIBILE, DICHIARA
WRIGHT) ma ce n'era anche uno pi recente, di febbraio, la pagina
ripiegata in quattro su una sua foto, in un abito lungo di seta e i
suoi orecchini di filigrana di platino, evitando di guardare l'obiettivo
come se avesse qualcosa da nascondere, e sotto la scritta: ACCUSATA.
Poi, in corpo pi piccolo: Olga Milanoff, con cui secondo la signora
Wright sarebbe fuggito suo marito.
Frank le aveva tenuto nascosti i giornali. L'avrebbero solo messa
in agitazione, diceva. Inezie, diceva. Sarebbe passata. Inezie. E
invece, eccola l, esposta agli sguardi del mondo. E alla malignit.
Come un fenomeno da baraccone.
Noi vogliamo solo, stava dicendo quell'uomo, sentire la vostra
campana.
WRIGHT FUGGE PER ELUDERE LA LEGGE DEGLI STATI UNITI, DICE
LA MOGLIE. Larchitetto sarebbe con una ballerina russa.
Masticava una gomma, i denti che impastavano ci che restava
del sorriso. Avete qualcosa da dire? Per le cronache?

Note.
1. Non si conosce l'origine precisa del nomignolo. Un vezzeggiativo montenegrino?
2. Si diceva che avesse fatto un breve periodo di carcere a Parigi per aver aggredito il
suo ex amante con un coltello, e fin dal principio aveva messo in chiaro con Wrieto-San che
lei non era tipo da farsi prendere in giro. Aveva una pistola. Ed era fermamente convinta
che il suo scarabeo avesse il potere di perorare la sua causa presso il mondo soprannaturale,
pi o meno come il vud ad Haiti e a New Orleans.
3. Vladimir Lazovich, uno spedizioniere che viveva nel Queens, a New York. Il fratello di Olgivanna. Da non confondere con Vlademar, il suo ex marito.
4. Per Wrieto-San, un'emozione inusuale.
5. Catherine Kitty Tobin Wright (1871-1959), la prima moglie di Wrieto-San. Si erano
sposati, in barba al buon senso e a tutti i consigli, quando lui aveva appena ventun anni
e lei si era appena diplomata. I figli, Lloyd, John, Catherine, David, Frances e Llewellyn
erano arrivati uno dietro l'altro, come prugne cadute dall'albero. Stando a tutti i racconti,
Wrieto-San sembrava esserne sconcertato.  improbabile che abbia dedicato molti pensieri
o attenzioni alle sue gravidanze, al di l delle ovvie esigenze finanziarie e architettoniche
che ne derivavano.
6. Il che deve essergli stato particolarmente penoso. Wrieto-San era il pi grande promotore
di s del mondo (a eccezione forse di P. T. Barnum) e camminare per la strada o entrare
in una sala senza che la cosa fosse ripresa dai notiziari era per lui veleno puro.
7. Non si pu fare a meno di chiedersi dove Wrieto-San avesse trovato i fondi per questa
spedizione, considerati i debiti che aveva per la ricostruzione di Taliesin e il mantenimento
di Miriam al Southmoor Hotel, per non parlare delle spese legali. Per tutto il 1926
aveva lavorato soltanto a due incarichi decisamente piccoli.
8. Julian Carleton, 1888(?)-1914. Domestico delle Barbados, assassino. Si veda pi avanti.
9. Ovviamente, Wrieto-San era l'apostolo del focolare, le sue rivoluzionarie case della
prateria costruite attorno a un camino centrale e le stanze che si aprono una nell'altra in modo
da costituire uno spazio familiare integrato. Una vera casa  il pi bell'ideale dell'uomo
era la sua famosa dichiarazione contenuta in Una autobiografia (anche se la massima
terminava, in modo temo piuttosto schizofrenico, con queste parole: eppure, per conquistare
la libert, chiesi il divorzio).

 Capitolo 6.
MIRIAM ALLE PORTE.

Le finestre erano spalancate sul sole, le tende gonfiate dalla
brezza leggera che saliva dal lago, e Miriam si sentiva a posto, soddisfatta,
seduta allo scrittoio che l'albergo le aveva fornito, a scrivere.
La settimana precedente aveva fatto fuori quasi cento fogli di
ottima carta extrafine, con bordi arricciati e relative buste e proprio
quella mattina aveva chiamato la cartoleria per ordinarne altri
cento, che stavolta aveva voluto goffrata con le sue iniziali:
MMNW, Maude Miriam Noel Wright. Gi due volte si era dovuta
alzare per applicarsi della crema per le mani sulla seconda falange
del dito medio, dove cominciava a formarsi un callo, neanche
fosse una sgobbona, una segretaria dalle unghie rosicchiate o
un'esangue impiegata di uno studio legale che non vedeva mai la
luce del sole, ma si sentiva forte e le sue mani avevano solo un leggero
tremito sulla carta. Si era fatta portare la colazione in camera
(caff e un panino, nient'altro), poi si era concessa una siringa per
allentare la tensione delle spalle e sciogliersi le mani in vista del lavoro
della giornata.
Scriveva lettere, lettere furiose, calunniose, di denuncia, e le indirizzava
a tutti quelli che riteneva potessero interessarsi alla sua
situazione. Scrisse ai creditori del marito, alla Banca del Wisconsin
e a tutti i clienti, passati, presenti e potenziali, ai giornali, ai propri
legali e a lui, soprattutto a lui. Era un farabutto, un impostore,
questo voleva far sapere al mondo, e che le venisse un accidenti se
avrebbe accettato di vivere con la valigia in mano come... come
un'avventuriera mentre lui si pavoneggiava nel lusso con la sua danseuse.
Il suo conto attendeva di essere saldato da pi di due mesi e
il personale al banco cominciava a darle occhiate insolenti, e che
lei, la moglie legittima, dovesse sopportare quelle occhiate era inammissibile.
Soprattutto alla luce del fatto che la Corte suprema della
contea di Dane gli aveva ordinato di pagare le parcelle legali e
una quota giornaliera per il suo mantenimento fintanto che il divorzio
era oggetto di contestazione e lui non avesse rispettato rigorosamente
la sua parte di accordi. Per di pi, scriveva Miriam,
nel frattempo era sotto minaccia di sfratto se non avesse saldato il
conto, e dove sarebbe andata allora?
Era a met di un appello urgente al governatore del Wisconsin
e stava soppesando una questione terminologica (doveva usare la
parola canaglia parlando del marito o aveva un sapore eccessivamente
antiquato? Avrebbe voluto definirlo una carogna, perch
quello era, una carogna e un figlio di puttana, ma le donne della
sua classe non si abbassavano a un linguaggio simile, non almeno
in una lettera al governatore) quando squill il telefono.
All'altro capo della linea c'era il signor Fake, il suo avvocato.
Signora Wright, siete voi? Aveva una voce profonda, ponderata,
confidenziale, come di uno nato per la collusione.
S, rispose lei, sono qui, e non riusc a trattenere una nota
acida. E sto facendo del mio meglio date le circostanze. Non potete
immaginarvi le occhiate...
Be',  per questo che vi chiamo. Da parte loro non c' stata
nessuna mossa, niente di niente, siamo semplicemente a un punto
morto e forse credo di avere una soluzione per voi...
Lei trattenne il respiro. Era quello che voleva sentirsi dire, tattiche,
mosse, azione, raccogliendo le proprie forze per l'attacco.
S? fece.
Non vedo proprio nessun motivo perch voi continuiate a vivere
alla giornata in un albergo quando Taliesin rimane un bene in
comunione. Taliesin  legalmente e legittimamente casa vostra e
credo davvero che se doveste ritrasferirvi...
Rz-trasferirmi? Quel pensiero la mand su tutte le furie, tutti
quei pascoli che puzzavano di letame, la vista desolante di altri
pascoli con i mucchi di letame, di bifolchi, di insetti.
Sto soltanto cercando di dirvi che questo magari potrebbe
sbloccare la situazione.
Ma l c' lui. Con lei.
Esattamente.
Tutto a un tratto l'immagine di Taliesin le si materializz davanti,
cos vivida che le sembrava di guardarne una fotografia. Quella
costruzione gialla sulla collina (o della collina, come diceva sempre
Frank con tutta la pomposit dei suoi discorsi nei circoli femminili),
quel palazzo, quel monumento a se stesso. Oh, l'idea la solleticava.
Taliesin non era qualcosa di cui lui potesse fare ci che voleva,
apparteneva a tutti e due. In parti uguali. Bene in comunione
significava quello, era l'esatta definizione. E se prima era disposta
a lasciargliela usare fino a che non fosse stato stabilito il giusto valore
della tenuta e non si fosse proceduto a un'equa divisione della
propriet, ora si rendeva conto di quanto fosse stata sciocca. Come
osava tagliarla fuori quando vi si era installata la sua preziosa
cagna da monta, godendo di tutti i lussi che le poteva assicurare,
dormendo nel loro letto, nella loro stanza, spadroneggiando come
una regina usurpatrice uscita da un dramma shakespeariano, Lady
Macbeth in persona?
Benissimo, disse accavallando le gambe e allungandosi a prendere
una sigaretta, e voi come mi suggerite di muovermi?
Pausa. Poi quella voce morbida e insinuante, liscia come pelle
di capretto: Be', pensavo che magari potreste semplicemente prendere
in considerazione di indire una conferenza stampa.
Il mattino successivo, di buon'ora, si ritrovarono tutti nella hall
come cani, cani obbedienti con i denti affilati e un odore di funerale
nell'aria, e lei era l dritta, dopo una breve lotta con il proprio
volto, la bocca e il mento e le emozioni che le salivano dentro come
un geyser perch quella era la sua vita, era la sua vita ci per cui
lottava, e spieg a tutti come Frank Lloyd Wright l'avesse tradita
e l'avesse maltrattata e come vivesse in spregio a un ordine del tribunale
insieme alla sua concubina straniera in una casa che apparteneva
a lei quanto a lui, e come in quello stesso istante, mentre era
l davanti a loro, si trovasse a fronteggiare uno sfratto dalle sue modeste
stanze. Se mio marito continua a defraudarmi, e mi dispiace
di usare parole tanto dure, ma i fatti sono questi, qui aveva pensato
di fare una pausa per accrescere l'effetto drammatico, ma ora,
nell'enfasi del momento, tir dritto, temo che non avr altra scelta
che vendere i miei gioielli, le stampe che abbiamo collezionato
insieme in Giappone, la collana e gli orecchini di giada donatimi
in ricordo dal barone Okura(1) in persona, i paraventi, gli scialli e i
tavolini di legno di rosa intarsiati che in pratica sono le uniche cose
rimaste a me della mia casa: per pagare i conti, la mia magra sussistenza,
mentre lui non si fa mancare niente.
Aveva gli occhi luminosi, lucidi. Le sembrava di non sentire
nemmeno i piedi, eppure la sorreggevano con tutto il suo peso. Ebbe un
improvviso e vivido ricordo dei giorni di scuola, il corso di dizione
della signora Thompson, l'aria satura del profumo di magnolia e lei
che la spuntava in una discussione sull'uso della similitudine eroica
in Tennyson con tale energia che tutta la classe si era risvegliata
e dalla seconda fila di sinistra Margaret Holloway, la ragazza pi ambita
della scuola, le aveva dato un'occhiata cos dichiaratamente ammirata
che la gloria di quell'attimo le era rimasta impressa per tutti
quegli anni. Io non so, disse alla fine, raddrizzandosi tutta, se
sar buttata fuori in strada. Era quello il momento della foto? S,
e lei si mise in posa per i flash prima di sfoderare l'asso nella manica(2):
che non le restava altra scelta se non tornare nella sua legittima
casa, e intendeva farlo quel giorno stesso.
Signora Wright! grid un cronista e lei gir lo sguardo verso
di lui, un ometto vestito di grigio con due occhi da fegatoso e i
capelli che si diradavano sulla fronte in una mezzaluna biondo pallido.
Potete darci un'idea dell'itinerario che seguirete?
La guardavano, quei segugi della stampa, famelici, mentre lei si
portava una mano al petto lasciando che nei registri bassi della voce
si insinuasse un po' di melassa del Sud, adesso su un terreno familiare,
la dama affranta: ed era affranta, lo era proprio, e loro dovevano
accorgersene, quei figli di puttana che pensavano solo ai loro
interessi. Oh, non saprei proprio. Sono pressoch indigente, purtroppo.
E poi la frecciatina che non riusc a trattenere: Mio marito
potr anche permettersi una bella auto o il costo di un biglietto di
treno in prima classe, io invece sono proprio povera in canna.
Cinque minuti dopo, mentre il signor Jackson la accompagnava
all'ascensore (il signor Fake si scusava, ma quella mattina era in
tribunale), il cronista la raggiunse. Scusatemi, signora, disse con
un cenno del capo al signor Jackson, intanto che lei pensava solo
alla siringa, i nervi messi a dura prova dalla tensione di tutta la faccenda,
ma quello che avete detto l dentro mi ha colpito... avete
avuto davvero le briciole, non c' dubbio... e mi chiedevo se non
potrei aiutarvi.
Lei si ferm per dargli una lunga occhiata, la giacca aperta sotto
cui si intravedeva un gilet rossiccio a piccoli pois, i pantaloni attillati
corti sulle scarpe marroni lucidissime, e quanto poteva avere,
venticinque, trent'anni? Il signor Jackson non disse una
parola. Il signor Jackson era amico della stampa, un ottimo amico. Decise
di mostrarsi divertita. E come proporreste di fare?
Be', sentite: io sono Wallace, del Trib, il signor Jackson pu
garantire per me, altro cenno del capo a Jackson, che Jackson accett
e ricambi abbassando quasi impercettibilmente il mento, e
si d il caso che questa mattina io e mia moglie stessimo pensando
di fare una scappata su a Baraboo perch sua madre ha un problema
ai piedi e ci farebbe piacere se voi...
Ma certo disse Jackson. Non vedo perch no. Poi guard
lei, valutando, e a lei il suo sguardo non piacque particolarmente.
Che ne pensate, signora Wright? Potrebbe essere interessante che
questo tizio e sua moglie vi dessero una mano ad arrivare lass, non
credete?
Proprio cos disse il cronista. Myra e io saremmo felicissimi
di fare tutto il possibile. E il signor Jackson pu garantire per
me, vero Harold?
Almeno si trattava di una berlina. Almeno quello. Il reporter
guidava e sua moglie, incinta di due gemelli, cos pareva, o forse
erano tre, se ne stava accanto a Miriam sul sedile posteriore mentre
un altro tipo del giornale, il cui nome le era gi entrato e uscito
di mente tre o quattro volte nel corso della mattinata e di un pezzo
di pomeriggio, era seduto davanti. Era il fotografo, o cos le era
parso di capire, e questa era l'unica cosa significativa di tutta la sua
persona. Le strade, ovviamente, erano in uno stato pietoso e le sospensioni
o gli ammortizzatori o quello che erano dell'automobile
sembravano non funzionare n tanto n poco, cos per tutta la durata
del viaggio venne sballottata da una parte all'altra del sedile
come una bambola di pezza, e la moglie, Myra, doveva aggrapparsi
a lei per evitare di finire fuori dal finestrino. La conversazione fu
glaciale. Attraversarono due temporali, si fermarono due volte per
fare rifornimento, una a Madison per mangiare un panino e una in
un posto dimenticato da Dio nei pressi di Mazomanie, dove Miriam
prov il bisogno impellente di recarsi in bagno.
L scesero dall'auto tutti e quattro (la finzione di Baraboo, se
di quello si trattava, era stata abbandonata da un pezzo: usciti da
Madison si erano diretti a ovest su una strada che lei conosceva fin
troppo bene e nessuno aveva detto una parola sulla presunta madre
e i suoi disturbi podalici) e i due uomini si sgranchirono per
bene dandosi un gran daffare a esaminare gli pneumatici mentre
lei e Myra usavano le toilette della stazione ferroviaria. Una targa
d'ottone sul muro dietro la porta della stazione la inform che il
paesino prendeva il nome da quello di un capo indiano che,
tradotto in inglese, significava Ferro Che Cammina. C'erano tre persone
nella sala d'attesa, una delle quali, una contadina con il fazzoletto
in testa, sembrava che avesse un animale di qualche genere
nascosto in un cesto di vimini ai suoi piedi.
Miriam insistette perch Myra usasse la toilette per prima (che
incubo doveva essere per lei, incinta in un posto come quello, con
quel caldo, in quella macchina) e rimase l in piedi a fissare il muro
per un tempo che le parve un'eternit, ascoltando il gocciolio
dell'acqua dietro la porta chiusa. Era giugno. Caldo. Afoso. La stagione
degli insetti. E ce n'erano ovunque, zampettavano sulle pareti,
attaccati al soffitto, ronzavano sul vetro della biglietteria come
se quello fosse l'unico posto al mondo in cui potevano respirare
ed emettere i loro fluidi e starsene uno sulla groppa dell'altro cos
da generare altri insetti. In lontananza, magari proprio a
Taliesin, si sent lo scroscio di un tuono.
Quando fu il turno di Miriam, chiuse a chiave la porta dietro
di s, si accese una sigaretta ed estrasse immediatamente il suo astuccio
dalla borsa. Aveva bisogno di qualcosa, non troppo, non la sua
dose solita, appena un pizzico, per calmarsi i nervi. Ormai erano
vicini, venticinque chilometri circa, e al pensiero di trovarsi faccia
a faccia con Frank sentiva un vuoto allo stomaco. In un angolino
della mente lo vedeva cadere in ginocchio e chiederle perdono, corteggiandola
come faceva all'inizio, quando moriva per lei, tutte le
lampade e le candele accese e tutto splendente per la presenza di
begli oggetti d'arte e anche di bei pensieri, la piccola russa spedita
a fare le valigie, cacciata fuori a calci dalla porta di servizio con
i bagagli e le bambine mentre il signore e la signora di casa facevano
appassionatamente l'amore al suono dei violini dal fonografo,
o con il sottofondo del jazz, quel jazz che lei adorava e a cui lui era
indifferente. Ma in un altro angolino, un angolino che cresceva a
dismisura fino a riempire tutto lo spazio in rapida espansione dentro
il suo cranio con nuvole pulsanti di colori, il rosso dell'odio, il
verde dell'invidia, sapeva che sarebbe volata da lui nell'attimo stesso
in cui avesse messo piede dentro la porta. Avrebbe... avrebbe...
Abbass lo sguardo e vide le sue mani serrate e la siringa ancora
infilzata nella coscia, la pelle sollevata attorno a un lucido puntolino
di sangue.
La parte restante del viaggio fu una specie di nebbia. Ci fu una
deviazione a Dodgeville, sede della contea, per presentare le istanze
che il signor Jackson aveva predisposto anticipatamente, un'ingiunzione
per Frank e una anche per la sua piccola russa per comportamenti
contrari alla morale, in modo che nemmeno lei si sentisse
trascurata. Forse aveva chiamato il giudice di pace con il
nome sbagliato e le pareva di ricordare qualcosa a proposito di un
cane, ma erano tutte cose irrilevanti: lei aveva sporto querela ed
era stato chiamato lo sceriffo per prenderla in carico. La strada
curvava, scendeva, curvava ancora. Sembrava che ci fossero oche,
anatre e polli ovunque. Qualcosa sventolava alle finestre. Il motore
ronzava.
La conversazione si anim avvicinandosi a Taliesin, questo lo
ricordava, con i due uomini che facevano di tutto per tirarla fuori
dai gangheri chiedendole cosa intendesse fare una volta arrivati e
cosa provasse nei confronti del marito e di quella ballerina che aveva
usurpato il suo posto, e poi uno di loro (il fotografo, se non ricordava
male) tir fuori una fiaschetta di quello che chiam buon
whisky canadese(3) per sciogliere la tensione. Al coraggio olandese
disse qualcuno e la fiaschetta venne fatta girare per l'auto, l'alcol
che le scendeva come sabbia nella gola, ma come mai tutto a un
tratto era cos asciutta quando invece gli altri intorno a lei erano
argentati e madidi per l'umidit degli scrosci temporaleschi che infuriavano
sopra di loro e consegnavano i cieli a una fragorosa,
solarizzata esplosione di grazia e luce eterna? Come mai? E come mai
tutto sembrava tanto pi denso e carico di quanto non avesse mai
immaginato al punto che quando il fiume luccic sotto di loro e le
lunghe pareti basse giallo oro apparvero improvvisamente come se
si fossero create in quel momento grazie unicamente alla sua forza
immaginativa, non prov altro che un senso di perdita?
Ecco, disse, girate a sinistra qui. Ora dritto. L, quello laggi
 il cancello. 
La cosa strana, che la colp immediatamente, era l'affollarsi di
automobili davanti al cancello, tre, quattro, cinque, e un gruppo di
uomini dall'aspetto trasandato in piedi accanto a ciascuna. Tutti
avevano il cappello spinto indietro sulla nuca e tutti osservavano la
berlina avanzare con gli occhi a fessura, da rettili, immobili, senza
un battito di ciglia e si sarebbe potuto credere che fossero statue
se non fosse stato per le volute di fumo azzurrino che
salivano dalle sigarette e dai sigari. Intu che si trattava di uomini della carta
stampata, convenuti l per documentare la sua entrata in scena, e
che a metterli sull'avviso doveva essere stato il signor Jackson. Pubblicit,
era il suo secondo nome. Come pure del signor Fake. Lasciamo
che la stampa lavori per noi e vedrete che vostro marito diventer
pi ragionevole. Si port le mani ai capelli, ricacciando le
ciocche ribelli sotto il turbante verde di velluto e quando la macchina
rallent per fermarsi al cancello lei era tutta presa con il portacipria
a ritoccarsi il trucco e il rossetto.
Solo allora alz lo sguardo. Il cancello, normalmente aperto,
era invece chiuso e sprangato da un grosso lucchetto che non aveva
mai visto prima. Davanti, in piedi, c'era Billy Weston e due degli
altri ritardati congeniti del luogo con un sorrisetto compiaciuto
che sarebbero morti di fame una generazione prima se Frank
non li avesse pagati per starsene l a far finta di lavorare. Vide i guai
negli occhi di Billy non appena fu scesa dalla macchina e tutti i reporter
scattarono sull'attenti come rianimati, buttando via le sigarette
e avvicinandosi a lei come un sol uomo.
Il ciglio della stradicciola era di fanghiglia torbida marrone (vita
di campagna, quanto l'odiava, ma cos' che stava pensando?) e
come prima cosa il tacco destro sprofond nel terriccio molle facendola
barcollare e costringendola ad appoggiarsi al parafango. I
giornalisti la guardarono con occhi vacui, ma nessuno di loro fece il
gesto di aiutarla. Aveva il sole in faccia. Sent un dito di sudore scorrerle
lungo la spina dorsale. Si ferm un istante a gelarli tutti quanti
con un'occhiata, poi si avvicin con passo deciso al cancello.
Ehi, Billy Weston, disse seccamente, apri immediatamente
questo cancello.  Aveva ragionato se gridargli o meno Che significa
tutto ci? in tono indignato, ma era inutile, che cosa significasse
era chiaro. Frank, e i suoi scagnozzi, quegli idioti del villaggio
con il colletto aperto, i cappelli acciaccati e i pantaloni lerci, volevano
tenerla fuori da l.
Billy Weston (un ometto dall'aria tonta, cos grigio e banale che
quasi scompariva, lo sguardo vacuo e le labbra strette) fece solo:
Mi dispiace, signora Noel, ma il signor Wright dice di non far entrare
nessuno.
Il mio nome  signora Wright, come sapete benissimo, signora
Lloyd Wright, e vivo qui: questa  casa mia, non vostra. E nemmeno
sua. Ora aprite questo cancello e sbrigatevi.
Nessuna reazione. Si scambi un'occhiata con gli altri due, ma
nulla di pi.
Sei forse diventato sordo? Ho detto, apri questo cancello. Subito!
A un tratto si ritrov con le mani sulle fredde sbarre di ferro a
scrollare il cancello avanti e indietro con l'accompagnamento del
cigolio dei cardini, e al diavolo i guanti, al diavolo tutto quanto.
Frank! grid, tutta la sua attenzione concentrata sull'inerte facciata
della casa che si levava dalla collina sopra lo scuro specchio
del lago. Lo so che sei l! Frank! Frank!
Inutile. Si stava affaticando eccessivamente. Sentiva il cuore che
martellava e il sudore che stillava in alto sulla fronte sotto lo stretto
turbante. Era questo che voleva, quel bastardo intrigante: l'aveva
pensata bene, per umiliarla. Be', a giocare quella partita erano in due.
Lasci il cancello altrettanto repentinamente come l'aveva afferrato,
si gir verso i reporter e vide gli sguardi intimoriti passare
da un volto all'altro mentre le pozzanghere riflettevano riproduzioni
in miniatura del cielo e le falene, le api e le cavallette svolazzavano
sul campo come vivaci festoni colorati. Ragazzi, disse rivolgendosi
a loro raddrizzando le spalle e avvicinandosi maestosamente
alla berlina, dove sono nata io si dice che per spellare un gatto c'
pi di un modo. Se quello crede di poterci tener fuori di qui si sbaglia
di grosso. Pass accanto a Wallace, che la guardava imbambolato
a bocca aperta, come se fosse a un incontro di baseball o al
pendolino di un ipnotizzatore, e apr la portiera dell'auto. Forza,
cosa state aspettando!  grid, e che importava se agitava le braccia
come un oratore di strada. Quelle erano le sue truppe, ora ne era
consapevole, i suoi uomini d'arme, pronti a dare l'assalto a quel posto
a un suo ordine, e quel pensiero la esaltava. Tutti in macchina.
Passeremo dal retro, e vediamo se riescono a fermarci!
Ci fu una vampata di animazione, uomini che si raddrizzavano
il cappello in testa e correvano a prendere la macchina, Wallace che
si infilava davanti con il fotografo e Myra che si issava goffamente
sul predellino e prendeva posto di dietro, porte che sbattevano, un
gran polverone, la voce di un uomo che echeggia dietro di loro,
Ehi, aspettatemi! ed eccoli partiti. Miriam si teneva forte alla maniglia
della portiera, abbaiando indicazioni alla nuca di Wallace. I
campi verdi correvano via dietro il finestrino. L'aria le sferzava la
faccia. Si sentiva piena di una gioia feroce, la gioia del combattimento,
del movimento e dell'azione, il suo unico pensiero prendere
l'iniziativa, cogliere Frank alla sprovvista, metterlo in ginocchio.
Ma quando cinque minuti dopo arrivarono all'ingresso posteriore,
ebbe la sua seconda sorpresa: Frank aveva bloccato la strada con
uno dei camion della fattoria e c'erano altri tre uomini, che lei non
riconosceva, in piedi davanti, i berretti calcati in testa e le braccia
incrociate in un'esibizione di bellicosit. E ottusit. E malanimo.
E, e... Spostate questo camion! ordin lei. Esigo che spostiate
questo camion all'istante!
Nessuno si mosse, nemmeno per spostare il peso da un piede
all'altro.
Adesso c'era anche Wallace (ma com' che si chiamava?
Rudyard? S, Rudyard, dallo scrittore inglese, o almeno cos lui sosteneva),
la giacca buttata disinvoltamente su una spalla, chino sulla
staccionata come se fosse a casa sua, come se fosse anche lui un
bifolco e uno zappaterra. Dite un po', gente, non  che potreste
guardare dall'altra parte per un minuto intanto che noi passiamo?
Non daremo il minimo problema, vogliamo solo fare qualche foto
magari per l'edizione del sabato, e poi voi conoscete la qui presente
signora Wright, no? Andiamo, fate i bravi.
Sembrava che fossero dei pali, delle pietre, dei mucchi di letame
modellati in forma umana. Bah!  fece lei. Non sprecate il vostro
tempo. Lasciateli perdere. Gentaglia, lacch, campagnoli idioti.
Gir sui tacchi, furibonda, sprofondando nella mota. Si torna
all'ingresso principale, ragazzi: se la vedranno con lo sceriffo.
Le ombre della sera erano ormai pi fitte quando si fermarono
di nuovo davanti al cancello, ma dov'era finito il tempo? Appena
spalancata la portiera, sent il gracidio delle rane che saliva dal lago,
bab-bea, bab-bea, un suono cos lugubre che le veniva da piangere(4),
strapparsi i capelli, cadere in ginocchio e percuotere la terra
con i pugni: chiusa fuori, chiusa fuori da casa sua, e di sera, per giunta,
all'ora di cena, quando dietro quelle finestre imponenti c'era stata
pi volte di quante riuscisse a ricordarsi, a intrattenere persone
brillanti e famose mentre la campagna intorno non poteva fare altro
che grattarsi le pulci, spalare il letame e guardare meravigliata a
bocca aperta, ma si disse che doveva essere forte. Ed era forte, pi
forte di lui, Frank, quello smidollato, quell'omiciattolo, che ovviamente
non si faceva vedere. Billy Weston invece era ancora l con
gli altri due, con l'aria tesa. E il cancello era ancora sprangato. Lei
alz lo sguardo sulle finestre della casa che il sole al tramonto rendeva
simili a specchi fino a farle diventare occhi ciechi e anche se
avesse avuto un binocolo non sarebbe riuscita a vedere dentro, non
da l, dalla strada, e quel pensiero la fece infuriare di nuovo.
Ma quello chi era? Un tipo con la faccia da beone e la testa come
una zucca in una specie di uniforme, tesa come pelle di salame
sulla vita e le gambe, che ora stava avanzando, staccandosi dalla
folla (perch era una folla, i villani arrivati per godersi lo spettacolo con il sigaro in bocca o masticando tabacco e con
le donne dalle mani tozze pallide come un pasticcio di carne, neanche fossero
stati richiamati dalla sirena antincendio, Frank Lloyd Wright e la
moglie chiusa fuori il miglior divertimento del posto) e improvvisamente
cap che quello era proprio lo sceriffo. Signora le fece,
toccandosi la tesa del cappello.
Avrebbe dovuto essere contenta divederlo, avrebbe dovuto ringraziarlo
per essere l a quell'ora a fare il suo dovere e soccorrerla
in quel momento difficile, invece la sua sola vista bast a farla infuriare
ancora di pi. Era quello il suo eroe? Il suo paladino? Sent
che le si incurvavano le spalle. Non la guardava negli occhi. Mi
hanno chiuso fuori da casa mia disse. E lui in questo stesso momento
 l dentro, a godersela. Lui e quella, quella... non voleva
dire puttana, non l, davanti a quella gente, anche se era la verit
...quella svergognata.
L'uomo fece schioccare le labbra, si frug con un dito delicato
qualcosa incastrato fra i denti. E chi sarebbe costui, signora?
Chi? Che significa chi'? Frank Lloyd Wright, l'uomo indicato
sul mandato. Pensate di andare su e arrestarlo? Lasci vagare lo
sguardo sulla folla, poi gesticol rabbiosa verso Billy Weston. E questi
qua? Stanno, stanno... intralciando, ecco quello che stanno facendo.
Intralciando la giustizia. Arrestateli. Arrestateli in questo istante.
Qualcuno si lasci sfuggire una risata, che poi divenne collettiva,
eruppe all'improvviso e si smorz non appena lei si gir verso
di loro, furiosa. Ridete ringhi. Ridete, idioti. E tu puntando
un dito contro Billy Weston ti far licenziare, tutti quanti, nell'attimo
stesso in cui rientrer in possesso di Taliesin.
Be', signora, io non, mmh... lo sceriffo si stava frugando nella
tasca interna in cerca dei mandati, due pezzi di carta ciancicati che
in quell'occasione avrebbero potuto benissimo servire come imbottitura
be', questi uomini dicono che lui non c'. E nemmeno lei.
Era sbigottita. Quindi non aveva intenzione di fare niente?
L'avevano forse comprato, era cos? Frank era forse riuscito in qualche
modo ad arrivare fino a lui?
Mi state dicendo che intendete fidarvi della loro parola? disse,
lottando per controllare la voce. Ora lo stava fissando con sguardo
truce, anche quello era un omiciattolo, a dispetto del suo corpaccione,
un connivente, uno scemo, un codardo. Allora? chiese.
Non andate a guardare con i vostri occhi? Non andate a fare
il vostro dovere? Il dovere che avete giurato di compiere? Non 
per questo che siete qui?
Le dette un'occhiata sfuggente, poi abbass lo sguardo e si mise
a strisciare nella terra la punta di un malandato stivale. Immagino
che... alz lo sguardo su Billy Weston, insomma, penso che
potrei, magari, insomma, dare un'occhiata in giro, considerati questi
mandati e tutto quanto.
Rimasero tutti a guardarlo mentre si preparava e si avviava esitante
verso il cancello, guardarono Billy Weston estrarre una chiave
per aprire il lucchetto, tirare indietro il chiavistello per farlo entrare
e lo guardarono incamminarsi sulla strada che saliva per la
collina fino alla casa, l'uomo pi stanco del mondo. La tensione si
sgonfi (quelli volevano azione, emozioni brucianti, il signore sulla
collina messo a nudo e umiliato, manette, proteste, lo sbuffo di
polvere dei flash) invece tutto fin l, con quella figura dal corpo
tozzo e le spalle incurvate che si allontanava e le rane che bab-beavano
e il sole che scendeva rapidamente sulle cime degli alberi. Le
persone cominciavano a essere irrequiete. Una donna tir fuori un
panino. Gli uomini della stampa formavano capannelli fumando
sigarette e i contadini, abituati a pazientare, si accovacciarono per
terra e si misero a parlare a bassa voce. Di l a poco gli uccelli si sarebbero
ritirati sui posatoi, i pipistrelli avrebbero guizzato sul lago
e tutta la campagna sarebbe scivolata in uno stato comatoso, come
se qualcuno avesse azionato un interruttore.
Miriam non vedeva nulla di tutto ci. Le scarpe erano rovinate.
Era stata punta dalle zanzare, continuavano a pungerla ancora
adesso. Aveva fatto tutta quella strada, prodotto i mandati, chiamato
lo sceriffo, subito in un solo minuto di un solo giorno pi violenze
e umiliazioni di quante qualsiasi donna potesse aspettarsi nell'arco
di tutta la vita, ed era ancora chiusa fuori! Prima di rendersene
conto era davanti al cancello, c'era un cartello (VIETATO
L'ACCESSO) e lei prese a scuoterlo finch le viti non cedettero e lei
lo butt in terra calpestandolo sotto i piedi come se si trattasse dell'effigie
dello stesso Frank. Ora s che si erano risvegliati, benissimo,
tutti in piedi: era per quello che erano arrivati, e lei glielo stava
dando. Visto? grid. Visto com'? Lo sceriffo pu varcare
questo maledetto cancello puzzolente e io no? Io, legale proprietaria
della tenuta, pure del cancello? E giusto? A che punto siamo
arrivati in questo paese?
Si sentiva ribollire dentro, una rabbia, un odio e una disperazione
che montavano e che lei aliment fino a che non ci fu pi modo
di tornare indietro. Il cartello era l ai suoi piedi e lei lo prese a
calci scaraventandolo lontano e tutto a un tratto roteava attorno a
tutti loro, ormai urlando, le vene del collo gonfie. Tu !  inve, prendendosela
con l'uomo pi vicino, un contadino in abito da lavoro.
Non ti vergogni? Tutti, tutti quanti dovreste vergognarvi di voi
stessi. Possibile che fra di voi non ci sia un uomo? Nessuno che voglia
aiutare una signora in difficolt contro quei, quei... Poi per
un altro cartello attir la sua attenzione, il cartello di Taliesin, di
vetro, afferr la prima cosa che le capit in mano, un sasso grande
come il suo pugno, e lo percosse contro il vetro finch non si infranse
in una pioggia di luccicanti schegge acuminate, poi scagli
via il sasso con un gesto furioso.
Miriam!  chiam qualcuno. Di qua, Miriam, posate per una
foto!
Aveva voglia di devastare tutto, di fare a pezzi quel posto, di ridurlo
in cenere. La terra le balz addosso, il cielo da sopra croll
su di lei. E questo, che cos'era? Un bastone. Aveva in mano un bastone
(Miriam, una foto!) e il fotografo stava piazzando il treppiedi
per il flash, Wallace arrivava di corsa a dargli una mano, le mogli
dei contadini a bocca aperta, l'ira sempre pi grossa fino a sembrare
l l per scoppiare come una bolla di sapone, e proprio in quel
momento, nell'attimo in cui era l con il bastone sollevato, vendicatrice,
eroica, satura del potere di Diana Cacciatrice e della regina
Elisabetta e di tutte le donne che si erano sollevate contro la tirannia
degli uomini, Billy Weston e i suoi tirapiedi balzarono davanti
a lei con un telo di iuta e il flash scatt a vuoto.
S, stava dicendo, sono sicura che nel frattempo lui fosse l
dentro, a ridersela sotto i baffi.  questo che mi offende pi di ogni
altra cosa, pensare che lui pensi di essersi preso la parte migliore
di me, e veramente, Leora, non sono mai stata tanto mortificata in
vita mia...
C'erano dei fiori sul tavolo, due dozzine di rose a gambo lungo
di un rosso che tendeva al viola, un colore che le ricordava il sacro
cuore di Ges che rosseggiava nella statua della chiesa di St. Mary a
Memphis. I fiori li aveva pagati Frank, indirettamente, almeno, perch
il signor Fake e il signor Jackson erano riusciti a fargli sputar fuori
parte di quello che le doveva, e visto lo stato d'animo in cui si trovava
cap che aveva bisogno di fiori. Per tirarsi un po' su. E aveva bisogno
anche di un bicchiere di champagne, e di fragole con la panna
e di un pezzo di storione affumicato da piluccare finch le dita
non seppero di affumicato e delle delicate fettine embricate di pesce.
All'altro capo del filo Leora fece un verso di comprensione, un
verso cos debole e vago da far credere che fosse ancora in California
e non dall'altra parte della citt, su Lakeshore Drive, in visita
alla sorella.
E anche gli articoli sui giornali sono stati una delusione. Non
trovi? Davvero, Miriam assalta Taliesin; Respinta e roba del genere.
E quell'altro, come diceva? Miriam abbandona l'assedio di
Taliesin e torna a casa. Mi fanno sembrare... oh, non so. Patetica.
O forse simpatica disse Leora. La gente non pu fare a meno
di immedesimarsi...
E le fotografie. Hanno impedito quella che mi avrebbe reso
giustizia... Te l'ho detto, vero? E questa qui che hanno pubblicato...
Scrutava il giornale, aperto sulla foto che la ritraeva contro
un anonimo sfondo di rametti e cespugli invece che davanti al cancello,
la mantella al vento, il viso distorto sotto il peso del copricapo.
Non si distinguevano nemmeno i lineamenti... Ma davvero aveva
una faccia cos larga? Sembrava che sotto il turbante ci fosse una
luminosa palla bianca con due buchi al posto degli occhi e un taglio
al posto della bocca, come nel disegno di un bambino. Non
so, a te piace?
In tutta onest? No. Proprio non... ma che cosa ti aspetti dai
giornali?
Molto lentamente, come se stesse maneggiando tutta la ricchezza
del mondo, Miriam si vers un secondo bicchiere di vino,
per il quale aveva dovuto corrompere due fattorini e l'impiegato al
banco: roba autentica, le avevano detto, qualit sopraffina, quando
in effetti non era meglio del torcibudella che si serviva negli
spacci clandestini. Per aveva le bollicine e spumeggiava e le ricordava
tempi migliori. Ho detto proprio cos disse nella seconda
colonna? Non siete altro che una manica di furfanti urlava
ai difensori raggruppati davanti al cancello sbarrato. C' un certo coraggio,
non trovi?(5).
Lo sai che cosa penso? Penso che dovresti prendere in considerazione
una querela...
Lo sto facendo. Lo stiamo facendo. Proprio questa mattina il
signor Fake diceva...
No, no, voglio dire contro di lei. Per alienazione di affetti.
Margery McCaffery ha citato in giudizio la segretaria del marito in
quel caso di cui ti ho parlato... Leora ridusse la voce a un sussurro.
La segretaria scomparve il giorno dopo, probabilmente rifugiandosi
dalla madre a Barstow o da qualche altra parte. E quando
lui torn indietro strisciando, Margery gli rise in faccia.
L'odore di pesce saliva alle sue narici, forte e netto, smorzando
il profumo delle rose. Si port l'indice alle labbra e lo lecc oziosamente.
Alienazione di affetti. Sapeva a malapena che cosa volesse
dire a parte il significato letterale, ma l'idea la attirava. Chiuse
gli occhi e vide il pallido volto nudo di quella donna all'ospedale,
infantile e impaurito, la piccola Olga, bistrattata e tormentata. E
lei come giudicava Frank? Non lo giudicava. Nessuno lo giudicava.
Nessuno.
Non capisci?  il modo per stanarli.
Sporse querela alla fine di agosto per la somma di 100.000 dollari;
il signor Fake sosteneva che la signora Olga Milanoff, la ballerina
montenegrina, l'aveva privata della compagnia del marito negli
ultimi diciotto mesi, compagnia che lei, dopo attenta considerazione,
valut circa 5500 dollari al mese. La sola risposta di Frank
arriv a mezzo stampa. Liquid la denuncia senza pensarci due volte,
dichiarando che si trattava solo di un ulteriore tentativo da parte
della moglie di tormentarlo e perseguitarlo e si rifiut di rendere
noti i movimenti di Olgivanna: non era cosa che riguardasse sua moglie
o i suoi avvocati, come disse a un reporter del Chicago Tribune
in una telefonata interurbana da Taliesin. Il che confermava
quanto Miriam sapeva da sempre, ovvero che la stava nascondendo
l. Magari era riuscito a tirare qualche filo e a neutralizzare i mandati,
tutti e due, ma se credeva che lei avrebbe ceduto si illudeva come
gli stupidi che pensavano che la guerra mondiale non sarebbe
durata pi di sei mesi. Oh, la sua piccola ballerina era l, d'accordo,
su quello Miriam non aveva dubbi. Se la vedeva benissimo rannicchiata
da qualche parte in quel labirinto di stanze muffose e puzzolenti
dpendances, a rifuggire la luce del giorno, confinata fra cucina
e dispensa con i domestici e i topi, sussultare a ogni rumore,
inseguita non soltanto dai giornalisti ma anche dai messi giudiziari.
E tuttavia restava il fatto che le citazioni non erano servite e
decisamente non si poteva citare in giudizio un fantasma. Miriam
ci rimuginava su mentre agosto cedeva il passo a settembre, le sue
risorse si assottigliavano e Frank intanto rimandava indietro i conti
dell'albergo, i signori Fake e Jackson cominciavano a farsi pressanti
perch lei saldasse per i servizi resi e le pareti della stanza
sembravano chiuderlesi addosso, come se fosse lei a trovarsi in
trappola e non Olgivanna. Piovve per due giorni e lei non fece altro
che starsene alla finestra e guardare i ghirigori della pioggia
sulla strada. Le auto nere sfilavano simili a carri da morto. Le persone
si stringevano sotto gli ombrelli, ma almeno andavano da
qualche parte, facevano qualcosa, qualsiasi cosa, per quanto odiosa.
Lei non era fatta per l'inattivit. Aveva bisogno di movimento,
azione, eccitazione, chi non ne aveva bisogno, a parte i morti e i
moribondi? Chiam il signor Fake. Ripetutamente. Non aveva notizie
per lei. Le passava il signor Jackson. Nemmeno lui aveva notizie.
Altrimenti, erano fuori entrambi e la segretaria era terribilmente
dispiaciuta.
Proprio quando cominciava a perdere le speranze, quando le
capitava di scendere per cena con il volto disfatto da quelle che le
parevano ore e ore passate a piangere con la faccia fra le mani, quando
l'ago della siringa era ormai spuntato e le sembrava che quella
pioggia non avrebbe smesso mai, il signor Jackson chiam per riferirle
che Taliesin era a sua disposizione. Aveva ottenuto un'ordinanza
del tribunale che le riconosceva diritto di accesso (quegli uomini
non avevano nessun diritto di tenerla fuori dalla sua propriet,
nessun diritto al mondo e il tribunale si era pronunciato nettamente
a suo favore; si offriva inoltre di accompagnarla lui stesso in Wisconsin.
Avrebbe potuto prendere possesso del luogo, portarvi cose,
fare ci che credeva degli oggetti di artigianato, degli arredi, del
bestiame. Poteva abbattere alberi, prosciugare il lago, svendere il
granturco, licenziare i dipendenti in blocco e lasciare che polvere
e ragnatele si accumulassero fin quando il posto non fosse diventato
come le catacombe che si trovano sotto le antiche chiese italiane.
Se gliene fosse venuta la voglia, avrebbe potuto inchiodare
le finestre, ordinare una dozzina di causeuse vittoriane, appendere
centrini ai famosi cornicioni a sbalzo. E Frank non avrebbe potuto
fare niente per impedirglielo.
Stavolta, quando scese dall'auto, al cancello c'era soltanto Billy
Weston. Lei rest l sotto il sole feroce a squadrarlo con occhi di
brace, resistendo al fango, gli insetti e l'assalto degli odori della
campagna mentre il signor Jackson esibiva i documenti e i due confabulavano.
Nonostante tutto, Billy tergiversava. Doveva andare su
a telefonare all'avvocato del signor Wright, disse, ed esasperantemente
la lasci l ad aspettare davanti al cancello chiuso mentre con
calma si incamminava su per la salita, scompariva dentro casa per
una decina buona di minuti e poi tornava gi sempre con tutta calma.
Soltanto lei disse rivolto al signor Jackson girando la chiave
del lucchetto e riluttante apriva il cancello. I documenti dicono
cos, solo lei. Voi no. 
Le sembr strano risalire quel vialetto, tutto era cos familiare,
la ghiaia che scricchiolava sotto i piedi, le ombre, il profilo delle
costruzioni, il cortile che si apriva come braccia accoglienti, e allo
stesso tempo diverso. Quanto tempo era trascorso? Due anni, pi
di due anni. Ma Frank non stava mai fermo, questo era sicuro. Dopo
l'incendio si era dato da fare, lo si vedeva, nuovi tetti spuntavano
sopra gli alloggi, le costruzioni sul retro pi elaborate, meglio
integrate nel contesto. E la casa, doveva ammetterlo, era bella. C'era
un'aura di pace in quel posto, tutto cos immobile e senza tempo,
e prov un brivido di identificazione che la riport agli anni in
Europa e alla prima volta che aveva messo piede sotto le volte
nascoste del Pantheon o della basilica di San Pietro. Era agitata, certo
che lo era, ma la pura bellezza trasparente del luogo ebbe un effetto
calmante superando ogni pensiero di scontro e di perdita, e
si sent invadere dai ricordi.
Il cancello era sprangato, ma non le porte (Frank non credeva
alle chiavi)(6), cos Miriam attravers il cortile ed entr per l'ingresso
principale. Fu come tuffarsi in uno stagno, freddo e misterioso, le
colonne di pietra brunite da una luce acquea, il legno lucido come
se fosse stato bagnato e tutto silenzioso come un sogno. Lui non
c'era. Lei non c'era. Non c'era nessuno. Tutte quelle stanze, tutto
quello spazio vuoto e non un'anima in giro, nemmeno un domestico.
Per un bel pezzo Miriam esit davanti alla porta, respirando
l'aroma del luogo, orientandosi (Frank era scomparso, svanito,
l'aveva evitata ancora una volta, il vigliacco, il bastardo, quell'omuncolo),
poi, pian piano, cominci a pensare che era meglio cos,
il cuore rallent e il respiro si calm e, passo dopo passo, si inoltr
nella casa e si mise a esplorarla.
Ogni dettaglio, ogni cambiamento le balzava addosso(7), quasi
come se la pelle di una nuova casa fosse stata tesa sulle ossa di quella
vecchia ed era cos, perch tutto ci era andato a fuoco, a parte
la pietra, no? Pass la mano sulla colonna grezza per sentirne la superficie
ruvida, si sedette sulle sedie, contempl la vista dalle finestre
del soggiorno come un'intrusa, una ladra di visuali. Pi esplorava
(o curiosava: era quello che stava facendo?) pi si agitava. Vide
i tappeti nuovi, gli arredi, i nuovi oggetti di artigianato in sostituzione
dei vecchi. L si era sbizzarrito, non aveva lesinato, e intanto
in tribunale piangeva miseria. D'altra parte, era solo un impostore
da quattro soldi, no? Un bugiardo e un taccagno. Prendeva
ai ricchi per dare a se stesso e non gli importava niente di nessuno
pur di avere ci che voleva.
Si muoveva per la casa come un investigatore, esaminando ogni
cosa, le scatolette di cibo nella dispensa, la tavola imbandita per un
pranzo non consumato, i piatti sporchi nell'acquaio, i letti sfatti:
aveva levato le tende in fretta e furia, lo capiva, ma la cosa non le
dette grande soddisfazione. C'erano le lenzuola nella camera padronale,
lenzuola che avevano il suo odore (s, se le port al viso)
e anche di qualcos'altro, un'altra presenza, lei, Olgivanna,
l'usurpatrice del letto di suo marito. Rimase seduta per un bel po'
sul bordo del letto, mentre i suoi pensieri volavano cos lontano da
dimenticarsi completamente del signor Jackson che la aspettava al
cancello e di Billy Weston, che aveva in animo di licenziare nell'attimo
stesso in cui ne avesse avuto la possibilit, e anche tutti
quegli altri leccapiedi e ingrati, e sarebbe rimasta l fino al calar della
sera non fosse stato per i due signori comprensivi della Banca
del Wisconsin, Madison, che bussarono alla porta per informarla
che il marito era in arretrato con il mutuo, che purtroppo era lievitato
a causa del prestito per la ricostruzione, e che la propriet
sarebbe stata pignorata con effetto immediato.
A meno che lei, naturalmente, in quanto co-intestataria non fosse
in grado di coprire l'importo dovuto.
E di quanto si trattava?
25.000 sul mutuo, pi un'ulteriore ipoteca di 1500 dollari e gli
interessi per i conti non pagati di 17.000 dollari per un totale complessivo
di 43.500 dollari.
Li invit ad accomodarsi, scusandosi di non poter offrire niente,
date le circostanze, e si sedette nel meraviglioso soggiorno di
Frank con i suoi scintillanti tesori e la sua vista baronale, fissandoli
stolidamente, pensando alternativamente alla sua siringa e a Frank:
l'aveva raggirata ancora una volta, ecco quello che stava pensando.
Ovunque si trovasse. Fuori dal paese, senza dubbio. In qualche alberghetto
a poco prezzo dove nessuno faceva domande. Magari
con una barba finta... quello sarebbe stato divertente, Frank con la
barba posticcia come un comico da strapazzo in un vaudeville. Era
convinto di avergliela fatta. Pensava di aver avuto l'ultima parola.
Invece aveva perduto Taliesin, e Taliesin era la sua vita. E stava per
perdere molto di pi da un giorno all'altro. Perch quello che non
sapeva era che il signor Jackson rappresentava anche il piccolo marito
russo, Hinzenberg, e che il marito l'aveva denunciato per adulterio.
E ancora: aveva citato Frank per 250.000 dollari per avergli
alienato l'affetto di sua moglie e sua figlia, notificandogli un decreto
di habeas corpus per riavere indietro la bambina e offrendo
una ricompensa di 500 dollari per la cattura dei fuggiaschi. In quellostesso momento, mentre lei era seduta di fronte ai banchieri che
si umettavano le labbra e lasciava che il suo sguardo si posasse su
uno dei preziosi Buddha cinesi di Frank, lo sceriffo della contea di
Sauk, Wisconsin, stava diramando le foto. Quelle di lui e quelle di
lei. E della bambina.
Gi. Chi avrebbe riso per ultimo?

Note.
1. Barone Kishichiro kura, 1882-1963. Playboy, albergatore, grande appassionato di
automobili. In quanto presidente dell'Imperial Hotel e figlio di colui che era a capo del gruppo
di investitori costituito per finanziare la sua costruzione (barone Kishichiro kura il
vecchio, 1837-1928), fu determinante nell'assegnazione dell'incarico a Wrieto-San. Lo incontrai
due volte, ai ricevimenti che dava mio padre a Tokyo. Era un uomo raffinato, di straordinaria
bellezza, che amava vestirsi all'occidentale e, a quanto potei vedere, gli interessavano
soltanto due cose: il whisky scozzese di puro malto e le automobili molto veloci.
2. Non giurerei sull'impiego corretto del termine. Ho i miei dubbi che lo si usasse correntemente
negli anni venti, se non forse fra i patiti del poker (di sicuro per quanto mi riguarda
non ricordo di averlo mai sentito usare in una conversazione), ma O'Flaherty-San
mi assicura che  appropriato. Lui ovviamente  nato solo nel 1941. In un posto chiamato
Tooder's Fall, in Virginia.
3. Pi probabilmente sar stato un intruglio di distillati di cereali con l'aggiunta di caramello,
o peggio. La chose authentique la si poteva ottenere dai contrabbandieri franco-canadesi
che la portavano di qua dal confine attraverso i Grandi Laghi o dai gangster che se
ne servivano, ma si trattava di una possibilit teorica. Quasi tutti, e io fra loro, dovevamo
accontentarci del prodotto scadente di distillatori dilettanti, spesso corretto con alcol per
massaggi o antigelo che di tanto in tanto provocava cecit, paralisi e addirittura decessi. Da
studente, una volta trovai (a 12 dollari per un quartino) due bottiglie di quello che avrebbe
dovuto essere bourbon del Kentucky garantito ma che, a un esame pi attento, si rivel una
combinazione letale di melassa e trementina. Sapendo dove cercare, invece, il sak lo si trovava
sempre. Nella sua brocca di pietra, con i caratteri kanji accuratamente disegnati sulla
rotonda protuberanza della sua spavalda pancetta.
4. Ricordo come fosse ora di aver sentito anch'io i vocalizzi di questi batraci, la mia prima
estate a Taliesin.  proprio un suono lugubre, davvero deprimente, come se la terra stesse
vomitando fuori i propri morti.
5. Ho visto i ritagli dei giornali. Ci che Miriam tralascia, o forse la parola giusta dovrebbe
essere ignora,  il contrattacco di Wrieto-San sotto il titolo WRIGHT PARLA DI PERIZIA
PSICHIATRICA PER LA MOGLIE ESPROPRIATA.
6. Alle chiavi di casa, per la precisione. Non le prendeva mai, le considerava una seccatura,
e quanto alle chiavi delle sue varie automobili, poteva sempre fare conto sull'autista
del momento che le tirava fuori quando Wrieto-San aveva voglia di farsi un giro.
7. Miriam avrebbe visto per la prima volta (e, potrei aggiungere, per l'ultima) la stanza
sul giardino e la piscinetta decorativa, per esempio, fuori dalla camera da letto di Wrieto-San, come pure il nuovo balcone e la stanza degli ospiti al secondo piano sopra il soggiorno
e il paravento a sei pannelli di Yasunobu (pini, uccelli, ciliegi in fiore) che aveva montato
sul muro sottostante.

 Capitolo 7.
NON UNA BALLERINA.

Olgivanna non aveva parlato con il giornalista, non aveva ammesso
che era l, vivo e vegeto davanti a lei, le mani costantemente
in movimento e il volto atteggiato ora alla preghiera ora alla provocazione.
Si era chiusa anche le orecchie, alzandosi subito dalla
sedia, prendendo per mano Svetlana e andando difilato in casa,
dove aveva chiuso per bene la porta dietro di s e aveva chiesto alla
signora Taggertz di avvertire Frank di modo che Billy Weston e
gli altri potessero accompagnare quell'uomo fuori dalla propriet
con tutta la persuasione fisica che avessero ritenuto necessario usare.
Ma l'incidente ebbe i suoi effetti. Per settimane ebbe paura di
uscire di casa, anche solo di sedersi nel cortile, sebbene Frank cercasse
di rassicurarla (aveva dato ordine agli uomini di stare all'erta
e giurava che avrebbe perseguito in giudizio qualunque trasgressore,
che si tratti di giornalisti, zingari o venditori di Sacre
Scritture) e si scopriva ogni giorno pi pallida e debole. Tanto
per uscire, per liberarsi di tutte le piccole seccature domestiche,
le coliche della piccola, i bronci di Svetlana, la figura onnipresente
di Frank, si ritrov a vagare per i campi di notte, nella fortezza
dell'oscurit, e quando arrivavano le zanzare a suggerle il sangue
era quasi un sollievo.
Molto gradualmente, mentre ormai la primavera trascolorava
nell'estate, cominci a riprendere le forze. Lo avvert dapprima nelle
gambe, i polpacci che si rassodavano in maniera appena percettibile
e i muscoli lunghi delle cosce e del ventre che si allungavano
per adattarsi al ritmo delle sue escursioni notturne. Al mattino, prima
ancora che dietro le finestre il cielo cominciasse a impallidire,
si costringeva a uscire dal letto e ad andare nell'orto, per quanto
fosse ancora debolissima, tossendo con un'insistenza che la allarmava,
e che freddo, sempre freddo, come se non dovesse scaldarsi
mai pi. Ma l'orto aveva bisogno di cure, era quello che si diceva.
I piselli e i fagiolini erano soffocati dalle erbacce, i pomodori e
le piantine di peperoni ancora delicate e il granturco nel momento
pi vulnerabile, e mentre lei dormiva, un esercito intero di conigli,
scoiattoli, coleotteri e bruchi erano arrivati a banchettare.
Non mangiava, non si faceva una tazza di caff o di t e non si sciacquava
nemmeno la bocca con l'acqua della brocca accanto al letto,
si vestiva al buio con una vecchia gonna e un golfino e usciva
nel respiro silenzioso del mattino mentre le bambine erano ancora
addormentate e nessuno la vedeva.
Una volta sorto il sole, si presentava a colazione, Frank gi al
lavoro nel suo studio, la signora Taggertz che dava da mangiare alle
bambine, gli uomini che martellavano, misuravano e segavano
per l'eterna resurrezione di Taliesin. A quel punto mangiava, un
uovo alla coque, una fetta di pane tostato, caff con panna e zucchero,
e poi, se ne aveva la forza, prendeva la piccola e si dedicava
a Svetlana, un'ora di danza, un'ora al piano, letture di poesie, disegno,
pittura, calligrafia(1). Il pomeriggio, dormiva. E la sera, dopo
che la signora Taggertz aveva servito la cena e la piccola era stata
messa a letto, e dopo essere rimasta in soggiorno con Svetlana e
Frank a leggere, andava di nuovo nell'orto, furtivamente, alzandosi
dalla sedia come se volesse andare in cucina o in bagno e sgattaiolando
fuori dalla porta nel buio che calava. Le notti di luna erano
una benedizione, la zappa un prolungamento delle sue mani,
delle braccia, delle spalle, un lavoro tira l'altro e si fanno le undici,
poi mezzanotte, e lei sempre l, il lavoro la consacra con la sua
routine. Rivoltava la terra, preparava la canna dell'acqua, china a
tagliare e sarchiare, e il mondo dei giornalisti svaniva come una nave
che si allontana dai docks nella nebbia.
A giugno cominciava a rilassarsi. Il telefono suonava ancora,
suonava di continuo, ma lei aveva imparato a ignorarlo. Mise su un
po' di peso, un chilo circa, comunque. Riprese un po' di colore.
Frank le fece i complimenti per il suo aspetto. Ricominci persino,
timidamente, a starsene in cortile senza quella sensazione che qualcuno
la spiasse e un paio di volte port Svetlana al lago a dar da
mangiare alle anatre in pieno giorno. Poi una sera, mentre giocava
con la piccola in soggiorno e Svetlana saltava la corda fuori dalla
porta con ritmo cadenzato come il battito del cuore, dalla cucina
un refolo d'aria portava il profumo di prosciutto saltato con patate
e cipolle, per caso butt un'occhiata dalla finestra e vide una
quantit di auto ferme davanti al cancello principale. Distrattamente,
si alz in piedi e attravers la stanza per guardare meglio.
Tutto un luccichio di vetro e metallo, i tetti delle macchine su cui
il sole si specchiava in lunghi riflessi regolari, del movimento, gente,
uomini col cappello, raccolti a gruppetti di due o tre, come se
fossero in cerca di lavoro.
O di una storia. Una storia per i giornali.
La sua prima reazione fu di ritrarsi dalla finestra, anche se da
quella distanza di sicuro non la potevano vedere, no? And nella
camera da letto accanto, non per nascondersi come una bambina
spaventata (tutto a un tratto era arrabbiata, non aveva mai odiato
tanto in vita sua una categoria di persone come odiava quei ficcanaso
e impiccioni di professione, ma perch non li lasciavano in pace?)
ma per prendere il binocolo dal comodino accanto al letto.
Voleva essere sicura. Voleva sapere chi era il suo nemico. Poi avrebbe
chiamato Frank e Frank avrebbe mandato gi gli uomini ad affrontarli
e tutto sarebbe continuato come prima.
Torn nella stanza tenendosi bassa, dette uno sguardo alla piccola,
tutta presa in centro al tappeto da un giocattolo di pezza, senza
provare nulla, senza sapere nulla, poi si mise carponi e si port
vicino alla finestra. La scena le si present ingrandita, il lago una
chiazza colorata, il prato che supplicava fino a che ogni singola foglia
d'erba non fu nitida, il cancello che tremolava e poi finalmente
a fuoco. Vide che c'era Billy Weston, di spalle rispetto a lei, e insieme
a lui altri due uomini. Poi i giornalisti, i loro cappelli sgualciti,
le cravatte sghembe in quella calura. Ci fu un grido, attutito
dalla distanza e dalla presenza del vetro, e il suono spavent uno
stormo di anatre che si alzarono dall'acqua e volteggiarono sopra
la casa proiettando un'ombra fugace nella stanza, e in quel momento
si accorse che c'era anche qualcun altro, una figura in movimento,
una donna, che si chinava e si rialzava in una pantomima
concitata, poi tornava a chinarsi.
Era Miriam. Doveva essere lei. Ne era sicura mentre ancora regolava
il binocolo per mettere a fuoco il volto della donna, poi per
la figura si sottrasse alla sua vista, momentaneamente nascosta dal
busto degli uomini che si stavano avvicinando prima di riemergere
trionfante scagliando qualcosa per terra in una macchia confusa
di colori. Altro grido. Gli uomini che sorridevano compiaciuti.
Che si facevano prudentemente avanti. C'era un fotografo, intento
a sistemare il treppiede, il sole un'esplosione contro i finestrini
delle auto e la donna che si allontanava da loro per calpestare rabbiosamente
la cosa per terra come se volesse ucciderla. Solo allora
rimase ferma abbastanza a lungo da essere riconoscibile.
Olgivanna aveva visto Miriam in carne e ossa soltanto una volta,
nella corsia d'ospedale, ma doveva averne esaminato le fotografie
centinaia di volte, una fissazione per lei, ne era affascinata,
ogni piega del volto della rivale le era familiare come il proprio, e
adesso eccola l, inconfondibile, Miriam in tutta la sua gloria bellicosa,
venuta a reclamare ci che le spettava. Riconobbe quel naso
piccolo e piatto, la linea della mascella, la bocca insaziabile serrata
e l'enorme cappello scivolato in avanti sulle sopracciglia, e anche
sugli occhi, sorpresi e spalancati come se ci fosse uno spillo che
la pungesse in ogni istante di veglia. Vederla in quel modo, piccola
piccola in fondo a un lungo tubo ottico, appiattita e privata di
realt, procur uno strano brivido a Olgivanna, ma dur un attimo.
Da un momento all'altro, di quello ne era sicura, Billy Weston
si sarebbe fatto da parte e Miriam avrebbe varcato il cancello e si
sarebbe incamminata su per il vialetto con quell'orda di giornalisti,
e allora che sarebbe successo? Avrebbero dovuto scappare nei
campi e nascondersi? Strisciare sotto i letti? Ma dov'era Frank?
La corda di Svetlana batteva e batteva, risuonando dalla porta
aperta che dava sul cortile. Sent un debole tintinnio dalla parte
della cucina, la cuoca che batteva un cucchiaio sul bordo di una
pentola. E Olgivanna, tutta presa dalla contemplazione di Miriam,
si era completamente dimenticata di Topina fino a che qualcosa si
infranse alle sue spalle e lei si volt e vide che la piccola era inciampata
nel filo di una della lampade di Frank, il vetro in frantumi,
lo stelo piegato(2) (Frank sarebbe andato su tutte le furie, quello fu il suo primo pensiero) e Topina che emetteva il primo stupito
grido. A quel punto si fece prendere dal panico, l'elettricit, le
schegge di vetro, lasci cadere il binocolo, balz in piedi e afferr
la figlia senza curarsi di chi la stava osservando. Un momento dopo
era in corridoio, con Topina che strepitava a pieni polmoni (spaventata,
ma niente sangue, e la lampada le era caduta addosso, no?)
chiamando Frank con una voce che era l'amaro distillato di rabbia,
paura e impazienza. Frank! Frank! In nome di Dio dove sei?
Era nel suo studio, a disegnare, sempre disegnare, quale che
fosse la situazione, e quando lei fece irruzione alz lo sguardo bruscamente:
i bambini, specialmente urlanti, i mocciosi rossi in faccia,
avevano il divieto assoluto di distoglierlo quando stava lavorando,
perch come poteva pensare che si guadagnasse da vivere
se veniva continuamente interrotto ogni volta che Svetlana si sbucciava
il ginocchio o che la piccola faceva un po' d'aria?(3). Che c',
adesso? chiese.
Che c'? gli ribatt lei, mentre le urla di Topina salivano di tono
per placarsi momentaneamente intanto che rigurgitava sulla spalla
della madre un pallido grumo di bolo acido. Hai guardato dalla
finestra? C' quella donna. Tua moglie. Miriam.  qui, sentiva il liquame
tiepido di sua figlia filtrare sotto la stoffa del vestito, che ora
avrebbe dovuto lavare, come pure quello di Topina, fuori dal cancello.
Con, con, non so... giornalisti! Sembrano giornalisti.
Lui non si alz dalla scrivania, non si offr di prendere in braccio
la bambina, non si prese nemmeno la briga di girare la testa e
guardare fuori dalla finestra il prato che scendeva verso il lago, il
campo e il cancello con tutte quelle macchine davanti. Sono consapevole
della situazione disse con tono tranquillo.
Consapevole della situazione? Era sbigottita. E per quanto fosse
una linguista, per quanto padroneggiasse il francese e il russo oltre
alla sua lingua madre, nonch l'inglese in cui, nonostante il forte
accento, era tuttavia fluente e del tutto intelligibile, non sapeva
cosa dire. Era consapevole, e restava seduto l?
Il suo volto era composto, gli occhi fissi in quelli di lei mentre
intanto la piccola scalciava e si dimenava emettendo un vagito di
protesta, e lei cap che si stava costringendo a rimanere seduto, a
darsi un'aria di tranquillit e indifferenza, e che lo faceva per lei.
Per non allarmarla. Lo sent sospirare. Sembra che Miriam abbia
ripreso le sue follie. Sostiene di avere una specie di ordinanza del
tribunale (ne ho parlato al telefono con Levi)(4) ma ti posso garantire
che non rimetter mai pi piede nella propriet, costi quel che
costi. Ho fatto bloccare tutte e due le strade. E dato istruzioni a
Billy. Lo conosci, Billy. Morirebbe, piuttosto che tradirci. 
Ordinanze di tribunale? Che genere di ordinanze di tribunale?
Che cosa dicono?
Sciocchezze. Questioni legali, tutto qua.
Gi,  la stessa cosa che mi dici dei reporter, finch non  arrivato
quell'uomo orribile del giornale, e... Non mi piace. Io odio
tutto ci, Frank. Lo odio.
Senti. Usc da dietro la scrivania e attravers il tappeto verso
di lei, per stringere lei e la piccola, una stretta che era come quella di
Titano, un eroe in grado di tenere il mondo intero fra le sue braccia.
Non c' niente di cui preoccuparsi, niente, proprio niente.
Invece si sbagliava.
Di l a un'ora erano entrambi accovacciati come criminali nell'orto
sulla collina, rannicchiati su sgabelli di legno a bisbigliare storie
a Svetlana e alla piccola come se non ci fosse un problema al
mondo, mentre lo sceriffo, armato dei suoi mandati, frugava in soggiorno,
nella Blue Loggia, in cucina, in camera da letto e nello studio.
Nel giro di un giorno Miriam sarebbe tornata all'attacco. E nel
giro di due mesi avrebbero dovuto fuggire di nuovo, fare i bagagli
cos alla svelta che i letti rimasero sfatti e i vestiti sparpagliati sul
pavimento, la colazione abbandonata a met sul tavolo della sala
da pranzo ad attirare le mosche e l'orto ai corvi, agli scoiattoli e a
sciami di insetti ronzanti con le loro mandibole voraci e le loro infinite
bocche.
Frank prov a farla passare per un'avventura, proprio come
aveva fatto quando erano andati a Puerto Rico, ma non lo era pi
di quanto lo fosse stata la fuga dall'ospedale quando lei riusciva a
stento a sollevare la testa dal cuscino o sopportare i
pezzenti di Coamo con il loro lerci piedi scalzi e i loro
sorrisi sdentati, le capre macilente
e i cani pulciosi, le banane fritte che sapevano di cartone intriso
nel grasso, quando lei desiderava soltanto starsene a casa a
Taliesin con la piccola accanto e il profumo del pane fresco che saliva
dal forno. Guidava la grande massa luccicante della Cadillac per
la campagna, diretto a ovest, terrorizzandola a ogni curva perch
andava sempre troppo forte, come se lo scopo della guida non fosse
arrivare sani e salvi da qualche parte ma sfidare tutte le leggi della
strada, producendosi per tutto il tempo in un monologo. Per Svetlana,
per tenerla su di morale, ma anche per lei. Frank aveva questo,
che non c'era mai da temere una pausa nella conversazione.
Ti piacer da morire, Svet continuava a dire il nostro piccolo
villino nei boschi. Su un lago. Il lago Minnetonka. Lo sai dire
Minnetonka? Forza. Prova. E te lo dico io, non si tratta di una pozza
come lo stagno di Taliesin, ma di un vero e proprio lago, pieno
di pesci, lucci e via dicendo. Ti piacciono i lucci, no? E nei boschi
orsi, lupi, e poi? Alci. Vedrai anche gli alci. Probabilmente a centinaia.
E sai una cosa? C' anche una piccolissima canoa, delle dimensioni
giuste per una bambina, che ne pensi?
Gli alberi si incurvavano sopra la strada, pi fitti, i boschi ora
pi folti ora pi radi man mano che si spostavano a ovest passando
da Montfort, Mount Hope e Prairie du Chien e poi verso nord
lungo il Mississippi fino a La Crosse e poi ancora in Minnesota, lasciandosi
alle spalle un villaggio dopo l'altro e le fattorie che si perdevano
in palizzate di tronchi. Svetlana stava al gioco (Alci? Quanto
sono grossi? Pi di un elefante?) e se era inquieta non lo dava
a vedere. Ma come faceva a non essere inquieta? Come faceva chiunque,
figurarsi una bambina, a non essere inquieto? Forse Frank tutto
ci l'aveva previsto, le cause(5), la confisca di Taliesin da parte di
Miriam, il pignoramento e lo sfratto incombente, gli sceriffi e gli
avvocati, forse si era consultato a sua volta e aveva fatto i suoi piani,
trovando quel rifugio poco pi in l, ma ecco che ricominciava
la vita da vagabondi, tutto quello di cui avevano bisogno per un
mese (due, tre mesi, chi poteva dirlo?) stipato nel bagagliaio dell'auto
nel panico di primo mattino quando ogni cigolio di cardini,
ogni colpo e tintinnio era l'annuncio furtivo della polizia che arrivava
a prenderli. E non solo per notificare un'ordinanza o discutere
sottili cavilli legali, ma per arrestarli tutti e due e portarli in
carcere, metterli dietro le sbarre come anarchici o rapinatori di banche,
e che altro? Ancora giornali? Ancora umiliazioni?
Lei faceva di tutto per reagire al meglio, per controllarsi per
amore di Frank e delle bambine, ma riusciva a pensare solo al suo
orto, ai fiori, ai cavalli, i polli e le mucche... sarebbe finito tutto all'asta?
I pomodori sarebbero marciti sulla pianta e le ortensie appassite
per mancanza di acqua? N miglior la sua visione delle cose
la sosta per la cena a La Crosse, dove Svetlana piant uno dei
suoi bronci rifiutandosi di mangiare perch non le piaceva la bistecca,
non voleva il maiale, odiava il pesce e anche gli hamburger
e no, i Wurstel non li voleva e nemmeno il gelato e nient'altro; in
pi la piccola aveva la diarrea ed era un pannolino dietro l'altro,
sarebbero bastati fino a che non fossero arrivati dove dovevano arrivare?
E intanto Frank, per tutto il tempo l'uomo pi allegro e
spensierato della terra, che cantava: Minnesota, Minnesota, dove
i pesci sono pi grossi che in Dakota!
Se era stata brusca con i Thayer, che si erano occupati dell'affitto,
be', le dispiaceva, non intendeva certo essere sgarbata con
nessuno, n con la proprietaria del posto o con la cuoca e domestica
che era rimasta l, ma aveva i nervi tesi e i primi giorni nella
nuova casa erano stati un tormento. C'erano state le solite tribolazioni
legate al trasloco, sistemare le bambine, rifornire la dispensa,
avere a che fare con una cameriera nuova, affrontare la sfida di trasformare
in casa propria la casa di uno sconosciuto piena delle cose
di uno sconosciuto, il tutto complicato dalle loro nuove identit
false. Lei non poteva pi essere Olga e Svetlana non poteva pi essere
Svetlana. Erano di nuovo i Richardson(6), Frank e sua moglie
Anna (un buon nome straniero per giustificare il suo accento), la
figlia Mary e la neonata che non era pi Iovanna e nemmeno Topina
ma semplicemente la piccola.
Che dire? Era in stato di perenne diaspora da quando aveva
dodici anni e l'avevano mandata a stare con la sorella sul Mar Nero
in Russia, a imparare una nuova cultura e una nuova lingua, e
poi aveva dovuto lasciare tutto all'et di diciannove anni quando
era scoppiata la rivoluzione. Aveva fatto appena in tempo ad ambientarsi
a Tiflis con Vlademar e la bambina appena nata quando
avevano dovuto fuggire davanti all'Armata Bianca, con Georgei che
coraggiosamente le aveva portate in salvo a Costantinopoli insieme
a un piccolo gruppo di suoi seguaci, poi aveva trovato riparo a
Fontainebleau fino all'incidente di Georgei, poi a Taliesin, ed era
chiedere troppo di avere un po' di requie, di dormire due notti di
fila nello stesso letto? Di far parte di qualcosa? Vivere una vita normale
come tutti gli altri?
Forse s. Ma lei era una persona adattabile e la casa aveva i suoi
aspetti gradevoli, Tonka Bay era piena di luce dal primo mattino
fino al tardo pomeriggio, gli schiamazzi delle strolaghe sul lago, il
tempo mite per tutto settembre in un magico prolungarsi dell'estate
nell'autunno, che quando finalmente arriv, la prima settimana
di ottobre, il gelo sopraggiunse nottetempo incendiando gli
alberi in un'esplosione di colori come mai ne aveva visto in vita sua.
E poi erano insieme, tutti e quattro, senza squadre di operai che
martellavano, senza clienti da ammorbidire, il mondo fuori
precluso e per questo quello dentro ancora pi ricco. Si abitu alla cucina
della nuova cuoca (una certa signorina Viola Meyerhaus, gambe
grosse e aria da zitella, et imprecisata, i capelli biondi raccolti
in una rigida treccia che le girava sulla sommit del capo, i cui piatti
erano invariabilmente pieni di sughi, Kartoffeln, crauti e salsicce,
anche se faceva un eccellente tummel und Erde, un misto di
pur di patate, salsa di mele, cipolle, dadini di bacon e maiale arrosto
che sembrava piacere persino a Svetlana), e il suo giorno libero
Olgivanna trovava il tempo di preparare minestre, stufati e
dolci al forno finch la casa aveva il profumo che dovrebbero avere
tutte le case. Tutti i giorni andavano a fare un giro in vela sul lago
e la sera passeggiate nella campagna e poi lunghe ore accanto al
fuoco. Frank, irrequieto come sempre, si mise in testa l'idea di scrivere
la sua autobiografia (visto che l'architettura gli era negata, almeno
avrebbe messo a frutto il suo tempo, no?) e a lei piaceva starsene
l seduta mentre lui dettava il libro a voce alta alla stenografa
che aveva assunto sotto il vincolo della pi stretta confidenzialit.
Tutto andava bene, a parte qualche occasionale scivolone (nessuno
dei due a quanto pare riusciva a ricordarsi di chiamare Svetlana
Mary quando c'era gente, e la Cadillac, con la capote in pelle
e la targa del Wisconsin, doveva essere piuttosto vistosa, soprattutto
considerato che i giornali pubblicavano le foto di Frank e lei
e strombazzavano la non irrisoria cifra di ricompensa per ogni informazione
che portasse al loro arresto e al processo) e negli anni a
venire quando avesse ripensato a quel periodo l'avrebbe ricordato
come quanto di pi prossimo all'idillio le fosse mai capitato in vita
sua. Almeno date le circostanze. Era felice, autenticamente felice,
e di nuovo, come la primavera precedente a Taliesin, cominci
suo malgrado a rilassarsi.
Una mattina era in cucina a prepararsi una tazza di t, Frank
nel suo studio improvvisato a lavorare alle pagine che quella sera
avrebbe dettato alla signora Devine, la stenografa, la piccola addormentata,
Svetlana intenta a qualche gioco nella canoa (saldamente
ormeggiata al pontile; mai in nessun caso veniva slegata, o
portata fuori, senza la presenza di un adulto) e Viola affaccendata
in cucina, quando un uomo sulla trentina con una corona vegetale
di capelli biondastri sal i gradini sul retro ed entr in casa senza
bussare. Prima che lei potesse protestare o anche solo aprire la
bocca, le porse la mano, scusandosi per l'intrusione e al contempo
presentandosi. Sono il figlio della signora Simpson?(7).
disse in tono interrogativo. Mi dispiace disturbarvi, ma mi capita di essere
fuori da Minneapolis per la giornata (sono avvocato, non so se mia
madre ve l'ha detto) e insomma, io, mmh, non trovo la mia canna
da pesca e questo pomeriggio avevo un appuntamento per andare
a pescare con uno dei miei clienti. Mi chiedevo se non vi dispiaccia?
Sono sicuro che si trova in soffitta. 
Aveva un'aria vivace, come se fosse ancora un ragazzo, cos alto
da sfiorare la cornice della porta ma senza quell'eccesso di ciccia
che molti uomini mettono su avvicinandosi alla mezza et, la
faccia insipida come un uovo al tegame e lo sguardo fermo e schietto,
e la richiesta suonava dunque del tutto plausibile. Aveva vissuto
l, era cresciuto in quella casa. La sua attrezzatura da pesca era
in soffitta. Che cosa c'era di pi ragionevole?
Oh, scusa, salve, Viola disse rivolto alla cuoca prima che
Olgivanna potesse imbastire una risposta. Non avevo visto che eri
qui. Stai bene?
S, Jimmy. Benissimo, grazie. E tua madre?
Un'occhiata a Olgivanna, tanto per vedere fino a che punto poteva
spingersi. Si sta godendo la vacanza, grazie a voi, signora Richardson.
Era andata su a Duluth a trovare mia zia, ma lo sai com'
mamma, Viola,  gi tornata da me e mia moglie, adora badare a
Buddy e Katrina.
Frank doveva aver sentito la voce maschile risuonare in cucina
perch usc dallo studio e, con aria da niente, per nulla allarmato, non
ancora, disse: Bene, bene, chi c' qui? E il figlio della signora Simpson,
ho sentito bene?.
L'uomo sussult visibilmente prima di riprendersi, la voce un po'
troppo acuta mentre si allungava a stringere la mano di Frank. S,
signore disse. Jim Simpson per servirvi. Poi spieg cos'era l a fare.
Non vi dispiace se faccio un salto su, mi basta un minuto. Ovviamente,
non intendevo... be', temo di avervi gi incomodato...
Frank non batt ciglio. Rimase l un momento, gli occhi fissi
sul volto dell'uomo, scrutandolo con sguardo penetrante. Andate
spesso a pesca, signor Simpson? gli chiese poi.
Oh, s... non quanto mi piacerebbe. Sapete com', lavoro, lavoro,
sempre lavoro.
E che cosa pescate, lucci?
S, prevalentemente lucci.
Pesci da frittura, immagino, no?
Gi.
Ci sono coregoni nel lago? E il mio pesce preferito e a quel
punto si volt verso di lei vero, Anna? Il pesce pi gustoso che
ci sia.
Be', sapete, signor... Richardson, vero? ...non ne sono sicuro.
Non so nemmeno se ho mai... Insomma, sentite, vi ho gi rubato
troppo tempo.
Andate pure disse Frank andate a prendere la vostra canna
da pesca. Io vi saluto adesso, signore. Si strinsero di nuovo la mano,
come per suggellare un patto. Stavo facendo una cosa aggiunse
Frank a titolo di spiegazione. Ammicc. Sorrise. Lavoro,
sapete. Chi fatica non ha mai tregua.
Come anche le persone malvagie. Se non sono indiscreto, di
che cosa vi occupate?
Filatelia.
Francobolli?
Frank annu. Esattamente.
Be', dev'essere... interessante, direi. Ci si pu vivere?
Oh, vi stupirebbe.
L'uomo dette un'occhiata alla stanza, mostrando i denti in un
rapido sorriso. Be', allora d'accordo, come dicevo non voglio trattenervi...
Ci fu un ringraziamento mormorato e poi il tonfo dei passi sulle
scale, una porta che sbatteva, il cigolio dei cardini (uno di quegli
aggeggi che si tiravano gi, immagin lei, con la scala attaccata)
e poi rumori e colpi vari da sopra. Frank se ne torn nello studio
senza una parola. Lei tese l'orecchio un momento verso la piccola,
dette un'occhiata dalla finestra e vide che adesso Svetlana era seduta
sul pontile e faceva dondolare la canoa con i piedi, quindi si
vers una tazza di t, si sedette al tavolo con il libro che stava leggendo
e si dimentic completamente di Jim Simpson fino a che i
cardini non cigolarono nuovamente, la porta sbatt e i passi rimbombarono
sulle scale. Poi attravers la cucina, la testa alta come
se si trovasse su un vassoio, e infil la porta gridando Grazie, signora
Richardson e Ci vediamo, Viola.
I passi si allontanarono sotto il portico e sprofondarono nel silenzio.
Simpatico disse Olgivanna, tanto per dire qualcosa, senza
tuttavia esserne convinta. Anzi, tutt'altro. Aveva qualcosa, insomma,
che le puzzava(8). E se non si ingannava (non poteva esserne
certo, era passato cos alla svelta) in mano non aveva affatto una
canna da pesca.
Gi replic Viola il sale della terra.
L'aria era gelida quella sera; ormai era la terza settimana di ottobre,
le foglie cadevano dagli alberi, nel cielo le anatre lanciavano
il loro grido come anime smarrite nell'etere, e lei era appena rientrata
da una lunga passeggiata nella baia, accolta dal forte odore
del Sauerbraten di Viola e da un fuoco di quercia e del legno delicato
di un melo caduto quel giorno che Frank aveva ridotto in ceppi.
Fuori, dietro le finestre, il cielo era legato pezzo a pezzo dai nastri
rosa delle nuvole sotto un freddo tramonto rosso. Svetlana era
impegnata a disegnare, la piccola dormiva, Frank nel suo studio.
Olgivanna aiutava Viola con la tavola, disponendo piatti e posate,
infilando una foglia screziata di rosso in ciascun tovagliolo e trovando
il tempo per disporre i fiori secchi e le pigne che aveva raccolto
nella sua passeggiata, una cosina semplice che per a Frank
sarebbe piaciuta. Era un maestro nel portare la natura dentro casa;
avevano gi fatto una spedizione con la Cadillac da un contadino
locale a procurarsi le zucche per Halloween e le spighe di granturco
per incorniciarle, e pi o meno da qualsiasi oggetto in casa
potesse fungere da vaso spuntava un ramoscello di mazzasorda,
millefoglio o di carota selvatica.
Mentre mangiavano, videro il lago trascolorare dal rame all'argento
al piombo, poi le finestre cominciarono a riflettere la luce
della stanza e Frank fece il giro della casa accendendo una lampada
dopo l'altra. Dopo di che, arriv la signora Devine per la dettatura
di Frank mentre la cuoca lavava e riponeva i piatti e
Olgivanna metteva a letto le bambine, la piccola nella camera padronale e
Svetlana nel portico chiuso dalle vetrate. Poi si sedette vicino al
fuoco con il suo lavoro a maglia (stava facendo cappellini e sciarpe
uguali per le bambine con un motivo a fiocchi di neve inventato
da lei), ascoltando la voce di Frank che si elevava e si abbassava
nelle sue modulazioni. Le piaceva ascoltarlo, anche quando tornava
indietro per correggersi o quando perdeva la pazienza e cominciava
a fare lo spiritoso o a cantare, perch stava narrando una storia,
la sua storia, il racconto della sua infanzia quando lo mandavano
tutte le estati alla fattoria dello zio James a sgobbare
dall'alba al tramonto. Per seminare bisogna zappare dettava con la sua
voce forte e chiara, poi faceva una pausa e guardava da sopra gli
occhiali. Nuovo paragrafo. E poi: E per raccogliere, chi zappa
deve anche sarchiare.
Erano le dieci, la signora Devine infilava uno sbadiglio dietro
l'altro, Frank come sempre infaticabile, il vento sulle cime degli alberi
e l'orologio sul camino che annunciava l'ora con un soporifero
rumore ripetitivo, quando qualcuno buss alla porta della cucina.
La prima cosa che venne in mente a Olgivanna fu che si trattasse del
figlio della signora Simpson... che fosse tornato per la canna da pesca?
Che non l'avesse trovata? Poi per dette un'occhiata a Frank e
ne fu raggelata. Si era alzato dalla sedia cos velocemente che le pagine
di appunti volarono via finendo ai suoi piedi e lui rimase l fermo,
ogni fibra del suo essere protesa verso la cucina dove Viola, in
pantofole e golfino grigio abbottonato fino al collo sopra il lucido
motivo a fiori del vestito, si alz pesantemente per aprire la porta.
Dalla notte entr la voce di un uomo: Il signor Richardson 
in casa? e Viola, innocente di tutto, mormor: S, credo di s.
Un istante dopo una mezza dozzina di uomini in soprabito e
cappello si fecero largo nella stanza mentre Frank indietreggiava come
incerto sui piedi e Olgivanna vide la paura nei suoi occhi, paura
vera, per la prima volta da quando lo conosceva. La stanza si
riemp. C'erano altri uomini nella cucina, nel portico. Le facce tese
e pallide, ammiccavano alla luce e si portavano dietro un odore,
il sentore aspro della notte, il fango ancestrale sulle scarpe, fumo
di sigaro. La signora Devine, la stenografa, si lasci sfuggire un ansito
cos improvviso da sembrare una gomma bucata. E Olgivanna
riusc solo a pensare Siamo i Richardson, tutto qua, solo i Richardson.
Non siamo nessuno. Siamo inoffensivi. Non possono toccarci.
Siete in arresto! url uno di loro, quello nel mezzo, mascella
squadrata, enormi stivali che brillavano brutalmente e occhi che
masticavano e sputavano fuori tutto ci che c'era nella stanza, e lei
vide che brandiva un distintivo. Ce n'era un altro accanto a lei, addosso
a lei, che le respirava in faccia birra o whisky o quello che
era, e chiss come anche lei doveva essersi alzata dalla sedia senza
nemmeno accorgersene, il cappellino della bambina che penzolava
appeso a un filo in una mano, l'altra al colletto del vestito, scombussolata
dall'irruzione improvvisa, estranei, odiosi estranei l in
casa sua come se fosse sotto il giogo della Ceka, come se si trovasse
ancora in Russia e tutto il resto fosse stato solo un sogno.
Non siamo ridicoli sbott Frank, nel tentativo di tener testa.
In base a quali accuse? E che significa irrompere qua dentro in
questo modo?
Fu allora che un altro uomo si fece largo nella stanza, un tipo
alto, imponente e mascelluto con un soprabito marrone che gli sventolava
sulla schiena come una coperta indiana. Bene, eccoli qui
mugg ...finalmente. Allora, dov' la bambina? Poi, prima che
qualcuno potesse fermarlo, spalanc la porta della camera da letto
e si avvent su Iovanna con un grido. Eccola, la bambina,  qua
dentro!
In quel momento Frank fece un passo verso di lui e quello grosso,
lo sceriffo, lo blocc: Niente violenze, disse, e seguiteci senza
fare storie. Frank disse: Fate uscire quell'uomo da l o io....
A un tratto lei si mosse, introducendosi a forza nella camera da
letto mentre l'uomo con il soprabito marrone strappava via la copertina
da Topina e gli occhi di Topina si aprirono di botto sui tratti
viscidi di quel ceffo ed emise un primo grido spaventato; era
l'avvocato, l'avvocato di Miriam, ecco chi era, e per Olgivanna quella
rivelazione fu incendiaria. Lo spinse da parte, letteralmente, e
un attimo dopo aveva la piccola stretta a s e adesso era lei che gridava.
Fuori di qui! Non ne avete il diritto! Basta con questa, con
questa persecuzione!
Ma lui non la sent, perch stava gi rientrando dalla porta, ebbro
della sua autorit, gridando con voce tonante: Allora, dov'
quell'altra, dov' la piccola Hinzenberg?.
Il resto fu caos, Svetlana trascinata dentro dal portico da qualche
bullo dal volto inespressivo, strappata bruscamente al sonno,
strepitava in una serie di urla sempre pi alte, Topina che le faceva
il controcanto con tutta la lacerante potenza dei suoi polmoni ancora
poco sviluppati e Frank sulla porta che lottava con gli uomini
sotto gli occhi terrorizzati e sbigottiti della stenografa e della cuoca.
Peggio: schifati. In tutta quella confusione e quel concitato tiramolla,
l'occhiata che le dette Viola per poco non la schiant, ma non
avrebbe ceduto alle lacrime, n adesso n mai, perch lei era pi
forte. Ma l c'era quella donnetta mite e insignificante che ormai divideva
la casa con loro da sei mesi, giorno dopo giorno, la loro intimit,
fidata e affidabile, i cui occhi mostravano solo disprezzo.
Sembrava che mentre spazzava il pavimento della cucina avesse messo
il piede su un serpente, che aveva afferrato la scopa, tirato fuori
i denti e l'aveva morsa, e Olgivanna voleva spiegarle ogni cosa, dirle
che erano stati costretti a vivere in quel modo, a mentire e assumere
identit fittizie, a fuggire e nascondersi come criminali quando
invece erano innocenti, innocenti di tutto se non di essere dei
perseguitati.  Miriam, voleva gridare,  Miriam la criminale.
Ma c'era un uomo al suo fianco che le stava dicendo che doveva
seguirlo (No!  rugg Frank. Prendete me, prendete solo me.
Lasciatele stare qui, sotto sorveglianza se volete, ma
lasciatele stare!), Svetlana si svincol e corse da lei
piangendo e Olgivanna perse
ogni controllo. Improvvisamente fu la sua voce e solo la sua voce
quella che i presenti nella stanza sentirono. Basta!  grid. Voialtri
dovreste vergognarvi. Non vedete che state terrorizzando questa
bambina, queste due bambine?
Quello dalla faccia inespressiva fece un passo indietro. Lo sceriffo
allent la presa sul braccio di Frank e Frank lo liber con uno
strattone, indignato, esasperato. Le due bambine singhiozzavano,
il fuoco sibilava e gli uomini nella stanza abbassarono gli occhi sulle
scarpe.
Allora, sbott come se stesse scuotendo una coperta, noi
collaboriamo, ma voglio che ognuno di voi qui presenti dica a questa
bambina gir Svetlana perch la vedessero in faccia che andr
tutto bene. D'accordo? Mi avete sentito? C' un uomo in questa
stanza che in questo momento a casa non abbia un bambino o
una bambina? Un nipote? Una nipote? Li incener con lo sguardo.
Siete forse delle bestie?
Vi fu un mormorio, le voci roche cambiarono e tutto and bene.
Lo sceriffo si fece avanti nella stanza, si tolse il cappello mostrando
una matassa arruffata di capelli sudati, e le disse che gli dispiaceva
e che se fosse stato per lui l'avrebbe lasciata in pace. Ma
dovete capire, signora, che il mio dovere  osservare la legge e che
questi mandati devono essere eseguiti. La voce era sommessa, quasi
dolce, e per un momento lei pens che stesse per allungare la mano
e dare una carezza sulla testa di Svetlana. Insomma, vi daremo
il tempo di prendere le vostre cose e mettere da parte qualche vestito
per le bambine, che per devono essere poste sotto custodia
cautelare, capite, almeno fino a domani mattina.
A quel punto Frank fece per intervenire nuovamente, con voce
acuta e querula (Custodia cautelare? Siete matti? Non vedete
che queste bambine hanno bisogno della madre?) e lei vide il volto
dello sceriffo indurirsi. Era inutile. L'umore della stanza torn
all'animosit e presero Frank per un braccio e poi lei e le bambine
avevano il cappotto e il cappello addosso e la porta si apr sulla notte,
sui gradini gelati e sugli spietati flash accecanti delle macchine
fotografiche(9).
Ci fu la notte in prigione, dietro le sbarre, una notte senza le
bambine, senza Frank (era cos che l'avevano pensata, l'avvocato
di Miriam e la polizia insieme ai loro complici della stampa, per accrescere
il pi possibile la sofferenza e l'umiliazione di Frank, per
trascinarlo nel fango), poi ci fu l'udienza, la cauzione e il nuovo assalto
delle fotocamere mentre scendevano i gradini del tribunale di
Minneapolis. Lei non aveva chiuso occhio. Era spettinata, gli abiti
sgualciti, senza rossetto e non si era nemmeno lavata i denti. La
prigione puzzava di funzioni animali, del bagno comune e del disinfettante
con cui cercavano di coprire il tutto. Le compagne di
cella, ubriache, prostitute e morfinomani, popolino, ignoranti, sporche,
marmaglia e gentaglia di ogni genere, avevano passato la notte
a lamentarsi e farneticare in un sordo brusio disperato e lei non
aveva fatto che pensare alle figlie. Svetlana era spaventata a morte,
le si era aggrappata quando la secondina le aveva separate, e la piccola,
avvertendo la sofferenza della sorellina, si era fatta tutto il corridoio
piangendo e aveva continuato anche una volta scomparsa
dalla sua vista.
Staranno benissimo, continuava a dirle la donna, rester io
personalmente con loro tutta la notte e sono sicura che domani sarete
fuori, tutti quanti, ma invece non sarebbero state benissimo,
non sarebbero mai state benissimo, mai pi. E come avrebbero potuto?
Erano state terrorizzate, brutalizzate, strappate al letto da
sconosciuti al di l di ogni ragione o giustificazione che anche un
adulto avrebbe faticato a comprendere. Mamma, che succede?
continuava a chiederle Svetlana mentre percorrevano strade buie
nella macchina della polizia, Frank solo un'ombra nel veicolo davanti
al loro. Mamma, pap Frank ha fatto qualcosa di male? E
tu? Dove stiamo andando? Che succede?
Lei non aveva risposte da darle, poteva solo tenerla stretta nella
macchina che sobbalzava mentre la piccola si dimenava e gorgheggiava
e i fari li tiravano verso chiss quale ennesimo scenario
di sempre maggior degradazione e sciagura, e non aveva risposte
nemmeno per la calca di giornalisti al mattino dopo. L'udienza fu
un'umiliazione pubblica, di genere non diverso da quelle che infliggevano
i puritani a colpi di bastone e bagni forzati, tutto quanto,
dallo stare in piedi davanti al giudice al rilascio su cauzione, una
vergogna tale da lasciarla quasi senza fiato. Quando varc le porte
del tribunale e usc alla luce del giorno, era disorientata. I flash
l'accecavano. I piedi esitavano. Olga la chiamavano, come se
la conoscessero, come se fossero amici intimi, come se volessero soloaiutarla, le si affollavano addosso tutti insieme in una sorta di orrida
mischia. Olga ! Olga!  Piovigginava. Il selciato riluceva. Frank
la teneva per il braccio e c'erano i suoi avvocati, uno a destra e
l'altro a sinistra, a cercare di proteggerli. Olga! Olga... Volete rilasciare
una dichiarazione? Frank? Signor Wright?
Lei voleva soltanto nascondersi, lei, la nipote di Marco
Milanoff, il pi grande generale e patriota del Montenegro, la figlia di
Ivan Lazovich, alto giudice del Montenegro, e Militza Milanoff, generalessa
anche lei dell'esercito montenegrino, trasformata in una
reietta, una criminale, un'adultera; Frank invece si ferm sui gradini
sotto la pioggia a raccontare a chiunque avesse voglia di ascoltarlo
quali maltrattamenti avesse dovuto subire e quanto infondate
fossero le accuse. Lei si ritraeva. Moriva. E lui parlava e parlava
mentre la pioggia si infittiva e le matite scivolavano sui taccuini. Lei
teneva lo sguardo fisso al suolo (Olga! Olga! ) e lui si stringeva a
lei gesticolando con un braccio lasciando che la sua voce rimbombasse
su e gi per la scalinata, poi ripresero a camminare, i giornalisti
e un altro centinaio di iene che non avevano di meglio da fare
che seguirli in un codazzo.
E dove stavano andando? In un luogo con quattro mura e un
volto amico, lenzuola pulite con una coperta da tirarsi sulla testa a
tempo indeterminato? In una grotta senza luce un chilometro sotto
terra dove nessuno avrebbe mai potuto scovarli? No. Stavano
attraversando la strada diretti al tribunale cittadino per rispondere
alle accuse federali in base al Mann Act perch a loro insaputa
qualcuno (delle spie) li aveva visti mentre attraversavano il confine
di stato a La Crosse il che indicava, nell'oscurit legislativa, che
Frank l'aveva plagiata alla propria volont e che lei era complice
della di lui depravazione. Quando si rese conto di quello che stava
accadendo, lo spettacolo, un'altra rampa di scale, un'altra aula
di tribunale con un'altra serie di facce pallide malevoli, sent che le
gambe stavano per abbandonarla. Non ce la faceva ad andare avanti.
Non poteva sopportarlo. Che vergogna, che vergogna. Olga, Olga!
Ma Frank la sorresse, le porte si spalancarono, la ressa si apr
e lei si ritrov ancora una volta nel tempio della giustizia, statue
eroiche che si ergevano davanti, colonne scanalate, pavimenti di
marmo, gente che si voltava a guardarla. I passi risuonavano sulle
piastrelle. Rimbombavano. Urlavano la sua colpevolezza.
A quel punto intervennero due uomini in abito scuro che la
guidarono in una stanzetta che si apriva sul corridoio principale
sebbene Levi Bancroft sbuffasse e si torcesse le mani; lei vide una
bandiera, un tavolo, una mezza dozzina di sedie di legno, ma
niente giudice, niente pubblico, niente stampa, mentre altri due uomini
si materializzavano e portavano Frank nella direzione opposta.
Tieni duro le url sopra la spalla, e avrebbe anche potuto dirle
che la amava, ma era gi andato. Lei si strinse la borsa al petto.
Butt un'occhiata alle finestre e alla scura macchia di vernice della
porta in fondo alla stanza, e la vista di quella porta la terrorizz:
conduceva a un'altra cella, ne era sicura. Siamo agenti federali, signora,
e abbiamo qualche domanda da farvi disse uno degli uomini
offrendole una sedia. Lei vi si sedette rigida mentre quelli si
lasciavano cadere pesantemente sulle proprie di fronte a lei. Quello che aveva parlato tir fuori un portasigarette e glielo porse, ma
lei non lo guard nemmeno, non si mosse. Vi fu il rumore di un
fiammifero strofinato, poi l'odore di tabacco, acre e pungente.
Per un lungo momento nessuno parl. La stanza era in penombra,
asettica, fredda come una ghiacciaia. C'erano quegli uomini,
quegli sconosciuti, che la trattenevano contro la sua volont
e non avevano nemmeno pensato di accendere la luce o il calorifero,
e quell'idea, della loro indifferenza, la depresse ulteriormente.
Voleva le sue bambine. Voleva essere rilasciata. Ma il rituale doveva
arrivare fino in fondo: loro erano agenti federali e lei era una
fuggiasca, una straniera indesiderabile, invischiata in un groviglio
di bugie.
L'altro uomo si schiar la gola e disse: Cominciamo dal vostro
nome. Voi siete Olga Lazovich?.
S, disse lei, s. Poi chin la testa e a voce molto sommessa
si ritrov a raccontare loro tutto quanto, a dire loro la verit, fin
troppo (Puerto Rico? Volete dire che siete fuggiti a Puerto Rico
e poi rientrati nel paese senza un visto?) finch non sembr che
si fosse incatenata con le sue stesse mani e che niente, n la legge,
n la clemenza, n l'opinione pubblica, potesse salvarla.
Un'altra notte in guardina. In gattabuia. Non  cos che la chiamavano?
Gattabuia, cantilenava sottovoce fra s in quella seconda notte
insonne, dilaniata dalla preoccupazione e rimasticando quell'assurda,
piccola scusa degradante, quella parola di quattro sillabe come
se si trattasse di una preghiera. Gattabuia, gattabuia. Faceva
freddo. La sua unica coperta era leggera. Cominci a pensare che
odiava Frank: non Miriam, ma Frank. Frank, colui che l'aveva cacciata
in quella situazione, Frank e soltanto Frank. Frank l'aveva distrutta.
Annientata. Portata al livello pi infimo della pi infima
umanit. Se lo vedeva nella sua cella da qualche parte nell'altra ala
dell'edificio a pontificare, darsi grandi arie, farsi bello davanti ai
compagni di detenzione, il grand'uomo, il Maestro, anche nella
disgrazia. Poi cominci a pensare che odiava se stessa. Perch se fosse
stata pi forte, se gli avesse resistito, a lui e a Taliesin, alla pace
e alla bellezza di quel posto, alla promessa che potesse diventare la
sua casa, il suo santuario, la sua stabilit, se non fosse andata da lui
abbandonando Georgei, se solo avesse aspettato, non sarebbe successo
niente di tutto ci.
La svegliarono all'alba con un panino raffermo e del caff in
una tazza di latta.
La riportarono in tribunale.
I flash delle macchine fotografiche.
Altri flash.
Poi, con suo grande stupore, che si aspettava il peggio (il carcere,
la deportazione, perdere le figlie e anche Frank) rimisero lei
e Frank in libert dietro il pagamento di 15.000 dollari a testa, a
cui provvidero gli amici di Frank, accorsi da lui. Vlademar, dopo
un lungo incontro con Frank e i suoi avvocati(10), torn in s e ritir
la denuncia di adulterio e con essa il procedimento giudiziario. Lo
sceriffo della contea di Sauk si stava muovendo per scagionarli dall'accusa
di essere latitanti e anche la violazione del Mann Act venne
riconsiderata alla luce del fatto che Vlademar, che quell'anno
aveva versato appena 60 dollari per il mantenimento della figlia,
aveva rinunciato ed era chiaro a chiunque che lei e Frank vivevano
come marito e moglie e che Frank sostentava le bambine. Stavolta
quando scesero i gradini del tribunale c'era una macchina ad
aspettarli. Sul sedile posteriore c'erano le bambine. L'autista sbatt
la porta in faccia ai giornalisti e partirono.
Restava ancora una cosa. E Frank ci si butt sopra nell'attimo
stesso in cui l'auto si stacc dal marciapiede e non la moll nemmeno
mentre riabbracciava le bambine, durante il pranzo e la cena
e poi nella serata, gli avvocati che cinguettavano come pappagalli
ogni volta che ne avevano l'opportunit. Non siamo ancora
fuori dalle canne continuava a ripetere Frank finch il suono di
quella frase sulle sue labbra non arriv a farla sobbalzare come se
la stessero picchiando con un randello ricavato dai miseri resti della
lingua, dell'inglese, la lingua inglese con tutte le sue leggi e propriet,
e poi che cosa c'era di cos brutto a essere nelle canne? Almeno
c'era buio. E solitudine. E, con uno sguardo al legale presente
in quel momento, se le simpatie del pubblico si sono definitivamente
girate in nostro favore, dobbiamo approfittare del vantaggio.
Miriam sa servirsi dei giornali, ma possiamo farlo anche noi.
Non sei d'accordo? Non  arrivato il momento di raccontare la nostra
versione di questa storia?
Era il giorno successivo al loro rilascio. Lei era ospite a casa di
uno degli amici di Frank, con il divieto di lasciare lo stato del Minnesota
fino a che non fossero cadute tutte le accuse. Aveva mal di
testa, lo stomaco sottosopra. Guardando dall'altra parte della stanza,
la media distanza sembrava sfocata, le forme indistinte, niente
era riconoscibile. Pens a sua madre, cos feroce e spietata in battaglia
che i turchi avevano giurato, se mai l'avessero presa, di legarla
fra due cavalli e strapparle le membra dal corpo. Era quello
che avrebbe voluto in quel momento, due cavalli che la dilaniassero.
Sarebbe stato un piacere piuttosto che affrontare la stampa.
Non si tratter di una conferenza stampa, ma solo di un'intervista.
Qui. In questa stanza. E con un solo giornalista. Una donna.
Che ne dici?
Lei guard dietro di lui, verso le profondit della stanza, le fronde
della palma come dita protese di una mano mostruosa contro il
bagliore della lampada, il motivo del tappeto persiano che pulsava,
ora grande ora piccolo. Era cos sfinita da riuscire a stento a formulare
una replica in testa, figurarsi in gola. I legali, un po' arruffati
e stanchi per la battaglia, si protesero verso di lei. Frank taceva.
No ansim lei.
Frank, fino a quel momento seduto accanto a lei, sollecito, ad
accarezzarle delicatamente il braccio e il polso, ora balz in piedi
e si mise ad andare avanti e indietro sul tappeto. La luce del lampadario
sul soffitto gli pioveva sulla fronte scendendo fino agli occhi
che sembravano anch'essi due lucine, splendenti, accecanti. Era
irremovibile. Era arrabbiato. E lei sapeva quello che l'aspettava, sapeva
che avrebbe cercato di piegarla al proprio punto di vista. Ma
tutto quel fango, le bugie che Miriam ha messo in giro...
Pi recisamente: No.
S disse Frank. Devi.
No.
S ripet. S, assolutamente s.
E cos le tocc passare la sua terza notte di fila senza dormire,
stavolta in un letto grande come un campo da tennis, con una schiera
di cuscini, il profumo di lill e la vista su un viale illuminato dalla
luna, provando e riprovando continuamente quello che voleva dire,
come avrebbe parlato di s, della sua storia familiare, della propria
nobilt di fini e della sacralit del suo amore per Frank, per le
bambine e anche per Taliesin. Di come fosse stata fraintesa. Presentata
in ogni momento sotto una luce falsa da una donna vendicativa
e forse anche mentalmente instabile. Di come tutto ci che
era puro fosse stato deliberatamente sovvertito cos da far apparire
male il bene, svilire l'amore ed esaltare l'invidia e via dicendo. Per
tutta la notte fece discorsi senza aprire bocca, le parole che le giravano
incessantemente nella testa e gli occhi che non volevano chiudersi
finch la luce non arriv a bussare alle finestre e lei continu
a mormorare fra s per tutta la colazione che fece da sola in stanza
e per tutta la toilette e durante tutto il lungo processo in cui si attard
per pettinarsi, scegliere un singolo filo di perline e vestirsi con
un abito lungo quasi austero e scarpe sobrie e rispettabili, scarpe
dell'anno prima, scarpe che avrebbero avvalorato e sostenuto tutto
quello che aveva da dire. Avrebbe rimesso le cose al posto giusto. Si
sarebbe difesa. Avrebbe fatto ricorso a qualsiasi frase altisonante e
sentimento toccante che le fosse venuto in mente. Non era certo una
persona dappoco. Lei valeva, valeva pi di tutti loro.
E tuttavia, quando entr nella stanza e vide quella donna solitaria
che si alzava dalla sedia, il volto impenetrabile e le unghie smaltate
e la matita e il taccuino che brandiva come un'armatura, l'unica
cosa che riusc a dire fu: Vi prego, potete... glielo spiegate voi che
non sono una ballerina?.

Note.
1. L'educazione di Svetlana era lacunosa, conseguenza non soltanto dei continui spostamenti,
ma anche delle inclinazioni artistiche materne e dell'antipatia di Wrieto-San per
l'istruzione formale. Il caso di Iovanna era ancora peggiore. Quando la conobbi nel 1932
era praticamente analfabeta e inizi a frequentare la scuola solo due anni dopo, all'et di
nove anni, quando la si dovette ritirare dalla classe quarta a Spring Green perch non aveva
ancora imparato l'alfabeto.
2. Gi, e chiss quanto varrebbe oggi quella lampada.
3. Leggendarie sono le rimostranze di Wrieto-San per il caos provocato dai sei figli avuti
con Catherine. A dispetto di tutti i suoi discorsi sulla sacralit della famiglia, concetto centrale
nella sua filosofia, insieme alla ferma convinzione dell'indipendenza dello spirito, a uno
spirito pratico da pioniere e a una mentalit da non pestatemi i piedi, apparentemente fu
il tipo d'uomo cui la vita familiare piaceva pi in astratto che nella realt. Ma d'altronde
qual  l'uomo che, almeno qualche volta, non si  scoperto profondamente disilluso da una
moglie distratta, dai risvegli notturni e dai pannolini, per non parlare degli ululati e delle
devastazioni materiali di un bambino piccolo?
4. Il giudice Levi H. Bancroft che, insieme al vecchio amico di Wrieto-San il giudice James
Hill, rappresentava gli interessi di Wrieto-San nella causa di divorzio. Sia lui che il giudice
Hill erano persone di grandi capacit, almeno quanto, si potrebbe dire, Clarence Darrow, che aveva difeso Wrieto-San da
una precedente accusa di aver violato il Mann Act (nel
1915, per aver portato Miriam fuori dai confini dello stato per presunti fini immorali, ammesso
che un rapporto sessuale fra adulti consenzienti da una parte o dall'altra di un confine
artificiale possa essere considerato immorale). Ma d'altra parte, Wrieto-San voleva per
s sempre il meglio, anche quando si trattava di persone.
5. Miriam, in un fugato di estasi litigatoria, aveva sporto un'ulteriore querela contro
Wrieto-San per bancarotta involontaria, chiedendone l'arresto in base al Mann Act, cosa di
cui sicuramente non le sfuggiva l'ironia.
6. Mi sono chiesto pi volte se Wrieto-San non avesse scelto lo pseudonimo in onore di
Henry Hobhouse Richardson, uno dei luminari del movimento Arts and Crafts, le cui audaci
opere in pietra primitive prefigurano non solo Taliesin ma anche l'Imperial Hotel e le
case di Los Angeles. Purtroppo, non ho mai avuto modo di chiederglielo perch, come si
pu ben immaginare, sarebbe stato oltremodo indelicato alludere anche casualmente a quel
periodo della vita di Wrieto-San, quando era il trastullo della stampa, in bancarotta e a corto
di incarichi, l'architetto fuggiasco che scappava dalle autorit in tutta la pienezza e lo
splendore della sua candida chioma.
7. Wrieto-San, con il suo fascino ineffabile, aveva convinto la proprietaria del cottage
(tale signora Simpson; ne ignoriamo il primo nome) che le
serviva una vacanza di almeno tre mesi, riuscendo cos a farsi affittare la casa, completamente arredata, governante
compresa. Quanto l'abbia pagata (o forse bisognerebbe dire se l'abbia pagata) rimane un
mistero.
8. Un'altra di quelle felici espressioni americane che deriva, immagino, dall'odore di
pesce non fresco. Certo, noi giapponesi, in quanto isolani, abbiamo grandissimo rispetto
per l'utilit delle creature marine e non ci sogneremmo mai di preparare del pesce per il
sashimi, il sushi o anche solo per una zuppa senza averlo visto o pescato personalmente, o
avergli dato una buona annusata da cima a fondo. E anche se non  questo il luogo per le
critiche, non posso fare a meno di dire che quello che in America passa per pesce fresco
in Giappone non sarebbe nemmeno scarto per il gatto, e non  che i nostri gatti mangino
poi cos bene.
9. In queste foto Wrieto-San non  al suo meglio, pi vittima che padrone della situazione.
Appare stordito, come se si fosse appena reso conto di essersi messo addosso il cappotto
e il cappello di qualcun altro e di aver preso il bastone da passeggio sbagliato. E senza
voler mancare di rispetto, studiando quelle immagini devo dire che il suo aspetto  pateticamente
ordinario, un venditore di scarpe sovrappeso che vaga per i
corridoi o il proprietario di una gastronomia con l'aria di chi non si ricorda dove ha messo la mortadella che
ha appena affettato.
10. Cinque ore, stando al Chicago Tribune. Sarebbe bello aver potuto presenziare a
quell'incontro.

 Capitolo 8.
VALE, MIRIAM.

Il problema erano i soldi. Il contante. I quattrini. Quanto serviva
per pagare i bisogni primari in modo da non dover vivere come
un mendicante seminudo in perizoma per le vie di Calcutta.
Era quello che cercava di inculcare nel signor Fake, perch suo
marito, ed era ancora suo marito, stava bellamente disattendendo
i suoi obblighi verso di lei. Si comportava in modo vergognoso.
Meschino. Gretto. Da quando lei aveva presentato denuncia per
alienazione degli affetti non le aveva versato nemmeno un nichelino
per il suo mantenimento e lui, il signor Fake, come pensava
che lei potesse sopravvivere? Non era forse il suo avvocato? Non
era forse pagato per tutelare i suoi interessi, per difenderla dagli
avvoltoi di cui si serviva suo marito? Si rendeva conto che era stata
costretta a trasferirsi da sua figlia perch il Southmoor l'aveva
praticamente buttata in strada? E che la situazione era intollerabile?
Che lei era malata, stanca, depressa? Che a cena il genero la
guardava come se gli stesse rubando il pane di bocca e che la stanza
messa a sua disposizione era un deposito di mobili inutilizzati,
con una bicicletta rotta, e si sentiva la puzza di qualche bestia morta
intrappolata nei muri?
E il signor Fake che cosa le diceva? Transigete. Transigete subito
e tiratevene fuori fintanto che potete, perch l'opinione pubblica
adesso era contro di lei, e gli amici del marito(1) si stavano
muovendo per far cadere tutte le accuse contro di lui e ottenere che il
tribunale archiviasse il caso.
In che senso, opinione pubblica? gli ribatt lei. Era seduta
alla scrivania di fronte a lui, nei suoi uffici, in una giornata umida
e cupa di inizio dicembre, ed era scocciata, non solo per via della
situazione spiacevole o perch le era toccato di fare una buona
mezz'ora di anticamera, ma anche pi in profondit, una sorta di
malessere e di esaurimento fisico. L'influenza. Il cuore. Il fegato.
Non si sentiva bene, non si sentiva affatto bene.
Avete visto i giornali le disse cospiratorio con voce sommessa.
Intrecci le dita e vi appoggi sopra il mento dandole un'occhiata
che voleva essere salomonica. Appeso al muro dietro di lui,
un dipinto a olio incorniciato, una scena bucolica lacustre di gusto
atroce e pessima esecuzione. L'artista doveva essere sua moglie, era
l'unica spiegazione che Miriam riuscisse a pensare, perch nessuno
sano di mente avrebbe mai potuto cercare e comprare una cosa
tanto offensiva della sensibilit. O magari una figlia adolescente.
Ma aveva figli? Si rese conto che non sapeva niente di lui, se fosse
sposato, divorziato, vedovo, celibe o monaco, ma d'altra parte,
che importava? Poteva essere anche Joseph Smith in persona con
una cinquantina di mogli purch incastrasse Frank.
Signora Wright? Miriam? Mi state ascoltando?
Certo, certo che lo stava ascoltando. Fece un gesto con la mano.
Opinione pubblica. Quegli stupidi, quegli idioti. Preferire una
piccola avventuriera, un'adultera, una ladra di mariti a lei... Se li
vedeva ancora i titoli: LA OLGA DI WRIGHT RIVELA LA STORIA DELLA
PROPRIA VITA; Il pubblico  stato ingannato; Chiede piet per la piccola -,
e poi, in fondo alla pagina: Non  una ballerina; Lavoro e niente
lussi. Oh, non mancava niente, c'era tutta la storia lacrimevole:
di come a Taliesin la piccola russa cucinasse, pulisse e tagliasse la
legna fino a rovinarsi le mani, di come avesse raggiunto Frank solo dopo che Miriam lo aveva abbandonato, di come fosse una ballerina
non pi di quanto Frank fosse un pianista solo perch qualche
volta gli piaceva mettersi al piano e suonare qualcosa per i suoi
familiari e di come la stampa le avesse affibbiato quel nomignolo
solo per svilirla, neanche fosse un'artista di cabaret o una sigaraia
quando in realt veniva da una delle pi illustri famiglie del Montenegro,
ma questo non contava niente. Le foto graziose, l'aria abbattuta,
la richiesta schietta di solidariet. Chiunque avrebbe capito
che si trattava di una puttana e le puttane non avevano diritto
a niente, n alla piet n alla solidariet n alla credibilit e nemmeno
all'attenzione.
Non potete continuare ad aspettarvi l'impossibile le stava
dicendo, fissandola con quel suo sguardo. Insomma, lasciate che ve
lo ricordi ancora una volta, la sua ultima offerta, che ammonta a
23.000 dollari, di cui 5000 in contanti e altri 3000 per le spese e gli
onorari dei legali da corrispondere immediatamente a titolo esaustivo
del debito, compresi i 1000 e rotti dollari dovuti al
Southmoor, a me sembravano perfettamente ragionevoli, come voi sapete
bene...
Vi sembravano ragionevoli? Lo immagino, perch a questo
punto posso solo pensare che abbiate pi a cuore i vostri interessi
che i miei. Voi volete il vostro onorario, il succo  questo, giusto?
Ma qui stiamo parlando della mia vita. Sono io quella che  stata
trascinata nel fango. Sono io a non avere mezzi di sostentamento e
nemmeno speranza di trovarne.
Persino i vostri figli... fece per dire lui, provando un'altra tattica.
Ora si metteva a discutere con lei? Era per quello che lo pagava?
Per discutere?
Che c'entrano i miei figli?
Sono d'accordo con me. Transigete, ecco quello che dicono.
Non potete aspettarvi che loro... insomma, lo so che  un argomento
delicato e forse non sono fatti miei se non per il fatto che
hanno anticipato regolarmente il pagamento degli onorari legali a
questo studio, per non vi potete aspettare che continuino a sobbarcarsi
i vostri debiti nella speranza di... non so bene cosa. Fece
una pausa per togliersi gli occhiali e i suoi occhi vagarono fino a lei
come due pesci verdolini in un acquario ingiallito. Che cos' che
volete di preciso, signora Wright, Miriam. Vendetta? Volete vederlo
rovinato,  cos?
In quel momento le venne da pensare che anche lui era un ometto,
che pensava solo ai propri interessi, gretto, vigliacco come tutti.
Tutto a un tratto era cos furiosa, cos fuori di s e sul punto di
esplodere e semplicemente esasperata che dovette mordersi le labbra
per non mettersi a gridare. Niente transazione disse alla fine,
con una voce secca come due gusci percossi dal vento. Mai,
disse finch vivr.
Lui distolse lo sguardo, cambi posizione sulla sedia, si sistem
spazientito gli occhiali sul naso. Voi non volete un avvocato, disse,
e adesso era lui a sforzarsi di controllare la propria voce, voi
volete un angelo vendicatore.
Lei si alz di scatto dalla sedia, tutta la sua indifferenza svanita
di botto. Le tremavano le mani mentre si allungava ad afferrare
la borsetta e per una frazione di secondo le si vel la vista come se
le avessero dato un pugno in faccia. Era gi quasi fuori dalla porta
quando si gir verso di lui.  cos disse.  proprio cos.
Le giornate cominciarono a scorrerle davanti come una pellicola
cinematografica su uno schermo troppo lontano; chiss come
era finita nelle ultime file, nei posti economici, e vedeva la sua vita
dipanarsi secondo una logica oscura fino a scivolare, inevitabilmente,
nel melodramma. E nella sofferenza. Una sofferenza cos
acuta che met delle volte non ce la faceva a tirarsi fuori dal letto.
C'era quell'odore nei muri, la puzza della fatalit, del marciume.
La carta da parati era orrenda; che fine aveva fatto il gusto di Norma?
La bicicletta rotta. Un tavolino con solo tre gambe, che si reggeva
grazie a un cestino rovesciato e un volume di Dickens, Casa
desolata, desolatamente appropriato. Pi o meno tutte le mattine
aveva mal di stomaco, crampi, mal di pancia, come se il suo corpo
avesse deciso di non lasciar passare pi niente. Le capitava di sudare,
anche all'aperto nel vento artico che rianimava i rami morti
degli alberi e spazzava i rigagnoli. Il genero le dava sui nervi. Norma
le dava sui nervi. L'idea del Natale le provocava un moto di disgusto,
le decorazioni e le palline e gli auguri falsi elargiti da sorridenti
padrone di casa e dagli ubriaconi agli angoli delle strade. Buon
Natale. Per lei era come un grido di guerra. Chicago: la odiava.
L'inverno: lo odiava. Ed eccola l, costretta a passare met del suo
tempo fuori, esposta a tutti i rigori stagionali vagabondando dall'avvocato
al dottore e poi da un altro dottore e un altro ancora,
l'unica cosa che le desse un sia pur minimo conforto.
E intanto dov'era Frank, mentre lei l viveva alla giornata? Era
in California, libero finalmente di andarsene dal Minnesota in attesa
dell'udienza preliminare per l'accusa legata al Mann Act, mantenuto
dai suoi amici, i suoi generosi amici, sicuramente in quello
stesso momento seduto sotto un mandarino con il sole in faccia. E
lei accanto a lui. La stronza. La fattrice. Non ricordava che giorno
fosse, un altro eterno, mortale pomeriggio nella morsa del ghiaccio
della settimana fra Natale e Capodanno, quando decise di andare
da Leora, ormai tornata a Santa Monica come avrebbe fatto
qualsiasi persona di buon senso. Aveva appena fatto ricorso alla siringa,
l'elisir le scorreva nelle vene mentre il calorifero ruttava e il
marito di Norma camminava nell'ingresso con passo pesante come
se avesse i piedi rivestiti di piombo, quando ebbe l'improvvisa visione
incandescente della buganvillea rossa che si arrampicava sul
candido intonaco bianco della pensione di Leora mentre i colibr
si libravano a mezz'aria e il cinese usciva dalla casa in punta di piedi
tenendo in alto il vassoio come su una colonna di sole. Il giorno
successivo era gi in treno.
Non aveva seguito Frank in California, era quello che si era detta,
e Leora era d'accordo con lei. C'era andata per motivi di
salute. Per l'aria. Il sole. E visto che Jesperson le aveva rintracciato
l'indirizzo di Frank (e aveva voluto anche essere pagato, quell'imbroglione,
perch nel suo lavoro era quello che contava, i soldi)
non c'era ragione perch lei non se ne servisse per mandarlo sotto
processo. Alla prima occasione, non appena si fu ripresa dal viaggio,
and in citt dalla polizia e sporse denuncia nei suoi confronti
per abbandono, poi fece un'altra scappata a Tijuana dall'accomodante
ometto marrone della farmacia. Bene, bene. Invece in quel
momento Frank non era a Los Angeles: le avevano detto che era
andato a New York a seguire la vendita all'incanto delle sue preziose
stampe nel disperato tentativo di salvare Taliesin dalle banche.
Telegraf immediatamente al suo nuovo legale(2) e il suo nuovo
legale telegraf a un collega di New York di presentarsi sul posto
con un'ordinanza di pignoramento delle stampe che, dopo tutto,
erano un bene comune. Per due giorni rimase con Leora al tavolo
della sala da pranzo, nel soggiorno, sulle due sedie a sdraio gemelle
nel prato dietro la casa, a fumare sigarette e calcolare la sua
parte, e come ci avrebbe cancellato i suoi debiti in un colpo solo
e per quei due giorni fu felice, autenticamente felice per la prima
volta da mesi, fino a che non le arriv la notizia che la collezione
era stata venduta a meno del suo valore (neanche 40.000 dollari)(3)
e peggio ancora la casa d'aste accampava un titolo legale su tutta
la vendita a copertura di vecchi prestiti sul valore dell'intera collezione.
Ancora una volta, e in questo non poteva fare a meno di vedere
la mano del destino, Frank l'aveva surclassata, anche se poi
era riuscito a surclassare pure se stesso.
Non so, Leora, proprio non so disse una volta digerita la notizia.
A volte ho l'impressione di avere contro il mondo intero.
Stava sorseggiando un cocktail e il sole filtrava dalle finestre, ravvivando
una lunga striscia sottile di tappeto ed esaltando singoli
fiori nel disegno sul divano di chintz. Adesso perder Taliesin,
questo  sicuro, ...fece una pausa, respir a fondo, perch aveva
una sensazione, ce l'aveva proprio, anche se avrebbe fatto fatica a
esprimerla a parole, una sensazione che c'entrava con Frank e con
il modo in cui lui era quando l'aveva conosciuto, l'entusiasmo che
lui dimostrava per il posto, per lei e per lei nel posto... ma non 
che pensarci mi dia chiss che soddisfazione. O almeno non quanto
pensavo. Pass il dito sul bordo del bicchiere e guard il sole
giocare sul volto di Leora quando si chin in avanti, le labbra strette
in una smorfia di comprensione, poi fece una risatina amara.
Immagino che sia lo choc di passare da 50.000 dollari netti a zero,
zero dollari e zero centesimi, non pensi?
Gli occhi di Leora (strano che non l'avesse mai notato prima
di allora) erano allungati e obliqui come quelli del domestico cinese,
ma forse era solo effetto della luce. E della sua polverina.
Leora era arrivata a un'et in cui sembrava non riuscire a far uso del
proprio giudizio per contrastare l'erosione attorno agli occhi e alla
bocca, i canyon, crateri, interi delta con i loro affluenti. E il naso,
sembrava che fosse stato cosparso di farina. Miriam era sempre
stata felice di aver ereditato la pelle della madre, ma ora si allung
per sbirciare il proprio volto riflesso nella vetrina dello stipetto: tutti
quegli sconvolgimenti dovevano per forza aver lasciato qualche
segno attorno agli occhi: avrebbe finito per assomigliare a Leora?
Ignara, Leora sorseggi il proprio cocktail, ne tolse l'oliva e la
succhi pensosa. Non  che ti stai facendo prendere dalla tenerezza,
vero?
Io? Tenerezza? Riflett un istante su quell'accusa, osservando
il modo in cui Leora la stava guardando con quell'atteggiamento
sarcastico che era una delle sue caratteristiche, forse la sua caratteristica
pi tipica, le sopracciglia inarcate, la bocca piegata all'ingi.
Un altro sorso di gin shakerato, paradisiacamente aromatico,
diabolicamente ghiacciato. Mai. Credimi, il signor Frank Lloyd
Wright, il signor Incapace Cascamorto Wright, non ha ancora visto
niente.
Sono contenta per te fece Leora. Cominciavo a preoccuparmi.
E tuttavia, via via che passavano i giorni e Leora buttava l qualche
accenno (aveva invitato a cena Charles, Charles Schumocker,
il produttore, vedovo, appena cinquantotto anni e indubbiamente
l'uomo pi arguto che avesse mai conosciuto e davvero, Miriam,
avresti dovuto sentire quello che diceva l'altra sera al Derby, Charles
qua, Charles l, Charles fino alla nausea) e il giudice, un altro
ometto, un pigmeo, un nano, aveva respinto l'accusa di abbandono
in quanto il reato non era stato commesso in California, Miriam
sentiva che cominciava a perdere il controllo, pian piano, pezzetto
dopo pezzetto, un po' come lo smottamento che secondo i
geologi era una conseguenza dei terremoti che pressappoco una volta
alla settimana trasformavano la pensione in una vera e propria sezione
percussioni. Nelle profondit, come Charles tent di spiegare
una sera a cena, servendosi delle stoviglie per illustrare il concetto,
gli strati di roccia sfregavano gli uni contro gli altri come piattini,
a parte il fatto che i piattini erano lisci invece che ruvidi. Era
ci che stava succedendo a lei, uno smottamento, e tutto ci che
era liscio si stava erodendo sotto il sole tranquillo finch non divenne
un carico che non riusciva pi a sopportare.
Le trattative si protrassero per tutta la primavera e l'estate del
1927, la signorina Levin le telegrafava periodicamente con proposte
e controproposte, Norma la tormentava con lettere e interurbane,
Charles, con la sua fronte alta e il suo naso (in genere gocciolante)
da imperatore praticamente ormai installato in casa e Leora
che continuava a blaterare come una ragazzina sull'impagabile
romanticismo delle seconde nozze. Miriam si sentiva... be', esaurita.
Non sapeva che pesci pigliare. Aveva bisogno di soldi. Da
Leora non c'era posto per lei, almeno non durante il regno di Charles,
e un albergo non se lo poteva permettere. Alla fine, anche se era
come cacciarsi dei chiodi nel palmo delle mani, come
un'autocrocifissione, cedette.
Dette ordine via telegrafo alla signorina Levin di accettare
l'ultima offerta del marito (5000 dollari in contanti pi il pagamento
di tutte le spese legali, un fondo fiduciario di 30.000 dollari e un'indennit
mensile vitalizia di 250 dollari)(4) a una condizione: che rinunciasse
a Olga per un periodo di cinque anni. La risposta arriv
il giorno dopo. Rifiutava. Categoricamente. Oh, ma lei gli leggeva
dentro, a quel bastardo dal cuore di pietra. Ora il coltello dalla parte
del manico ce l'aveva lui, e lo sapeva. La aspettava al varco, ecco
quello che aveva in animo di fare, affamarla, se necessario, vederla
sbattuta fuori di casa come una mendicante. E nell'attimo
stesso in cui avesse ottenuto il divorzio, avrebbe cominciato a contare
i giorni che lo separavano dal momento in cui avrebbe potuto
sposare la sua piccola russa, esattamente come aveva fatto con
lei non appena era riuscito a sbarazzarsi di Catherine(5). Ma lei non
aveva intenzione di cedere, no. O quantomeno non ancora.
Prese il treno per San Francisco perch non le venne in mente
nient'altro da fare e perch Alvy Oates, una vecchia amica di
Chicago del periodo con Emil, le aveva offerto ospitalit per tutto
il tempo che le fosse stato necessario. Risalendo la costa, mentre
il treno sferragliava sulle rotaie, malediceva e stramalediceva
Frank. E quando giunse a destinazione e vide come gli anni avevano
ridotto il volto di Alvy, tutte quelle rughe e quelle borse, la
pappagorgia di una vecchia che se ne sta tutto il giorno seduta in
un angolo a fare scarpetta nel sugo con un pezzo di pane, si dette
una buona occhiata attenta e and difilato in una clinica dove
trov un medico davvero meraviglioso che capiva ogni suo bisogno
e le assicur che aveva la pelle pi bella che avesse mai visto
in una donna della sua et, le fece un lifting facciale che l'avrebbe
fatta sembrare dieci anni pi giovane rispetto ai dieci anni di meno
che gi dimostrava. E che sarebbe stato pagato da suo marito.
Presto. Prestissimo.
Mentre il suo volto guariva, sorseggiava liquidi con una cannuccia
e non si tolse mai di dosso la veste da camera. Nessuno
dei figli rispose mai ai suoi telegrammi. Alvy andava alle riunioni
del circolo, a incontri di bridge, a eventi al museo, ai concerti, allo
Yacht Club e lei restava a casa, a fare le parole crociate e a leggere romanzi
polizieschi. Fu una tortura e una noia infinita. Un pomeriggio,
dopo aver passato non meno di un'ora a guardare una lucertola
strisciare sul muro sotto il pergolato nel patio di Alvy, telegraf
al suo avvocato di accettare le condizioni senza alcuna clausola e il
27 agosto si vide riconoscere il divorzio da Frank Lloyd Wright
per abbandono; la signorina Levin present la sua testimonianza per
deposizione. Soffr come non aveva mai sofferto in vita sua, ma ricevette
il denaro e immediatamente prenot un biglietto di sola andata
per Chicago, dove voleva fare una sosta per salutare Norma
prima di andare a New York e da l a Parigi. S, a Parigi. Dove avrebbe
potuto dimenticare tutto di Frank Lloyd Wright e delle sue macchinazioni,
dove finalmente avrebbe potuto concentrarsi sulla propria
arte e crescere, migliorarsi e spiccare il volo e magari, una volta
sistematasi e rientrata negli ambienti cui era avvezza, o a cui era
avvezza prima della guerra, persino risposarsi.
Tutto benissimo. Per poi le cose si complicano, si ingarbugliano.
Alla fine di settembre, inspiegabilmente, si ritrov in una
camera d'albergo a Madison, in Wisconsin, guarda un po', a scrivere
a Frank quello che pensava di lui e se le sue parole erano crude
tanto peggio perch chi aveva violato la sentenza di divorzio era
lui, non lei, era lui che sgattaiolava su per la collina nel suo nido
d'amore(6) cos da poter infilare l'uccello nella passerina della piccola
russa e scopare, scopare come capre, due capre del cazzo, ma lei
era al corrente di quanto stava accadendo e non era giusto. Una
settimana dopo noleggi un'automobile e and a Dodgeville con
Tillie Levin, sal sparata i gradini dello scalcagnato palazzo comunale
e chiese di vedere il procuratore distrettuale, un altro viscido
individuo di nome Knutson. Voi avete idea delle porcherie che
accadono in questa contea? sbrait non appena varcata la soglia
dell'ufficio. L'uomo la guard sbigottito. Aveva l'aria di uno che ha
scambiato la propria pelle per un'altra che non  esattamente della
misura giusta, era un uomo anche lui, con la pancia e le bretelle
e la cravatta macchiata di quello che aveva mangiato a colazione e
disse che no, non ne aveva idea. Frank Lloyd Wright! url lei.
Frank Lloyd Wright! Vi dice qualcosa?
Poi intervenne Tillie: No, no, state calma, signora Wright ma
perch in nome di Dio quel deficiente se ne stava l a guardarla a
bocca aperta?
Sentite, signora le stava dicendo cercando di rientrare nel suo
ufficio fermamente deciso a chiuderle la porta in faccia, ma non se
la sarebbe cavata cos, certo che no vi ho gi detto al telefono che
questo ufficio non ha intenzione di resuscitare quelle accuse e che
quelle accuse sono estinte...
Ma lui  un fornicatore! strillava lei. Comportamento immorale,
il Mann Act, in violazione... ovunque. Di, di... di tutto!
Ci fu la rottura e lei non poteva farci niente, perch il vigliacco
si rintan nel suo ufficio e le chiuse la porta in faccia e si rifiutava
di fare il suo dovere, si rifiutava di dare esecuzione all'ordinanza,
si rifiutava di porre fine alle scopate, e a quel punto le cose
sfuggirono da ogni controllo per quanto Tillie cercasse di ammansirla.
E poi? Poi? A cena, quella sera, mentre si sforzava di trovare
la voglia di portarsi la forchetta alla bocca con quella miserabile
imitazione di un pasto che il Lorain Hotel di Backwardsville, Wisconsin,
le aveva servito, un tizio dalla faccia di pesce lesso e due
occhietti porcini si identific come agente federale e la dichiar in
arresto con l'accusa di aver inviato materiale osceno a causa delle
lettere che aveva spedito a Frank per dirgli il fatto suo perch chi
si credeva di essere, e la chiusero nella sua stanza con un piantone
alla porta come se fosse la cella di una prigione. Picchi a quella
porta fino a spellarsi le mani e url, oh, se url. 500 dollari, decret
il giudice. E lei licenzi Tillie. E Parigi era un sogno. E and dritta
dritta dal governatore del Wisconsin in persona, Fred R. Zimmerman,
a raccontare come era stata trattata ma lui non la volle ricevere
e lei torn a Chicago in quella stanza con la bicicletta rotta
e scopr che il governatore era l per una specie di convention e attravers
la sala da pranzo dell'albergo a passo di marcia sbraitando
che esigeva di vederlo per una faccenda urgente ma lui era il pi
omiciattolo di tutti gli omiciattoli perch quando era a circa cinque
metri lui si alz dal tavolo e zampett via di lato verso la cucina
e poi fuori in strada dalla porta di servizio e probabilmente stava
ancora zampettando. E Frank and in Arizona(7) per sfuggire lei
e a lei non restava altra scelta che seguirlo ed esigere che qualcuno
mettesse fine a quelle scopate.
E dove altro? Be', era a pezzi, sfinita e con i soldi in mano, ma
in Arizona tir fuori un'ordinanza che lo accusava di tutto quello
che le venne in mente, e quando lui si spost in California ci and
anche lei. Ormai era autunno, Leora aveva sposato Charles, le palme
sul Sunset Boulevard si piegavano al vento che infuriava come
un foglio di cellofan sulle montagne brune, giornate terse, notti gelide,
un odore di fumo nell'aria. Telefon a Jesperson, un uomo felice
nella consapevolezza di essere stato pagato per i suoi servizi
passati e che sarebbe stato pagato ancora, e pagato bene, e
Jesperson le dette un indirizzo gi a sud vicino a San Diego, a La Jolla,
dove diceva di aver trovato suo marito rintanato con la sua bambolina.
In un cottage. Con vista sull'oceano.
Lei non ragionava. Ragionare era una cosa da gentucola, avvocati,
architetti, procuratori distrettuali. Nel viaggio in treno da Los
Angeles and nella toilette e si fece una puntura. Tutto risplendeva.
Guard l'oceano solidificarsi fuori dal finestrino finch non le
sembr porfido verde, che rivestiva tutto quanto fino all'orizzonte.
La gente saliva e scendeva. Lei sorrideva a tutti. Quando arrivarono
alla stazione, il macchinista dovette aiutarla a scendere dal
treno perch lei non riconosceva niente, le palme, lo scintillio dell'oceano,
per lei era tutto uguale, e il facchino per lei non poteva
fare proprio niente, grazie, tutto quello che aveva con s era la borsetta e nella borsetta nient'altro che la siringa, mezzo panino e un
pezzetto di carta con un indirizzo.
Il taxista (com' che aveva un'aria cos familiare?) disse che conosceva
il posto e dopo aver girovagato in un labirinto di strade
tutte uguali, con cani che balzavano fuori per abbaiare alle gomme,
ragazzini scheletrici in canottiera e guantoni da baseball che
schizzavano via sui prati riarsi dal sole e le tozze haciendas dal tetto
di tegole che le correvano incontro a zanne scoperte, finalmente
arrivarono. Vide uno spiazzo aperto, qualche albero, sabbia, lo
schiaffo luccicante delle onde. Aspettate qua disse al taxista e attravers
lo spiazzo con passo malfermo, in equilibrio precario sui
tacchi. Non aveva un piano. Sapeva soltanto che lui era l con lei e
che quella storia doveva finire. L'oceano puzzava di marcio. Un
gabbiano si librava comparendo e scomparendo nel nulla, poi si
pos sul tetto in un'esibizione di penne cos marmoree e candide
che faceva male agli occhi. La sabbia le entrava nelle scarpe. I ciuffi
d'erba sulle dune le solleticavano le gambe e quella sensazione la
riport alla spiaggia di Tokyo(8) e si ricord di quando lei e Frank
andavano a fare i picnic sulla sabbia fresca e umida appena fuori
dalla battigia per sfuggire alla calura cittadina, tutto era terso nella
luce dorata dall'altra parte del mondo. Adorava i picnic, Frank.
Adorava l'avventura e la spontaneit da quel ragazzo che era e che
sarebbe sempre stato. Frank. Frank. Quanto l'aveva amato. Perch
l'aveva amato. Davvero.
Ma ecco la casa. La sua casa. La loro casa. Buss ma nessuno
le rispose. La porta d'ingresso (prov ad aprirla) era chiusa a chiave,
il che non era proprio da Frank. Era la casa giusta? Dall'altra
parte dello spiazzo, in strada, il taxista la fissava da dietro il parabrezza
della macchina. Pens di tornare da lui per assicurarsi che
l'indirizzo fosse quello giusto, ma magari se avesse provato... sbirci
dalla finestra per vedere... se per caso riconosceva...
Il suo sguardo incontr una delle stampe. L'attore. Quello con
la spada e il marcato motivo a quadretti sulla parte anteriore della
tunica, lo Shunsh, ma com' che si chiamava? Ichikawa. fattore
Ichikawa Qualcosa. Gi. L'avrebbe riconosciuta ovunque. Ed ecco
l uno dei paraventi sulla parete dietro il divano. E quel tavolino,
quel tavolino non apparteneva a lui. Era andata personalmente al
negozio a comprarlo, contrattando con il venditore come una pescivendola
nel suo giapponese rudimentale (Tburu, tburu continuava
a ripetere, Kore-wa ikura desu-ka? e quello faceva finta di
non capirla) e adesso ce l'aveva Frank, ce l'aveva quella l.
La porta posteriore era aperta. Ma dov'era Frank, il criminale,
lo sporcaccione? Fuori a spasso, sicuramente, a mangiare aragoste
da qualche parte insieme alla sua puttana, a raccontare barzellette,
a fare richieste. Quel pensiero le faceva ribollire il sangue. Pass in
rassegna la casa, stanza dopo stanza, tutto le era estraneo e familiare
a un tempo. Le sottane della piccola russa, i suoi profumi. I giocattoli
delle bambine. Il bric--brac di cui Frank amava circondarsi,
come se fosse lui la donna di casa. Ma era tutto troppo e prima
di rendersi conto di quello che stava facendo era davanti alla credenza,
una tazza di t, era tutto ci che voleva, e non poteva farci
niente se tutti quei vasetti e quelle bottiglie erano l in mezzo ed era
bastato il minimo tocco della sua mano per farle cadere a terra in
un'esplosione di suoni, colori e forme. Lei non poteva farci niente.
Non poteva. Anzi, era stato cos soddisfacente quel semplice gesto,
quel fracasso primigenio, che pass la mano anche sullo scaffale successivo
e poi su quello dopo ancora, finch tutto quello che c'era
sopra non fin sparpagliato sul pavimento, farina, zucchero, ketchup,
cereali e aceto, tutti i grezzi ingredienti da contadino di cui
Frank si ingozzava da quello zotico che era. Le tremavano le mani
mentre metteva il bollitore sul fuoco, tremavano mentre preparava
il t, si sedeva al tavolo e si portava la tazza alle labbra.
All'inizio voleva solo riprendersi quello che era suo, il tavolino,
il ventaglio e la scatola di smalto, ma quando fu l e quando poi
entr, seduta in cucina con la tazza di t in mano, fu sopraffatta
dalle antiche emozioni, un contrappeso sempre pi forte di violenza
e odio. La tazza vol contro il muro. Poi balz in piedi e cominci
a devastare la stanza, prendendosela con gli oggetti come
se ognuno di essi, ogni piatto, piattino e ampolla, fosse la faccia
stessa di Frank, della sua amante, di quella loro piccola bastarda
dal viso paffuto e i codini. Si ferm, senza fiato, ai suoi piedi il disastro
in cucina. Poi pass in soggiorno.
Come prima cosa prese il tavolino, un oggetto di legno di rosa
delicatamente intagliato, e il suono che fece quando con questo
frantum il paravento sul muro sembrava l'ouverture di una sinfonia.
La tela si lacer. Il legno. L'intonaco. Il vetro tintinn e trill
producendo tutte le note di una scala ascendente. Trov un'ascia
appoggiata al caminetto e la abbatt sul tavolo della sala da pranzo,
sulla libreria, le sedie, i divani, la scrivania, la scrivania di Frank.
Si ud il risucchio d'aria del vaso di ceramica, il gemito del legno
schiantato, il basso profondo degli alari scagliati sul pavimento. Ma
chi  che aveva avvertito la polizia, un vicino? Il taxista? L'angelo
custode dei donnaioli? Dei fornicatori?
Oh, ma gli aveva dato il fatto loro a quelle scimmie in
uniforme, con le loro facce impassibili e gli occhi di brace,
menando colpi a pi non posso, e se c'era del sangue (e della pelle, anche della
pelle) sotto le sue unghie, be', peggio per loro. Era alla finestra con
l'ascia in mano quando il primo era entrato dalla porta posteriore,
un ragazzo, un gracile fuscello dalle spalle cadenti in un'uniforme
due taglie pi grandi. Signora, le disse, signora, come se quello
fosse il suo nome. Ora calmatevi, signora, per favore.
Rote furibonda l'ascia contro di lui, ma chi poteva biasimarla?
E poteva dirsi fortunato a essersi chinato quando lei aveva lanciato
l'ascia perch quell'ascia era un prolungamento di tutta lei
stessa, della sua volont, e se ne avesse avute mille di asce sarebbe
stato solo l'inizio.  Che diritto avete di venire a importunarmi qui ! 
inve. Questa  casa mia, mia, e ne faccio quello che voglio. E ora
fuori di qui. Fuori!
Poi ne arriv un altro, pi vecchio, pi in carne, con due occhi
da cane, uno sporco irlandese, un verme, il pi verme dei vermi, lo
cap alla prima occhiata. Le url contro una serie farneticante di
minacce e avvertimenti come se temesse che fosse dura d'orecchio,
ma lei lo ignor perch in quel momento i suoi occhi si fissarono
sul pi interessante vasetto cinese...
Il giudice le fece la ramanzina e non si rendeva conto di quanto
lei stesse male, perch gli uomini si danno sempre man forte e
quello era un uomo e Frank era un uomo come pure il poliziotto
che le aveva afferrato il braccio mentre scaraventava il vaso sul prato
fuori dalla finestra in frantumi, seguito dallo Shunsh. Trenta
giorni, recit il giudice, poi sospese la pena a condizione che se ne
stesse alla larga dall'ex marito e da La Jolla e si astenesse da ogni
comportamento criminoso di qualsivoglia genere. Lei tenne la schiena
ben dritta. Nemmeno un battito di ciglia. E anche se dovette fare
appello a tutta la sua forza per trattenersi dal ribattere (comportamento
criminoso, proprio, ma chi era il criminale l?) non profer
una sola parola a parte un mormorio di assenso. S, capiva. S,
accettava le condizioni. E no, non aveva nessuna intenzione di tornare
a La Jolla. Pi tardi, alla conferenza stampa, scrutava i volti
dei giornalisti e si sentiva serena come mai si era sentita in vita sua.
Qualcosa si era mosso dentro di lei, dopo tanti spostamenti e sfregamenti
ora finalmente le zolle si erano assestate, e la siringa, la siringa
le avrebbe consolidate in una nuova stabilit. Frank, e tutta
la sua vita nei panni della signora Lloyd Wright, adesso era alle sue
spalle, e fu ci che disse a tutti loro. Vado avanti con la mia vita
disse, la voce che risuonava alle loro orecchie come un'altra voce,
la voce di un'ingenua, civettuola. Ho avuto un'altra proposta di
matrimonio. 
La sala ammutol.
Di chi si tratta, Miriam? risuon una voce. Chi  il fortunato?
Be', questo non lo posso dire, rispose lei, ed era di nuovo
Maude Miriam Noel, la Bella di Memphis, e parole dolci sulle sue
labbra, intense come puro zucchero di canna, per vi dico che 
un gentiluomo europeo di lignaggio straordinariamente elevato, un
erede al trono, per la verit, e che recentemente gli ho dato una
bambina che ora si trova affidata alle cure paterne. In Europa.(9)
Esit, perse il filo del discorso (o quasi, ma dove si trovava, dove
si trovava?), ma la morfina le bisbigliava all'orecchio e le torn in
mente. Dall'altra parte del mare.
Potete dirci il nome? Il nome della bambina?
Miriam la chiam un altro. Miriam...
C' un'altra cosa cominci lei e tutti si azzittirono. Lei si be
di quel silenzio e gir lentamente e a lungo lo sguardo attorno a s,
sentendosi una dea, felice, in cima al mondo. Un sorriso per loro,
per ognuno di loro, e anche per gli obiettivi. Volevo solo annunciare
prosegu, e in quel momento cominci ad avvertire lo spiacevole
formicolio alla nuca e si port una mano ai capelli come per
lisciarli e la tenne l un momento finch il tremito non si plac. E
s, c'erano i flash, eccoli l. Rise, rise forte, per la sorpresa.
S, Miriam? Signora Noel? Dicevate di voler fare un annuncio?
Ah s, s. Volevo annunciare che ho preso una casa a Hollywood,
altra pausa, altra lenta carrellata per la sala, e su consiglio
di molte persone influenti nell'industria cinematografica nel
prossimo futuro far un provino.
Vi fu un brusio di voci, scalpiccio di piedi. Da qualche parte
alla sua sinistra qualcuno stava ridendo o forse piangendo, e fuori,
oltre le pareti, sentiva lo sferragliare metallico dei tram e il rombo
ovattato delle ruote che si allontanavano in fondo al viale. Non
sapendo che altro aggiungere, sorrise ancora una volta e ringrazi
tutti per la partecipazione.

Note.
1. Fra cui spiccava Carl Sandburg. Ma forse determinante dal punto di vista delle simpatie
del pubblico fu la difesa a spada tratta della prima moglie: a sorpresa, Kitty dichiar
alla stampa di essere pronta ad andare a Minneapolis per stare al suo fianco in quel momento
di necessit. Ora, io non l'ho mai conosciuta e non posso dire niente n sulle sue motivazioni
n sul suo stato d'animo in questa circostanza, ma non pu che meravigliare il magnetismo
di Wrieto-San e la sua capacit di esercitare un'influenza cos duratura su una donna
a cui aveva voltato le spalle. Due volte.
2. La signorina Cecilie Levin. Presumibilmente, in quella circostanza, la signorina Levin
si mostr pi attenta ai suoi bisogni, reali e immaginari, del signor Fake.
3. Wrieto-San stimava il valore della collezione in 100.000 dollari e per quanto, dico io,
sopravvalutasse sempre tutto ci che era di sua propriet, almeno in questo caso era stato
abbastanza preciso, visto che il governo del mio paese, allarmato da come i collezionisti stranieri
stavano impoverendo il patrimonio di arte locale, aveva imposto rigidi limiti all'esportazione
di queste stampe, provocando cos il rialzo di prezzo di quelle gi presenti nelle
collezioni private. Il capolavoro di Hiroshige, Il Ponte della Scimmia nella provincia diKai
(Ky Saruhashi no zu), un delicato ban verticale, era uno
dei pezzi rari all'asta, ma Wrieto-San, poich in realt si trattava di una svendita, di fatto prese meno di quello che l'aveva
pagata qualche anno prima.
4. Ma, viene da chiedersi, in che modo Wrieto-San pensava di pagare quella somma in
contanti? Astutamente, e con l'accortezza che per tutta la vita caratterizz le sue transazioni
economiche, convinse un gruppo di amici a fondare una societ, la Frank Lloyd Wright,
Inc., a fronte dei guadagni futuri, con la quota di 7500 dollari a testa. Che, inutile dirlo, nessuno
di loro rivide mai pi.
5. All'epoca la legge del Wisconsin imponeva un'attesa della durata di un anno prima
di potersi risposare.
6. In realt, a quel punto Taliesin era ancora di propriet della banca, sebbene gli amici
di Wrieto-San stessero negoziando una dilazione del debito in sospeso. Lui comunque viveva
nella casa (Tan-y-deri) della sorella Jennie sui terreni di Taliesin e stava facendo del
proprio meglio per riparare i danni di un ulteriore incendio verificatosi in sua assenza. (Ma
che cosa c'era fra quell'uomo e gli incendi?)
7. Su richiesta di Albert Chase McArthur, che chiese a Wrieto-San una consulenza architettonica
per il Biltmore Hotel di Phoenix per la somma di 1000 dollari al mese, soldi di
cui a quel punto Wrieto-San doveva avere un bisogno disperato. A tale proposito bisogna
aggiungere che mentre il progetto, che si avvale del sistema dei textile-block utilizzato da
Wrieto-San per la prima volta nelle case di Los Angeles, viene ufficialmente attribuito a
McArthur, chiunque abbia un minimo di sensibilit architettonica si render conto che si
tratta con ogni evidenza di un edificio di Wrieto-San in tutto e per tutto, nome a parte.
8. Probabilmente Niijima, oggi rinomata presso i surfisti.
9. All'epoca, Miriam aveva cinquantanove anni.

 Capitolo 9.
IL RITORNO DI TALIESIN.

Era un'ossessione, una lenta e costante discesa nel covo degli
adoratori del demonio, senza pace, senza tregua, un nuovo orrore
a ogni passo, caos senza fine. Ogni volta che lei e Frank mettevano
su casa, a Taliesin, a Minneapolis o a Phoenix o anche al limitare
estremo del continente dove la terra finiva e le onde si abbattevano
sulla costa, arrivava Miriam a rovinare tutto. Tutte le volte
che uscivano di casa, per andare a fare una passeggiata, al negozio
di alimentari, a una mostra, al ristorante, Olgivanna non sapeva se
al loro ritorno l'avrebbero ritrovata tutta intera. Cenere, era ci che
ormai si aspettava. Terra bruciata. Rovine. Lo sceriffo alla porta
con un'ennesima ordinanza. Gli uomini dell'immigrazione sbucati
fuori dal nulla. Banchieri. Avvocati. Le finestre in frantumi, i mobili
distrutti e un poliziotto sotto il porticato con la stampa di Shun-
sh appoggiata alla balaustra come un relitto vomitato dalle fauci
di un uragano. E se quella pazza si fosse avventata contro di loro
con un coltello? E se avesse cercato di fare del male alle bambine?
Che cosa sarebbe successo allora?
Prov a chiederlo a Frank, ma lui liquidava la cosa con un gesto
della mano. Miriam  una donna molto disturbata diceva, come
se bastasse quella dichiarazione in s a ridimensionarla, a neutralizzarla,
a spuntare la lama, a inceppare la pistola.
Ma l'hai detto tu stesso che ha aggredito qualcuno con un'arma,
no?
Non c' niente di cui preoccuparsi le ripeteva, ma lei capiva
benissimo che non ci credeva nemmeno lui. Lo sorprese a controllare
le finestre alla sera. Cominci persino a chiudere le porte
a chiave.
La sua tosse era peggiorata. Le vennero l'orticaria, allergie,
un'infezione da fungo. Il suono delle voci delle figlie cominciava a
darle sui nervi, i bisticci, le richieste (Mamma, mamma!) e
l'incessante risacca delle onde le davano l'impressione che la vita
uscisse da lei sciacquata via da una schiuma pallida. Non poteva
entrare in una stanza di quel cottage senza farsi prendere dal terrore,
dalla paura e dall'odio, i tavoli rovinati, i segni dell'ascia sul
camino, sulle pareti, sullo zoccolino. E nonostante Frank fosse affettuoso,
comprensivo, sempre allegro, fischiettava su un disegno
o sulle pagine del suo manoscritto, cantava sotto la doccia, improvvisava
un balletto attorno alla ghiacciaia con un bicchiere di
latte in mano e un panino nell'altra, a volte lei aveva voglia di prenderlo
a pugni, di urlare fino a non aver pi fiato. Non aveva neanche
trent'anni e si sentiva come se ne avesse sessanta. Cominci a
odiare il sole che sorgeva tutte le mattine a est. Era tutto insapore,
come sabbia. Polvere. Terra nella sua bocca.
E poi, proprio quando la situazione sembrava pi nera, arriv
l'inversione di rotta. Miriam venne accusata di effrazione e violazione
di domicilio, oltre che di vandalismo e di aver contravvenuto
a una precedente ingiunzione del tribunale. Adesso sul banco
degli imputati c'era lei. Erano sue le foto sui giornali, lei a essere
svergognata e umiliata pubblicamente. E finalmente, dopo tanto
tempo, i giornali cominciarono a vederla per quello che era, una
donna squilibrata e vendicativa disposta a qualsiasi cosa per distruggere
la felicit dell'ex marito, e si rivoltarono contro di lei, proprio
come aveva previsto Frank. Non sono una ballerina aveva
detto Olgivanna, e questo era servito, di sicuro era servito, ma ci
che aveva suscitato davvero l'indignazione del pubblico era stata
la rivelazione che Miriam l'aveva costretta a lasciare l'ospedale con
una neonata. Il ritratto della giovane madre portata fuori in fretta
e furia su una barella con la piccola stretta al petto mentre dal cielo scendeva nevischio era quasi biblico, come se lei fosse Maria che
nascondeva Ges bambino da Erode, e questo che immagine dava
all'opinione pubblica di Miriam? Poi l'anno previsto dalla legge
pass e Frank la spos(1) e le fece dono di Taliesin, salvata, almeno
per il momento, dalle banche(2). Torniamo a casa, le disse, torniamo
a Taliesin. Per restarci.(3)
Per tutta la durata del viaggio attraverso il paese, finalmente
sposati, legittimamente, custodendo la sua felicit dentro di s come
una cosa rara e scintillante, nuovamente innamorata del marito
e delle figlie, non pensava ad altro che a Taliesin. L'orto era abbandonato
da due anni, le bestie erano state vendute all'asta dalla
Banca del Wisconsin, le aiole erano invase dalle erbacce. La casa
doveva essere un disastro, lo sapeva benissimo, ma era comunque
casa loro e ci sarebbero arrivati di l a poco e quella era l'unica cosa
che contava. Casa. Taliesin. La casa sulla collina. Se la vedeva di
notte quando chiudeva gli occhi, le immagini si mescolavano nella
sua testa una dopo l'altra come le carte di un mazzo, e la ritrovava
anche alla luce del giorno, concreta, incancellabile, mentre la
campagna intorno correva via e tutte le citt, i paesi e le fattorie del
mondo scomparivano alle loro spalle in un turbine di puntolini indistinti.
Quando finalmente la macchina imbocc il vialetto e arrivarono
nel cortile in cima alla salita, lei era cos impaziente che salt
gi prima ancora di fermarsi, per correre via mentre Frank e Billy
Weston armeggiavano con i bagagli e le bambine gridavano, ecco
le lastre di pietra sotto i piedi e l'orto incolto e le querce come due
sentinelle e il campanello cinese che tanto aveva sognato di tornare
a suonare; e lo suon, picchiando energicamente il battaglio in
modo che il suono si diffondesse nella campagna con tutto il fervore
del suo annuncio.
Dentro fu differente e lei non vi era preparata. Spinse la porta
e la prima cosa che vide fu un mucchietto di cocci scopati alla meglio
contro il muro, stoviglie rotte, i frammenti di un vaso, schegge
di vetro, e il tappeto arrotolato in un angolo completamente fradicio
per via di un'infiltrazione nel muro soprastante che continuava
a gocciolare, gocciolare. Faceva freddo. Era la fine di ottobre, una
giornata tiepida come un guanto sopra le colline, ma l dentro, dove
il fuoco non veniva acceso da un anno e pi, era inverno. E dov'era
la legna da ardere? Bisognava raccoglierla, spaccarla, segarla, ridurla
in ceppi, accatastarla. And nella camera da letto l di fianco,
le voci delle bambine che riecheggiavano dietro di lei (Mamma,
dove sei? Oh, no, guarda qui! Mamma, mamma! ) e vide che mancavano
le lenzuola, le coperte, persino i cuscini. Si erano rubati tutto,
i vicini, i contadini, quegli onesti campagnoli modello timorati
di Dio che non appena Frank aveva girato le spalle erano calati sulla
casa. Ladri, ecco che cos'erano. Ladri e ipocriti.
Vag per le stanze come trasognata, rabbrividendo, affranta, e
nemmeno Frank riusciva a riscaldarla, anche se aveva mandato Billy
a prendere la legna e gli aveva fatto accendere il fuoco in soggiorno
e in camera da letto e la caldaia per l'acqua in cantina. C'erano
cose fracassate ovunque. Avevano rubato i piatti, l'argenteria, gli attrezzi,
gli asciugamani, gli utensili da cucina, gli strumenti da disegno
di Frank, i compassi, i goniometri e i balaustrini e persino
la sua collezione di matite colorate messa insieme in vent'anni, e per che
cosa, che cosa se ne sarebbe fatto un sogghignante ragazzo di fattoria
o il suo baffuto padre che puzzava di porco, se non per ripicca?
Se non per far capire che cosa pensavano del signor Frank Lloyd
Wright, dei suoi abiti eleganti, delle sue maniere e della sua casa sulla
collina? La fece star male. Negli angoli c'era puzza di orina, pareva
che avessero marcato il territorio come animali. Ecco che cosa
pensavano i vicini di loro. Ecco quello che si meritavano.
Avrebbe potuto lasciarsi abbattere, devastazione, tutto devastato,
sbattuti da una parte all'altra del paese, come se fossero vittime
di un malefico incantesimo condannati a mettere continuamente
in scena la loro inutilit, invece no. C'era stata una rivoluzione, il
peggio era passato, e lei ne era uscita pi forte(4). E anche Frank. Nel
giro di un mese la casa aveva cambiato faccia, i mobili principali al
loro posto, la dispensa piena, una provvista di legna di quercia, un
paio di mucche da latte che muggivano nella stalla e volti nuovi che
comparivano tutti i giorni. I progetti cominciavano ad arrivare, una
casa per il cugino di Frank da costruire in Oklahoma, un grande
grattacielo di ventitr piani a New York e un sontuoso albergo di
lusso nel deserto dell'Arizona che sarebbe costato niente meno che
tre quarti di milione di dollari, e gli servivano disegnatori, architetti,
carpentieri, impiegati. Per il Ringraziamento, Taliesin era resuscitata
e tutti quanti, persino Svetlana, lavoravano cos tanto che
quasi non avevano un minuto per riflettere.
Si stabil una routine. Frank passava il suo tempo nello studio o
fuori fra gli uomini, impartendo ordini, esigente come il demiurgo
in persona, ma tutto il resto toccava a lei, il che era una cosa buona,
una cosa vitale, perch era lavoro come lavoro era quello che
aveva fatto per Georgei e ora lo faceva per Frank, per suo marito.
E per se stessa. Anche per se stessa. E per le bambine. E per
Taliesin, perch risorgesse. Fu il periodo delle giornate di diciassette ore.
In piedi col buio, a letto alle nove tramortita, crollando sul cuscino.
L'odore di segatura nell'aria, di olio di lino, di pittura. La forza che
le tornava nelle mani, nelle braccia, nei polsi e nelle spalle. Puliva,
intonacava, imbiancava, lavava, impastava, sbucciava e tagliava. Ordinava
le provviste, dirigeva la cuoca, stabil una turnazione di lavori
domestici per i disegnatori, antesignani dei futuri apprendisti,
che non avevano altra scelta se non dare una mano per evitare che
tutta la baracca gli crollasse attorno. Avrebbero potuto lavorare in
un ufficio di Chicago o di Milwaukee, avrebbero potuto vivere con
i genitori o in un appartamento con il mondo fuori dalla porta di
casa, avrebbero potuto mangiare in pensione o alla tavola calda, invece
si trovavano l ed erano uno per tutti e tutti per uno.
Arriv l'inverno. Il lago si ghiacci e Frank insistette perch trovassero
il tempo per andare a pattinare. Poi nevic e andarono tutti
a slittare. Cioccolata calda. Arrosto alla viennese. Al mattino porridge
e grandi pentoloni di minestra e spezzatino, con tanti cavoli,
fagioli, riso e patate perch la carne scarseggiava nella fattoria a lungo
abbandonata, sei, sette, otto pagnotte di pane al giorno, biscotti,
torte, sidro caldo e cuccume su cuccume di caff, cos tanto caff
che Olgivanna cominci a pensare che ci stessero affogando le fondamenta.
Burro, formaggio, uova, frittelle. Conserve di mele. Sciroppo
di canna. Melassa. Zucchero. Avevano bisogno di combustibile
per il corpo principale. Avevano bisogno di caldo, soprattutto
di caldo. Perch a dispetto della sua bellezza rara, Taliesin era gelida,
piena di spifferi e stretta nella morsa del ghiaccio come una segreta
medioevale. Sprovvista di riscaldamento centrale, faceva affidamento
sui vari camini che met delle volte bruciavano fino ai tizzoni(5),
le stanze si aprivano una dentro l'altra e file di finestre a vetro
singolo circondavano l'intera struttura, in pratica si trattava di
un sogno fattosi cemento, ma perch, continuava a chiedersi lei,
Frank e i suoi avi non lo avevano costruito ai tropici? Alle Bermuda
o in un posto del genere. In Florida. Sulla costa del Golfo.
Un pomeriggio si trovava in cucina con la cuoca e uno dei disegnatori,
un ragazzo di ventitr anni arrivato da Chicago appositamente
per poter lavorare con Frank Lloyd Wright, un bravo ragazzo
dal sorriso pronto e una voce gracchiante e acuta da spaccare
i timpani che Frank si divertiva a imitare quando, per far ridere
Topina, giocava a fare l'asinello Eeyore. Si chiamava Herbert Mohl.
Aveva gli occhi colore dell'acqua piovana e capelli cos chiari da essere
quasi trasparenti. Stava sbucciando patate, lo stava facendo da
quando aveva lavato e asciugato i piatti della colazione, un lavoro
che lo mandava fuori di s, un lavoro monotono, un lavoro che nessun
ragazzo avrebbe mai scelto o voluto fare. Tutte le volte che lei
lo guardava, lo vedeva seduto l immobile, il pelapatate in una mano,
una patata da sbucciare nell'altra. Herbert, gli disse a un certo
punto, sbirciando i due mastelli di patate, un mucchietto chiaro
sempre pi alto in uno, una montagna marrone terra nell'altro,
lo sai che quelle patate ci servono per stasera e quando hai finito
sei di corve, legna e pulizia.
Le dette una lunga occhiata, la patata stretta in mano come una
granata. La luce era fioca, le finestre grigie. Volete sapere una cosa?
Non mi interessa. Non mi interessa per niente.
Lei era in piedi davanti al bancone, a preparare l'impasto per
il pane dell'indomani. Le facevano male i piedi. Le facevano male
le spalle. Le colava il naso ed era tutto il giorno che se lo asciugava
di nascosto sulla manica del golfino. Voleva dire qualcosa di carino,
di conciliante, voleva blandirlo, ma non era molto brava in
quel genere di cose e non era dell'umore giusto per una discussione,
e a quel punto nemmeno per una conversazione. Sar meglio
che ti interessi invece, gli rispose, se vuoi mangiare.
Lui si alz dallo sgabello cos bruscamente che lei si spavent.
Sono un architetto, non uno sguattero di cucina disse, tutto rosso
in faccia. Non sono venuto qui a sbucciare patate, badare ai
vostri preziosi fuochi e pulire pentole e tegami fino a non sentire
pi le dita. E che vogliamo dire della paga? Da questo posto non
ho ancora visto uscire un solo centesimo. Era ai limiti dell'insolenza,
e lei l'insolenza non intendeva tollerarla. La signora
Taggertz, intenta alla cucina, si irrigid. I soldi erano un tasto dolente
anche per lei, ma che cos'era quella, una nuova rivoluzione bolscevica?
Non avete mai pensato che potrei avere anch'io qualche
bisogno, potremmo avere anche noi qualche bisogno, tutti noi,
George, Cy, Henry?
Tu continua a sbucciare e basta.
Com'era prevedibile, il ragazzo scagli a terra la patata e il suo
utensile. Poi fu la volta del grembiule e quindi infil la porta. Mi
dispiace, disse, ma non ho firmato per fare lo schiavo di nessuno.
Me ne torno a Chicago, dovessi anche andarci a piedi.
Lei guard la signora Taggertz, ma la signora Taggertz non ricambi
la sua occhiata. La donna non era mai stata particolarmente
cordiale, evidentemente era una donna di poche parole, ma d'altra
parte non era stata assunta per la sua esuberanza quanto per la sua
capacit di far s che un pentolone di minestra diventasse due, e
quando poi faceva conversazione era sempre nella forma di pettegolezzo
critico verso qualcuno o qualcosa. Era del circondario e il
circondario disapprovava Frank Lloyd Wright, e anche
Olgivanna. Anche se ormai erano sposati. Non posso credere alle mie orecchie
disse Olgivanna, tanto per sentire il suono della propria voce.
Avete sentito? Avete sentito quello che mi ha detto?
Soltanto allora, e solo perch era stata interpellata direttamente,
la signora Taggertz alz lo sguardo. Aveva le mani occupate, stava tagliando
la cipolla con un movimento fluido e regolare, come se il
braccio scorresse su una cerniera, e si ferm per ripulire la lama dai
pezzettini. Non li lava mai bene, i piatti, quello l disse. E nemmeno
l'argenteria aggiunse, scuotendola testa. Disgustoso.
Olgivanna pens di andare da Frank, ma non voleva disturbarlo
mentre era al lavoro. Il compito di provvedere alle faccende
di casa spettava a lei, proprio come succedeva a Fontainebleau con
Georgei, ed era ben decisa a occuparsene. Senza pensarci, mise la
pasta a lievitare e raccolse il pelapatate.
Per tutta l'ora successiva continu a rivedersi mentalmente il
battibecco, pensando a ci che avrebbe dovuto dire, a come avrebbe
dovuto mostrarsi ferma e accomodante al tempo stesso. Herbert
era particolarmente simpatico a Frank, era un disegnatore preciso
e infallibile, e anche un bravo flautista che allietava le loro serate
musicali, e anche a lei piaceva, e ora si ritrovavano con un uomo
in meno proprio quando c'era tanto da fare. Era un peccato e
non poteva che biasimare se stessa. Era di cattivo umore, ma quella
non era una scusa: la responsabilit l era sua e avrebbe dovuto
dar prova di maggior autocontrollo, maggior pazienza, dignit. Non
far mai capire a chicchessia quello che stai pensando, sua madre
glielo diceva sempre. E sua madre era una donna decisa e autoritaria
come poche al mondo. Alla fine, una volta sbrigatasi con le
patate, and a cercarlo.
Nel frattempo aveva cominciato a nevicare. Ne aveva sentito
l'odore nell'aria quella mattina presto, un premonitore profumo di
umidit che aleggiava lass in alto nelle nuvole che si dipanavano
senza tregua, e l'aveva avvertita anche in una certa mollezza piena
di aspettativa che sembrava avvilupparla mentre lanciava il becchime
alle galline, caricava ceppi di quercia spaccati su una carriola
e la portava verso casa dall'altra parte del cortile, preceduta dal
proprio alito condensato. Ora la neve volteggiava, veloce e fitta,
con un sibilo che si sentiva non appena si apriva la porta. Herbert
non era in camera sua, dove il fuoco si era spento. Il letto era fatto,
ma i vestiti, la valigia e il flauto erano scomparsi. Allarmata, sent
il cuore accelerare: aveva parlato sul serio? Possibile che fosse cos
cocciuto? Cos sciocco? Si infil il cappotto e usc nel cortile a
cercarne le tracce, la linea dritta di un disegnatore che si allontanava
lungo il vialetto e nel ricamo della bufera. Le orme si stavano
gi riempiendo.
Nell'agitazione (doveva riportarlo indietro prima che lo scoprisse
Frank, punto e basta) aveva dimenticato cappello e guanti.
Trov una sciarpa di cotone nella tasca del cappotto e se l'avvolse
attorno alla testa per coprirsi i capelli, che erano gi bagnati, bagnati
nell'attimo stesso in cui si era precipitata fuori dalla porta, e
sapeva che avrebbe dovuto tornare indietro a prendere i guanti, ma
era troppo di corsa per darsene la pena. Due volte scivol e cadde
scendendo per il vialetto, il gelo che le pungeva le mani nude. Il
vento sollevava e le buttava in faccia piccoli proiettili di ghiaccio.
Le orme di Herbert si facevano sempre pi lievi. Poco importava:
lei sapeva dov'era diretto.
C'erano circa cinque chilometri alla stazione di Spring Green.
In condizioni ottimali, con la sua falcata ampia e decisa, le ci sarebbe
voluta poco pi di un'ora per arrivarci, ma la neve le arrivava
gi alla caviglia e sotto c'era uno strato sottile di ghiaccio trasparente
e scivoloso per cui doveva camminare con attenzione. La
strada davanti a lei era deserta. Le colline circostanti si tuffavano
nel fiume, l'immagine sbiadita del ponte tracciava una retta fino alla
riva opposta. Niente si muoveva, tutto era immobile, a parte gli
uccellini che si alzavano in volo dalle chiome ispide degli alberi che
oscillavano al vento con un gemito lancinante come un lamento funebre.
A met strada la colse la tosse e dovette appoggiarsi a uno
steccato per riprendere fiato, la neve le volteggiava attorno, si posava
sulle pieghe del cappotto, imbiancava i bordi della sciarpa e
l'orlo ghiacciato del vestito. Il naso era screpolato nel punto dove
continuava ad asciugarselo con il dorso della mano. Aveva tutte e
due le mani intirizzite. I piedi non li sentiva pi.
Per andava avanti, dicendosi che era uscita a fare una passeggiata,
pensando alle bambine, che erano con la governante, apparentemente
si stavano divertendo, a quel punto probabilmente stavano
supplicando di poter uscire con la slitta sul vialetto e forse sarebbero
andate a cercarla, a cercare la mamma, per chiederle il permesso
e farsi rassicurare, forse avevano cominciato a chiedersi dove
fosse. (Qualcuno ha visto la mamma? probabilmente chiedeva
Svet esplorando le stanze a casaccio, la cucina, il soggiorno, la loggia,
le camere da letto, ma non avrebbe osato entrare da Frank,
quello era verboten, e poi si sarebbe stretta nelle spalle, avrebbe
calzato scarponcini e guanti e sarebbe uscita nel gabbiotto dove tenevano
le slitte.) Trattenne quell'immagine nella mente mentre la
neve si arrampicava sui campi e il paesaggio perdeva i contorni e
tutto anelava a una candida uniformit gelida. Non si era perduta.
Impossibile che si perdesse perch conosceva quella strada meglio
di qualsiasi altra strada al mondo e quel gruppetto di alberi l davanti
segnava il confine della propriet Perry e fra un attimo avrebbe
visto la loro fattoria e avrebbe sentito il fumo del camino e poi
l'avrebbe superata e gli edifici di Spring Green avrebbero cominciato
a delinearsi contro la neve. Continu a camminare, si sentiva
la testa leggera, febbricitante (non  che stava prendendo freddo?)
e quando toss espettor una sostanza color tapioca.
Trov Herbert alla stazione, seduto raggomitolato su una panchina
sotto la pensilina. Si teneva strette le spalle, la valigia ai suoi
piedi e sopra il sottile cilindro di pelle della custodia del flauto, a
coprirsi di neve. Lei risal la stradina, arrancando fra i cumuli di
neve e sal i gradini fino a lui. Herbert, che cosa stai facendo? gli
chiese, spazientita anche se non avrebbe voluto. Non starai mica
facendo sul serio, no? Si era preparata tutto un discorso sul contributo
fondamentale e sul valore intrinseco di ciascun membro
della comunit di Taliesin e su quanto il signor Wright contasse su
di lui, come lei d'altra parte, anche lei contava su di lui, ma la tosse
le artigliava la gola e le rubava l'aria dai polmoni.
La stazione  chiusa le disse, la voce un ronzio affranto rapito
dal vento. Qui non c' nessuno, niente fuoco nella stufa, niente.
Non capisco come possano pensare che... Non termin la frase.
Gli occhi nuotavano nell'emozione.
Sono venuta fin qui disse lei con voce incolore e fioca, risucchiata
nell'imbuto della tosse. Nella neve aggiunse senza che
ve ne fosse bisogno indicando con un gesto del braccio la strada
solitaria, le rotaie sepolte, il leggero movimento della bufera sullo
sfondo. Le venne in mente Georgei in quell'ultimo inverno in cui
sciolse la combriccola a Fontainebleau, al modo in cui li aveva piantati
in asso tutti quanti con una scrollata di spalle indifferente e a
come ci le avesse fatto pi male di qualsiasi altra cosa in vita sua.
Sotto la sua guida tutti loro avevano fatto un'esperienza collettiva
che nessuno avrebbe potuto fare da solo, un legame che trascendeva
ci che era fisico e conoscibile, una ragion d'essere, di risveglio,
di adorazione. Senza di lui, non avevano niente. Lei lo sapeva.
Ne sentiva ancora la perdita. E quando abbass lo sguardo sul
ragazzo che tremava sulla panchina, cap che non se ne sarebbe distaccata
mai pi. Sono venuta fin qui, ripet, tossendo nel pugno
chiuso, il veleno gelido dell'aria che le raschiava i polmoni e le
schegge che le battevano contro il viso, per riportarti indietro.
Quell'anno si fece Natale a Taliesin, Frank estasiato dalle feste
come le bambine, tutto canti natalizi, palle di neve, discese in toboga
e arrivando persino a indossare una barba finta per fare Babbo
Natale, poi prese su tutto e tutti, compresi Herbert e la signora
Taggertz e Billy Weston e famiglia(6), e con la macchina li sottrasse
all'inverno portandoli nell'estate perenne di Chandler, in Arizona,
dove il sole arroventava le pietre aguzze e le agavi mandavano
in alto le loro cuspidi secolari. Non abbiamo scelta, le aveva
detto, se vogliamo trovare i soldi per continuare a mangiare e la
promessa di San Marcos in th Desert, un albergo che avrebbe fatto
scomparire il Biltmore e fruttato un onorario di circa 75.000 dollari
o forse pi, baluginava all'orizzonte come un miraggio, appena
di l dal parabrezza della Packard aperta che Frank guidava alla
testa di quella piccola carovana(7). All'inizio si fermarono in un albergo
di Phoenix, ancora uno spostamento, ancora confusione, abiti
in una valigia e Svet e Topina con un'aria sbigottita come gli spagnoli
assetati e in preda al delirio che per primi avevano posato gli
occhi su quel luogo, ma l'esperimento fin con la stessa rapidit con
cui era cominciato. I costi per sfamare e alloggiare l'intera trib li
avrebbero mandati in bancarotta nel giro di una settimana, lei glielodiceva a Frank, glielo diceva e glielo ripeteva, e cos Frank, inossidabile
come sempre, ebbe la pensata di costruire un campo di lavoro
sul cantiere. Il risultato fu Ocatillo Camp, un piccolo miracolo
di tronchi e tela, con tanto di cucina, zone abitabili, studio e
camere da letto e il pianoforte a coda che Frank voleva a tutti i costi
installare ovunque si trovasse. Vi fece portare l'elettricit. Le linee
del telefono. L'acqua. Tappeti navajo rallegravano il posto e tenevano
a bada la polvere. Le bambine al sole presero colore. Herbert
Mohl si rimise al tavolo da disegno e Frank faceva lavorare tutta
la sua squadra dal mattino fino a tarda sera sui progetti e i modellini
dell'albergo e del grattacielo a New York.
Si fermarono l per tutto il mese di maggio e poi, perch il caldo
era infernale, una parete invisibile da attraversare ogni volta che
mettevi il naso fuori dalla porta, e perch i finanziamenti per
l'albergo non erano ancora arrivati e perch lei continuava a tormentare
Frank su Taliesin e lo stato di abbandono in cui stava nuovamente
precipitando: tirarono su baracca e burattini e riattraversarono
il paese diretti verso le verdeggianti colline del Wisconsin.
Mamma, com' verde gridava Topina, e lo era, Taliesin, verde
come la vita. Ritrovarono i vecchi odori, le vecchie facce, gli animali
e i campi e la grazia quotidiana di assistere alle creazioni di
Frank. Per parte sua, Frank continuava a lavorare. Continuava a
darci dentro. E le esigenze per i due progetti continuavano a
crescere, fuori controllo, 19.000 dollari che si andavano ad aggiungere
ai loro debiti per i costi di Ocatillo Camp, un posto gi vandalizzato,
che stava gi andando in rovina, i soldi che gli scivolavano
dalle mani come acqua, ma chi avrebbe potuto sapere quello che
sarebbe successo nell'ottobre di quell'anno?(8). Nessuno. E Frank
meno di tutti.
Gli incarichi svanirono. Le foglie arrossarono e poi caddero.
Nessuno costruiva niente. Ed ecco di nuovo le feste e il freddo e la
necessit di vivere con meno, di rinunciare, di tirare, risparmiare,
economizzare e intanto Frank, volubile come sempre, non si negava
niente e i debiti aumentavano. I disegnatori pian piano se ne andarono,
tutti tranne Herbert, che rimase, come pure Billy Weston
e un manipolo di lavoranti, accontentandosi della semplice sussistenza.
Natale lo fecero in ristrettezze, Capodanno anche di pi.
Arriv un giorno, subito dopo l'inizio dell'anno, in cui
Olgivanna stava aiutando la domestica con il bucato, a stendere i panni
in una delle stanze sul retro (le cose delle bambine, sempre sporche,
mezza dozzina di camicie di Frank, le sue mutande e i calzini),
ed era vagamente irritata perch la domestica diceva di avere
un accenno di influenza e che non si sentiva bene, per piacere, signora,
e c'era tanto da fare. Il disgelo del giorno prima che aveva
rialzato le temperature di qualche grado era stato poco pi che
un'illusione: durante la notte era arrivato un campo di alta pressione
e quel mattino al risveglio il termometro in cortile segnava
dieci sotto zero. Il che era parte del suo problema del momento: i
panni si erano ghiacciati sul filo perch il camino tirava male e ci
poteva mettere tutta la legna del mondo ma otteneva sempre solo
una fiammella pallida e flebile. E la signora Dunleavy (riassunta per
mancanza di alternative) era del tutto inutile, si muoveva come se
avesse i piedi inchiodati al pavimento, gli occhi acquosi e il volto
del colore e della consistenza della forma di pasta che Olgivanna
aveva lasciato in cucina a lievitare.
Esasperata, le dita intorpidite e il fiato che le pendeva come un
velo dalla punta del naso (per quello che faceva il fuoco, era esattamente
come trovarsi fuori), lasci cadere l'indumento che aveva
in mano, attravers la stanza e si chin spazientita sul camino. Attizz
il fuoco per qualche momento senza risultato, poi afferr le
molle e cominci a tirar fuori i ceppi, uno a uno, disponendoli sulla
lastra di pietra sebbene fossero mezzi bruciati e ancora fumanti.
Potrebbe essere la presa d'aria, signora sugger la signora
Dunleavy mentre la stanza si riempiva di fumo. Olgivanna sbirci su
per la canna fumaria. La presa d'aria era aperta, per quanto riusciva
a vedere, ma lei la spinse comunque con l'attizzatoio, protendendosi
il pi possibile nell'apertura e infilando la sbarra di ferro
pi in alto che poteva nella canna fumaria, nella speranza di rimuoverne
la fuliggine e la resina. Cercava di tenere gli occhi chiusi,
manovrando l'attizzatoio a occhi chiusi, muovendolo in tondo,
picchiandolo contro la pietra finch non sent le particelle annerite
pioverle fra i capelli e posarsi sulla nuca. Poi cominciarono a venir
gi pezzi pi grossi, e sempre di pi, fuliggine ovunque e la stanza
piena di fumo.
Quando fu soddisfatta, mand la signora Dunleavy in dispensa
a prendere un giornale e poi accatast meticolosamente i ceppi
su un intrico di ramoscelli e stavolta, quando vi accost un fiammifero,
il fuoco prese. Quasi immediatamente il fumo cominci a
defluire e le due donne si accostarono al fuoco per scaldarsi. Siete
tutta sporca, signora disse la signora Dunleavy, ma Olgivanna
non la sent. Rimase l, ad alimentare le fiamme e a scaldarsi le mani,
i capelli scioltisi dalla frugale crocchia in cui li aveva raccolti
quel mattino, il viso striato e le mani annerite. Quella sera a cena
avrebbero mangiato pollo, pollo arrosto, e rag di pollo per la settimana
seguente, perch qualcosa era entrato nel pollaio, uno snelloassassino che uccideva per il piacere di farlo, per amore del caos,
e che si era lasciato dietro i cadaveri. Nel bagno principale le tubature
si erano gelate. Il generatore aveva ceduto e lei aveva mandato
Billy Weston a dare un'occhiata, cos avrebbero cenato a lume
di candela. E poi? Un albero era caduto di traverso alla strada
sul retro e non sapeva come avrebbero fatto il mattino dopo per le
uova. Ma non contava niente, non contava niente per lei, che non
faceva una piega. Ora era lei a comandare, come a Fontainebleau
con Georgei, solo che l era nient'altro che una delle discepole di
Georgei, una delle sue donne. Qui era una moglie.
Non bisognava seccare Frank con quelle sciocchezze, se ne faceva
un punto d'orgoglio di quello. Comunque, lui era sempre pi
spesso fuori casa, a tenere conferenze per far quadrare i conti. Era
stato a Chicago tutta la settimana, per una conferenza all'Art Institute
e intanto facendo del proprio meglio per ottenere un incarico,
e ormai doveva essere l l per tornare a casa, le sembrava di
vedere la macchina che saliva su per la collina e si fermava sul vialetto,
le ruote scintillanti nella fioca luce invernale, la luce dei fari,
e lei si disse che doveva darsi una lavata, mettersi un vestito pulito,
pettinarsi, ma c'era ancora il bucato e poi il pane e dopo ancora
la cena e mille altre cose. Alla fine, era cos presa che non sent
nemmeno la macchina. Era in cucina, a sorvegliare il pane mentre
la signora Taggertz preparava il pollo e le bambine giocavano in camera
da letto. Tutto era tranquillo, stava calando la sera, l'unico
suono il battere ritmico del pestacarne della signora Taggertz e il
borbottio monotono del fuoco nella stufa.
Poi Frank arriv, entr in cucina col cappello, il cappotto e la
sciarpa, portando con s l'odore di fuori e l'intensa allegria della
sua energia incontenibile, Frank, Frank Lloyd Wright, il genio della
sua vita, e si chin a sfiorarle la guancia con un bacio nonostante
lei avesse uno sbaffo di fuliggine sul bordo del naso e un altro
sul mento come un accenno di barba, e attacc a parlare, subito,
prorompendo con il torrenziale racconto del viaggio di ritorno e
delle persone alla conferenza di Chicago e di come fosse sicuro, sicuro
al cento per cento, di aver ottenuto un incarico per un nuovo
palazzo e che aveva sentito Darwin Martin e suo cugino Richard e
tutti e due si erano appassionati ai progetti che lui aveva presentato
e i soldi sarebbero arrivati presto, presto, presto. Aveva le braccia
cariche di pacchi. Un regalo per lei, regali per le bambine e per
se stesso, una statua a cui non aveva potuto resistere, per la Loggia
Azzurra. E poi questo le disse, porgendoglielo alla svelta perch
le bambine avevano sentito la macchina ed eccole l che si precipitavano
nella stanza a saltellargli attorno ripetendo il suo nome, ma
che cos'era, un giornale? Qui c' qualcosa per te le disse e un
istante dopo era sparito, con le bambine che gli correvano dietro.
Lei si prese il suo tempo, mettendo da parte la scatola nella confezione
regalo e il giornale fino a che non ebbe finito quello che
stava facendo, il pane che bisognava incastrare nei tempi della signora
Taggertz e doveva anche richiamare dentro Herbert ad apparecchiare
per undici, no, stasera dodici persone. Le finestre si
erano fatte buie. Dalla pentola di patate sulla cucina saliva il vapore.
Mentre dava la forma a treccia alle pagnotte e metteva la teglia
in forno, sentiva il profumo del pollo che si rosolava. Poi si sedette
al tavolo della cucina e scart il regalo che le aveva portato:
un monile, molto semplice, un unico opale su una catenina d'oro.
Si port le mani dietro la nuca per metterselo al collo e sent la fuliggine
del camino, pensando che dopo cena avrebbe dovuto farsi
il bagno, il che significava riaccendere lo scaldabagno a vapore in
cantina e altra legna da ardere. Alla fine, prese in mano il giornale,
pensando di trovarvi un altro articolo su Frank, una recensione
di una delle sue conferenze o l'annuncio di un'onorificenza conferitagli.
Lui l'aveva ripiegato alla pagina giusta, che aveva contrassegnato
con un asterisco. Avvicin la candela.
Non si trattava di ci che pensava lei. Davanti agli occhi (e dovette
riprendere fiato per la sorpresa) aveva un necrologio. Maude
Miriam Noel era deceduta due giorni prima a Milwaukee dopo essere
entrata in coma a seguito di un'operazione all'intestino. Aveva
sessantun anni. Quindici anni fa, si leggeva nell'articolo, quando
apparve per la prima volta sulle prime pagine dei giornali americani,
era una bellezza straordinaria dai capelli rossi e gli occhi nocciola,
una scultrice di talento fiera dei riconoscimenti ottenuti negli
ambienti artistici parigini. E adesso? Adesso era morta. I suoi beni,
che consistevano nei suoi effetti personali e nei 7000 dollari assegnatile
dal tribunale nella causa contro l'ex marito, Frank Lloyd
Wright, erano stati lasciati in eredit a un'amica di giovent, la signora
Leora Caruthers di Santa Monica, in California. Ai tre figli,
con cui aveva rotto i rapporti, lasciava un dollaro a testa. Le esequie
si sarebbero tenute a Milwaukee.
Per un lungo istante, Olgivanna tenne lo sguardo sul giornale
davanti a s, lisciandolo e rilisciandolo alla luce fioca della candela
mentre la signora Taggertz si muoveva da qualche parte l nei
pressi, spostando gli oggetti sopra la stufa. Si disse che non provava
niente. O quasi niente. Sollievo, magari, ma nessuna sensazione
di trionfo e certamente non rimpianto e nemmeno compassione.
Si sentiva stranita, niente di pi, come se il mondo si fosse assentato
un momento per poi tornare subito indietro in tutta la sua immediatezza.
Stava per alzarsi dalla sedia per controllare il pane (tutto
a un tratto ne sentiva il profumo, l'aroma della crosta calda che
si diffondeva per la stanza dominando ogni altro odore, anche quellodel pollo), quando improvvisamente la luce palpit e si riaccese.
Senza pensarci, si pieg in avanti e soffi sulla candela, poi si
alz e tolse le pagnotte dal forno.

Note.
1. L'ARCHITETTO WRIGHT SPOSA UNA BALLERINA, dicevano i titoli.
2. Grazie alla societ, che di l a poco sarebbe fallita.
3. Tre mesi dopo il loro arrivo, nell'autunno del 1928, partirono per l'Arizona (con un
gruppo di quindici persone, fra cui disegnatori, la cuoca e Billy Weston e il sogno nel cassetto
di un albergo, San Marcos in th Desert, che, ahim, non sarebbe mai stato realizzato).
4. Non voglio giocare a fare il piccolo Freud, ma forse furono le traversie di quegli anni
a fare di lei l'inflessibile aguzzina di Taliesin, mai un sorriso, universalmente nota fra gli
apprendisti come la Megera.
5. Guai all'apprendista che nel suo turno ne avesse lasciato spegnere anche uno solo.
6. Di cui faceva parte il figlio di Billy, Marcus, nato tre mesi dopo l'assassinio del fratello
maggiore, Ernest, avvenuto a Taliesin nel 1914.
7. Questa avventura, naturalmente, sarebbe stata il seme di Taliesin West. Ogni inverno
ho intensi ricordi di quel pellegrinaggio in Arizona, Wrieto-San alla testa di un corteo a
quel punto fattosi di sette o otto veicoli e pi o meno ventisette persone, i capelli al vento
come il pelo di un pinnipede nel mare in burrasca, che va, come si dice, a rotta di collo.
Sembrava sempre autenticamente sorpreso, se non sconvolto, dalla presenza di altri guidatori,
come se la rete nazionale di strade, carrozzabili, arterie, viali e statali fosse stata creata
a suo esclusivo uso e piacere.
8. Il 1929.
...
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...
FINE Parte 1.